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Questa è un racconto erotico: se può turbare la tua sensibilita o se non hai più di 18 anni dovresti evitare di leggerlo.

Il vedovo

Erotismo e per adulti

Si può esorcizzare la morte? Forse. Ma solo quando si ama davvero.

“ Lasciate così la Peppina, nuda come la fece la su’ mamma. Mettetele solo questa sottana velata, sicchè si veda il suo bel pube tondo e boscoso.” Lo disse a quelli delle pompe funebri che dovevano preparare il rito della cremazione. Il dolore l’ aveva rimpicciolito, povero Masino, vecchietto di settantantun’ anni, con gli occhiali appannati dalla commozione, le dita piccine e nodose e sull’ anulare sinistro l’ anellino del matrimonio che sembrava più una fedina da fidanzato.

“ La devo baciare lì, prima che il fuoco la bruci e voi brutti ipocriti statevene alla larga dalla mi’ moglie!” La cassettina per le ceneri la volle scegliere economica, perché tanto alla su’ moglie stava bene tutto quello che lui decideva. Masino era un ometto assennato a suo modo, un po’ tirchio, ma bisognava capirlo: gli era morto il su’ babbo troppo presto.

Del resto, a ben vedere erano ancora freschi sposini, loro che per più di quarant’ anni avevano fatto l’ amore di nascosto, o meglio, prima in una vecchia seicento multipla, poi in una casettina che Peppina s’ era comprata a forza di risparmiare anche lei su tutto, a cominciare dal mangiare. E sì, perché in questo erano proprio le due giuste metà, due “ risparmini- braccini- corti”, non attaccati al denaro per il denaro, ma al risparmio, per comprarsi appartamenti.

La Peppina si sarebbe comprata più di mezza città se ci fosse riuscita, campando di rendita dagli affitti.

Poi lui, compiuti sessantasei anni, forse sentendosi il fiato corto nel letto quando la prendeva, forse per un presentimento non confessato, temendo che la morte nera venisse a pigliarsi lui o lei senza chiedere il permesso e si sa che alla morte, che è nata sorda, non si può opporre rifiuto, insomma fu per quel che fu, ma decise di sposarsela la sua Peppina attempata coi capelli più radi, i denti anneriti dal fumo delle sigarette, le rughette intorno agli occhi belli dal taglio orientale, così belli che sempre gli facevano tornare la voglia di“questionare”.

Quando si conobbero erano sfolgoranti di giovinezza, lei sempre con le gonnelline corte e ampie, le gambe nude ben tornite, lui col ciuffo biondo e gli occhi verde marcio ed il pistolino sempre all’ erta. Masino, però, aveva già una moglie e quattro figlioli, perché s’ era sempre dato da fare e non solo con la su’ moglie. Fare all’ amore per lui era diventata una fissazione da quando aveva diciannove anni. Con tutte le “ questionate” che s’ era fatto, poteva aver messo al mondo una tribù più numerosa di quelle indiane d’ America.

La Peppina l’ aveva ingravidata almeno quattro volte, quattro aborti che si dovevano fare per forza, perché lui era già ammogliato e aspettava sempre un altro figlio da su’ moglie. Lo diceva alla Peppina che era d’ accordo con lui, innamorata persa, e gelosa come una tigre della Malesia. Lei, col passare degli anni, diventata vecchina, si vestiva ancora come una ragazzina di diciotto anni, con le gonnelline corte e le calze annodate alle mutandine, perché il Masino, se in macchina aveva voglia di toccarle il pube boscoso, così faceva più lesto. Eppure chi l’ avrebbe detto che sarebbe andata così la vita di quel ragazzino biondo e carino che bazzicava sempre la chiesa e l’ oratorio, che a scuola era un po’ asinello, studiava poco perché preferiva fare la raccolta delle figurine dei calciatori della Juve e quella dei santini di tutto il mondo. Li teneva in due album per fotografie di quelli con la carta velina per protezione, foderati di stoffa a strisce bianche e nere perché anche i santi, oltre che Iddio e la Madonna, tifavano per la sua squadra del cuore.

Masino, fin da piccino, serviva la messa da chierichetto e fino a che non compì diciotto anni, era così devoto che non mancava mai a nessuna funzione religiosa, rosari, vie crucis, adorazioni, i nove venerdì, gli undici sabati, tanto che tutti in paese già se lo figuravano come un futuro cardinale o papa. Il suo parroco e precettore aspettava con ansia che entrasse in seminario, ma due giorni dopo il suo diciottesimo compleanno, a Masino morì improvvisamente il su’ babbo di un infarto di core, proprio mentre lui e il parroco stavano recitando un rosario. Il ragazzino la prese tanto a male che si mise in lite col Signore, accusando Dio in persona di avergli fatto uno sgarbo. “ Ma come?” diceva tra i singhiozzi “ Si stava recitando il rosario per la Madonna!”. Ma il su’ babbo schiattò lo stesso e Masino si infuriò con Cristo Dio e la su’ mamma: per il dispiacere o la rabbia gli venne la febbre cavallina, e gli durò du’ giorni, durante i quali prese il vizio della bestemmia, perché il su’ povero babbo le diceva spesso e ne conosceva di ogni specie.

Passata la febbre, Masino continuò a prendersela con il Padreterno, anzi andava dicendo a tutti che Dio, la Madonna, i santi, il Paradiso, l’ Inferno e compagnia cantando, non esistevano, che erano tutta una frottola.

Il su’ parroco cercò di rabbonirlo, perchè si sa, in un piccolo borgo della Toscana, con a destra il mare e a sinistra i monti, spesso pure i preti si lasciavano scappare tra un’ avemaria e un gloriapatris qualche bel moccolo, che tra la preghiera e la bestemmia da quelle parti lì il passo è sempre stato proprio breve.

“ E’ tutta lode al Signore!” dicevano per giustificarsi e giustificare i loro parrocchiani che, senza complimenti, tiravano giù ogni due parole certi bestemmioni che per raccoglierli tutti ci sarebbe voluta una nuova Treccani.

Però Masino non ne volle sapere di entrare in seminario; invece di infilare la porta della canonica, prese quella di un casino di mignotte proprio a un chilometro dal paese, sulla statale.

E quando scoprì che le donne in mezzo alle gambe c’ avevano del morbido e dolce, cominciò a dire che quella lì sì che era la porta del paradiso e stava sulla terra a disposizione di ogni essere umano. E da asinello che era a scuola, diventò un buon stallone.

Masino entrava ed usciva da quella casa di appuntamenti, finchè sua madre, una santa donna, tutta casa e chiesa specie da quando era vedova, non gli trovò una ragazza per bene, Mariuccia, carina e timorata di Dio, magra, ma con un bel petto e un sedere tondo e, come diceva Masino, “ arrapante”.

Si sposarono in chiesa con il parroco che suonava l’ organo e cantava l’ Ave Maria ed erano proprio una bella coppietta, lui biondino con gli occhi verde marcio, lei con gli occhi azzurri, rossa e con le lenticchie. Mariuccia faceva la maestrina ai più piccoli, mentre lui lavorava al sindacato come impiegato di concetto e siccome copulavano sempre come ricci, concepirono subito due figli un maschio e una femmina l’ uno a distanza di un anno dall’ altra e poi altri due, di cui uno purtroppo morto prematuro. Una famigliola numerosa, perché Masino aveva quel ‘ debole’ per il pube boscoso della su’ moglie, ma poi un giorno tutto cambiò, quando al sindacato arrivò una certa Peppina, con i capelli lunghi castani che gli arrivavano al sedere e una minigonna tanto corta che gli si vedeva il merletto delle mutande. Già che quel giorno se l’ era messe, ma solo perché doveva trattare di una questione importante di lavoro. Alla Peppina piaceva mostrare le cosce nude e spesso neppure indossava mutande, sicchè quando si alzava la gonna, si vedeva bene il suo piccolo pube bruno, che tutti in paese chiamavano la ‘ fornace nera’, perché pare ci si arrostissero per benino i salamini giovani che a lei piaceva cuocerci.

Masino la guardò e ci fece subito un pensierino, ma solo per vedere di che colore avesse il pelo tra le cosce. E con la scusa di discutere per bene la faccenda che lei aveva con il suo datore di lavoro, si chiuse con lei nel cesso del sindacato e stettero più di un’ ora a “ questionare” animatamente, tanto che quando la Peppina uscì, indossava la maglietta all’ incontrario. Così cominciò a farsi vedere quasi tutti i giorni al sindacato, dopo aver staccato di lavorare, e appena arrivava, Masino si chiudeva con lei nel cesso a “ questionare”; poi cominciarono a darsi appuntamenti fuori, nascondendosi tra le frasche, finchè Masino si decise a fare meno il

‘braccino’ e si comprò una seicento multipla di seconda mano.

Alla su’ moglie disse che era per la famigliola in crescita, con tutti quei bimbi che lei gli sfornava, ma in verità Masino l’ aveva acquistata per starci più comodo quando “ questionava” con la Peppina, almeno un paio di volte al giorno.

La smania di quel loro su e giù non passò mai, passarono le amanti di Masino, robetta di un paio di sveltine, al massimo dieci, prima che se ne accorgesse la Peppina, tigre della Malesia. Masino un giorno le chiese: “ O’ bimba! Perché non ci si mette insieme per benino?”

“Ma tu hai moglie e du' carrozzate di bimbi… come si fa a vivere insieme?” Peppina nicchiava, ma in realtà aveva già comprato la sua casuccia proprio nella speranza che un giorno Masino lasciasse la moglie e i marmocchi nel frattempo cresciuti. E così fu. Una convivenza un po’ tempestosa, perché lui, stallone com’ era, non perse mai l’ abitudine di voler esplorare altri pubi boscosi e spesso Peppina lo trovava in casa, nel loro letto, con qualcuna di queste donnine. Allora giù litigi forti e giù bestemmie di lui e di lei, tanto Iddio e la Madonna chi l’ aveva mai visti, no? Erano una stupida invenzione e ci credevano solo i tanti allocchi che non erano furbi come loro.

Dopo le liti tornavano a sbaciucchiarsi e a “questionare” e i vicini li sentivano prima e dopo le loro tempeste. D’ improvviso Peppina si cominciò ad ammalare. Era già vecchina, ma si era conservata un po’ giovane a forza di cremine, trucchi e poi il continuo “ questionare” con Masino l’ aveva mantenuta magra e polposa.

Poverina, affetta da quel suo malaccio, aveva dovuto soffrire un po’ prima di lasciare il mondo che amava tanto, ma guai a toglierle il trucco dagli occhi: fino all’ ultimo respiro si preoccupò che l’ infermiera le facesse la riga, le mettesse un po’ di rosa sulle sue guancine smunte e ossute.

Dopo essere entrata in quel forno, Masino pretese di vedere cosa era rimasto di lei, pagò anche la tariffa doppia all’ addetto a quella pietosa operazione funeraria. Vide quel po’ che il fuoco non era riuscito a consumare e pensò che fosse il pube ormai non più boscoso, ma sempre forte, pronto e voglioso e lo baciò, così che un po’ di cenere gli entrò nella bocca. “ Sempre dentro di me resterai Peppina amore.” Questo volle che fosse scritto sulla piccola edicola di tufo al cimitero, la stessa in cui erano state riposte le ceneri dei familiari di lei.

Il suo amico Marcuccio che s’ era, lui sì, fatto prete e masticava un po’ di latino, gli propose di far scrivere qualche parola di conforto, anche se non religioso, dietro la foto ricordo da dare agli amici. Inutili spese, ‘ pompe’ di un mondo crudele e vanesio che Masino aveva sempre condannato con tanta convinzione da far quasi tenerezza. “ Dio non c’è. E’ una bugia che si tramanda da millenni per gli stupidi che ci cascano, per i vigliacchi che hanno paura di morire. La vita finisce e non c’è altro.” Questo fece scrivere dietro la foto ricordo della su’ moglie, altro che il latino di Cicerone! Quindi volle che fosse collocata la foto di Peppina a colori sull’ edicoletta cimiteriale e si accalorò per la scelta, perché gli sarebbe piaciuta una foto di lei con le gambe nude.

“ Non si può. E’ per decoro e rispetto verso il luogo e gli altri defunti, mi creda!” Glielo disse conciliante quello delle pompe funebri e Masino allora dovette accettare di far mettere un’ altra immagine con lei, un po’ accigliata, che mostrava solo uno spicchietto del suo sterno nudo e abbrunito dal sole di luglio. Un solo minuscolo portafiori, né un lumino, né tanto meno la luce cimiteriale a pagamento, perché la morte è solo buio eterno e nessuna luce la rischiara.

Masino si recava in visita al cimitero ogni giorno che Iddio metteva sulla terra, quel Dio in cui lui un tempo lontano aveva pur creduto; poi tornato a casa, riprendeva a fare lo stallone con la sua vicina, Coletta, una più giovane di Peppina, sposata, ma col marito sempre in giro, biondina, con le zinne grosse ed un sedere tondo, vogliosa anche lei di “ questionare”, tanto da far tremare il letto e il pavimento.

“ E’ tutto per Peppina” diceva Masino mentre Coletta gemeva dal piacere “ per calmare il mio grande dolore.” Ma il dolore non si calmava.


Bianca M Sarlo 24/01/2016 11:58 2015

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonchÚ qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.

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Nota dell'autore:
«Si pu˛ esorcizzare la morte? Forse. Tra l'amore un po' pedestre e il satirico un po' letterario. Ma con un pizzico giusto di realtÓ, anche se incredibile...»

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