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Grazie Janis (Rock)

Sociale e Cronaca

Bill chiuse la porta del camerino di Sherry con una forza talmente assurda che i cardini non riuscirono a resistere.

"Mi spieghi che cavolo significa questo testo? Vuoi mandare a puttane tutto il lavoro che abbiamo fatto in questi cinque maledettissimi anni? E poi, come se non bastasse, anche la chitarra elettrica?"

Sherry scostò i biondi capelli davanti all'occhio destro e guardò Bill con una profondità che poteva significare solo battaglia.

"Lo so Bill che non avresti mai approvato, ma io sono stanca di tutto questo. Per me la musica è paradiso e non inferno. La monotonia sta uccidendo la mia ispirazione. Voglio lasciare Nashville, il country pop, i lustrini e la superficialità. Mi sto rompendo le palle e il pubblico se ne sta accorgendo".

Bill sentiva il cuore correre all'impazzata, pronto a battere qualsiasi record di Indianapolis. Gli sarebbe venuto un infarto, così avrebbe smesso di sopportare i capricci di una star. Però la lingua no, quella non riusciva a fermarsi.

"Quindi secondo la tua bella testolina arrivare a vendere sette milioni di copie in cinque anni di attività significa che tutto può andare a farsi benedire, che il suono che abbiamo costruito insieme è uguale all'inferno". "No Sherry, tu stai sbagliando, lasciatelo dire. Hai visto cosa successe a Dylan la sera che passò alla chitarra elettrica o vuoi che ti ricordi la Crow quando si mise contro la Walmart. Ci sono delle regole bella mia che vanno rispettate. Non tutte le cantanti possono diventare delle novelle Lucinda Williams o Patti Smith. E poi quel testo... ti vuoi far arrestare, per caso?"

"Senti Bill, ho fatto una scelta. Quel povero ragazzo di colore non aveva combinato un cazzo di niente. La polizia l'ha riempito di botte. Durante il funerale sua madre è svenuta per il dolore. A che serve la musica se si deve parlare solo di sogni d'amore, di sopite pulsioni erotiche o altre scemenze del genere? Sei con me oppure no? Scegli Bill. Voglio percorrere una nuova strada e indietro non ci torno, costi quel che costi".

Bill la guardò. Le voleva bene come una figlia. Era un'ingrata e pure un po' stronza, ma era la sua vita. Era come il curry che impreziosiva i suoi piatti o quel pensiero che la mattina ti faceva alzare dal letto per vivere una giornata grande come la sfiga quando ci si metteva. Allora guardò Sherry, la sua espressione dura e, con il poco fiato che gli rimaneva, disse:

"E vada. Ci sto, ma se mi scoppia il cuore, giuro sul tuo bel culo che verrò a maledire tutte le dannate notti fino a farti morire di sonno. Il tuo gesto è pura follia, ma così sia. Vai e stendili, cocca mia. Ti ricordi la rabbia di Tina quando cantò – What's love got to do with it -? C'era tutto in quella canzone. La voglia di rinascere, di dimenticare i soprusi del marito e di una vita che l'aveva accantonata. Nella sua voce graffiante c'era la volontà di buttare nel cesso il passato e di iniziare una nuova esistenza, cantando l'amore".

"Grazie Bill, dedicherò – Piece of my heart – a te. Tu e Janis siete testoni uguali. Non riuscite a sbattervene del prossimo. Ti voglio bene. Lo sai, vero?"

"Lo so. Vai bella. Tocca a te".

Bill guardò Sherry prendere la chitarra elettrica e con passo sicuro lasciare il camerino. La vide salire sul palco, nel suo vestito di pelle nera e con quel viso che avrebbe fatto invidia a un angelo. Le sembrò una pantera, pronta a difendere il suo cucciolo e il suo mondo.

Improvvisamente tutto si offuscò e sentì una stretta al cuore. Sherry voleva un cielo incontaminato, ma la vita poteva essere dannata e, nel mondo della musica, non vi era alcuna garanzia. Le luci si accesero e Bill udii il boato del pubblico e successivamente anche i fischi quando l'aria venne contaminata dal suono della chitarra elettrica.

Poi iniziò la canzone inedita e Bill vide lo sguardo attonito delle forze dell'ordine e i pugni alzati in segno di protesta. Però Sherry continuava a cantare, senza fermarsi, indomita, ribelle e trascinante come non mai.

Bill sentì la vena del collo ingrossarsi nuovamente e questa volta non per la rabbia, ma per il potere di quella musica. Era come un volo in mezzo alla tempesta, o il salire su una montagna rocciosa per vedere il vuoto sotto. Poi le gambe iniziarono a tremare e una strana energia si impossessò del suo corpo. Arrivò anche un brivido alla schiena e la voglia di correre, lontano... più del paradiso, veloce come la vita.

Era il Rock, un suono potente e inesorabile che non lasciava via d'uscita. Era un viaggio di sola andata, perché il Rock non accettava ripensamenti.

Allora gli tornò in mente i suoi favoriti, i Red Hot e quella canzone – Scar tissue – che lo faceva piangere come un bambino. Le cicatrici della vita che non si rimarginano mai.

Il pubblico era completamente preso dalla nuova melodia di Sherry e iniziò a spintonare i poliziotti e il marasma si creò in meno di un secondo. Le barriere vennero presto abbattute e Sherry corse via dal palco, dirigendosi verso Bill.

"Che casino che hai combinato, piccola mia. Tu sei folle, come la tua musica".

"Ti piace la canzone?"

"Mi piace? Io la amo e amo te, tesoro mio. Ora scappa che qua sta diventando un bordello. C'è un auto che ti aspetta".

lora Bill sollevò il coperchio di una botola che accedeva allo scantinato, dove c'era una porta laterale che conduceva fuori dalla bolgia impazzita.

Bill guardò Sherry scappare, poi tirò fuori la foto di Janis dal portafoglio e vi appoggiò le labbra.

"Grazie Janis".

La sua vita era quella e per nulla al mondo vi avrebbe rinunciato. La sua esistenza era dedicata alla musica e il futuro si sarebbe chiamato... "Rock".

Paolo Gugnoni 02/12/2014 08:11 594

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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