Forum degli autori

Filo diretto => Area Racconti => Topic aperto da: aureliastroz - Domenica 10 Ottobre 2010, 02:11:12

Titolo: Esempio
Inserito da: aureliastroz - Domenica 10 Ottobre 2010, 02:11:12
Avere la pagina personalizzata (essere iscritti alla Associazione Club di Scrivere, pubblicare in esclusiva per questo sito) non è a priori garanzia di qualità degli scritti medesimi. E’ pur vero che negli ultimi tempi si scrive davvero di tutto, ma come qualcuno ha già detto:" bisogna crescere". In questo senso è giusto impedire che chiunque possa accedere all’area dei racconti, meglio che sia un area per pochi; che poi è esattamente la scrematura che auspicavo. Peccato che la scrematura sia sempre verso il basso, spero solo che gli incapaci desistano e che prima di pubblicare si facciano un minimo di cultura (anche spiccia, va bene lo stesso, pur di non leggere certe minchiate).
Siccome non posso scrivere racconti nell’area dedicata, e dato che vorrei fare un esempio di come si possano pubblicare cose che non inizino necessariamente con “c’era una volta”, ma si possano  anche effettuare variazioni sul tema,  pregherei lo staff di scrivere di lasciare per qualche giorno la piccola digressione (che seguirà) tanto per dare una idea.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: aureliastroz - Domenica 10 Ottobre 2010, 02:12:43
“In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.”


Le cose si complicarono quando l'uomo decise di aggiungere il soggetto ed il predicato -cosa che avvenne immediatamente dopo la creazione della donna-.

In realtà l'uomo, fino a quel momento, non aveva avuto necessità di ricorrere a forme diverse dal verbo anzi, nel paradiso terrestre egli non aveva neanche bisogno di esprimersi dato che il suo dio leggeva i pensieri ed aveva cognizione dei suoi bisogni anzi, l'uomo non aveva bisogni. Per dirla tutta il verbo rimaneva presso Dio perchè l'uomo non sapeva cosa farne.
Così l'uomo cincischiava cercando di tirare avanti la giornata tra un melo ed un fico facendo il verso ad una ranocchia ed annoiandosi terribilmente, ma non sapeva ancora di essere annoiato, quindi stava bene.

A questo punto entra in gioco la creazione della donna ed ecco sorgere alcuni dei dubbi esistenziali che quasi tutti si portano appresso fin dagli anni della fanciullezza quando, andando in parrocchia, cominciavano i primi interrogativi sulla fede, ad esempio:
dato che ai tempi della creazione la riproduzione era argomento tabù, prima della donna, nel Paradiso Terrestre gli animali erano solo maschi o c'erano pure le femmine?
Il problema riguardava solo la riproduzione sessuata o quella in generale? ed in quest’ultimo caso, come si riproducevano le piante a quel tempo?
Nella sua onnipotenza dio aveva già previsto di regalare la terra all'uomo e se sì, come pensava di farlo riprodurre?
E se gli unici abitanti della terra erano quattro di cui uno marito e moglie (tra l'altro una coppia nemmeno tanto normale visto che la loro unione invece di essere benedetta era stata funestata dalle peggiori condanne) e gli altri due erano maschietti, una volta che uno di loro incidentalmente scomparve, come si riprodusse l'altro escludendo la partenogenesi? Bisogna ricorrere alla disdicevole ipotesi di un accoppiamento con l'unica donna presente?

Questo all’inizio.
Ancora, se il diluvio universale ricoprì la terra fin sulla più alta vetta (già difficile da concepire ed altrettanto da spiegare scientificamente) e tutti gli esseri viventi a parte quelli nell'arca scomparvero, come fu possibile che a partire da quello sparuto gruppo di persone si ripopolasse la terra fino ai livelli che tutti conosciamo?
E se ciò fosse vero, allora i figli dei figli di Noè si sposarono tra di loro dando vita ad una sorta di giostra incestuosa (ancora permessa). Allora, dato che è risaputo che, geneticamente, i figli di individui consanguinei presentano delle alterazioni cromosomiche, il nostro essere geneticamente imperfetti (dal punto di vista politico-mentale) deriva esclusivamente da quel manipolo di sconsiderati che anziché far ragionare il Capo, accettò passivamente di entrare nel barcone per 40 giorni e 40 notti - escludendo il tempo di ritiro delle acque -?

Erano questi i dubbi che ingenuamente cercavo di chiarire con il pretozzo di turno, che inevitabilmente quanto frettolosamente mi congedava con la solita frase: "guarda guarda un eretico in parrocchia, dovrai confessarti per questi tuoi peccati" e mi invitava in congrega dove tutto finiva con una confessione (anche se non ho mai capito perchè fossi io a confessarmi e non lui a confessare la sua inadeguatezza).

(continua)
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: aureliastroz - Domenica 10 Ottobre 2010, 02:14:41
C’è da dire che qualche tempo dopo la spiegazione mi fu fatta da qualcuno meno bigotto e più portato alla accettazione del dialogo e del raziocinio.
La spiegazione suonava pressappoco così:

In quel periodo Dio permetteva (era ovvio) il matrimonio, e quindi l'accoppiamento, tra fratelli, sorelle, zii e nipoti,(ed in mancanza anche pecore, mucche e cavalli n.d.r.) per fare in modo che la terra si popolasse.

Dio ha creato Adamo ed Eva a Sua immagine e somiglianza e gli ha comandato di essere fruttiferi e di moltiplicarsi. E così fecero. Adamo ed Eva hanno avuto molti figli e molte figlie. Se facciamo un calcolo di matematica in base all'età che Adamo aveva quando è nato Seth(il terzo figlio) ed al numero dei figli, dei nipoti e dei pronipoti che poteva avere a 130 anni (si suppone che l’omicidio di caino sia avvenuto quando lo stesso era in età avanzata e già con un nugolo di figli nipoti e pronipoti), giungiamo tranquillamente a centinaia di migliaia, forse milioni, di persone, perché mentre i figli si accoppiavano ed avevano figli, anche loro continuavano ad avere figli. E mentre i nipoti di Adamo ed Eva si accoppiavano ed avevano a loro volta figli, anche i figli di Adamo ed Eva continuavano ad avere figli, e così via, per non parlare della poligamia, che in quel periodo era praticata. (Bei tempi quelli, non si faceva altro che scopare come ricci).


Ora, alla luce della mia scarsa conoscenza delle Scritture, mi chiedo: ma se la storia dell’umanità deriva –come sembra- da un enorme incesto, allora gli scritti di Giovanni, con una interpretazione meno letteraria e sicuramente, più aderente alla realtà, non potrebbe trovare questa nuova reinterpretazione?

In principio era il Segmento,
il Segmento era presso Dio
e il Segmento era Dio.

Ma nel Segmento Dio vide solo i due punti estremi (estremisti?)
e disse: questo non è buono
e Dio creò il Triangolo, vi pose il suo occhio e disse:
tre è meglio di due.

Dopo centinaia d'anni anche l’uomo scopri il “triangolo” e disse: questo è buono :P  .

Ma a quel punto Dio disse: se è buono per te ci dev’essere qualcosa che non va e cercò di eliminare il triangolo, ma nel frattempo l’uomo aveva scoperto il “rettangolo” e raggiunto la consapevolezza che lo scambio dei lati opposti non produce effetti sulla figura finale e l’uomo disse: questo e ancora più buono  :P . E dopo il rettangolo fu il quadrato dove si potevano scambiare tutti i lati senza scombinare l’aspetto della figura e dopo il quadrato l’uomo continuava a cercare di scombinare i lati delle figure geometriche più disparate, comincio con la piramide ci provò col cilindro –che però non presentava lati- , alcuni provarono a mischiare le carte con i cerchi, ma la cosa non riscontrò molti accoliti, l’uomo con la mitria disse: lo scambio dei cerchi non è bene, altri senza cappello, ma in doppiopetto si battevano per la liberalizzazione del cerchio e fu il caos.


E Dio disse: in principio era il verbo, ora resta solo una discarica di complementi oggetto! 



Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Saldan - Domenica 10 Ottobre 2010, 02:50:47
Ma tu sei un grande...non mi divertivo così tanto a leggere qualcosa da tempo ormai immemore...e l'hai sviluppato egregiamente, utilizzando un'ironia un po' alla Busi, un po' alla Luttazzi che fa scompisciare...il tuo è un chiaro esempio di come dovrebbe svilupparsi un bel racconto, di qualità...tanto di cappello Conte...  ;D ;D
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Salvatore Ferranti - Domenica 10 Ottobre 2010, 12:17:38
Una cosa la posso dire con certezza: tu sai scrivere in italiano corretto.
E questo, credo sia un presupposto fondamentale per scrivere un racconto.
La trama ha la sua importanza. Ma lo stile, la forma è la cosa principale.
L'ho detto anche nell'altro topic. Per poter scrivere in prosa, bisogna avere alle spalle anni di letture.
Per non dire decenni.
Il tuo racconto è molto bello.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Domenica 10 Ottobre 2010, 13:26:32
Conte, posso essere sincera?
Il racconto è molto carino e lo è anche l'idea, svolta con un'ironia e malizia che da danno colore e avvincono, ma è pieno di refusi e c'è anche qualche errorino di grammatica.
E questa è la dimostrazione che anche chi sa scrivere deve stare attento, leggere e rileggere, perchè gli errori sfuggono: è umano!
Con ciò, spezzo una lancia a favore di chi scrive nell'area racconti.
Conte, non volermene... hai il permesso di massacrarmi ma per favore non offenderti!  :)
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Amara - Domenica 10 Ottobre 2010, 13:53:14
..proabilmente Elisabetta avrà ragione... ma mi sono divertita... mi piace la geometria... ;D
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: DarioC 85 - Domenica 10 Ottobre 2010, 13:55:54
Personalmente mi sarei aspettato qualcosa di più...
Voglio essere sincero,e spero che il sig. Conte non si offenda di questo!Credo sia una persona intelligente e per questo mi azzardo a muovere qualche critica a quanto proposto:
-anzitutto non sono molto sicuro che i tempi verbali all'inizio del racconto siano tutti corretti

In realtà l'uomo, fino a quel momento, non aveva avuto  necessità di ricorrere a forme diverse dal verbo anzi, nel paradiso terrestre egli non aveva  neanche bisogno di esprimersi dato che il suo dio leggeva i pensieri ed aveva cognizione dei suoi bisogni anzi, l'uomo non aveva bisogni. Per dirla tutta il verbo rimaneva presso Dio perchè l'uomo non sapeva cosa farne.
Così l'uomo cincischiava cercando di tirare avanti la giornata tra un melo ed un fico facendo il verso ad una ranocchia ed annoiandosi terribilmente, ma non sapeva ancora di essere annoiato, quindi stava bene.


-secondariamente questa frase non mi convince molto

E se gli unici abitanti della terra erano quattro di cui uno marito e moglie  (tra l'altro una coppia nemmeno tanto normale visto che la loro unione invece di essere benedetta era stata funestata dalle peggiori condanne) e gli altri due erano maschietti, una volta che uno di loro incidentalmente scomparve, come si riprodusse l'altro escludendo la partenogenesi? Bisogna ricorrere alla disdicevole ipotesi di un accoppiamento con l'unica donna presente?

-in terzo luogo il titolo del topic parla di "esempio",quindi: o i racconti pubblicati sono davvero molto scadenti ed il sig. Conte voleva dimostrare che in fondo non è poi così difficile pubblicare uno scritto originale e (a parte quanto da me evidenziato) corretto;altrimenti sarebbe stato più opportuno,a mio modesto parere, pubblicare un racconto di qualche illustre scrittore o qualcosa di più pregevole (l'autore in altri topics ha dato dimostrazione delle sue capacità!)
-riguardo al contenuto, invece, nulla da dire:sicuramente originale e ben articolato.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Domenica 10 Ottobre 2010, 13:58:36
Amara, per una virgola malmessa un racconto viene scartato anche se stupendo.
L'italiano, la forma, la correttezza della grammatica sono fondamentali in prosa.
Purtroppo o per fortuna è così.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Amara - Domenica 10 Ottobre 2010, 14:21:41
..oh.. ma non lo discuto Elisabetta...
non era un appunto a te.. semplicemente io non me ne sono accorta perchè la mia è stata una lettura sul contenuto...
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Domenica 10 Ottobre 2010, 14:32:23
Lo so che non era un appunto, solo una mia riflessione che ha preso spunto dal tuo intervento sull'importanza, in certi casi (vedi editori o concorsi o riviste e altro) dei particolari, anche quelli più assurdi (citavo la virgola!) quando si scrive in prosa. Malgrado la validità del contenuto.
E anche una riflessione che mi fece una scrittrice quando le feci leggere una cosa mia: mi disse che il lavoro del vero scrittore inizia solo dopo che si è scritto. E' il rileggere, il rimaneggiare, senza aver paura di tagliare o cambiare. In prosa, ma anche in poesia. Insomma: una faticaccia!!!!
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Amara - Domenica 10 Ottobre 2010, 14:47:38
...sulla prosa purtroppo.. sono negata....
più semplice esprimermi in versi per me...
però il lavoro a posteriori.. è una gradevole fatica... :)
anche se.. amo sempre di più i testi che mi sbucano dalle dita bell'e pronti...:)
ma accade di rado.....
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Domenica 10 Ottobre 2010, 14:50:54
Concordo con te.  :)
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: aureliastroz - Domenica 10 Ottobre 2010, 21:46:53
Bene, inizio con Salvo D’Angelo,  Salvatore Ferrante e Amara che sembrano avere gradito. A loro un inchino ed un ringraziamento.

Poi passo a chi ha gradito e si è soffermato anche a dare un giudizio sulla forma.

Ad Elisabetta voglio dire innanzitutto che non ho motivo di offendermi, le critiche sono gradite sempre, solo mi avrebbe fatto piacere poter avere delle indicazioni sui refusi e sugli errori grammaticali. Per quanto si legga, un testo lungo lascia sempre spazio agli “orrori” per questo gli scrittori hanno sempre a disposizione chi legge e corregge i loro manufatti. Ciò non toglie che se l’errore scappa è sempre dovuto alla scarsa attenzione; mi si consenta solo dire che quando a leggere è sempre l’autore, egli legge con gli occhi della sua intenzionalità e dunque anche un sostantivo palesemente errato continuerà ad essere letto per come lui crede sia scritto e non per come effettivamente è. Altra cosa è l’errore ripetuto e sistematico, che denota non solo scarsa attenzione ma nel migliore dei casi anche ignoranza allo stato brado.
Dunque Elisabetta, mi farebbe piacere se  mi segnalassi gli errori contenuti nel mio testo, sarebbe un modo costruttivo per verificare se questi sono dovuti a mia ignoranza o semplicemente a disattenzione. Grazie di esserti soffermata abbastanza da rilevarli.

Dario C 85 anche a te, ovviamente un ringraziamento per l’attenzione. Non capisco perché tu dovessi aspettarti qualcosa di più, visto che in fondo questo è solo un esempio e neanche tanto riuscito. In realtà hai ragione quando affermi che il mio è un tentativo di dimostrare che si può andare al di là della semplice fiaba.

Prima di venire alle tue considerazioni, vorrei chiederti: “che senso avrebbe avuto pubblicare un brano di un autore illustre o qualcosa, come dici tu, di più pregevole? “. L’esercizio del copia ed incolla è abbastanza semplice e poco costruttivo, molto meno di quello dell’esporsi in prima persona. E, dato che il mio voleva essere un esempio di come si può creare qualcosa con un minimo di fantasia costruttiva e senza scimmiottare nessuno, il pubblicare un brano “noto” non avrebbe sortito l’effetto che desideravo.

Ma veniamo alle tue critiche. Sai, il fatto che tu ti sia soffermato a leggere ed a trovare le cose che meno ti convincevano è davvero importante; è quello che mi piacerebbe un giorno accadesse su questo sito. Qualcuno che legge e non si limita a dire bravo o a pronunziare frasi di circostanza, ma esprime le sue perplessità, sapendo che dall’altra parte c’è chi farà tesoro dei suggerimenti e delle critiche.

La prima cosa di cui ho il timore reverenziale nei miei scritti è la “consecutio”. Non hai idea di quante volte rilegga il testo alla ricerca di periodi che hanno forme verbali contrastanti.
Nella prima delle tue citazioni non mi sembra di ravvisare delle consecutio errate, probabilmente la forma avrebbe potuto essere diversa, ma il tempo dei verbi mi sembra fili via liscio (ovviamente sono graditi appunti e discussioni in merito).
Per quanto riguarda la seconda citazione, sono d’accordo con te, anche a me sembra che quel periodo non scivoli molto bene.
E’ anche per quello che si scrive e si pubblica e, se si incontrano persone come voi, è sempre un piacere fermarsi a discutere.

Un’ultima cosa… vi siete chiesti come mai su questo testo avete sentito la necessità di fermarvi abbastanza da fare delle considerazioni? E’ una cosa su cui riflettere. Comunque meno male che ci sono persone come voi, guai se fossero tutti come le altre 100 e rotte che hanno aperto, letto e fatto spallucce.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Domenica 10 Ottobre 2010, 22:03:19
E' stata una scelta di delicatezza, Conte, quella di non mettermi a fare l'elenco delle correzioni.
Non sono una maestrina ed ho rispetto per chi scrive, quindi, essendo un esempio, anche io ho fatto un esempio di commento. I refusi, gli errori grammaticali o altro io preferisco dirli privatamente all'autore e nemmeno menzionarli nel commento, veramente. Nel tuo caso, non potendo fare la pignola sulla sostanza, ho reso palese quello che sai. Oggi, ad esempio, ho commentato un racconto in cui un determinato tipo di punteggiatura andava, a mio avviso, rivisto. Ma era una pignoleria, vista la qualità del racconto stesso, ben scritto e ben strutturato.
Se hai ricevuto due commenti critici credo dipenda dalla natura delle persone, tenuto conto che tu facevi un esempio e le critiche potevano anche essere evitate.
Io sono una rompiscatole che scrive più in prosa rispetto alla poesia e sono durissima sulla forma alla quale tengo molto. Come lo sono con me stessa così lo sono con gli altri: mi viene spontaneo farlo.
Ecco il perchè delle mie critiche.
Ma se vai a leggerti i miei commenti sulle poesie troverai la stessa schiettezza. Che poi è quella che auspico di ricevere.
Sono felice che tu non ti sia offeso e se vorrai in privato ti dirò quello che secondo me non andava.
Ultima cosa: proprio perchè l'autore perde il senso della realtà e spesso legge con la sua mente la parola senza quasi vederla scritta, fare riposare un po' un racconto o una poesia è un modo per distaccarsi e vedere gli orrori che facendo correre le dita sulla tastiera si commettono.

betta
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: DarioC 85 - Domenica 10 Ottobre 2010, 22:28:12
Prima di venire alle tue considerazioni, vorrei chiederti: “che senso avrebbe avuto pubblicare un brano di un autore illustre o qualcosa, come dici tu, di più pregevole? “. L’esercizio del copia ed incolla è abbastanza semplice e poco costruttivo, molto meno di quello dell’esporsi in prima persona. E, dato che il mio voleva essere un esempio di come si può creare qualcosa con un minimo di fantasia costruttiva e senza scimmiottare nessuno, il pubblicare un brano “noto” non avrebbe sortito l’effetto che desideravo.
Non avendo bene inteso quale fosse lo scopo del Topic mi sono lasciato fuorviare dal titolo "Esempio":riportare un racconto di un autore affermato avrebbe potuto aprire una discussione sul perché quel dato racconto possa essere considerato buono,quali caratteristiche lo rendono tale...Si è già parlato altrove dell'importanza di leggere autori di qualità.Ora che, però, ho più chiaro lo scopo da lei perseguito, apprezzo molto la sua scelta.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Domenica 10 Ottobre 2010, 22:36:10
Scusatemi, però trovo tutto questo indelicato nei confronti di chi pubblica davvero i racconti nel sito.
Invece di fare esempi e commentare gli esempi, andiamo a commentare loro e incitiamo gli altri a fare altrettanto: quella sezione langue ed è un peccato!
E' vero che s'impiega meno tempo a leggere una poesia e a commentarla, ma c'è uno sforzo in atto da parte di persone e una sezione che ha bisogno d'impulso: aiutiamoli. Le critiche, fatte così, sono sterili o, peggio, demoralizzanti.
Io, oggi, leggendo quel racconto, ho imparato qualcosa. E' un'occasione anche per noi.

betta
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: DarioC 85 - Domenica 10 Ottobre 2010, 22:39:24
Nella prima delle tue citazioni non mi sembra di ravvisare delle consecutio errate, probabilmente la forma avrebbe potuto essere diversa, ma il tempo dei verbi mi sembra fili via liscio (ovviamente sono graditi appunti e discussioni in merito).

I due verbi che ho evidenziato, legati dalla congiunzione "anzi", credo debbano entrambi riferirsi a "fino a quel momento", e per questo non credo corretto usare due tempi verbali diversi.Ma è possibile che sbagli...

Un’ultima cosa… vi siete chiesti come mai su questo testo avete sentito la necessità di fermarvi abbastanza da fare delle considerazioni?
Credo che l'originalità del contenuto e la disponibilità dell'autore ad esporsi e mettersi in gioco abbiano un ruolo importante in tal senso.Inoltre la chiarezza espositiva dei concetti permette all'autore di porre maggiore attenzione e interesse a quanto sta leggendo (con la poesia questo a volte per me è un problema,dal momento che certi scritti non riesco ad interpretarli perché, per poca attenzione o poca cultura, non capisco il senso dei singoli versi...Ma questo è un altro discorso...).
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Marco Canonico Baca8175 - Domenica 10 Ottobre 2010, 22:43:55

Io sono una rompiscatole che scrive più in prosa rispetto alla poesia e sono durissima sulla forma alla quale tengo molto. Come lo sono con me stessa così lo sono con gli altri: mi viene spontaneo farlo.
Ecco il perchè delle mie critiche.


Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Nutellina Cinzia Pallucchini - Domenica 10 Ottobre 2010, 23:38:04
Un’ultima cosa… vi siete chiesti come mai su questo testo avete sentito la necessità di fermarvi abbastanza da fare delle considerazioni? E’ una cosa su cui riflettere. Comunque meno male che ci sono persone come voi, guai se fossero tutti come le altre 100 e rotte che hanno aperto, letto e fatto spallucce.


purtroppo io ho aperto , letto e fatto spallucce
perchè non sono all'altezza di fare considerazioni non ho la preparazione adeguata ,non conosco l'italiano perfettamente(non ho mai studiato ahimè come si deve)non ho una mente preparata per farlo..e mi limito a leggere...perdonatemi se ho scritto nella sezione racconti anche se non ne sono all'altezza ma mi è piaciuto farlo , non è detto che non lo faccia di nuovo(si può scrivere una doppia negazione?) ;D
comunque caro Conte posso dire che il tuo racconto mi è piaciuto..


per scrivere nella sezione racconti  basta solo iscriversi "all'associazione  scrivere" ..

Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Domenica 10 Ottobre 2010, 23:43:10

purtroppo io ho aperto , letto e fatto spallucce
perchè non sono all'altezza di fare considerazioni non ho la preparazione adeguata ,non conosco l'italiano perfettamente(non ho mai studiato ahimè come si deve)non ho una mente preparata per farlo..e mi limito a leggere...perdonatemi se ho scritto nella sezione racconti anche se non ne sono all'altezza ma mi è piaciuto farlo , non è detto che non lo faccia di nuovo(si può scrivere una doppia negazione?) ;D
comunque caro Conte posso dire che il tuo racconto mi è piaciuto..


per scrivere nella sezione racconti  basta solo iscriversi "all'associazione  scrivere" ..

Non vorrai mica abbandonare?!
Per favore, non dire di non essere all'altezza: non lo sai!
Nessuno è venuto a incoraggiari, anzi.
Non mollare!

betta


Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Nutellina Cinzia Pallucchini - Domenica 10 Ottobre 2010, 23:57:51
Non vorrai mica abbandonare?!
Per favore, non dire di non essere all'altezza: non lo sai

io so i miei limiti, e so di non saper usare correttamente l'italiano, perciò avrò sempre delle difficoltà nello scrivere e nel parlare..
non ho detto che mollo, ma non è facile restare a galla nell'acqua alta se non si sa nuotare..

( a me non dispiacciono le critiche ma penso che ci vuole tempo ad accettarle e digerirle, per questo vanno fatte nel modo migliore ;))
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Lunedì 11 Ottobre 2010, 00:00:47
L'italiano s'impara scrivendo e leggendo e con un vocabolario (limite superabile!), quanto alle critiche hai ragione.
Felice, quindi, di poterti leggere.  :)

betta
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Salvatore Ferranti - Lunedì 11 Ottobre 2010, 14:11:01
Non vorrai mica abbandonare?!
Per favore, non dire di non essere all'altezza: non lo sai

io so i miei limiti, e so di non saper usare correttamente l'italiano, perciò avrò sempre delle difficoltà nello scrivere e nel parlare..
non ho detto che mollo, ma non è facile restare a galla nell'acqua alta se non si sa nuotare..

( a me non dispiacciono le critiche ma penso che ci vuole tempo ad accettarle e digerirle, per questo vanno fatte nel modo migliore ;))

Le critiche, per come la vedo io, devono sempre essere costruttive.
non avrebbe senso dire: "questo racconto fa schifo".
Bisogna avere tatto, ed indurre l'autore a fare un ragionamento critico sulla propria opera.
Motivare sempre, spiegare i difetti, e dare consigli in maniera garbata...
Quindi, Nutellina, non hai motivo per non scrivere, o non pubblicare.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Venerdì 15 Ottobre 2010, 09:40:19
come fate a dire che si legge più in fretta una poesia che un racconto?
questo ha veramente dell'assurdo. solo perchè la poesia sarà una ventina di riga e il racconto due pagine?
vediamolo in un'altro esempio: leggete più velocemnte una pagina di un libro di coelho o dieci righe che parlano del teoria della relatività o altra pagina fisica?
la velocità della lettura non certo dipende  dal niumero di caratteri, ma dal contenuto, dalla difficolta di comprensione o interpretazione,
A scuola ho visto assegnare dieci pagine sulla vita o poetica di Leopardi, ma di poesie una o due.
Mi sorprende che voi leggiate le poesie con la stessa velocità con cui leggete una pagina di prosa.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Venerdì 15 Ottobre 2010, 09:42:14
e ancora avete letto più velocemnte la divina commedia di Dante che se non fosse stata scritta in versi sarebbero massimo una ventina di pagine o Pinocchio di Collodi?
Sono esterefatta
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Venerdì 15 Ottobre 2010, 09:51:51
Ti rispondo, visto che ti stai riferendo a qualcosa che io ho qui scritto.
Sicuramente mi sono espressa in modo troppo sintetico e quindi è normale la tua reazione.
Mi spiego meglio.
In molti si spaventano dalla lunghezza di certe pagine in prosa rispetto ad una poesia che, per una lettura veloce, prende meno tempo.
Non era un mio giudizio ma una constatazione che si basa sulla mia esperienza con il blog o nei vari siti di scrittura che ho frequentato: le poesie hanno sempre più letture e commenti rispetto alla prosa (Dante avrebbe "postato" a puntate!  :)).
Non volevo dire che è più facile leggere la poesia rispetto alla prosa. Anzi, personalmente, spendo più tempo e più letture su dei versi piuttosto che su un racconto.
Era solo un ragionamento statistico che mi dava una possibile spiegazione del perché la sezione racconti fosse così poco frequentata.
Buona giornata.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Venerdì 15 Ottobre 2010, 10:59:32
Diciamo che allora se scrivere poesie in rete significa proprio questo,  è veramente triste.
Infatti mi sono chiesta come fa certa gente a leggere 80 poesie al giorno e commentarne una trentina.  Non è possibile, l'ho già scritto in altre occasioni e queste persone sono anche considerate le più attive del sito.
Che peccato che si badi pià alla quantità che alla qualità come si fa con i prodotti standardizzati.
D'altra parte capisco che la statistica è fatta di numeri, di percentuali, di centili, di istogrammi.
certo le poesie non andrebbero misurate come in statistica. 
Parlo io che ho sempre scritto molta più prosa che poesia, anche se poi su internet ho pubblicato solo poesie.
Nasco più come narratrice.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Salvatore Ferranti - Venerdì 15 Ottobre 2010, 12:01:46
come fate a dire che si legge più in fretta una poesia che un racconto?
questo ha veramente dell'assurdo. solo perchè la poesia sarà una ventina di riga e il racconto due pagine?
vediamolo in un'altro esempio: leggete più velocemnte una pagina di un libro di coelho o dieci righe che parlano del teoria della relatività o altra pagina fisica?
la velocità della lettura non certo dipende  dal niumero di caratteri, ma dal contenuto, dalla difficolta di comprensione o interpretazione,
A scuola ho visto assegnare dieci pagine sulla vita o poetica di Leopardi, ma di poesie una o due.
Mi sorprende che voi leggiate le poesie con la stessa velocità con cui leggete una pagina di prosa.

Non si tratta di velocità, cara Gabriella, ma del fatto che se io leggo Leopardi, so che dietro ogni parola c'è un mondo da interpretare, c'è una cultura incredibile alle spalle.
se io leggo una poesia su un sito internet, non perdo mezza giornata per fare un'interpretazione, o fase l'esegesi del testo.
proprio perchè di Leopardi qui non credo che ce ne siano.
Inoltre, Leopardi era un ottimo narratore (basta leggere lo Zibaldone), mentre la maggior parte dei poeti del sito che si cono cimentati nella prosa, hanno dimostrato di non "saper scrivere in un italiano corretto".
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Salvatore Ferranti - Venerdì 15 Ottobre 2010, 12:04:12
Diciamo che allora se scrivere poesie in rete significa proprio questo,  è veramente triste.
Infatti mi sono chiesta come fa certa gente a leggere 80 poesie al giorno e commentarne una trentina.  Non è possibile, l'ho già scritto in altre occasioni e queste persone sono anche considerate le più attive del sito.
Che peccato che si badi pià alla quantità che alla qualità come si fa con i prodotti standardizzati.
D'altra parte capisco che la statistica è fatta di numeri, di percentuali, di centili, di istogrammi.
certo le poesie non andrebbero misurate come in statistica. 
Parlo io che ho sempre scritto molta più prosa che poesia, anche se poi su internet ho pubblicato solo poesie.
Nasco più come narratrice.

E dal mio punto di vista, che non è solo quello di un lettore del sito, ma in questo caso anche di "esperto della lingua italiana", chi non sa scrivere in prosa, non sa nemmeno scrivere in versi...
La poesia illude, perchè gli errori si possono mascherare dietro le licenze poetiche.
La prosa è la prova del nove.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Stefano Toschi - Venerdì 15 Ottobre 2010, 12:30:59
Riguardo al maggior successo, in termini di letture, delle poesie rispetto ai racconti, non trascurerei l'importanza di aspetti meramente materiali.
Dal punto di vista grafico una poesia si legge, a schermo, molto più facilmente di un racconto: per la minor lunghezza, per i frequenti a capo.
La lettura di un racconto, almeno che non sia molto breve, risulta stancante proprio da un punto di vista visivo. Io spesso, quando leggo testi sullo schermo, evidenzio il gruppetto di righe che sto leggendo, questo mi aiuta a non perdermi, ma per i racconti su Scrivere ciò non è possibile (per impedire la copia).
Un testo che occupa quasi l'intero schermo, da sinistra a destra, dall'alto al basso, con pochi capoversi, quando si è arrivati nel mezzo risulta davvero di difficile lettura.
Sarebbe necessario trovare qualche accorgimento grafico che facilitasse: limitare la larghezza del testo, andare a capo spesso, prevedere ogni tanto qualche riga bianca.
Quanto alla qualità (confesso che ne ho letti pochi) mi sembra che, come per le poesie, ci siano cose valide e cose scadenti, ma questo non stupisce affatto, non poteva che essere così.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Venerdì 15 Ottobre 2010, 12:58:34
Diciamo che allora se scrivere poesie in rete significa proprio questo,  è veramente triste.
Infatti mi sono chiesta come fa certa gente a leggere 80 poesie al giorno e commentarne una trentina.  Non è possibile, l'ho già scritto in altre occasioni e queste persone sono anche considerate le più attive del sito.
Che peccato che si badi pià alla quantità che alla qualità come si fa con i prodotti standardizzati.
D'altra parte capisco che la statistica è fatta di numeri, di percentuali, di centili, di istogrammi.
certo le poesie non andrebbero misurate come in statistica. 
Parlo io che ho sempre scritto molta più prosa che poesia, anche se poi su internet ho pubblicato solo poesie.
Nasco più come narratrice.


Ovviamente, Gabriella, non tutti fanno così.
Come ti dicevo cercavo solo di capire il perché di tante letture alle poesie e quasi nessuna, anzi, il deserto nei racconti.
Come pensiero di fondo, concordo con te.
Salvatore ha "quotato" un pezzo che tu avevi cancellato.
Non so se ha fatto bene, visto che tu lo avevi tolto, ma non resisto dalla voglia di rispondere anche a quello.
La lingua italiana va conosciuta in generale e non credo che chi scriva prosa sia facilitato nello scrivere versi.
Conosco belle voci poetiche che con la prosa non hanno avuto contatto ed io, per esempio, che prediligo la narrativa, fatico molto in poesia, se così si può chiamare, poi, quello che cerco di scrivere.
Le licenze poetiche, inoltre, sono una cosa, gli errori un'altra.
Alla fine, ammettiamolo, o almeno io lo ammetto, tutti noi che scriviamo, sia in prosa sia in poesia o entrambe, stiamo con il vocabolario in mano e a controllare la grammatica. Perché i dubbi vengono e perché non si finisce mai di imparare.
Buona giornata e felice che ci siamo chiarite.

betta
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Salvatore Ferranti - Venerdì 15 Ottobre 2010, 13:07:39
Ovviamente, Gabriella, non tutti fanno così.
Come ti dicevo cercavo solo di capire il perché di tante letture alle poesie e quasi nessuna, anzi, il deserto nei racconti.
Come pensiero di fondo, concordo con te.
Salvatore ha "quotato" un pezzo che tu avevi cancellato.
Non so se ha fatto bene, visto che tu lo avevi tolto, ma non resisto dalla voglia di rispondere anche a quello.
La lingua italiana va conosciuta in generale e non credo che chi scriva prosa sia facilitato nello scrivere versi.
Conosco belle voci poetiche che con la prosa non hanno avuto contatto ed io, per esempio, che prediligo la narrativa, fatico molto in poesia, se così si può chiamare, poi, quello che cerco di scrivere.
Le licenze poetiche, inoltre, sono una cosa, gli errori un'altra.
Alla fine, ammettiamolo, o almeno io lo ammetto, tutti noi che scriviamo, sia in prosa sia in poesia o entrambe, stiamo con il vocabolario in mano e a controllare la grammatica. Perché i dubbi vengono e perché non si finisce mai di imparare.
Buona giornata e felice che ci siamo chiarite.

betta

Il confronto civile è sempre importante, soprattutto su un sito come questo, dove si scrive per passione.
Perchè la gente non legge i racconti?
in parte ha ragione Toschi (leggere diverse pagine, fitte fitte, sul monitor, non è cosa agevole, e comunque non piacevole), in parte è dovuto al fatto che è molto più semplice "credersi" poeti, che scrittori di narrativa.
Un pò come chi, pur non conoscendo le basi della pittura, compra tela e colori e comincia a fare segni...e siccome qualcuno, un secolo fa, ha deciso che l'astrattismo è arte, loro si dicono pittori astratti.
ho reso l'idea?

felice giornata a voi.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Venerdì 15 Ottobre 2010, 13:24:19
Allora, Salvatore, leggiamoli noi.
Incominciamo a creare una nuova tendenza e facciamo che questo topic si trasformi in un incoraggiamento attraverso la nostra partecipazione.
Sono certa che altri si aggiungerebbero e che la sezione racconti ne gioverebbe.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Venerdì 15 Ottobre 2010, 13:35:04
Per Elisabetta

io non avevo cancellato nessun pezzo. Non sono assolutamente parole mie quelle scritte sotto.
non so come abbia fatto ad inserirle Salvatore, forse le ha prese da qualcun altro.
Io ho letto qualche racconto. devo dire che si vede che sono dalla penna di chi scrive poesie. sono a metà tra poesia e prosa, sopratutto nei soliti termini poetici di cielo, mare, stella e luna. In prosa non sono poi così usati questi termini come in poesia. Non ci si inventa narratori da un momento all'altro.
Le definerei poesie prosastiche o meglio racconti poetici.
I racconti hanno meno impatto emotivo e più impatto intellettivo o fantasioso. I racconti devono " raccontare" una piccola storia oppure devono trattare un tema approfondendolo nei contenuti, quasi sviscerarlo.
Non ho trovato nulla di ciò nei racconti che ho letto. Devo dire ne ho letti una decina.

Per Luigi

Io ho scritto svariati racconti, ma sono troppo lunghi per essere postati su questo sito, qualcuno più corto vorrei proporlo nel forum. Si può?
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Venerdì 15 Ottobre 2010, 13:39:20
Allora saranno state parole di Salvatore. Scusami, ma essendo nel blu le ho attribuite a te.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Salvatore Ferranti - Venerdì 15 Ottobre 2010, 13:40:55
Allora, Salvatore, leggiamoli noi.
Incominciamo a creare una nuova tendenza e facciamo che questo topic si trasformi in un incoraggiamento attraverso la nostra partecipazione.
Sono certa che altri si aggiungerebbero e che la sezione racconti ne gioverebbe.


Ma io già lo faccio, leggo qualche racconto sul sito.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Salvatore Ferranti - Venerdì 15 Ottobre 2010, 13:41:58
Allora saranno state parole di Salvatore. Scusami, ma essendo nel blu le ho attribuite a te.

no non sono mie le parole.
forse sono di qualcun altro che ha cancellato il post, ed io l'ho scambiate per quelle di gabriella.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Salvatore Ferranti - Venerdì 15 Ottobre 2010, 13:42:39
Per Elisabetta

io non avevo cancellato nessun pezzo. Non sono assolutamente parole mie quelle scritte sotto.
non so come abbia fatto ad inserirle Salvatore, forse le ha prese da qualcun altro.
Io ho letto qualche racconto. devo dire che si vede che sono dalla penna di chi scrive poesie. sono a metà tra poesia e prosa, sopratutto nei soliti termini poetici di cielo, mare, stella e luna. In prosa non sono poi così usati questi termini come in poesia. Non ci si inventa narratori da un momento all'altro.
Le definerei poesie prosastiche o meglio racconti poetici.
I racconti hanno meno impatto emotivo e più impatto intellettivo o fantasioso. I racconti devono " raccontare" una piccola storia oppure devono trattare un tema approfondendolo nei contenuti, quasi sviscerarlo.
Non ho trovato nulla di ciò nei racconti che ho letto. Devo dire ne ho letti una decina.

Per Luigi

Io ho scritto svariati racconti, ma sono troppo lunghi per essere postati su questo sito, qualcuno più corto vorrei proporlo nel forum. Si può?

Non sarebbe una cattiva idea.
dai sono curioso di leggere un tuo racconto...
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Venerdì 15 Ottobre 2010, 13:44:38
no non sono mie le parole.
forse sono di qualcun altro che ha cancellato il post, ed io l'ho scambiate per quelle di gabriella.


Mistero nel topic: Esempio!
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Salvatore Ferranti - Venerdì 15 Ottobre 2010, 13:48:07

Mistero nel topic: Esempio!

mistero dei misteri...
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Salvatore Ferranti - Venerdì 15 Ottobre 2010, 13:48:41

Mistero nel topic: Esempio!

potremmo scriverci sopra un racconto poliziesco...
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Venerdì 15 Ottobre 2010, 13:53:12
Proponiamolo a chi scrive nella sezione racconti!
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Venerdì 15 Ottobre 2010, 14:02:08
Io posto un mio breve racconto. In parte è una riflessione sui ricordi e sulla differenza tra ricordi e poesia.

Titolo: Ricordi e poesia

Vorremmo proteggerli dalle intemperie, dal tempo che scorre, ma i ricordi come i fiori appassiscono.
Mi ritrovo spesso a cercare un appiglio ad un passato lontano, giorni che mi sono appartenuti, almeno quanto quelli che sto vivendo oggi. Vedo volti sfumati, in bianco e nero, delle voci sento solo l’eco. Sembrano più sogni che ricordi, Tutto sbiadisce, si consuma come un abito liso conservato nell’armadio.
Mia madre riaffiora con le sue urla e i suoi silenzi. Risento il suo profumo, dolciastro proprio come la sua pelle. Rivedo le sue piaghe e la buccia di banana nella quale inciampò.
I suoi insegnamenti, sempre sottovalutati, accompagnano dolcemente i miei giorni.
Accarezzo le sue foto con grande tenerezza , e leggo e rileggo le lettere d’amore che mi padre le scriveva al tempo del loro fidanzamento.
Anche io sono stata bambina. Non ne ho la percezione, tanto il tempo ha distrutto ogni traccia.
Sembra che il vento, come un tifone,  abbia attraversato i miei ricordi e li abbia trascinati lontano su una stella
I ricordi di mia madre nell’infanzia sono confusi, frammentati,  qualche immagine sfuocata, nella mente ho più presente la figura del lupo cattivo che mi avrebbe mangiato se non avessi riposato accanto a lei il pomeriggio.
Nitido è solo la memoria  di una notte di Natale, di una luce fioca e un pensierino rivolto ai miei genitori.
I ricordi non hanno peso, sono fantasmi nella notte,  sono circolari, ruotano, ruotano, e ti conducono sempre al punto di partenza, che coincide col punto di arrivo.
I tempi del collegio e poi l’università, i piccoli e i grandi amori, la gioia, la malattia e poi la morte e poi la rinascita e poi ancora la morte.
Un susseguirsi di eventi che fanno una vita ma che costruiscono anche la sofferenza o l’indifferenza o la felicità. Il futuro è una campana di vetro, così fragile che puoi spezzarla, il passato no, il passato è roccia. Il passato non te lo toglie nessuno, lo ingoi come una pillola . Lo devi ingoiare e porta con sé rimpianti, sensi di colpa, malinconia, giorni belli affossati dalla non consapevolezza che tutto finisce e dunque non apprezzati.
Ho scritto poesie per una vita. E’ una fortuna che lo abbia fatto, perché non mi sarei ricordata delle mie emozioni o desideri, e invece stanno tutti su un pezzo di carta. Sono quanto di più caro ho.
Tutto si evolve, ma le poesie sono sempre lì, statiche, il tempo non le smuove, non le contorce, non le spezzetta.
Al contrario dei ricordi, le poesie non te le porta via nessuno. Somigliano all’anima, sono immortali e se qualcuno dopo la morte te li distrugge, restano nei pensieri di chi le ha lette.
Sotto le lenzuola penso, mi dilania il pensiero che tutto muore:  l’alba, il giorno, il tramonto, un fiore, una cicala, il contadino che mi porta la ricotta e persino io . Tutto muore, la poesia no.
Devo amarla la poesia, più di mio padre, più dei miei figli, più di ogni altra cosa, perché non mi lascerà mai sola, non se ne andrà, non volerà in cielo, non mi deluderà.
La dovrò amare come si ama un amante e la dovrò rispettare.
Me ne vado in silenzio, in punta di piedi o scalza. Esco dalla vostra vita come se non fossi mai  entrata.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Salvatore Ferranti - Venerdì 15 Ottobre 2010, 19:32:46
Io posto un mio breve racconto. In parte è una riflessione sui ricordi e sulla differenza tra ricordi e poesia.

Titolo: Ricordi e poesia

Vorremmo proteggerli dalle intemperie, dal tempo che scorre, ma i ricordi come i fiori appassiscono.
Mi ritrovo spesso a cercare un appiglio ad un passato lontano, giorni che mi sono appartenuti, almeno quanto quelli che sto vivendo oggi. Vedo volti sfumati, in bianco e nero, delle voci sento solo l’eco. Sembrano più sogni che ricordi, Tutto sbiadisce, si consuma come un abito liso conservato nell’armadio.
Mia madre riaffiora con le sue urla e i suoi silenzi. Risento il suo profumo, dolciastro proprio come la sua pelle. Rivedo le sue piaghe e la buccia di banana nella quale inciampò.
I suoi insegnamenti, sempre sottovalutati, accompagnano dolcemente i miei giorni.
Accarezzo le sue foto con grande tenerezza , e leggo e rileggo le lettere d’amore che mi padre le scriveva al tempo del loro fidanzamento.
Anche io sono stata bambina. Non ne ho la percezione, tanto il tempo ha distrutto ogni traccia.
Sembra che il vento, come un tifone,  abbia attraversato i miei ricordi e li abbia trascinati lontano su una stella
I ricordi di mia madre nell’infanzia sono confusi, frammentati,  qualche immagine sfuocata, nella mente ho più presente la figura del lupo cattivo che mi avrebbe mangiato se non avessi riposato accanto a lei il pomeriggio.
Nitido è solo la memoria  di una notte di Natale, di una luce fioca e un pensierino rivolto ai miei genitori.
I ricordi non hanno peso, sono fantasmi nella notte,  sono circolari, ruotano, ruotano, e ti conducono sempre al punto di partenza, che coincide col punto di arrivo.
I tempi del collegio e poi l’università, i piccoli e i grandi amori, la gioia, la malattia e poi la morte e poi la rinascita e poi ancora la morte.
Un susseguirsi di eventi che fanno una vita ma che costruiscono anche la sofferenza o l’indifferenza o la felicità. Il futuro è una campana di vetro, così fragile che puoi spezzarla, il passato no, il passato è roccia. Il passato non te lo toglie nessuno, lo ingoi come una pillola . Lo devi ingoiare e porta con sé rimpianti, sensi di colpa, malinconia, giorni belli affossati dalla non consapevolezza che tutto finisce e dunque non apprezzati.
Ho scritto poesie per una vita. E’ una fortuna che lo abbia fatto, perché non mi sarei ricordata delle mie emozioni o desideri, e invece stanno tutti su un pezzo di carta. Sono quanto di più caro ho.
Tutto si evolve, ma le poesie sono sempre lì, statiche, il tempo non le smuove, non le contorce, non le spezzetta.
Al contrario dei ricordi, le poesie non te le porta via nessuno. Somigliano all’anima, sono immortali e se qualcuno dopo la morte te li distrugge, restano nei pensieri di chi le ha lette.
Sotto le lenzuola penso, mi dilania il pensiero che tutto muore:  l’alba, il giorno, il tramonto, un fiore, una cicala, il contadino che mi porta la ricotta e persino io . Tutto muore, la poesia no.
Devo amarla la poesia, più di mio padre, più dei miei figli, più di ogni altra cosa, perché non mi lascerà mai sola, non se ne andrà, non volerà in cielo, non mi deluderà.
La dovrò amare come si ama un amante e la dovrò rispettare.
Me ne vado in silenzio, in punta di piedi o scalza. Esco dalla vostra vita come se non fossi mai  entrata.


E' un racconto molto introspettivo.
L'autrice mostra una buona padronanza della lingua.
Una lettura piacevole.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: pattyrose - Venerdì 15 Ottobre 2010, 19:37:39
E' un racconto molto introspettivo.
L'autrice mostra una buona padronanza della lingua.
Una lettura piacevole.

Concordo, aggiungendo che in molti passaggi, ritrovo pensieri che sono anche miei.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Saldan - Venerdì 15 Ottobre 2010, 19:38:30
Gabriella sai che in prosa mi piaci molto più che in poesia? spero che lo prenderai come un complimento...  ::)  :P
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Venerdì 15 Ottobre 2010, 21:29:14
Io nasco come narratrice. A dir la verità ho scritto un paio di libri e alcuni racconti un pò lunghi per essere pubblicati sul sito. i libri non li ho mai pubblicati.
solo che da quando mi sono impegnata nella poesia mi riesce difficile scrivere prosa. Questo è stato un tentaivo.
Vi ringrazio tantissimo per quello che mi avete detto.
Grazie Salvo, Salvatore, Patrizia, per me è un incoraggiamento enorme.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Venerdì 15 Ottobre 2010, 21:56:45
VIsto  che mi avete incoraggiato vi posto un'altro. E' un racconto di tre pagine. Se avrete la voglia di leggerlo.
ve la devo spezzare in tre  messaggi perchè si superano i caratteri
                                                    
                                                        TETRO

  Tra una sigaretta e l’altra, un caffé e l’altro, tra pensieri che scodinzolavano nei corridoi  della mente, avevo trascorso anche quella domenica.
Era una serata malinconica, che volgeva al termine asfissiando i miei polmoni.
Dopo una cena frugale, decisi di prendere una boccata d’aria. Uscii alla rinfusa, senza neanche mettere un filo di trucco. Amavo girovagare per la città, in serate come quella . Sentivo solo, lieve il rumore dei miei passi. Non so per quanto tempo avevo  camminato. La brezza mi rinfrescava il volto e mi scrollava di dosso un po’ di affanno. Attraversai una piazza, poi un viale, poi un’altra piazza. Decisi di addentrarmi nelle mille viuzze che  si dipanavano dalla piazza fino al borgo medievale. C’erano ancora segni di vita, qualche bar ancora aperto, una chiromante un po’ attempata che leggeva la mano a una giovane turista, il solito ubriacone con la bottiglia semivuota tra le mani che barcollando cantava, qualche coppietta che si teneva per mano  e un vecchio clochard tra vecchi cartoni sui gradini di una chiesa.
L’indomani  il rintocco della campana avrebbe svegliato questo pover’uomo, che forse avrebbe continuato a dormire. Io invece mi sarei svegliata col  bip del mio cellulare.
Mi stringevo nel mio vecchio paltò,  quando incontrai  Marco, almeno mi pare che così si chiamasse. Era stato un mio allievo, e l’avevo perso di vista da tempo. Studiava poco ricordo, perché amava strimpellare la chitarra e corteggiare le compagne di scuola. Si rallegrò nell’incontrarmi e senza troppo indugiare mi spinse in un vecchio teatro.
Tante volte ero passato lì davanti, ma avevo sempre pensato che ormai fosse chiuso e vi dimorassero solo gatti randagi.  L'insegna era vecchia e spenta , mancava addirittura una lettera per cui invece che teatro si leggeva TETRO.
L’interno ostentava vecchi fasti. Marmi, colonne, lampadari, tutto lasciava pensare che un tempo quel teatro avesse conosciuto grande fama.. Alla cassa non c’era nessuno.
Probabilmente l'ingresso era gratuito, mi voltai per cercare Marco, ma non lo vidi più.
Fu un’apparizione così inaspettata e veloce che pensai si trattasse della scintilla di un sogno.
La sala era gremita, spettatori dei più disparati, tutte le età, tutte le razze.
Mai avevo visto niente di simile, soprattutto per gli abiti stravaganti indossati dalla folla, erano abiti di tutte le epoche storiche, . Arrivai a pensare che prima di potersi accomodare bisognasse passare da qualche camerino per scegliersi l’abito. Contadini.,  nobildonne, ladri e gentiluomini erano tutti lì, l’uno accanto all’altro tanto diversi tra loro, quanto legati da un patto  osmotico.
Per la verità rimasi colpita da un vecchietto che lì sembrava di casa, aveva gli occhi vispi e attenti.
Non era un grande vecchio, era un piccolo vecchio. Le sue mani erano minute e le labbra socchiuse
in un sorriso appena accennato ma rassicurante
Mi sentii afferrare e spingere  sul palco, tanto fu deciso il gesto che non feci a meno dal mostrare il mio disappunto. Rimasi in silenzio per qualche secondo, per qualche ora, per qualche giorno. Non so quanto tempo non riuscii a profferire parola. Ero impacciata e non sapevo cosa rappresentare. Non ero mai salita su un palco e mi sentivo la buffona di corte,
Poi, d’improvviso, mi divenne tutto chiaro e capii che avrei dovuto raccontare la mia vita. In fondo non era un compito difficile. Ne avrei avute tante cose da dire. Mi presi altro tempo per resettare nella mia mente il susseguirsi storico degli eventi . Quando mi sentii pronta iniziai la mia rappresentazione. Non avevo bisogno di microfono. La voce arrivava possente anche in fondo.



Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Venerdì 15 Ottobre 2010, 21:57:52
II parte


Ricordavo tutte le battute, un flash dietro l'altro, in ordine maniacale., Ricordavo tutti i posti che avevo visto, ogni  persone che avevo incontrato, tutti quelle che avevo amato, odiato, ignorato, ricordavo anche quelli che per me non avevano significato nulla, dall’uomo casualmente incontrato nell’ascensore da bambina,  al lattaio che tutte le mattine consegnava alla mamma il latte  ed ogni ricordo era così lucido da sembrare reale.
Gli spettatori  erano muti e incantati. Non uno sbadiglio, non un colpo di tosse, non una risata. Sembravano incatenati alla loro poltrona. Dai loro volti non riusciva a trapelare la benché minima emozione  e neanche riuscivo a capire se apprezzassero o meno la mia rappresentazione.
Solo il vecchietto faceva col capo un segno di assenso e ascoltava curioso, ma sembrava ascoltare ciò che già sapeva, sembrava un maestro davanti all’alunno che ripete la lezione. 
Io non ero  a disagio davanti a un pubblico così assente, Forse la loro presenza era solo strumentale,
. Non mi volevo chiedere perché fossero così immobili, da sembrare  statue. Io continuavo a recitare, anche perché sentivo dentro me stessa non avrei potuto esimermi dal farlo.  Era la mia prima e forse ultima occasione.
Tra un atto e l'altro vi fu una breve pausa., ma nessuno si alzò per sgranchirsi le gambe o anche solo per un caffé, o una sigaretta: Erano tutti rigorosamente composti. Altro particolare: sembravano non conoscersi l'uno con l'altro, eppure casualmente si respirava un’aria di simbiosi di comune sorte tra tutti i presenti.
Mi chiedevo se anche loro fossero finiti casualmente in quel teatro e da quanti secoli vi stessero dentro. Sembravano mummificati e non si rendevano conto di quanto fossero grotteschi con quegli abiti anche in costume che giusto al carnevale di Venezia avevo visto.
A me tra il primo e il secondo atto fu chiesto di dormire poiché avevo bisogno di rigenerarmi.
Si aprì il sipario e per qualche secondo pensai di fare anche io la bella statuina e rimanere sul palco senza far niente. Avrei voluto vedere chi  si sarebbe stancato prima ad essere mummificato, ma il vecchietto senza parlare mi fece capire con gli occhi che avrei dovuto continuare.
Decisi anche di sorvolare sulle cose insignificanti per non annoiare il pubblico che mi sembrava sempre più inerme, ma il vecchietto, come se conoscesse la mia vita penetrò i suoi occhi nei miei e mi urlò: " No no Signora, torni un po' indietro".
" Mi scusi ma non vorrei che il pubblico si stancasse"
" Non si preoccupi di questo, questa è la sua vita e non quella del pubblico e se il pubblico sta qui, vuol dire che deve imparare qualcosa da lei"
L'autorevolezza delle sue parole mi fulminarono. Non risposi ma pensai fra me e me cosa poteva il pubblico imparare da una come, che nella vita non aveva fatto altro che sbagliare
Ancora una volta, come se mi avesse letto nel pensiero mi disse: " Da tutti si impara e ragionevolmente queste persone dovranno impararare.
Cosa avrebbero dovuto imparare standosene così impalati e inebetiti non mi era chiaro.
Ad ogni modo, incoraggiata, proseguii sul palco, sempre più sicura di me stessa. In fondo se non gliene importava niente a nessuno, io almeno uno spettatore ce l'avevo ed era uno spettatore di grande spessore, anzi era proprio lui che voleva questa farsa.
Io non avevo fretta di finire, con quanta animosità  e fervore mi raccontavo.
Mi stupivo di me stessa e della grande compostezza, sincerità con cui riuscivo a comunicare.  Ero riuscita a ad abbattere stupide barriere che spesso si era frapposte tra me e la vita.
I caldi amori e le passioni, le bambole, i miei fratellini, il fiume e i castelli per aria., le capriole e le batoste una dietro l’altro che avevo preso fino a quel momento. Tutto in fila  i miei ricordi, come tanti soldatini sull’attenti in attesa di andare in campo. 
Le urla soffocate, le giornate con vuoti di memoria, un carosello senza fine ruotava davanti ai miei occhi e veniva espulso con le mie parole, con i gesti. Non scendeva mai il coprifuoco o il silenzio su nessun piccolo particolare della mia vita.
Era il mio momento e tutto doveva avere  raccontato, elaborato, a costo di sentirmi mortificata come un verme.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Venerdì 15 Ottobre 2010, 21:58:38
III parte

Corpo e anima non erano mai stati così vicino, fino a sfiorarsi, fino a confondersi e esplodere in un tutt’uno. Raccontando spazzavo via cumuli di macerie e ricostruivo mattone su mattone la mia libertà. Una consapevolezza nuova, una spiritualità che non era imbevuta da pregiudizi
Le mie paura sconfitte di botto trucidate da una rappresentazione teatrale
Che banalità vivere! La cosa più facile al mondo. Non un lusso per pochi eletti.
Avevo lavato l’anima con le mie parole. Avrei voluto i miei figli accanto a me, avrebbe anche loro capito tante cose, ma poi pensai che prima o poi anche loro si sarebbero trovati in quel  teatro al cospetto del vecchietto e senza menzogne avrebbero messo a nudo le loro vite.
Ad un certo punto mi sentii, svuotata e nel contempo appagata. Non avevo più nulla da dire. Tirai un lungo sospiro
" Signori e Signore la mia storia è finita e dunque anche lo spettacolo".
Nessun applauso. Eppure pensavo di essere stata brava.
Ogni storia di vita è importante e la mia lo era almeno quanto la loro. Non capivo la loro assenza di reazione.Volevo quasi piangere e per un momento voltai le spalle al pubblico
Ma sembravano fatti di pezza, di legno, di plastica. non so neanche io di che.
" Signora" gridò austero il vecchio " Va bene così"
" Prenda posto,  guardi lì in fondo c'è posto"disse indicandomi una poltrona.
Il vecchio si alzò e raggiunse la settima fila, mise la mano sulle spalle di una Signora africana che aveva in braccio un bambino e le disse di salire sul palco e raccontare la sua storia.
Io presi posto, e iniziai ad ascoltare incantata,  Io non riuscivo più a muovere un dito o gli occhi e ascoltavo la voce di quest'africana capendo pure la sua lingua e la sua storia, ma senza potermi muovere. Sentivo il pianto del piccolo , un pianto fitto che superava la voce della donna. Ad un tratto si acquietò.
Il vecchio ascoltava con attenzione e faceva segno di assenso col capo, non interrompeva ma mimava il gesto di tornare indietro quando avvertiva che la donna aveva dimenticato qualcosa.
Parlava di fame e di carestia, ma parlava anche d’amore e quando lo faceva i suoi occhi si illuminavano come fari nella notte .
La sua storia era simile alla mia. Tutte le storie erano simili, quelli dei grandi guerrieri e quelle delle dame di corte, quelle delle orfanelle e quelle di uomini d’affari. Sembravano pezzi  di uno stesso puzzle e senza una sola vita, per quanto buia, inutile, breve  non si potrebbe completare l’opera.
Non c’erano vite facile e vite difficili. C’erano solo le vite e a dirigere l’orchestra eravamo noi  e se la composizione era un po’ stonata solo noi l’avevamo voluto.
Solo allora mi accorsi di avere reciso il cordone con la vita e che la morte mi aveva perso per mano e poi abbracciata e che anche quelli vicino a me erano morti e tutto il teatro era morto.
Scoprii che la morte e la vita di ciascuno sono sorelle gemelle e proprio come le gemelle, una è maggiore e l’altra è minore. La sorella  maggiore è quella che nasce dopo ma concepita prima  e la minore quella che nasce prima, ma concepita dopo. Quale delle due  sia maggiore e quale minore è solo opinione
 L’indomani bussarono alla mia porta. Aprì la sorella maggiore.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Nutellina Cinzia Pallucchini - Venerdì 15 Ottobre 2010, 23:57:00
 ;D
bravissima un applauso ..
ho letto con  avidità ed entusiasmo ..mi sono piaciuti moltissimo i tue due racconti grazie... :laugh:
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Sabato 16 Ottobre 2010, 19:16:05
Ho aspettato ma proprio non ce la faccio a non dirlo.
Trovo irrispettoso postare i propri racconti nel forum, che non è una vetrina personale, e per giunta in un topic che nasce come critica, velata o meno tanto c'è un altro in cui è palese, a chi scrive nell'area racconti.
Se non vi piacciono i racconti che chi può pubblicare scrive o li commentate dicendolo in modo costruttivo o lasciate perdere, ma criticare e pubblicare scritti personali, anche se in buona fede o presi dall'entusiasmo, non penso sia giusto.
Scusate la schiettezza che spero non apra ulteriori polemiche perchè il mio intento non è criticare chi lo fatto ma dire cosa penso di questo topic e di cosa sta diventando.

elisabetta
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Saldan - Sabato 16 Ottobre 2010, 20:16:11
Da un lato sono d'accordo con Elisabetta, dall'altro nessuno impedisce a nessuno di pubblicare ciò che si vuole nel forum (purché sia lecito, ovvio...) quindi non riesco a percepire qualcosa di sbagliato in tutto ciò...

Forse l'unico consiglio che mi sento di dare a Gabriella visto che penso di comprendere i motivi che l'hanno spinta a postare qui i suoi racconti, è quello di aprire un topic apposito...un po' come si fa con le poesie nell'area commenti...  :)
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Sabato 16 Ottobre 2010, 20:24:02
Da un lato sono d'accordo con Elisabetta, dall'altro nessuno impedisce a nessuno di pubblicare ciò che si vuole nel forum (purché sia lecito, ovvio...) quindi non riesco a percepire qualcosa di sbagliato in tutto ciò...

Forse l'unico consiglio che mi sento di dare a Gabriella visto che penso di comprendere i motivi che l'hanno spinta a postare qui i suoi racconti, è quello di aprire un topic apposito...un po' come si fa con le poesie nell'area commenti...  :)

Ti ringrazio, Salvo, perchè non solo mi hai chiarito l'uso che si può fare del forum (sono nuova!) ma in un certo senso hai colto lo spirito del mio intervento un po' duro che però nulla aveva contro Gabriella (anche se da lei così come ho fatto quando è stato Il Conte ho preso spunto) e lo hai evidenziato. Come era giusto che fosse.

betta
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Nutellina Cinzia Pallucchini - Domenica 17 Ottobre 2010, 00:14:21
.

Per Luigi

Io ho scritto svariati racconti, ma sono troppo lunghi per essere postati su questo sito, qualcuno più corto vorrei proporlo nel forum. Si può?

 ;)
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Domenica 17 Ottobre 2010, 02:36:46
Forse hai ragione Elisabetta.
Scusate, è tanto che frequento il sito e il forum ma non so come si fa ad aprire un topic.
Se qualcuno me lo spiega lo faccio volentieri. Oltretutto quelli già scritti, non mi si da la possibilità di cancellarli.
Chiedo scusa se ciò ti può avere infastidito. Non c'era mala fede da parte mia.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Domenica 17 Ottobre 2010, 11:34:26
Gabriella, io non mi sono infastidita con te, credimi.
Sono certa che se leggerai tutto il topic e l'altro aperto sempre per i racconti, capirai il perchè del mio intervento.
Ti auguro una buona domenica.

betta
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: aureliastroz - Domenica 17 Ottobre 2010, 21:48:54
Gabriella, io non mi sono infastidita con te, credimi.
Sono certa che se leggerai tutto il topic e l'altro aperto sempre per i racconti, capirai il perchè del mio intervento.
Ti auguro una buona domenica.

betta

Ecco, io non l'ho capito il perché, ma è notorio che sono limitato. Se volessi essere così cortese da spiegare a tutti.
Non ho mai fatto mistero del fatto che gli scritti stupidi tali restano anche se li si profuma di violetta, ma evidentemente c’è chi crede ancora che le critiche facciano male e quando leggono uno dei miei post si sentono in dovere di sentirsi nauseati.
Mi meravigliavo come non ci fosse stato ancora nessuno che intervenisse con la solita vena polemica… tu hai colmato la lacuna. Complimenti.

Comunque vorrei chiudere questo post che non voleva essere un invito a scrivere i racconti che non si possono pubblicare sul sito, volevo che si facessero esempi di come si possa concepire un “racconto” che non deve necessariamente seguire i “canoni” dei  racconti classici.
L’ultimo esempio ve lo propongo io, è una cosa che ho scritto almeno 5 anni fa; era uno studio per qualcosa di più articolato, ma la bozza mi sembra perfetta per concludere questo che sembrava un bell’esempio di discussione letteraria, come al solito dirottata su altri binari con i soliti discorsi ormai troppo scontati.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: ElisabettaM - Domenica 17 Ottobre 2010, 21:55:25
Nessuna polemica, Il Conte, e se leggi tutti i miei interventi mi darai ragione sul fatto che, a prescindere dalle buone intenzioni, è diventato un topic indelicato nei confronti di scrive nell'area racconti e questo ribadivo.
Tutto qui.
E per favore non darmi l'etichetta della "polemica" perché non solo non mi appartiene ma gradirei che prima di fare di tutta un'erba un fascio si conoscessero le persone. Almeno un po'.
Buona serata e grazie per avermi dato l'occasione di spiegarmi meglio visto che, evidentemente, non ero stata abbastanza chiara.

elisabetta
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: aureliastroz - Domenica 17 Ottobre 2010, 22:07:51
 -Porca puttana! Sono già tre quarti d’ora che il traffico è bloccato e sono in coda,  davanti a questi maledetti  lavori stradali.
E’ mai possibile che questi imbecilli debbano bloccare il traffico in una città nell’ora di punta?


Con gli occhi iniettati di sangue per la rabbia rivangava e rimuginava tutto quello che potesse contribuire ad aumentare l’ansia dettata dal suo stato d’animo. Sembrava quasi provasse un insolito piacere a torturarsi indugiando nei pensieri che negli ultimi giorni lo assillavano.

-Un mondo di merda, ecco cos’è. Figli di puttana! Utilizzano le persone e poi, dopo averle spremute fino all’osso, le buttano in un angolo e chi s’è visto s’è visto. E noi poveri coglioni accettiamo il loro gioco credendo di essere indispensabili, accettiamo soprusi, angherie pensando che tutto questo ci porti qualche beneficio, immaginando che sia il prezzo da pagare per ottenere il lasciapassare per la gloria, per il potere. Alla fine ci accorgiamo che abbiamo sacrificato ogni cosa e che della nostra miserabile esistenza non abbiamo ricavato un cazzo. Famiglia, amici, affetti non ci rimane nulla perché nulla abbiamo coltivato, dedicandoci con tutta l’anima a rincorrere la “stabilità economica” e la dipendenza dal denaro. Poi al primo refolo di vento, quando si intravedono le difficoltà, quando bisogna scegliere qualcuno al quale tagliare la testa, si salvano a vicenda quei bastardi, prendono il primo nome a caso e vai di calci nel culo.

Non riusciva a capacitarsene neanche ora che erano passate settimane dall’accaduto.
Un giorno di settembre lo avevano chiamato dal personale, un tizio tutto tirato, in giacca e cravatta gli aveva comunicato che l’azienda era in difficoltà, che il mercato richiedeva interventi drastici e dolorosi, che il ridimensionamento del personale era inevitabile, che bla bla bla … lo aveva riempito di grossi paroloni per comunicargli semplicemente che da quel momento se ne ritornava a casa.

- Ma come a casa perdio;  sono 25 anni che ho sputato sangue, 25 anni che per me la parola famiglia aveva un senso solo il fine settimana e per il resto avevate l’esclusiva sulla mia vita, sulla mia esistenza.
Come a casa?  Se per tutto questo tempo mi avete fatto intravedere la sicurezza di un lavoro ben remunerato, avete fatto innalzare il mio tenore di vita, mi avete inculcato a suon di soldi la convinzione che più si ha più si deve spendere, mi dite ora che cazzo significa vai a casa?
E mi spiegate come farò a trovare un altro lavoro a 55 anni, quando non si è ancora pronti per la pensione e si è considerati alla stessa stregua di una pugnetta sul mercato del lavoro?
E tu con questo bel gessato grigio con quella faccia da trentenne saputello al di sopra delle emozioni,  appena uscito dal cassetto del comò ottocentesco di tua madre, vieni a dirmi di tornare a casa, di andare dalla mia famiglia e comunicare la grande notizia: “Sapete, dopo tutto il tempo che non vi ho dedicato, dopo tutto il tempo rubato a voi e regalato alla “mia” azienda, stamattina mi hanno comunicato che da domani devo andar fuori dai coglioni, che da domani sono disoccupato”.


Quella parola: disoccupato, gli rimbombava nelle orecchie come il clacson di tutti quegli imbecilli in fila dietro di lui che strombazzavano pensando, così, di poter risolvere il problema dell’ingorgo.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: aureliastroz - Domenica 17 Ottobre 2010, 22:08:34
- Adesso che farò, porca vacca, questa eventualità davvero non l’avevo contemplata nell’elenco dei possibili avvenimenti della mia vita.
Potrei provare a sbudellare quello stronzo del mio capo, sono sicuro che sia stato lui a fornire il mio nominativo. Ecco sì, potrei aspettarlo giù nel parcheggio, nell’angolo buio dove la telecamera a circuito chiuso non arriva, ed appena entra nell’auto mi piazzo al suo fianco, gli mollo una coltellata nello stomaco cercando di non macchiarmi di sangue e poi per evitare che abbia delle reazioni gliene ficco una dritta al cuore. No aspetta, magari la prima gliela stampo nel cuore così sono sicuro che crepa subito quel bastardo e poi, per essere certo che non sopravviva, gliene mollo una proprio dietro al collo.
No, non mi convince, in questo modo muore troppo in fretta invece deve soffrire come sto soffrendo io quel maledetto figlio di puttana.
Mi metto al suo fianco in macchina e gli ficco il coltello nelle palle. E se poi reagisce? Se qualcun altro entra in quel momento nel parcheggio? No, devo studiare ogni possibilità e poi decidere come agire.
Porca puttana, quanto dura sto cazzo di ingorgo? E pensare che avevo deciso di non uscire oggi.


Forse in virtù di un ultimo barlume di amor proprio, chiuse il finestrino dell’auto e cominciò ad imprecare e ad inveire a voce alta contro il mondo ed i suoi annessi e connessi.
In quel momento qualcuno attraversò la strada e, vedendolo gesticolare in maniera esagitata, continuò a fissarlo fino a che la sua visuale non fu coperta dalle altre auto in attesa, ma non prima che lui l’avesse salutato con il dito medio alzato in segno di stima.
Ritornò a pensare al suo ex capo, ai suoi colleghi, e alla sua vita passata, a come l’avesse sprecata e a come avesse perso ormai definitivamente la possibilità di riconciliarsi con essa.
Fu in quel momento che la fila si mosse, lui ingranò la marcia e levò il piede dalla frizione, ma la tensione era tanta che il piede scivolò di lato troppo in fretta, l’auto ebbe un’ impennata e si fermò sul paraurti di quella che la precedeva.

-Cazzo -esclamò- ci mancava anche questa.

Scese dall’auto nello stesso istante dell’occupante dell’altra auto, una quarantenne niente male che con un fare abbastanza seccato si portò sul retro dell' auto per constatare i danni.
Fu in quel momento che in preda ad un raptus emotivo lui, dopo essersi accollato la responsabilità dell’accaduto,  le prese il viso fra le mani e le stampò un bacio sulle labbra.
Dopo un primo attimo di sbigottimento seguito alla scena, dal lato del conducente uscì un uomo neanche tanto prestante, ma risoluto ed incazzato quel tanto che bastava a piazzargli un pugno nelle gengive che presero a sanguinare copiosamente. La donna lo invitò elegantemente quanto gentilmente ad “andare a fare in culo” e tutti e tre rientrarono più o meno mestamente nelle rispettive auto.

Chiuse la portiera e per evitare gli sguardi dei passanti che nel frattempo avevano fatto crocchio, dopo aver tamponato il sangue, appoggiò le braccia sul volante e nascose la faccia tra di esse.

- Che giornata di merda - pensò.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: aureliastroz - Domenica 17 Ottobre 2010, 22:13:22
Nessuna polemica, Il Conte, e se leggi tutti i miei interventi mi darai ragione sul fatto che, a prescindere dalle buone intenzioni, è diventato un topic indelicato nei confronti di scrive nell'area racconti e questo ribadivo.
Tutto qui.
E per favore non darmi l'etichetta della "polemica" perché non solo non mi appartiene ma gradirei che prima di fare di tutta un'erba un fascio si conoscessero le persone. Almeno un po'.
Buona serata e grazie per avermi dato l'occasione di spiegarmi meglio visto che, evidentemente, non ero stata abbastanza chiara.

elisabetta

Un'ultima cosina, tanto per gradire... cosa ti fa pensare che la delicatezza nei confronti di quelli che scrivono nell'aria racconti debba essere obbligatoria?
Ognuno si esprime come meglio crede e non mi sembra che essere indelicati sia in qualche modo in contrasto con le regole del sito, perciò fattene una ragione, sono indelicato e poco me ne cale!

Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Domenica 17 Ottobre 2010, 22:49:49

Il particolare momento vissuto dal personaggio è minuziosamente descritto soprattutto dal punto di vista psicologico. Molto gradito. Complimenti
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Saldan - Lunedì 18 Ottobre 2010, 10:04:15
Non me ne voglia chi pubblica racconti, ma a parte pochissimi che potrei considerare di buona qualità devo dire una cosa che non posso proprio tenere dentro dopo aver letto quest'ultimo del Conte...

C'è troppa differenza, netta...questo racconto trascina il lettore, non stanca, appassiona...verrebbe voglia di leggere un seguito.
La maggior parte dei racconti pubblicati (e ripeto: non me ne vogliate perché è una mia impressione personale) a parte rare eccezioni, danno l'effetto contrario...sono piuttosto soporiferi, banali...scontati.

Complimenti Conte...tu SAI scrivere bene...
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Marco Canonico Baca8175 - Lunedì 18 Ottobre 2010, 11:33:28
Il racconto non è scritto male, ma sinceramente a differenza di Salvo non lo trovo affatto coinvolgente.
In un contesto più ampio, forse avrebbe un valore diverso.
Inoltre, trovo la parte del piano per farla pagare al capo, troppo pulita rispetto al resto.
In qualche passaggio, l'ho trovato molto fantasioso, ma lontano da un qualcosa di  davvero originale.
Il mio è solo un veloce e modesto parere, quello che ho pensato leggendolo insomma. Mi son guardato bene dal trovare una forma meno cruda, perché so che Il Conte preferisce le persone dirette.

Shalom
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Salvatore Ferranti - Lunedì 18 Ottobre 2010, 11:59:35
- Adesso che farò, porca vacca, questa eventualità davvero non l’avevo contemplata nell’elenco dei possibili avvenimenti della mia vita.
Potrei provare a sbudellare quello stronzo del mio capo, sono sicuro che sia stato lui a fornire il mio nominativo. Ecco sì, potrei aspettarlo giù nel parcheggio, nell’angolo buio dove la telecamera a circuito chiuso non arriva, ed appena entra nell’auto mi piazzo al suo fianco, gli mollo una coltellata nello stomaco cercando di non macchiarmi di sangue e poi per evitare che abbia delle reazioni gliene ficco una dritta al cuore. No aspetta, magari la prima gliela stampo nel cuore così sono sicuro che crepa subito quel bastardo e poi, per essere certo che non sopravviva, gliene mollo una proprio dietro al collo.
No, non mi convince, in questo modo muore troppo in fretta invece deve soffrire come sto soffrendo io quel maledetto figlio di puttana.
Mi metto al suo fianco in macchina e gli ficco il coltello nelle palle. E se poi reagisce? Se qualcun altro entra in quel momento nel parcheggio? No, devo studiare ogni possibilità e poi decidere come agire.
Porca puttana, quanto dura sto cazzo di ingorgo? E pensare che avevo deciso di non uscire oggi.


Forse in virtù di un ultimo barlume di amor proprio, chiuse il finestrino dell’auto e cominciò ad imprecare e ad inveire a voce alta contro il mondo ed i suoi annessi e connessi.
In quel momento qualcuno attraversò la strada e, vedendolo gesticolare in maniera esagitata, continuò a fissarlo fino a che la sua visuale non fu coperta dalle altre auto in attesa, ma non prima che lui l’avesse salutato con il dito medio alzato in segno di stima.
Ritornò a pensare al suo ex capo, ai suoi colleghi, e alla sua vita passata, a come l’avesse sprecata e a come avesse perso ormai definitivamente la possibilità di riconciliarsi con essa.
Fu in quel momento che la fila si mosse, lui ingranò la marcia e levò il piede dalla frizione, ma la tensione era tanta che il piede scivolò di lato troppo in fretta, l’auto ebbe un’ impennata e si fermò sul paraurti di quella che la precedeva.

-Cazzo -esclamò- ci mancava anche questa.

Scese dall’auto nello stesso istante dell’occupante dell’altra auto, una quarantenne niente male che con un fare abbastanza seccato si portò sul retro dell' auto per constatare i danni.
Fu in quel momento che in preda ad un raptus emotivo lui, dopo essersi accollato la responsabilità dell’accaduto,  le prese il viso fra le mani e le stampò un bacio sulle labbra.
Dopo un primo attimo di sbigottimento seguito alla scena, dal lato del conducente uscì un uomo neanche tanto prestante, ma risoluto ed incazzato quel tanto che bastava a piazzargli un pugno nelle gengive che presero a sanguinare copiosamente. La donna lo invitò elegantemente quanto gentilmente ad “andare a fare in culo” e tutti e tre rientrarono più o meno mestamente nelle rispettive auto.

Chiuse la portiera e per evitare gli sguardi dei passanti che nel frattempo avevano fatto crocchio, dopo aver tamponato il sangue, appoggiò le braccia sul volante e nascose la faccia tra di esse.

- Che giornata di merda - pensò.


Un racconto che mi ha catturato...
Un flusso di coscienza che invade la pagina.
Bravo Conte, questo è uno di quei racconti che piacciono a me...
Thanks
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Nutellina Cinzia Pallucchini - Lunedì 18 Ottobre 2010, 13:12:02
 ;)
perfetto ...
ora abbiamo un esempio da seguire...da cui prendere spunto per un ipotetico racconto...


......ed ora, cosa posso fare?
-mentalmente fece una lista delle ipotetiche cose da affrontare-
"un passo alla volta, non ti scoraggiare" -disse , tra sè e sè-.
Come un autonoma ritornò verso casa , parcheggiò la macchina al solito posto...indugiò un attimo, restò seduto e contemplò fuori...il parcheggio era gremito di macchine colorate di ogni marca , alcune abbastanza lussuose,-"per fortuna"- pensò ," ho finito di pagare le rate della mia station wagon, resta da affrontare il pagamento del mutuo".
Con rabbia, colpì il volante, e uscì dall'auto.Curvo , con le mani in tasca e il viso scuro dai pensieri , si diresse verso casa con passo lento .."dio aiutami" pensò...


 ;D scritto di getto in 5 minuti ..
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Lunedì 18 Ottobre 2010, 15:02:13
Brava Nutellina, questo vuol dire raccontare.
In prosa non si può usare lo stesso linguaggio che in poesia.
Sono diverse le finalità della poesia e della prosa.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Saldan - Lunedì 18 Ottobre 2010, 16:52:35
;)
perfetto ...
ora abbiamo un esempio da seguire...da cui prendere spunto per un ipotetico racconto...


......ed ora, cosa posso fare?
-mentalmente fece una lista delle ipotetiche cose da affrontare-
"un passo alla volta, non ti scoraggiare" -disse , tra sè e sè-.
Come un autonoma ritornò verso casa , parcheggiò la macchina al solito posto...indugiò un attimo, restò seduto e contemplò fuori...il parcheggio era gremito di macchine colorate di ogni marca , alcune abbastanza lussuose,-"per fortuna"- pensò ," ho finito di pagare le rate della mia station wagon, resta da affrontare il pagamento del mutuo".
Con rabbia, colpì il volante, e uscì dall'auto.Curvo , con le mani in tasca e il viso scuro dai pensieri , si diresse verso casa con passo lento .."dio aiutami" pensò...


 ;D scritto di getto in 5 minuti ..

E' ben scritto ma mi sembra troppo soft...uno che viene licenziato in quel modo dovrebbe avere una reazione meno tranquilla, più da incazzato...almeno io l'avrei descritto così!  ;D ;D

Però è ben diretto quindi brava...  ;)
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Elisabetta Randazzo - Martedì 19 Ottobre 2010, 19:32:47
 Continuiamo a parlare di racconti...
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Martedì 16 Novembre 2010, 23:39:07
Io mi cimento in un altro piccolo racconto:

L'impicciona


Il treno va’. Sbuffa annoiato, sbadiglia già dall’imbrunire. L’uomo con gli occhiali che mi sta di fronte ha un libro tra le mani, e alterna il suo sguardo tra il finestrino e  le pagine.
Ogni tanto mi fissa e mi guarda come se mi conoscesse, ma non mi rivolge la parola.
Io faccio la cosa più banale che si può fare in  treno, che poi è l’unica che non faccio mai se non sono in viaggio, le parole crociate. Al mio fianco ho una donna incinta che sonnecchiando poggia la mano sul ventre. Il cruciverba mi chiede “ Amò Teseo” 3 verticale, sette lettere. Penso ad Arianna al suo filo e alla spada avvelenata. Cosa siamo capaci di fare per amore e per essere poi abbandonate.
Proprio una mia amica l’altro giorno mi raccontava che dopo aver aiutato il suo compagno ad uscire da un dissesto finanziario,   la lasciò.
Mi guardo intorno, osservo  questo signore dall’aria così distinta, non avrà sopportato le sei fatiche di Teseo, ma chissà quante donne avrà ingannato  e ora tranquillamente pensa a leggere un libro, mentre magari la sua donna piange, e lui parte, perché ha un lavoro che lo fa viaggiare, mentre  lei un lavoro che la lega tra quattro pareti a crescere i suoi figli. La donna incinta lo osserva contemporaneamente a me,  forse avrà notato il mio sguardo incattivirsi mentre lo guardavo e starà cercando di capire il perché.
- Eppure non puzza- penserà la ragazza, - Eppure non infastidisce- cosa non riesco ad afferrare? – si domanda incuriosita. Faccio un colpo di tosse e poi un altro  e un altro ancora per catturare l’attenzione su  di me, affinché la smetta di guardare il signore.
In fin dei conti questo sconosciuto non ci ha fatto niente, potrebbe essere mio fratello, mio marito, il padre della donna incinta, insomma un uomo qualunque, ma proprio perché è un uomo qualunque si comporta come gli uomini qualunque.
L’uomo qualunque non si innamora. L’uomo qualunque ama fare sesso ed essere indipendente, forse oggi non ama neanche fare sesso. Non ho ancora scritto nulla sul tre verticale, mi cade la penna a terra e  rotola fra i piedi  del mio dirimpettaio, lui accenna un sorriso, la raccoglie e me la porge.  Mi affretto a scrivere “Arianna “ ma poi mi faccio distrarre dalla ragazza, mi chiedo cosa ci faccia una ragazza incinta su un treno a lunga percorrenza,.  Il treno rallenta . Faccio in tempo a vedere un passaggio a livello chiuso e due ragazzi in bicicletta.  La ragazza, si alza in piedi, cammina un po’, E’ nervosa. Perché è nervosa la donna incinta? Le donne incinta non sono mai nervose, sono solo felici.
Ancora due  ore all’arrivo, tutti e tre scendiamo a Milano. Ognuno si riprende la sua vita. Io la mia ce l’ho tutta sulle spalle, la donna tutta nella pancia e l’uomo dove ha la sua vita? Sono curiosa di sapere se qualcuno l’attende in stazione;  se è single nessuno, se ha una moglie, nessuno ( le mogli non vanno a prendere i mariti in stazione), se ha l’amante una donna l’aspetta.
Il treno entra in galleria. Non si accendono le luci. Un impenetrabile silenzio viene rotto dalla ragazza incinta che mi chiede se ho una caramella, ancora prima che rispondessi l’uomo si affretta a offrirle una caramella alla menta e poi con cortesia fa un cenno verso di me per porgermene una, io rifiuto,  trovo la menta dannatamente disgustosa. Mi annoio ed ho una voglia matta di fumare.
Squilla il cellulare del signore, lo sento discutere animatamente, e poi inizia a parlare in una lingua che non conosco, a metà tra una lingua neolatina e il russo. Quando riaggancia chiude il libro e comincia a fare una serie infinita di telefonate parlando ancora in ostrogoto.
Il treno arriva in stazione. Il signore indossa il cappello e aiuta la ragazza incinta a portare giù i bagagli, poi scendo io.
Cerco tra la folla questi due miei compagni di viaggio. Non c’è traccia. Si sono dissolti tra le nebbia di Milano e i miei nebulosi pensieri.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Luigi - Mercoledì 17 Novembre 2010, 09:06:39
Per favore, un esempio va bene per iniziare una discussione, ma non mettetevi a usare il forum per pubblicare i vostri racconti, c'è un'area apposita.
Magari pubblicate un piccolo brano che pone un problema di narrazione o di stile, ma non usate il forum per avere commenti sul vostro racconto.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Luigi - Mercoledì 17 Novembre 2010, 09:41:43
Ma visto che ci sono, un commento lo faccio: sarebbe necessario, prima di pubblicare, sia sul forum che nell'area racconti, correggere il proprio scritto sia dal punto di vista grammaticale che della punteggiatura, ma anche della tecnica narrativa.

Ad esempio scrivere "Il treno va’." è un errore. "va’" si scrive con l'apostrofo solo quando è la seconda persona dell'indicativo presente, perché in quel caso sarebbe "vai" e si elide la "i". Ad esempio "Ma va'!" va con l'apostrofo perché sarebbe "Ma vai!" senza la "i" e con l'apostrofo per segnare l'elisione.
La terza persona è già "va" (io vado, tu vai, egli va), non c'è nessuna elisione e quindi la presenza dell'apostrofo è sbagliata. La forma corretta del verbo è "Il treno va." e scriverlo con l'elisione è come scrivere "Il treno vai", cioè con un soggetto alla terza persona ed il verbo alla seconda persona.

Inoltre sarebbe importante imparare ad usare la punteggiatura. Quando si chiude un periodo con il punto, non si deve lasciare uno spazio prima del punto. Cioè scrivere "Il treno rallenta ." è sbagliato, perché si scrive "Il treno rallenta." senza spazio fra l'ultima parola del periodo ed il punto.
Finire un periodo sia con una virgola che con un punto, come in "su un treno a lunga percorrenza,." non ha senso. Sicuramente è una distrazione, ma se si tiene a quello che si scrive si dovrebbe come minimo rileggerlo prima di pubblicarlo.
Di distrazioni ce ne solo tante in questo testo, come ad esempio "“Arianna “" con uno spazio fra la parola e le virgolette di chiusura. O come in "nessuno ( le mogli" con uno spazio fra la parentesi di apertura e la parola seguente.
Non so se sia distrazione qui: "- Eppure non puzza- penserà la ragazza, - Eppure non infastidisce-" dove si usa "trattino spazio" quando si apre il discorso diretto, ma solo il trattino quando lo si chiude. Perché un discorso dovrebbe essere chiuso in modo diverso da come si apre?
Inoltre, per la regola che non si mette la maiuscola dopo la virgola, e per la regola di precedenza della punteggiatura, il testo avrebbe dovuto essere "-Eppure non puzza,- penserà la ragazza -eppure non infastidisce-".
Subito dopo in "- Eppure non infastidisce- cosa non riesco ad afferrare? – si domanda incuriosita." abbiamo due volte la fine del discorso diretto, con i due trattini. Il trattino dopo "infastidisce" allora non è la fine del discorso diretto, che finisce con il punto interrogativo, ed allora cos'è questo trattino dispari? Doveva essere, se si voleva fare in modo che il lettore comprendesse lo scritto senza doversi porre queste domande, "-eppure non infastidisce; cosa non riesco ad afferrare?– si domanda incuriosita."
Il punto e virgola esiste nella lingua italiana, ma le persone preferiscono evitare la difficoltà di usarlo e preferiscono una successione di virgole o l'uso improprio del trattino.

La finisco qui perché qualcuno potrebbe rispondere "ma che ti importa della forma, l'importante è il significato del racconto, il contenuto". Quindi voglio rispondere prima che qualcuno scriva la domanda. Nel momento in cui si pubblica un racconto, nel momento in cui esce dalla sfera personale del pensiero o del foglio sulla propria scrivania per diventare un "messaggio" che viene trasmesso alle altre persone, dovrebbe corrispondere alle regole con le quali si trasmettono i messaggi, e cioè a quelle regole che compongono la lingua italiana, le regole di composizione di un testo scritto perché possa essere compreso, il che include sia la grammatica, la punteggiatura ed anche la scelta delle parole e delle figure verbali.
Ad esempio il treno che "sbuffa" è una figura retorica creata ai tempi in cui il treno era trainato da una locomotiva a vapore. Quelle vecchie locomotive che facevano un pennacchio di fumo ed un costante sbuffare di "ciuf ciuf" del vapore che creava la forza che la faceva procedere. Iniziando a leggere il racconto, poiché non vi sono indicazioni di sorta di una ambientazione temporale, e leggendo che il treno "sbuffa", viene naturale considerare il racconto ambientato negli anni precedenti all'introduzione delle locomotive diesel od elettriche, quindi negli anni '40 o '50. E nulla contraddice questa impressione che l'autrice ci da con l'uso della figura del treno che "sbuffa".
Ad un certo punto, verso la fine, però, un personaggio parla al cellulare. Un momento! Allora non siamo negli anni '50, ma ai giorni nostri. Ma, se siamo ai giorni nostri, come fa un locomotore elettrico, magari un Freccia Rossa, a sbuffare? Forse il problema è che l'autrice voleva dare un tono facile di "coloritura" al suo racconto, con un inizio che colpisse l'immaginazione, ed ha usato l'immagine del treno che sbuffa. Visto però che il racconto è ambientato ai giorni nostri, questo trucco è troppo semplicistico, è un errore grossolano usarlo se si bada anche solo un minimo alla coerenza narrativa.

Un altro problema è la costruzione verbale. Faccio un esempio: "Proprio una mia amica l’altro giorno mi raccontava che dopo aver aiutato il suo compagno ad uscire da un dissesto finanziario,   la lasciò."
A parte l'uso del triplo spazio dopo la virgola, altra distrazione, qui abbiamo dei periodi coordinati nei quali c'è un cambio di soggetto senza che vi sia il secondo soggetto. Il primo periodo "Proprio una mia amica l’altro giorno mi raccontava che dopo aver aiutato il suo compagno ad uscire da un dissesto finanziario," ha come soggetto "una amica". Il verbo principale è "raccontava" ed è l'amica che compie l'azione sia di raccontare che di aiutare il suo compagno. A questo punto c'è una virgola che introduce un nuovo verbo, "la lasciò", ma il soggetto evidentemente non può più essere l'amica, bensì (visto l'articolo femminile) dovrebbe essere il suo compagno. La frase è "zoppa". Il soggetto può essere omesso quando è superfluo, cioè quando è identico a quello del periodo precedente, oppure è l'ultimo citato nel periodo precedente.
La frase sarebbe stata più corretta, od almeno più chiara, se fosse stata: "Proprio una mia amica l’altro giorno mi raccontava che dopo aver aiutato il suo compagno ad uscire da un dissesto finanziario, lui l'aveva lasciata." Ho anche cambiato il tempo del verbo, perché "raccontava che ... l'aveva lasciata" è una consecutio migliore di "raccontava che ... la lasciò". Imperfetto/trapassato prossimo sono due tempi maggiormente uniti e consecutivi di imperfetto/passato remoto, quindi danno maggiormente il senso della continuità (nella forma di "consecutio di anteriorità") mentre i secondi danno un senso di distacco temporale poco coordinato e conseguente.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Francesca M - Mercoledì 17 Novembre 2010, 10:34:26
Ma visto che ci sono, un commento lo faccio: sarebbe necessario, prima di pubblicare, sia sul forum che nell'area racconti, correggere il proprio scritto sia dal punto di vista grammaticale che della punteggiatura, ma anche della tecnica narrativa.

Ad esempio scrivere "Il treno va’." è un errore. "va’" si scrive con l'apostrofo solo quando è la seconda persona dell'indicativo presente, perché in quel caso sarebbe "vai" e si elide la "i". Ad esempio "Ma va'!" va con l'apostrofo perché sarebbe "Ma vai!" senza la "i" e con l'apostrofo per segnare l'elisione.


Credo che tu intendessi scrivere "imperativo presente"
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Luigi - Mercoledì 17 Novembre 2010, 10:49:04
Credo che tu intendessi scrivere "imperativo presente"

L'esempio che ho fatto è di imperativo presente, è vero, sono entrambi "vai" e un "va’" con l'apostrofo potrebbe essere l'uno o l'altro, non di certo la terza persona dell'indicativo presente.
In realtà non mi viene in mente nessun esempio di "va’" usato all'indicativo presente. Probabilmente hai ragione: "Il treno va’." è un imperativo presente, quindi ancora più sbagliato di quello che ho scritto; non solo nella persona, ma anche nel tempo.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Francesca M - Mercoledì 17 Novembre 2010, 10:56:13
Errore di distrazione, Luigi, come quando hai omesso l'accento dal "da" in funzione di verbo e non di preposizione semplice. E' un sollievo constatare che, oltre agli autori, sbagliano anche i correttori di bozze  :)
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Mercoledì 17 Novembre 2010, 11:20:32
Caro Luigi,
ti chiedo scusa se ho postato qui questo racconto. Per quando riguarda gli errori di spaziatura sono tutti di distrazione e anche le doppie virgolette. E'anche vero, come dici tu, che quando si pubblica si dovrebbe rileggere bene il testo per notare queste distrazioni e correggerle. Più che errori di punteggiatura, sono un cattivo utilizzo della tastiera, perchè scritto a mano questo racconto,  non avrebbe presentato tali errori.
Sul termine " Sbuffa "  sono daccordo con te, e' veramente brutto.
Sul presente indicativo sostituito con il presente imperativo ovviamente nulla da eccepire, l'ho fatto solo perchè il mio p.c. mi correggeva " Il treno va". Forse lo correggeva perchè in una prima stesura avevo lasciato qualche spazio che non dovevo.
Ovviamente nulla da eccepire sul fatto che il cambio di soggetto nell'ambito della stessa frase vada indicato.
Ti ringrazio per la tua lettura attenta. Credo però che tanti scrittori, anche noti, abbiano i correttori di bozze. E' proprio un mestiere fare il correttore di bozze, quindi ritengo importante il contenuto. Visto che ci sei, mi farebbe piacere se mi facessi un commento anche al contenuto. Un tuo eventuale giudizio negativo non mi offende, anzi mi sprona a migliorare. E' troppo banale il racconto?
 
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Luigi - Mercoledì 17 Novembre 2010, 11:20:49
Errore di distrazione, Luigi, come quando hai omesso l'accento dal "da" in funzione di verbo e non di preposizione semplice. E' un sollievo constatare che, oltre agli autori, sbagliano anche i correttori di bozze  :)

Nella mia gioventù, per racimolare qualche soldo durante gli studi, ho fatto anche il correttore di bozze, mestiere che ora credo scomparso, ma le osservazioni fatte sono più pertinenti ad un esame redazionale di un testo, perché certe osservazioni strutturali o di tecnica narrativa non sono proprie di una semplice correzione di bozze.
Non vorrei che quello che ho scritto fosse preso come semplici "quisquilie tecniche" che solo un correttore pignolo coglierebbe. Si tratta invece delle basi della tecnica narrativa e dello scrivere in italiano, e se si vuole scrivere narrativa in italiano non vedo come si possa fare a meno dell'una o dell'altro.

Comunque, fra scrivere un'opinione nel forum e pubblicare un racconto, dovrebbe esserci una differenza e quegli errori dovuti alla fretta che sono ammessi in un post, non dovrebbero esservi in un racconto pubblicato. Un po' la stessa differenza che c'è fra parlare tra amici al bar (dove magari un congiuntivo salta) ed il fare un discorso in pubblico (dove si richiede una maggiore attenzione a quello che si dice ed a come lo si dice).
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Mercoledì 17 Novembre 2010, 11:33:03
Luigi, io non penso affatto che siano quisquille tecniche, anzi sono essenziali per uno scrivere corretto. Devo dire che non ho prestato la sufficiente attenzione ed effettivamente ho postato il testo come fosse un messaggio sul forum.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Luigi - Mercoledì 17 Novembre 2010, 11:34:31
Credo però che tanti scrittori, anche noti, abbiano i correttori di bozze. E' proprio un mestiere fare il correttore di bozze, quindi ritengo importante il contenuto.

No, si tratta di due fasi e di due operazioni diverse e distinte.

C'è una prima fase nella quale il manoscritto (anche se in realtà è ormai al computer) viene esaminato da un redattore (editor, tecnicamente, in inglese) che esamina tutti gli errori fatti dall'autore, sia di grammatica, di composizione, di stile, di tecnica narrativa. In realtà, se si tratta di un autore già pubblicato, ci si aspetterebbe che non vi fossero errori di grammatica!
L'editor bada che il discorso "fili", che non vi siano impuntature nella lettura, ruvidezze, che non corregge ma che segnala all'autore per una eventuale revisione. Inoltre l'editor bada alla continuity ed alla coerenza del testo. Ad esempio che non si citi prima un personaggio che fa ingresso solo dopo, o che non si inforchino gli occhiali in un romanzo ambientato nell'antica Roma.
Il lavoro dell'editor porta ad una revisione del testo che viene fatta dall'autore, secondo le osservazioni fatte dall'editor, che l'autore può accogliere o meno.
A questo punto c'è una versione finale, che viene passata ai grafici per l'impaginazione. Dopo l'impaginazione c'è la correzione di bozze, che ormai viene effettuata dall'editor stesso o da un secondo redattore (di grado leggermente più basso, o all'inizio della carriera). Essendo il testo impaginato non più ribattuto, come avveniva anni or sono, non c'è più bisogno di una vera e propria correzione di bozze, perché il testo impaginato è già esattamente quello della versione definitiva. C'è caso mai da fare solo un ultimo controllo e da verificare che i grafici non abbiano combinato qualche casino mischiando le pagine (cosa rara).  Ormai la correzione delle bozze riguarda più che altro l'impaginazione, se c'è la giusta testatina, se ci sono le giuste note a pie' di pagina, se il titolo del capitolo è nel carattere giusto alla giusta distanza dal testo, ecc...
Quel mestiere che fece Vittorini è ormai scomparso.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Luigi - Mercoledì 17 Novembre 2010, 12:37:58
Per quel che riguarda il contenuto, mi sembra che il tuo racconto sia imperniato sull'incontrare casualmente degli sconosciuti per qualche ora, periodo durante il quale si crea un fallace e provvisorio senso di intimità, che poi svanisce nel nulla alla fine dell'incontro.
La sensazione finale che vuoi raggiungere, probabilmente sarebbe stata raggiunta meglio se fra il personaggio principale ed i due comprimari si fosse creata una maggiore intimità, cosa che invece non accade quasi per nulla.
Oltre allo scenario marito in viaggio di lavoro/donna a casa, avresti potuto visualizzarci altri scenari magari più coinvolgenti, e coinvolgere di più il lettore.
Ti faccio un esempio, su cui avresti potuto lavorare di più. Il libro che legge l'uomo, cos'è? Un libro di lavoro, un romanzo giallo, rosa? In una situazione reale, si fa sempre caso a cosa leggono i viaggiatori nello stesso scompartimento, soprattutto se un viaggio di ore. E si fanno ipotesi. Se è un libro di marketing, allora avrebbe avvalorato la tesi di un viaggio di lavoro. Ma poteva essere un libro di avventure, oppure un manuale di aiuto psicologico. Pensa a quali supposizioni potevi fare se dopo aver pensato alla donna a casa avessi visto che il libro parlava di come affrontare un divorzio. Oppure se fosse stato un manuale di seduzione (sarebbe stato forse un viaggio per andare a trovare un'amante? Avrebbe comprato rose rosse alla stazione?).
E poi, perché pensi che abbia una donna? Di che età è? Se non fosse giovane, perché non ipotizzare una moglie? Se fosse vecchio, potrebbe essere vedovo. Ce l'ha la fede? Non dici nulla, quindi non siamo in grado di capire se ipotizzi una moglie od una compagna. E se non ha la fede, perché ipotizzi che abbia una donna che piange a casa? E perché dovrebbe piangere, solo perché lui è un uomo? Non dai al lettore nessun elemento per pensarlo.
Invece devi dare al lettore gli stessi elementi che ti hanno portato a fare le ipotesi che fai, in modo che ne siano compartecipi e non semplicemente spettatori.
Come è vestito? Elegante, jeans, completo pantaloni e giacca o solo felpa alla Marchionne? Porta l'orologio? Qualcuno che viaggia per affari ha senza dubbio l'orologio. Ma se viaggia per affari, perché non ha preso l'aereo? Ormai il costo è quasi uguale e con l'areo arrivi prima e più riposato. Viaggi con il treno solo se non hai fretta, se oggi arrivi ed il lavoro ti aspetta l'indomani.
Si è rasato bene stamattina? Ha i capelli curati? E le scarpe? Sono tutti particolari che un uomo che viaggia per lavoro o per andare dall'amante cura. Uno che va dalla moglie o per turismo, no.
I viaggi in treno si fanno nei due sensi, per andare ma anche per tornare. Secondo te sta andando a Milano o sta tornando a Milano? E come sai che tutti e due scendono a Milano se nessuno ha detto nulla? E' passato il controllore? Oppure è passata l'ultima fermata (ma dici che mancano ancora due ore all'arrivo)? Quale è l'ultima fermata di un treno che va a Milano? Se è un Freccia Rossa è Bologna o ferma anche a Piacenza? Dopo dici che c'è una galleria: c'è una galleria fra l'ultima stazione e Milano? E ci sono due ore fra l'ultima stazione e Milano? Se non ci sono fermate intermedie, il FR ci mette in tutto 2 ore e 45, quindi la scena si svolgerebbe poco dopo la partenza. Hai verificato questi particolari? Perché se chi legge questo racconto fa spesso quel viaggio o l'ha fatto di recente, noterebbe eventuali incongruenze.

Ho parlato di un sacco di particolari, ovviamente non sarebbero tutti da trattare, ma devi sempre dare dei particolari ai lettori, in modo che possano immaginare i personaggi e comprenderli, magari immedesimarsi. Sono i particolari che costruiscono i personaggi. Il personaggio nasce da quello che il lettore desume dai particolari che tu gli descrivi, non dai ragionamenti o dalla tue sensazioni che scrivi.
Un personaggio appare più reale se lasci "vederlo" attraverso la descrizione piuttosto che attraverso il tuo commento. Ad esempio un uomo che chiude spesso il libro e poi lo riapre, legge e poi torna indietro di una pagina o due, si interrompe per guardare fisso con lo sguardo al di là del finestrino, poi riprende a leggere, si alza, cerca qualcosa nelle tasche e poi si risiede senza aver preso nulla, dà l'idea di inquietudine, di un problema, ansia... ed a questo punto il personaggio principale può pensare e ipotizzare, e il lettore sarà coinvolto molto di più nelle ipotesi perché gli hai dato dei particolari su cui ipotizzare lui stesso.
Oppure poteva "provarci" con il personaggio principale, poteva fare qualche battuta galante od anche solo dei sorrisetti compiacenti nonostante avesse la fede al dito, ed allora, con un libro di marketing, potevi ipotizzare che fosse un "traditore" con una donna piangente a casa ed in viaggio di lavoro, coinvolgendo in ciò il lettore perché gli davi dei motivi per farglielo pensare anche a lui.
Sono i particolari che fanno i personaggi e la narrazione, e tu di particolari in questo racconto ne dai troppo pochi, quasi nessuno, solo pensieri che un lettore legge ma che non può condividere.
Come esempio in treno, di incontro casuale e supposizioni, leggi "Avventura di un miope" di Calvino.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Luigi - Mercoledì 17 Novembre 2010, 12:56:53
Prevengo le obiezioni.
Si, quando un romanzo od un racconto parla di un viaggio, l'autore e comunque il redattore che ne fa l'editing verificano che treno od aereo, stazione ed aeroporto corrispondano alla realtà, che i luoghi siano esatti, che i nomi siano esatti, che i tempi di percorrenza siano esatti.
Un redattore deve sapere che i treni a Parigi dall'Italia arrivano alla Gare de Paris Lyon e non alla Gare de Paris Nord. Deve sapere, ad esempio, che se il romanzo parla di un italiano che arriva in treno a Londra, se il racconto è ambientato prima del 2007 sarebbe arrivato alla stazione di London Waterloo, ma dopo il 2007 alla stazione di London St. Pancras e quindi il protagonista non avrebbe potuto vedere la grande ruota della London Eye proprio lì accanto come invece l'autore ha scritto.
Se il romanzo o racconto parla di un viaggio in treno fra Roma e Milano, il redattore deve sapere quali e quanti treni fanno questo tragitto, quanto ci mettono ed a quali stazioni si fermano e quanto tempo ci mettono e se finiscono a Milano Centrale, Porta Garibaldi o Rogoredo.

Per quel che riguarda l'autore, quando una narrazione riguarda la realtà l'autore deve fare tutto il possibile perché corrisponda alla realtà il più possibile, perché il lettore vive la realtà e se si vuole che "viva" anche la narrazione non devono esserci palesi incongruenze o particolari che lo confondano.
Il lettore vuole anche che i personaggi si comportino come nella realtà. Nella realtà di un viaggio di alcune ore in treno con due persone, tu veramente non avresti notato nessun altro particolare oltre a quei pochi che hai descritto? Non avresti notato nulla in come sono vestiti, in come si muovono, che bagagli hanno...?
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Marco Canonico Baca8175 - Mercoledì 17 Novembre 2010, 15:51:03
Io mi cimento in un altro piccolo racconto:

L'impicciona


Il treno va’. Sbuffa annoiato, sbadiglia già dall’imbrunire. L’uomo con gli occhiali che mi sta di fronte ha un libro tra le mani, e alterna il suo sguardo tra il finestrino e  le pagine [...] Non c’è traccia. Si sono dissolti tra le nebbia di Milano e i miei nebulosi pensieri.


Ciao!
Io non lascerò un giudizio tecnico, sia perché non me ne tiene, sia perché forse non ne ho le capacità. Lascerò dunque,un commento da lettore di passaggio quale sono.

Sinceramente il racconto mi ha annoiato; sembra una paginetta di diario buttata lì, scritta in un momento di tremenda uggia.
I personaggi sono scialbi ( e non di proposito a mio avviso) ed è uno scorcio di vita...grigio, che proprio non mi cattura. Sono poche righe eppure, non sono riuscito a rimanere concentrato.
Il mio (ripeto) è solo un parere.

Shalom

Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Mercoledì 17 Novembre 2010, 16:21:15
Luigi, io volevo fare un racconto in  una sola pagina, inoltre volutamente non mi sono soffermata sui particolari perchè mi piace che il lettore immagini tanto ( forse questo è un concetto sbagliato),  mi piacciono le cose che lasciano il lettore in sospeso e che stimolino la sua fantasia,  infatti guarda caso potevo far finire il racconto con l'uomo che si avviava verso i taxi e dunque era solo, oppure  potevo immaginare che  fosse venuta una donna o un autista a prenderlo, etc etc. Volutamente il personaggio si è dissolto affinchè io non fossi costretta a raccontare  nulla su di lui e anche la donna incinta si è dissolta nello stesso modo. Volevo mettere in risalto solo un  modo di interagire con gli altri, un modo distaccato e freddo, come lo sono tutti i personaggi della storia, che non si scambiano neanche una parola. Anche l'attenzione posta sull'uomo è stata solo casuale, ( lo spunto il cruciverba" Amò Teseo"), il personaggio era solo strumentale per poter fare una considerazione sugli uomini.

Trasferendo tutto alla realtà io sarei una pessima testimone oculare. Riesco a conversare  una serata con una persona senza accorgermi se è calvo, se ha la barba  o i baffi, per non parlare degli abiti. Solitamente in chi legge noto il titolo di quello che legge e guardo l'espressione con cui lo fa, la velocità con cui sfoglia le pagine, e tutta la gestualità. Ho intitolato il racconto " l'impicciona" proprio perchè solitamente io non mi pongo il problema di quello che facciano gli altri nella vita; a Roma non conosco quelli che abitano nella mia strada e ci abito da trentanni. Eppure non è una strada sovrappopolata. Insomma non mi sono mai fatta i cavoli degli altri. Il mio compagno che abita con me da sei anni, conosce tutto il quartiere e si meraviglia che io non conosca quasi nessuno.

Ti ringrazio comunque per le tue ossevazioni. E' vero, il mio è un pessimo racconto perchè non sono riuscita a far capire quello che volevo far capire.

Ok Marco. Incasso e porto a casa. Grazie della sincerità
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Luigi - Mercoledì 17 Novembre 2010, 16:38:07
Ho intitolato il racconto " l'impicciona" proprio perchè solitamente io non mi pongo il problema di quello che facciano gli altri nella vita; a Roma non conosco quelli che abitano nella mia strada e ci abito da trentanni.

Una buona regola sarebbe quello di scrivere di quello che si sente, di scrivere secondo quello che si è. Ora non voglio dire che è necessario uccidere qualcuno per scrivere un romanzo su un serial killer, ma almeno bisogna avere la capacità, prima di poter mettersi a scrivere, di mettersi nei panni del protagonista, immaginare quello che prova. Se lo scrittore è molto pignolo, anche se non è un assassino lui stesso, però almeno riuscirà a dare dei tratti caratteristici di pignoleria al suo personaggio. Se impicciarsi degli affari degli altri non ti appartiene, non credo che sia una buona idea fare un racconto nel quale la protagonista è un'impicciona.

Io credo che per essere un buon scrittore bisogna essere un buon osservatore, avere la capacità di cogliere anche quello che non ci appartiene e, almeno per il momento limitato della creazione e dell'immaginazione, esserlo.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Martedì 23 Novembre 2010, 11:03:02
Buongiorno Luigi,
mi pare di aver capito che  possono pubblicare racconti gli autori che hanno la pagina personalizzata ( gli autori che sono iscritti all'associazione o che pubblicano poesie in esclusiva)
" o" mi fa capire che non necesariamente debbano sussistere le due condizioni. Io pubblico in esclusiva ed ho la pagina personalizzata,  ma non sono iscritta all'associazione. Posso pubblicare o no i racconti?
Ti faccio questa domanda perchè il server non mi fa pubblicare.
grazie
gabriella
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Luigi - Martedì 23 Novembre 2010, 11:24:34
Se hai la pagina personalizzata dovresti, ora controllo.

Ne approfitto per ricordare di non usare il forum per fare domande personali, ma di usare le mail alla redazione.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: aureliastroz - Martedì 23 Novembre 2010, 15:19:29
Era da un po' che non leggevo questo topic ed ho trovato ottimi interventi; costruttivi, che fanno riflettere ed aiutano a comprendere alcuni di quelli che sono i capisaldi per creare un buon racconto. Non sono uno scrittore e proprio per questo, riflettere su alcuni aspetti che non sono immediati, mi ha aiutato a comprendere dei meccanismi che davo per scontati
Ecco come mi piacerebbe fossero gli interventi in un forum.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: Marina Como - Venerdì 3 Dicembre 2010, 12:31:50
Una buona regola sarebbe quello di scrivere di quello che si sente, di scrivere secondo quello che si è. Ora non voglio dire che è necessario uccidere qualcuno per scrivere un romanzo su un serial killer, ma almeno bisogna avere la capacità, prima di poter mettersi a scrivere, di mettersi nei panni del protagonista, immaginare quello che prova. Se lo scrittore è molto pignolo, anche se non è un assassino lui stesso, però almeno riuscirà a dare dei tratti caratteristici di pignoleria al suo personaggio. Se impicciarsi degli affari degli altri non ti appartiene, non credo che sia una buona idea fare un racconto nel quale la protagonista è un'impicciona.

Io credo che per essere un buon scrittore bisogna essere un buon osservatore, avere la capacità di cogliere anche quello che non ci appartiene e, almeno per il momento limitato della creazione e dell'immaginazione, esserlo.
Su questo punto concordo con Luigi. Ma voglio sottolineare una cosa che forse potrebbe aiutare, e che è il caposaldo anche di un buon attore.
Ognuno di noi, ha dentro di sè delle esperienze, delle più disparate. Ci sono stati momenti nella nostra vita, o periodi, in cui ci siamo sentiti "come" qualcuno, o forse lo eravamo davvero: da bambina ero gelosissima della mia bambolina nuova, contrariamente alle mie abitudini, mi sentivo davvero avara e mi pare proprio di aver desiderato uccidere mio fratello, si, sentivo che sarei potuta essere una vera assassina se la avesse toccata. Ecco, il ritrovare quella parte di se che più non ci appartiene,  o che forse ci appartiene per brevi attimi, ricordare come ci si sente, aiuta nella immedesimazione. Ma non bisogna ricordare come ci si sentiva, ci si deve sforzare di "provarlo" davvero. Ovviamente non si può comunque scrivere di tutto su tutti, poiché fortunatamente alcune esperienze esulano dal nostro passato, o ci hanno talmente soltanto sfiorato da non farci provare alcunché (è morto nonno: oh, poverino, macchissenefrega, non lo avevo neanche conosciuto e visto che ha fatto del male a papà, meglio così. Non potrò mai fare un personaggio dispiaciuto per la perdita del caro nonnino, ma questo può non essere vero, se riesco ad immaginare che mio nonno era quel mio gattino che mi aveva fatto tanto piangere quando è andato sotto una macchina= fantasia, come dice Luigi).
Ma come tutti gli attori non possono recitare tutti i personaggi possibili, oppure lo possono fare con scarsissimi risultati, anche lo scrittore deve tener conto dei suoi limiti di persona.
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Martedì 21 Dicembre 2010, 11:40:07
Mi dispiace che l'area racconti sia così poco frequentata. Vi vorrei segnalare un racconto scritto da Annamaria Barone veramente bello. Titolo: Se questo é amore.
Mi piacerebbe condividere con voi il piacere della lettura ed eventualmente vorrei una vostra opinione
Titolo: Re: Esempio
Inserito da: India - Giovedì 30 Dicembre 2010, 20:08:14
Insisto ancora con un nuovo racconto di Annamaria Barone, veramente degno di nota, evidentemente sia in letture che in commenti vale lo stesso discorso che per le poesie. Peccato!  Se c'è qualcuno tra voi che ama la prosa e non non ha letto i racconti di Annamaria Barone si è perso veramente tanto.