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Ossessione di carta

Dramma

Per la quarta volta consecutiva in quella stessa settimana, Eugenio entrò nel negozio di libri antichi.

Appena varcato l'uscio sentì il solito e polveroso odore di carta invecchiata e, senza esitazione, appoggiò lo sguardo sul contenuto di ogni singolo scaffale. Immediatamente percepì la ormai nota sensazione di calore, un misto di pacifica rilassatezza fisica, abbinata a una sorta di frenetica effervescenza mentale e la sua vista si ripulì da qualsiasi visione che non riguardasse eleganti involucri cartacei. Dopo aver rallentato il respiro, iniziò il rito della scelta con la declamazione di quella che per lui costituiva una originale preghiera di iniziazione.

«Eccovi, finalmente!». «Anche oggi uno di voi diventerà mio. Entrerà nella mia casa, nella mia vita, nel mio cuore e da quel momento inizierà la mia adorazione. Ogni giorno penserò a lui, alle sue pagine lisce, leggermente offuscate, dai bordi appena consunti. Ammirerò gli aloni ingialliti, testimoni silenziosi di un tempo lontano. Venererò quelle piccole macchie antiche che un lettore distratto ha lasciato durante la lettura. Annuserò il profumo di vecchio conservato all'interno di quello che mi sembrerà uno scrigno, prezioso e ambito più di qualsiasi e inutile gioiello».

Eugenio riaprì gli occhi dopo che la sua mente aveva vagato nell'immensa libreria di casa, trovando un posto libero che potesse accogliere il nuovo arrivo.

«Ora girerò in mezzo a questi scaffali e sceglierò il libro più pregiato che ammalierà la mia acuta vista». «Preparatevi bambini miei, perché solo uno uscirà da questa stanza dove regna l'oblio, per iniziare una nuova vita sotto il sole. Lo presenterò agli altri compagni, e si prenderà un piccolo spazio nella mia casa che sarà suo per sempre».

Fin da piccolo l'amore di Eugenio fu indirizzato ai libri. Lo si poteva considerare un lettore accanito, ma, dopo la morte dei genitori, in lui, unico erede di una ricca famiglia, qualcosa cambiò e il desiderio di lettura si trasformò in una bramosia del possesso. Più un libro era antico e maggiore era il compiacimento personale.

«Ora vi toccherò uno a uno e colui che mi farà provare quella piccola e vogliosa ansia di dominio, mi seguirà».

Per ogni libro toccato, Eugenio trasferiva il suo pensiero in un altro mondo. Allora immaginava colui che aveva ideato la storia, la casa editrice che ne aveva deciso la stampa e il successivo acquirente del pregiato testo. Ogni libro conteneva un suo piccolo universo, magnifico e inconsueto, da esplorare.

Eugenio era così preso dalla sua scelta che improvvisamente:

«Ops, mi scusi signorina se l'ho urtata. Ero talmente distratto dai libri che non mi sono reso conto dove stessi andando». «Non si preoccupi, non è nulla». «Il suo viso non mi è nuovo. Direi di averla vista in questo negozio più di una volta. Anche lei è una ricercatrice di libri antichi?».

«Non si sbaglia. Difficilmente acquisto testi freschi di stampa. Li trovo così banalmente privi di spessore storico. Adoro i libri antichi. È come entrare in un piccolo e sconosciuto universo».

Eugenio rimase stupefatto. Era la stessa e identica cosa che provava anche lui. Non aveva mai considerato di trovare una persona che provasse le sue stesse emozioni. Non che credesse di essere l'unico al mondo ad avere una passione così profonda, ma, più banalmente, non ci aveva mai pensato. Allora fu un inaspettato piacere condividere con un'altra persona la sua prepotente passione e si mise a raccontare di quel benedetto giorno in cui il padre gli regalò il primo libro antico, una bellissima e indimenticabile edizione di Anna Karenina. Poi le parlò di tutti i mercatini di libri che aveva esplorato, le continue ricerche in internet, le aste on line, le visite ai parenti di persone decedute la cui eredità era costituita anche da una vasta libreria, fino ad arrivare a quel negozio, uno dei più forniti ed esclusivi al mondo. Eugenio si sorprese nel constatare che la sua interlocutrice lo seguiva con un interesse particolare e senza mai interromperlo, come un alunno che ammira l'insegnante più bravo.

Alla fine di questo suo excursus mentale, fece un invito che prima d'ora non aveva mai osato pronunciare ad anima viva:

«Noto con piacere che abbiamo gli stessi interessi per cui mi sento di affermare che sarebbe un vero onore presentarle la mia fornita raccolta, se lei mi riuscisse a concedere un paio d'ore o poco più».

«È un vero piacere accettare il suo invito, e visto che lei, Eugenio, non me lo ha ancora chiesto, il mio nome è Sara. Direi che possiamo andare anche subito. La mia mattinata è completamente libera e, a questo punto, dedicata a lei».

Eugenio si sentì come quel giorno che trovò il libro più importante della sua vasta collezione e nel rimandare la scelta del testo da acquistare, si diressero verso la sua abitazione assai vicina al negozio.

«Ecco Sara, ho l'onore di presentarle tutti i miei figli. Alcuni di essi li ho ereditati da mio padre, ma più che altro sono il frutto di una assidua e ininterrotta ricerca. Non c'è stato un solo attimo della mia vita in cui non pensassi a un libro. Alcuni di essi mi hanno colpito per la bellezza esteriore dell'edizione. Altri per la rilegatura di pelle o la scelta della carta e dei caratteri di stampa. Taluni mi hanno catturato pensando ai precedenti proprietari, persone ricche e illustri, amanti di libri al pari di me. Altri ancora hanno riscosso la mia ammirazione per avere superato indenni periodi ed eventi storici importanti. Guerre, incendi, disastri di vario tipo, come se un Dio protettore ne avesse evitato l'estinzione. Le sembreranno strani questi miei discorsi, ma credo di essere un predestinato, al pari di un sacerdote che trascorre la sua vita in preghiera. Dei miei figli so tutto, data di stampa, numero di pagine e di edizione, a chi è appartenuto in precedenza, una sorta di albero genealogico dentro la mia mente».

«Sono stupita caro Eugenio. Non credevo di trovare tanta passione e costanza. Ora le chiedo se posso vedere quello che lei considera l'opera più preziosa. La sua raccolta può vantare un libro quasi introvabile?».

«Attendevo questa domanda. Ebbene sì! C'è un libro che conoscono in pochi e che ha una sua storia assai particolare. Non so se lei conosce - L'anima dietro al dipinto -. In pratica sarebbe la biografia postuma di un famoso pittore. In quel libro, l'artista confessò al mondo il suo amore per un uomo, ripudiando completamente la moglie e i figli avuti da lei. L'artista dichiarò pubblicamente che l'ispirazione gli nacque dall'amore provato per un suo amico, anch'esso pittore, ma assai meno famoso e condannò l'intera famiglia, più interessata alla sua situazione economica che all'arte stessa. Questa biografia fu stampata in un centinaio di copie, mai autorizzata dalla famiglia e dopo un lungo processo contro la casa editrice, la prima e unica edizione venne ritirata prima della commercializzazione. Tuttavia solo una copia si salvò da questa razzia inumana e fu quella regalata all'amante del pittore, con tanto di dedica iniziale. Il libro conteneva alcuni pensieri d'amore omosessuale di una bellezza incredibile e di una profondità ancestrale. Sarà un onore per me mostrargliela, ma la devo abbandonare solo attimo perché vado a prelevare il prezioso volume dalla mia cassaforte privata».

«Faccia con comodo caro Eugenio. Approfitto della sua breve assenza per una telefonata a casa».

Eugenio si stava dirigendo nella stanza, dove aveva installato la cassaforte quando un pensiero gli invase la mente. Non ricordava di aver detto il suo nome a Sara e nemmeno di essersi mai presentato in passato. Mentre tornava di gran fretta in biblioteca, udii il suono del campanello di casa.

«Buongiorno, Signor Eugenio. Noi siamo i discendenti del pittore di cui lei conserva il famoso volume. Sara è la nipote diretta. Non è stato facile trovarla, ma dopo anni di ricerche siamo finalmente giunti al negozio dove lei si serve abitualmente e in tal luogo, un paio di anni addietro, lei acquistò il libro del nostro defunto parente. Siamo qui per riprendere il testo che appartiene alla famiglia, anche se fu regalato a uno sconosciuto pittore di dubbia moralità, non più in vita. Il libro è pieno di menzogne, scritte da un uomo la cui mente aveva perso il lume della ragione. È un bene per l'intera umanità non leggerne il contenuto, perché la pazzia degli ultimi anni non deve rovinare una fama artistica così meritata. È nostro compito salvaguardare la memoria del grande maestro e, per tale motivo, la preghiamo di restituirci il maltolto senza dover ricorrere necessariamente a un intervento della polizia».

Eugenio era disperato. Stava per lasciare il bambino più amato, come un padre che saluta il figlio soldato per una guerra che non lo lascerà tornare. Avvilito e piangente consegnò il prezioso libro ai parenti del pittore, augurandosi che portasse a loro una micidiale sfortuna.

Rimasto solo decise di affrontare la perdita al pari di un tragico lutto e senza alcuna titubanza, prese una sedia e si mise di fronte alla cassaforte aperta in una sorte di veglia contemplativa, cercando di immaginare il suo amato oggetto nel posto che aveva occupato fino a quel drammatico momento.

Restò così, in muta e dolorosa adorazione per tutti gli anni a venire di quella sua vuota esistenza, inesorabilmente rovinata per sempre.


Paolo Gugnoni 14/02/2014 05:34 2 739

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonchÚ qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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«Se qualcuno legge sul serio questo racconto non pu˛ non rimanerne colpito per la completezza dello spunto narrativo e creativo. Complimenti Paolo.»
Rosafio Giancarlo

«E' di scorrevole e piacevole lettura questo racconto, e in pi¨ ha un sorprendente "colpo di teatro" finale. Quello che sembrava un quasi erotico incontro tra due bibliofili accaniti era in realtÓ un inganno ordito ai danni del protagonista, unico vero bibliofilo del racconto. La sottrazione finale del libro e la sua scomparsa hanno poco da invidiare all'incendio dell'abbazia immaginato da Umberto Eco nel "Nome della rosa", in cui verrÓ per sempre perduto il trattato sul riso di Aristotele.»
Antonio Terracciano

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