Autore Topic: IL BACCALÀ DELLA LUIGINA  (Letto 277 volte)

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Offline Wilobi

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IL BACCALÀ DELLA LUIGINA
« il: Mercoledì 4 Luglio 2018, 16:16:28 »
"Provarlo per crederci:"


Se al mezzodì della domenica
i baffi ti vuoi leccare
quel che serve è solo stocafisso
procedi senza fissazioni

secco secco, un asciutto figurino
che più costa
più la figura sarà tosta.

Dopo averlo per ben sfibrato,
menato a cazzotti o meglio di mazzetta
e  di sega in più parti separato
stia in ammollo sin dal giovedì mattina.

In acqua  per due giorni almeno
ad ogni mezza, cambiata, poi
- pinne, lisca e pelle via -
diliscato  ed eviscerato
è pronto per porsi, il sabato mattina,
a disposizione  dell'arte culinaria
forse meglio dire gastronomica 
meno propensa al cul in aria.

Ma bandite le ciance
e presa  idonea pentola
come tela la si empia:
ci si facciano finire cinquecento
emmelle di verdi guerrieri olio
color dell'oliva in compagnia
di cipolla e spicchio d'aglio 
che nudi e ben tritati
si vergognino pian piano,
arrossiscano un  pochino.

E giunge del reidratato   il tempo
dei suoi settecento grammi
aggiunti a lenire i danni
dall'infuocato  sole provocati,

nella  minor  misura spaccato
del maggior numero di pezzi possibile
che, con due chiodi garofano,
al trito spalmino la schiena
con poca noce moscata,
sale di quel tanto che basta
salsa o concentrato che certo non manca
e acqua

di tanto in tanto  aggiunta
per far bollire a fuoco lento
un'intera giornata
e con poco ritmo mescolando 
giusto ad evitare  eccessiva  confidenza
nuova amicizia col fondale

perchè più cuoce più piace.

Poi stanco del bollente trambusto,
tutta notte lo si lasci riposare
... che s'insaporisca
e servito il giorno appresso
in doveroso abbinamento
d'amabile  polentina
ad ingabbiarlo, stupirci
e per gola rapirci.

P.S. Ho sentito che non esce
a pranzo e cena se non
con bianco d'annata
o giovane rosso
sufficientemente tannico
e discreto tenore alcolico.