Autore Topic: Il dualismo nell'immagine pittorica  (Letto 7358 volte)

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filodiseta

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Il dualismo nell'immagine pittorica
« il: Lunedì 5 Maggio 2008, 08:34:36 »
"La conoscenza razionale è un sistema di concetti astratti e di simboli, caratterizzata dalla struttura lineare e sequenziale tipica del nostro modo di pensare e di parlare. Nella maggior parte dei linguaggi questa struttura lineare è resa esplicita dall’uso di alfabeti che servono a comunicare esperienze e riflessioni con lunghe file di lettere.
Il mondo naturale, d’altra parte, è un mondo di varietà e complessità infinite, un mondo multidimensionale che non contiene né linee rette né forme perfettamente regolari, nel quale le cose non avvengono in successione ma tutte contemporaneamente; un mondo in cui – come ci insegna la fisica moderna – persino lo spazio vuoto ha una curvatura".

Fritjof Capra - Il Tao della fisica




Non possiamo mai leggere la totalità di una scrittura, quando essa sembra assumere forme non lineari, come invece siamo abituati mettendo una parola dopo l'altra, una frase dopo l'altra...
Significa che non siamo allenati a leggere a geroglifici, una poesia, uno scritto  e forse perdiamo qualcosa che la mente non percepisce. 

Tutto ciò si può dimostrare anche attraverso le immagini pittoriche, nelle quali la percezione non è  proiettata da click fotografici.
Per farlo, mi servirò di una mia stessa opera pittorica proponendola nella versione originale, perfettamente leggibile, grazie a un riferimento figurativo, e poi mostrando come, con un semplice ritocco, essa si possa trasformare in un quadro astratto, quindi, più difficilmente interpretabile.




Una figura abbandonata, malinconica, con lo sguardo perduto nel vuoto e nel tempo, quasi in attesa di qualcuno che non vede arrivare. Potremmo trovare uno, nessuno, centomila significati, perché l’immagine ci fornisce un particolare (viso). E così, il mio quadro verrebbe letto solo in funzione di esso, rischiando di perdere tutta l’anima e la materia presenti in ciò che non richiama diretta attenzione.
La vista assorbe tutto e la mente tarda a reagire al diverso dello sfondo, che è quello che include il significato pittorico vero e proprio dell’opera.




Allora  supponiamo che quel viso sia di troppo e vediamo una versione corretta al computer e ruotata di 90° a sinistra.

Cosa resta di tutti i nostri significati? Proprio nulla mi pare: il richiamo figurativo risultava solo un pretesto per suscitare gradimento, per fare riposare l'occhio su un bel viso. Dare un significato palliativo al contesto, per proporre invece il vero intento pittorico nello sfondo. Quello di ottenere l'equilibrio di masse informali, su una base figurativa, tormentandola, distruggendola, ricostruendola, nella ricerca e nella sovrapposizione della materia.



« Ultima modifica: Lunedì 5 Maggio 2008, 08:51:24 da Filodiseta »

filodiseta

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Re: Due immagini in una
« Risposta #1 il: Lunedì 5 Maggio 2008, 08:35:31 »


Ringrazio per l'attenzione ;) e magari, se ci sarà una prossima volta, metterò a confronto una tela di Fontana e una foto scattata a Bologna nel 1972.... boh ;D



filodiseta :-*

Offline Elisabetta Randazzo

Re: Due immagini in una
« Risposta #2 il: Lunedì 5 Maggio 2008, 15:32:24 »

Ringrazio per l'attenzione ;) e magari, se ci sarà una prossima volta, metterò a confronto una tela di Fontana e una foto scattata a Bologna nel 1972.... boh ;D



filodiseta :-*



Non ti smentisci mai!

Elisabetta
"La poesia non è un modo di esprimere un'opinione. E' un canto che sale da una ferita sanguinante o da labbra sorridenti."
Kahlil Gibran

alexandra

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Re: Il dualismo nell'immagine pittorica
« Risposta #3 il: Martedì 6 Maggio 2008, 10:14:05 »
Davvero interessante... innanzitutto complimenti per l'opera e per come hai saputo spostare l'attenzione da un punto all'altro!

Vero è che quando si fissa l'immagine, l'attenzione è posta soprattutto sul viso, questo ritratto che pare riservato, pensieroso, lievemente impostato, quasi altezzoso e distaccato (vabbè io ci vedo sempre quello che voglio vedere! ;D)
Ma poi tutto viene sconvolto riproponendo la stessa opera ruotata e amputata del viso, allora si che lì ci si può sbizzarrire in mille interpretazione, perchè il soggetto non è più preciso e la fantasia può volare...


Offline Stefano Toschi

Re: Il dualismo nell'immagine pittorica
« Risposta #4 il: Martedì 6 Maggio 2008, 15:27:51 »
Innanzi tutto complimenti per il tuo dipinto.
Equilibrio di masse informali su una base figurativa…
Ovvero l’ordine formale cosciente si basa sull’equilibrio precario di informi forze magmatiche inconsce?
Ma a proposito della possibilità di leggere un dipinto secondo diverse chiavi nel momento in cui viene meno una struttura capace di focalizzarne l’interpretazione in una direzione privilegiata, mi torna in mente Gino Severini con le sue equivalenze analogiche nelle quali si esprimono simultaneamente le intuizioni artistiche di realtà diverse, soprattutto in rapporto alle “analogie plastiche del dinamismo”.
Nella fattispecie più che di masse informali si deve parlare di forme astratte (geroglifiche?) che nella loro associazione e compenetrazione determinano il comporsi e lo scomporsi di immagini in un ritmo che può ben definirsi poetico, nel senso che il significante, il segno, partecipa alla finalità espressiva in maniera affatto autonoma rispetto al suo significato così da poterne assumere o suggerire di nuovi ed inaspettati.
In questo caso il fruitore dell’opera è chiamato a ricostruire un senso sulla base delle proprie intuizioni ed emozioni.
Ecco ad esempio un pastello su carta del 1914 intitolato danzatrice+mare+vela= mazzo di fiori.



“Esistono due tipi di analogie: le analogie reali e le analogie apparenti. Per esempio: Analogie reali; il mare con la sua danza sul posto, movimenti di zigzag e contrasti scintillanti di argento e smeraldo evoca nella mia sensibilità plastica la visione lontanissima di una danzatrice coperta di pagliette smaglianti nel suo ambiente di luce, rumori e suoni.Perciò mare=danzatrice.
Analogie Apparenti: l'espressione plastica dello stesso mare che per analogia reale evoca in me una danzatrice, mi dà, al primo sguardo, la visione di un gran mazzo di fiori. Queste analogie apparenti, superficiali, concorrono ad intensificare il valore espressivo dell'opera plastica. Si aggiunge così a questa realtà: mare=danzatrice + mazzo di fiori”
da G. Severini, Le analogie plastiche del dinamismo, 1913.

"Ogni certezza è nel sogno" (E. Poe)

filodiseta

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Re: Il dualismo nell'immagine pittorica
« Risposta #5 il: Giovedì 8 Maggio 2008, 08:31:57 »
Grazie a Elisabetta, Francesca e Stefano. Felice di avere la vostra attenzione :-*





,
e poi mostrando come, con un semplice ritocco, essa si possa trasformare in un quadro astratto, quindi, più difficilmente interpretabile.
, e poi mostrando come, con un semplice ritocco, essa si possa trasformare in un quadro astratto, quindi, più difficilmente penetrabile.

Devo innanzitutto fare questa correzione al mio post precedente, perché mi rendo conto di avere indirizzato i commenti alla possibilità di comprensione interpretativa della parte che si sviluppa attorno al viso, piuttosto che a quella di comprensione percettiva di un particolare stato d’animo.



Ovvero l’ordine formale cosciente si basa sull’equilibrio precario di informi forze magmatiche inconsce?
Diciamo di una casualità e di una forza inconscia supportate dal possesso di anni di tecnica, che permette all'inconscio stesso di decidere, quando fermarsi, senza un tocco in più o un tocco in meno. Infatti, il rischio della ricerca informale è proprio quello di esagerare, di non comprendere quale sia il punto di arrivo e quello di partenza.
Per questo parlo di equilibrio di masse informali, che inizialmente si ottiene con un controllo razionale del lavoro che si delinea sotto il pennello, e solo con  il possesso pieno di sensibilità pittorica e tecnica, può essere liberato a semplici gesti naturali, istintivi.



Equilibrio di masse informali su una base figurativa…
E spiego anche il termine informale, perché di ricerca informale si tratta, nello specifico di un quadro come questo, a tecnica mista, dove sovrappongo materiale (carta di giornale, colla, vernice) agli elementi di base (tela-colore), per poi graffiarlo, carteggiarlo, addirittura lavarlo alla ricerca dell’interno della materia. Mi rendo conto che avrei dovuto pubblicare un’immagine grande abbastanza, per dare un’idea più netta dell’anima che vibra in questo sfondo (il geroglifico, in questo caso), che testimonia l’irruenza del gesto del togliere e del mettere, lo stato d’animo che lo stava dettando, senza farmi mancare la sorpresa nell’assistere all’effetto finale  :o


Stessa cosa che mi succede quando scrivo poesia: conto sempre molto sulla sorpresa. Ma questa è tutta un’altra storia, forse… ;)



filodiseta

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Re: Il dualismo nell'immagine pittorica
« Risposta #6 il: Giovedì 8 Maggio 2008, 08:32:57 »


Ma a proposito della possibilità di leggere un dipinto secondo diverse chiavi nel momento in cui viene meno una struttura capace di focalizzarne l’interpretazione in una direzione privilegiata, mi torna in mente Gino Severini con le sue equivalenze analogiche nelle quali si esprimono simultaneamente le intuizioni artistiche di realtà diverse, soprattutto in rapporto alle “analogie plastiche del dinamismo”.
Mi piacerebbe tornare per mettere a confronto l'opera che proponi con la Gioconda di Leonardo. Magari teniamo nel cassetto l'idea, per le due prossime immagini ;D



filodiseta

Offline Marina Como

Re: Il dualismo nell'immagine pittorica
« Risposta #7 il: Giovedì 8 Maggio 2008, 18:31:59 »
 ;D  e guardi...
ciclopico al centro.
L'occhio sguercio
non vede altro.
Ah, l'amore!
Se voglio fare la stronza ci riesco bene.  Talmente bene che quasi quasi ci sono. O forse ci sono.  Si, deciso.

Offline Rb

Re: Il dualismo nell'immagine pittorica
« Risposta #8 il: Venerdì 30 Maggio 2008, 22:37:28 »

  Io non ho mai dipinto. Una volta a scuola ho ricevuto un elogio dal professore di disegno perchè avevo disegnato una mia compagna che faceva da modella per tutta la classe, con molto realismo.
Il voto più bello lo ha avuto un'altra mia compagna che disegnava molto bene ( così dicevano tutti ), ma a guardare il ritratto , anche se bello, sembrava avesse disegnato sua cugina , anzi, una serie di cugine, tutte gemelle, clonate, tutte uguali, infatti la stessa faccia ce l'aveva disegnata anche sulle pagine del diario, bellissima e perfetta e uguale uguale a quella
che le ha fatto avere il voto migliore.
 Io ho avuto un voto mediocre e un elogio perchè avevo colto aspetti identificativi del viso e anche una certa espressione negli occhi.
Da quel giorno non ho più dipinto perchè anche se lo facevo non mi avrebbe capito nessuno e ci sarebbe stato sempre qualcuno con tante cugine tutte uguale da ricopiare destinato a vincere qualunque competizione.
Comunque mi piace l'arte pittorica, mi piace tanto d aperdermici dentro, a volte.

Offline Phersu

Re: Il dualismo nell'immagine pittorica
« Risposta #9 il: Domenica 15 Giugno 2008, 19:27:50 »
Se posso, esiste anche un'altra dualità dell'immagine pittorica, cioè il significato simbolico-occulto che moltissimi dipinti posseggono. Citerò il Parmigianino, grande pittore ma anche grande alchimista, egli ha nascosto nei suoi dipinti conoscenze iniziatiche che oggi sfuggono a chi non conosce l'alchimia, per esempio. Potrei citare anche Leonardo, e qui le sorprese sarebbero notevoli in quanto ha riportato una versione tutta sua di alcuni avvenimenti dei Vangeli, mostrando una conoscenza anche dei Vangeli apocrifi.
L'arte pittorica è come un libro aperto, dove sono visibili, ma non decifrabili ai più, significati occulti importanti.
Perdonatemi questa intromissione, ma da semplice appassionato volevo segnalare anche questa che mi sembra una dualità dell'arte.