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Il cappotto

Ragazzi

A Giuliana piaceva lavorare nella penombra della sala e pensare che stava facendo qualcosa di utile per la patria. Sferruzzava serena accanto alle sue compagne. Cercava di immaginare il volto del soldato che avrebbe ricevuto quel regalo. Di solito lo immaginava con i capelli castani e gli occhi azzurri. Ogni sera la mamma le chiedeva a che punto fosse la sciarpa e lei, con grande orgoglio, la teneva aggiornata.

Di solito, dopo l’ economia domestica, la giornata scolastica si concludeva con una lettura che trattava dei sacri valori della patria, di Dio e della famiglia e che esaltava il compito dei soldati al fronte. Al termine della lezione, le ragazze venivano condotte a pregare nella cappella e poi, in fila per due uscivano felici per fare ritorno a casa. Camminavano spensierate e facevano parodie e imitazioni sulle suore e la madre superiora.

Un giorno nevicava, Giuliana uscì dall’ aula per ultima, cercò il suo cappotto ma non lo trovò. Uscì mogia mogia dalla classe, era veramente avvilita. Come faceva a raccontare a sua mamma che aveva perduto il cappotto? Era un cappotto bellissimo, gliel’ aveva cucito la zia rivoltando la stoffa di un vecchio giaccone. Era di pura lana, di un bel colore azzurro e si abbinava benissimo con gli occhi chiari della ragazza.

Era sicura di avere messo il cappotto nell’ armadio della scuola, la mattina quando era entrata… Era preoccupata e cercava di ricostruire ciò che aveva fatto durante la giornata. Arrivata a casa trovò la chiave sotto lo zerbino. Entrò e trovò la merenda sotto il tovagliolo ma non riuscì a mangiarla. Pensava al cappotto che probabilmente le avevano rubato e un nodo le serrava lo stomaco.

Quando sentì la mamma che entrava prese i quaderni e incominciò a fare i compiti. Dopo un po’ incominciò a parlare della sciarpa:- Sai, mamma oggi ho fatto sette giri alla mia sciarpa. L’ insegnante di economia domestica dice che è ben fatta. –

Quando la sera andò a dormire vide i vetri ghiacciati e trattenne il respiro per il freddo pungente della stanza da letto. Si infilò velocemente sotto le coperte e si addormentò. La mattina seguente si recò a scuola quando i genitori erano già usciti e così andò a scuola senza cappotto. Per una settimana si recò a scuola senza cappotto e senza rivelare nulla a casa.

Sabato pomeriggio indossò la divisa delle “ giovani italiane” e si recò in piazza per le esercitazioni con una piccola mantellina sulle spalle. Il problema si presentò la domenica mattina quando si doveva andare a messa.

- Non ricordo dove l’ ho messo – mentì, mentre fingeva di cercarlo per tutte le stanze. Il padre intuì qualcosa e volle sapere che fine aveva fatto il cappotto e allora, in lacrime, confessò tutto. Puntuale arrivò lo schiaffo del padre mentre la mamma piangeva ed era delusa per le bugie della ragazza. Poi, con gli occhi arrossati la mamma uscì per andare ad assistere alla messa. Nel pomeriggio la mamma e Giuliana andarono dalla zia e le raccontarono tutto l’ accaduto.

La zia cercava di convincere la mamma dell’ innocenza e della buona fede della ragazza e, nel frattempo, rovistava in un baule per cercare la stoffa adatta per cucire un altro cappotto per Giuliana. La mamma però non riusciva a darsi pace e, dopo, si recò con Giuliana da una zingara anziana che leggeva le carte. Naturalmente il padre non doveva saperne nulla. La mamma spiegò alla zingara cosa era successo… Quest’ ultima fece oscillare il pendolino a destra e a sinistra poi emise la sentenza:- Il vostro cappotto è tra le case qui vicino, andate a cercarlo –

Il quartiere indicato dalla maga si trovava dov’ era la scuola della ragazzina. Mamma e figlia si misero a girare per viuzze del quartiere ma non trovarono nulla. L’ indomani Giuliana si recò a scuola con un maglione del padre perché faceva sempre più freddo. In fondo non era la sola ad andare a scuola senza un cappotto. Quando uscì da scuola incontrò la sorella più piccola di Angela, una sua compagna. La piccola indossava il suo cappotto azzurro ed era decisamente troppo lungo per lei. Giuliana non disse nulla, la salutò normalmente ma notò la paura negli occhi della ragazzina… Si ricordò che il papà di Angela aveva perduto il lavoro perché non faceva andare le figlie in piazza il sabato, in occasione del raduno fascista.

- Te lo puoi tenere- disse Giuliana, poi si senti leggera come una farfalla e ritornò in fretta a casa. Pensò che sua zia le avrebbe cucito un cappotto ancora più bello.


Sara Acireale 16/11/2015 20:02 1 471

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Nota dell'autore:
«Giuliana non trova più il suo cappotto azzurro che aveva lasciato nell'armadio della scuola. Per tanto tempo non dice niente ai suoi genitori ma poi è costretta a parlare e viene severamente redarguita. Dopo varie peripezie "trova" il suo cappotto addosso alla sorellina di una sua compagna... Per sapere il resto della storia non vi resta che leggere...»

Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«Un racconto ben scritto e dal bel significato, soprattutto al giorno d'oggi visto che c'è tanto egoismo e difficilmente si pensa al bene degli altri. Lo stile dell'autrice è pulito e sciolto, i momenti vengono rappresentati con cura. Una storia che riscalda il cuore.»
Pagu

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