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Biografie e Diari

L’ anno stava finendo, eravamo al 6 di Dicembre, il giorno più amato dai piccini perché San. Nicolò fa trovare ad ognuno di loro un giocattolo desiderato. Per me e da tanti anni una data ancora più particolare e significativa, il 6 dicembre di 32 anni prima mi sono sposata Quel giorno, come facevo da tanti anni oramai, prima di fare colazione, ero uscita con la mia boxer di nome Beba per un solito giro mattutino in santa pace, mentre il traffico era ancora scarso e rare le persone che si incamminavano per recarsi al lavoro. Allo sfumare di quell’ alba un tiepido sole paglierino cercava di illuminare con discrezione un giovane inverno che disegnava strade grigie, alberi nudi e cespugli rinsecchiti tutti anonimi all’ occhio di chi li guardava.Era un preludio triste per la fine di una giornata che avrei dovuto vivere, ma non lo sapevo ancora! Da tempo la bestiola dimostrava l’ avanzata età,lenti i suoi passi ora mi facevano rimpiangere i momenti in cui nel pieno del suo vigore schizzava fuori dal portone impaziente di scoprire una nuova giornata di odori e profumi che solo essa decodificava, ma che la rendevano felice. Scortata da me cervava in ogni modo di rendermi partecipe alla sua contentezza.Pazientemente avevamo poi fatto ritorno a casa e mentre essa si era sitemata sulla sua cuccia, io cercavo di organizzarmi per festeggiare in famiglia il mio anniversario .Indaffarata com’ ero, solo più tardi notai l’ insolita tranquillità di Beba, mi accucciai accanto al giaciglio > Tu non stai troppo bene oggi, vero> mentre accarezzandola sul muso, chiudendo gli occhi, emise un lamento appena percettibile<.Dove ti fa male, piccola mia,> le chiesi inconsciamente come se lei potesse dirmelo. Cercando di distoglierla un pochino, la incitai a seguirmi accanto al divano dove mi sedetti in attesa che mi seguisse docile come sempre .Restò per un po’ seduta,poi quasi aiutandosi con un sospiro cercò di mettersi in piedi, ma le zampe posteriori cedettero all’ improvviso rimettendola come stava prima. Si spaventò e con quei suoi meravigliosi occhi nocciola ancora così limpidi mi guardò come a volersi scusare per non riuscire ad ubbidire al mio comando. I cani hanno la virtù di desiderare sempre di compiacere il loro padrone anche se ciò può rivelarsi per loro complicato e sofferto..Se qualche cosa glielo impedisce, dimostrano il disappunto cercando comprensione con lo sguardo che chiede scusa a modo loro. Dopo dodici anni condivisi in ogni attimo con quel cane, ora mi si presentava davanti una triste ipotesi che il mio cuore si rifiutava di accettare, mentre con la mente mi creavo mille domande con altrettante risposte, il mio stato d’ animo ne usciva sconcertato e ansioso.Inginocchiata accanto al cane, passai le mani dolcemente sulla sua schiena fino a massaggiarle le zampe che avevo viste così deboli< Queste belle muscolose zampe ritorneranno a corre, vedrai mia Beba> le sussurrai all’ orecchio, mentre lei dolcemente, appoggiato il muso sulle mie ginocchia, ascoltava la voce che da tanti anni segnava il filo della sua vita.Nella mente sì era già insinuato un principio di disperazione per il timore che potesse succedere quello che non volevo assolutamente considersare. Mio marito, ritornato a casa, mi trovò vicina al cane, che per la prima volta non lo degnò di uno sguardo rimanendo immobile accanto a me. Lentamente mi sfilai dal muso di Beba e raccontai della difficoltà dell’ animale di stare in piedi. Egli minimizzò la cosa dicendo che certamente essendo il cane vecchiotto ciò poteva succedere e che sicuramente il veterinario sarebbe stato in grado di trovare una cura adatta a guarirla . Egli le andò accanto per accarezzarla, ma di scatto iniziò ad abbaiare come verso uno sconosciuto e allora gli lessi una seria preoccupazione nello sguardo. Quando più tardi venne a farci visita un amico che Beba conosceva, il comportamento di agitazione e il suo continuo abbaiare disperato ci fece capire che l’ animale non vedeva bene, questo le procurava paura e insicurezza che essa dimostrava nell’ unico modo che la natura le aveva concesso. Dovetti sedermi accanto cingendola amorevolmente, parole calme soffiate all’ orecchio riuscirono a calmarla abbastanza. Ormai la giornata si stava tingendo di toni tristi e scuri, non ci pensavo nemmeno al mio anniversario , in famiglia, lo stato d’ animo carico d’ ansia cominciava a sopraffarci in tutto ciò che volevamo fare. Chiamai mio figlio all’ università che allora frequentava ,esprimendogli la mia preoccupazione per lo stato del cane. Egli adorava moltissimo quell’ animale, era cresciuta assieme a lui, ogni anno di Beba correva parallelo a quello degli studi suoi, dalle elementari all’ università<.Vengo subito a casa, mamma, e vediamo cosa fare, stalle vicina e non ti preoccupare che andrà tutto bene> rispose in fretta. Nel frattempo il cane se ne stava rannicchiato sulla cuccia senza peraltro chiedere niente neppure di uscire .Le offrii la ciotola dell’ acqua, ma lei girò la testa. Questo rifiuto mi fece stringere il cuore e grosse lacrime silenziose mi scesero dagli occhi, caddero sulla testa di Beba che restava indifferente.Appena mio figlio le fu vicino, ingenuamente iniziò a incitarla a seguirlo come sempre faceva, ma non servì,poi tentò di metterla in piedi sollevandola di peso e incoraggiandola con gentili parole pensando che fosse ancora impaurita per la precedente caduta, ma niente, le zampe di dietro non rispondevano. Decidemmo di portarla immediatamente dal veterinario, mentre tra noi ci sforzavamo ad immaginare una soluzione futura per aiutarla a camminare qualora la diagnosi fosse stata invalidante per la cagnolina.Mi venne spontaneo avvolgerla nel piccolo plaid blu dove i miei figli avevano tanto giocato a terra nei loro anni d’ infanzia. Mio marito la prese in braccio, aveva i suoi rispettabili 38Kg e di fretta raggiungemmo l’ ambulatorio che non era così vicino a casa. Trovammo tantissime persone in attesa, con i loro animali ,ognuno con la propria preoccupazione per il loro amico .Poggiai Beba a terra avvolta nel plaid fra le mie gambe e mi abbandonai sulla sedia della sala d’ aspetto. La cagna stava calma solo lontana dai presenti,altrimenti abbaiava per dimostrare che non gradiva nessuno accanto all’ infuori di me. Dentro me sentivo come un rimescolio nello stomaco che mi procurava una leggera nausea, ero divorata dall’ ansia di farla visitare e nello stesso tempo tremavo al responso delle visita. Guardavo mio marito in piedi che cercava di nascondere con l’ indifferenza il suo timore per una cattiva notizia.Lo sguardo si posava su gli altri cani presenti, erano tutti così carini ognuno con la propria personalità,mentre la mia mano assorbiva la morbidezza del pelo del mio cane, il suo vanto, la sensazione che mi dava mi induceva a pensare< Sei ancora così bella, i tuoi occhi nocciola non sono neppure velati dal tempo, così espressivi, la morte non ha lasciato ancora tracce della sua futura presenza> pensavo. Trattenevo lacrime che mi davano un dolore alla gola, non volevo lasciarmi andare allo sconforto, non davanti a tante persone preoccupate come me per il loro importante compagno di vita. Dopo un’ attesa di venti minuti,una dottoressa uscì per invitare il prossimo paziente ad entrare. Volse lo sguardo intorno da esperta e subito si fermò sul mio cane< Sono certa che scuserete se faccio passare immediatamente la signora con il suo boxer, vedo che il cane ha immediato bisogno di cure> concluse. A quelle parole mi sembrò di ricevere un pugno nello stomaco. Mi alzai seguita da mio marito con Beba in braccio, mentre sentivo sfumate parole di dolorosa comprensione verso noi. Entrammo in una stanzetta che non riconobbi, ma che immaginai servisse per casi gravi. Mi tremavano le gambe e per la prima volta scorsi mio marito portarsi il fazzoletto agli occhi girandosi dall’ altra parte per non esser notato. Sul tavolo di metallo il plaid blu accoglieva il mio bel e amato cane che intimorito abbaiava. Dovetti subito avvicinarmi blandendolo dolcemente mentre la dottoressa era intenta a cogliere ogni segno della sua probabile malattia .Un prelievo dal suo utero dimostrò una emorragia in atto di diverse ore prima, la sordità e le zampe deboli erano una conseguenza di un tumore interno oramai esteso che sarebbe progredito velocemente.< Come era possibile che il male la stesse distruggendo all’ interno lasciandola esternamente ancora così apparentemente sana.> chiesi. Era stato un cane sempre in buona salute ed eravamo certi che alla fine del suo tempo si sarebbe addormentata serenamente per non svegliarsi mai più.< Metta pure il cane a terra, sul plaid, si sentirà certamente più sicuro.> ci consigliò la veterinaria. Così feci e in ginocchio accanto ad essa presi fra le mani il dolce muso di Beba che mostrò uno sguardo un po’ perso, quasi supplichevole, o così a me parve sopraffatta dal dolore quale ero. Regnò un momento di intenso silenzio poi:< Con immenso dolore sono costretta a dirvi che il vostro cane potrebbe vivere ancora massimo due mesi, con il supporto di cure e tanti tormenti, essa stà soffrendo molto anche se a voi non sembra, ha in atto devastanti sintomi che dimostrano come il male stia raggiungendo il suo apice più doloroso per un animale.Ora vi lascio soli con il vostro cane,pensate a come desiderate comportarvi, io vi consiglio di evitare sofferenze inutili sperando in una guarigione che non avverrà mai .> Rimasti soli guardammo la nostra amata cagnolina, piangemmo come bambini senza parlare .Quanto amavamo quel cane, la sua fine portava via anni di vita spensierati,allegri, nei quali entrambi ci eravamo regalati la gioia di donarci l’ uno all’ altro. Come una piccola bambina era cresciuta, aveva imparato un vocabolario di parole che comprendeva e che ci permetteva di dialogore con lei, i suoi gesti, le sue espressioni dimostravano fierezza per essere ben voluta, tenerezza, devozione e a volte anche nervosismo, disappunto e rabbia.Era parte necessaria alla famiglia,lasciandoci qualche cosa si spezzava in quella armonia, niente sarebbe stato come prima. Beba silenziosa, ignara del nostro scoramento,accovacciata con il muso poggiato alle zampe davanti incrociate, lasciava che la accarezzassi, percepivo il suo piacere e nel contempo mi calava addosso un buio nero di angoscia. Quando rientrò la dottoressa, cercammo di ricomporci un pochino.< Non dovete vergognarvi per il vostro dolore, ci sono passata anch’ io pochi mesi fa, e vi comprendo benissimo, inoltre il mio lavoro mi impone quotidianamente di porre in libertà le anime che lasciano sul mio tavolo d’ acciaio il corpo di esseri che erano compagni generosi di persone in un condiviso percorso d’esistenza terrena.> Acconsentimmo tuttavia che si mettesse fine alla sofferenza di Beba. Con delicatezza le venne praticata una iniezione.< A cosa serve chiesi con la voce rauca dal pianto>< Questa le toglierà il dolore e la tranquillizzerà> rispose. Dopo alcuni minuti ne preparò un’ altra. Ora statele vicini, accarezzatela con dolcezza, questo farmaco la addormenterà per prepararla alla definitiva dipartita che verrà eseguita dopo> In ginocchio accanto all’ amica più sincera e fedele che avessi mai avuto, le mie carezze assorbivano l’ impronta di un corpo che sfuggiva dalle mani, dovevo imprimerlo bene nei pensieri tanto da poter in futuro credere di accarezzarla con l’ illusione. Lei mi guardava mentre le tenevo il muso fra le dita poi in un attimo, chiuse prima un occhio poi l’ altro, sembrò addormentarsi.< Addio le dissi con il cuore che andava a battiti sconnessi.>. Mentre le lacrime mi appannavano la vista, incominciai a sentire che il suo calore svaniva, sotto ogni carezza avanzava il gelo, lei diventava fredda nel sonno, la morte la stava guardando pronta a portarsela lontana da me, per sempre. Mai avevo visto mio marito piangere in quel modo. Quel cane si portava via la felicità,lasciava un vuoto che era tremendo da considerare ed accettare. Allora baciai il capo di Beba per l’ ultima volta, la lasciammo là,non potevo vedere altro. Eravamo orfani d’ amore vero, sincero leale. Chi ci avrebbe dato quella compagnia generosa senza mai chiedere niente, fiduciosa del nostro fare. Uscimmo soli, la dottoressa volle restituirci il plai, ma non volli riprenderlo.,< Lo lascio per i vostri cani, ne avranno bisogno> Corremmo a casa, piangendo, ora anche l’ automobile urlava dolore, quel posto vuoto nel vano bagaglio, la cuccia ormai inutile sottolineava la vittoria della morte.Suonammo il campanello di casa. Corse mio figlio ad aprire, gli occhi e il sorriso per la certezza di rivedere il suo cane, si spensero in una smorfia di disappunto ,mentre le lacrime gli riempivano lo sguardo disperato. Tutti e tre ci sedemmo in salotto, non servivano parole, parlavano i nostri pensieri che si incontravano tutti allo stesso punto: il vuoto lasciato da Beba!.Chiamò anche mia figlia, in ansia per la sorte del cane, e quando seppe della fine, chiuse la telefonata piangendo. Andammo avanti così per tantissimo tempo,con facilità affioravano le lacrime ogni volta che qualche gesto, qualche parole riconducevano a Beba e questo voleva dire ogni minuto della nostra vita quotidiana. Io ricordo che non riuscivo neppure a mangiare, ero calata di peso, mi mancava tantissimo. Tutto sembrava vuoto, mancava l’ anima della giornata. Poi gli anni sono passati, sono ormai dodici che nessun prato viene calpestato dalle sue zampe, ma la porto sempre con me .Se chiudo gli occhi la rivedo accanto, risento il suo calore sotto le mani, ritrovo gli occhi che mi chiedono qualche cosa con intelligenza, con fiducia totale, legata come era al filo della mia voce, delle nostre voci del suo branco dove era la regina incontrastata d’ affetto e di amore.Oggi le sue fotografie sparse per i muri di casa mi guardano in una fedeltà eterna. Ad essa ho dedicato poesie, l’ ho fatto per fermare con le parole il suo passaggio accanto a me. Da quel giorno il mio anniversario ha un doppio significato, sottolinea la continua felicità del mio matrimonio e il saluto d’ addio di un essere importantissimo della mia vita che il tempo non riesce a scalfire di una virgola nel ricordo. Nelle nostre passeggiate nei boschi io e mio marito la rivediamo correre allegra con tronchi di legno in bocca più grando di lei, in ogni cane rivediamo qualche cosa che ce la riporta con il pensiero . Non si può dimenticare un amore così grande!


rita iacobone 19/09/2014 18:23 434

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Nota dell'autore:
«Indimenticabile Beba!»

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Il primo racconto pubblicato:
 
La Morte beffarda (26/10/2013)

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