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La figlia del vento delle isole Aran (3a parte)

Dramma

Quella mattina Owen seguì a distanza Crystal nella cupa bruma tra cespugli di erica fucsia dove il sentiero scosceso digradava verso il mare conducendo alla piccola spiaggia celata alla vista.
Era l'ultimo giorno di gennaio, la sera il villaggio avrebbe iniziato i festeggiamenti per la ricorrenza lunare "Imbolc". Le strade e le casette bianche si sarebbero adornate di lumini e lanterne a celebrare la Luce nel punto mediano tra il solstizio d'inverno e l'equinozio di primavera. La festività era anche connessa all'allattamento delle pecore perché in quel periodo gli animali da gregge davano alla luce i cuccioli e il latte della vita riprendeva a scorrere.
Il vento freddo del Nord sferzava i biondi ricci del ragazzo strattonando il lungo mantello nero quasi per dispetto, come per cacciarlo via da quel luogo riservato all'orfanella adottata Little Witch, le forti raffiche sganciarono dal collo il drappo ed egli si trovò a rincorrerlo. Lo stava recuperando su un cespuglio di rovi quando tutto infreddolito vide Crystal camminare a piedi nudi sulla sabbia umida... rabbrividì ancor di più e non per il gelo ma perché colpito da quell'incredibile visione eterea: lei aveva indosso solo la camicia da notte bianca stropicciata dal sonno e i lunghi capelli lisci le frustavano scomposti il bellissimo viso.

Per timore di esser visto egli si stese a terra dietro a una duna dalla quale si sporse per guardarla. Sembrava che lei stesse piangendo e parlando con qualcuno invisibile.

Si era arrampicata su uno scoglio ed ora cantava. Owen conosceva bene quel motivo "The Wind that Shakes the Waves ", la ballata del vento solitario tramandata dagli avi celtici. Quando viveva ad Armagh la suonava spesso con il suo violino, ah quanto gli mancava quell'emozione, quanto desiderava suonare ancora, sentire il ruvido delle corde tese sotto le sue dita e il suono argenteo che vibrando al tatto giungeva vivace all'udito.

Si distrasse un attimo dentro a quel sospiro nostalgico e non si accorse che i piedi di Crystal si stavano avvicinando a lui, talmente leggeri da non lasciare quasi orma.

Alzò lo sguardo e incontrò quello di lei interrogativo e stupito...

Balzò in piedi tentando di ricomporsi ma visibilmente imbarazzato sentì i suoi arti irrigidirsi.

I due giovani stettero così a guardarsi in silenzio per un istante infinito.

Si scrutavano fissi negli occhi, il verde incontrava l'azzurro come gli steli d'erba intorno alle dune accarezzavano il ceruleo cielo.

Si udiva solo il fragore del mare.

Non si erano ancora mai parlati.

Crystal pensò che sarebbe stato molto sconveniente se qualcuno li avesse visti da soli ma quando le sarebbe capitata un'altra occasione come quella?

Visto che lui sembrava paralizzato e per rispetto non osava rivolgerle parola, lei si fece forza e disse: "mi state seguendo per caso, Mr. Walsh?" incoraggiato Owen rispose "no Milady, stavo facendo una passeggiata in questa parte dell'isola che ancora non conosco, sono inciampato mentre recuperavo il mantello rubato dal vento, con ossequio, permettetemi di imprestarvelo, fa molto freddo!" .

Lei annuì. Owen fece per avvolgerglielo intorno ma lei si ritrasse, le sue gote sferzate doppiamente, dal vento e dal pudore, ora erano viola e anche gli occhi si erano stranamente scuriti.

Allungò un braccio e lui le porse il mantello, i loro polpastrelli gelati s'incontrarono per un attimo, smascherando le pulsazioni folli dei cuori, quanto può esser denso d'emozione un solo attimo!

In quell'incrocio veloce di dita si legarono eternamente i loro destini.

Crystal accettò di essere accompagnata fino al grande albero di biancospino posto a protezione all'inizio del villaggio, la leggenda diceva che spiriti benevoli dimoravano nel fusto a salvaguardare l'abitato. Lei amava molto la fonte d'acqua sorgiva situata sotto le candide fronde fiorite, vi si recava ogni giorno per riempire il secchio e spesso indugiava distesa sull'umido manto erboso solo per il gusto di ascoltare l'armonia di quel luogo magico.

Per la strada i due giovani si scambiarono poche parole.

Lui aveva appreso il dialetto dell'isola e le confidò gli sforzi per inserirsi nella comunità dove purtroppo era malvisto per via della diversa religione.

Non sapeva che il pastore Liam sperava di convertirlo al cattolicesimo, interpretando come segno del Cielo il fatto che Dio l'avesse inviato proprio a lui, ma questo la ragazza non poteva dirglielo e non ebbe neanche il tempo di pensarci perché udendo l'avvicinarsi di un calesse dovettero separarsi frettolosamente.

In cuor suo Crystal sperò di rivederlo alla festa lunare Imbolc che sarebbe iniziata al tramonto.

Tornò a casa dove l'aspettavano mille incombenze per i preparativi.

Bisognava tosare una cinquantina di pecore ridipingendo i colori di proprietà sul manto rasato e poi preparare il pudding di riso, dolcetti al cioccolato e noci e mele caramellate per i bambini.

Infine avrebbe indossato il coloratissimo costume tipico in tartan arancione e verde con decorazioni dorate per danzare insieme alle altre fanciulle.

Per la prima volta volle dar risalto ai suoi lineamenti particolari quindi con l'indice si spalmò il succo di un lampone sulle morbide labbra e utilizzò la cenere del camino per evidenziare la forma degli occhi.

Si guardò nello specchio brunito e le scappò un sorriso spontaneo.

Il pastore Liam e la moglie Ruth la guardarono con disapprovazione ma oramai era tardi e quindi s'incamminarono tra i lumini disposti sul selciato...


Carla Colombo 02/12/2014 11:21 2 569

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«E non delude nemmeno questo episodio, magie, profumi, rumori del vento che si infrangono sullo sguardo del lettore... uno spaccato di vita che avvolge nel suo quotidiano svolgimento, con i protagonisti che confezionano un quadro d'autore sui cespugli di violacee eriche.
Sempre affascinante lettura... l'attesa del prossimo capitolo spero non tardi troppo.»
Catia Dinoni

«Anche il terzo episodio si allinea agli altri. I due protagonisti emergono in un contesto affascinane e misterioso. Lo stile abbraccia la poesia e alcune scene esprimono molta dolcezza. Un bel componimento per cui resto in attesa del prossimo episodio. A presto Carla.»
Paolo Gugnoni

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 I suoi 5 racconti

Il primo racconto pubblicato:
 
Cappottino Rosso (27/01/2014)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
La figlia del vento delle isole Aran (4a parte) (03/01/2015)

Il racconto più letto:
 
La figlia del vento delle isole Aran (1a parte) (05/11/2014, 750 letture)


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