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Miele di malerba

Dialettali

Miele di malerba (Amuri sbagghiati!)

Vi cuntu lu fattu di na bedda picciuttedda maritata, ca di la pena d’ amuri ni fici minnitta.

Bedda! comu a Elena di Troia, ca pi li sò capricci l’ antichi Grechi c’ armarunu na scerra, e pi decianni

strazziarunu li carni a cu la difinneva, mintennu a ferru e focu na civiltà intera.

Idda, nveci, ca di nomi fa “ meli di malerba”, ammazzau a so marito ca non la suddisfava.

Avvalennnusi di l’ aiutu di ‘ ncarusu nnamuratu ca ammucciuni ci pigghiava lu so sciatu.

E dopu ca addummisciu a sò maritu cu na pruvulicchia nda minestra, chiamàu li so diavuli

ammucciati nda la strada, e trasennu lesti lesti di la porta principali,

l’ affucarnunu intra lu sonnu cu nfilu di currenti.

E poi lu jttarunu ancora vivu vuricatu, intra na sponda di n’turrenti prosciugatu

E pi giunta, quannu scumparìu, idda, non cuntenti, si faceva vidìri sfacciatamenti pi li vij di lu paisi

dilizziannusi cu l’ amanti sò abbrazzata, comu si fùssi succedutu nenti.

Ma li judici ca indagaru firmamenti, misiru mprigioni macari a lu so amanti,

e alli so dui complici, ca pi severu pintimentu, davanti a la justizia cunfissaru spuntaniamenti,

l’ urrendu dilittu, senza scunti!

Lassàu du figghi nicareddi, unu di tridici e l’ autra di deci.

Li può ncuntrari na vota sula: na vota o misi! E u pinzeri ci vola supira ogni gioia ca si peddi,

di benevulinzi e lusinghevoli frasi, quannu da la scola tornunu frastunnati

o d’ autri opiri unni nfacinnati, afflitti o giuiusi di risultati ottinuti.

E idda, chiangi senza cunfortu, picchì si perde ddi mumenti accussì cari pi almenu trentanni

arretu a li sbarri.

E ancora Idda dici, ca nun c’ entra nenti!

Povira matri! E poviru patri, mortu senza sapiri u picchì di nnuccenti!

Ma cchiù poveri di tutti quanti sunu i figghi veramenti, ca ristarunu suli nuzzunteddi,

senza cunfortu di parenti e mancu di li santi, e vivono cù nsentimentu pirmanenti

di curpevolezza infamanti, cu pure ca non fìciru nenti!

Traduzione

Vi racconto la storia vera di una picciotta bella e maritata,

che d’ un’ estasi d’ amore ne fece macello

Bella, assai, come Elena di Troia, che per seguire il suo amante

fece scoppiare una guerra tra i greci e i troiani,

che dopo un assedio portato per dieci anni,

misero a ferro e fuoco una civiltà a intera.

Il suo nome, invece, era "miele di malerba”

che scioglieva il sonno dentro la minestra del marito

e, con l’ aiuto del focoso amante, fece entrare i suoi due complici

dalla porta principale, che lo strangolarono nel sonno con un filo di corrente.

E senza curarsi di sapere se avesse esalato l’ ultimo respiro,

lo seppellirono ch’ era ancora vivo nella sponda di un torrente prosciugato.

E, per giunta, senza alcuna morale, si presentava,

nei giorni immediati alla scomparsa, a braccetto per le vie del paese,

assieme al suo amante.

Ma la giustizia indagando severamente,

riuscì ad arrestarli assieme al suo amante

e agli altri suoi complici che, spontaneamente,

confessarono il delitto orrendo, senza sconti.

Ora piange, che ha lasciato due figli, piccoli,

uno di tredici e l’ altra di dieci anni,

che può vedere solo una volta per poche ore al mese,

per trent’ anni condannata dietro alle sbarre.

E il pensiero le corre spontaneamente

alle lusinghe e benevoli intrattenimenti che si perde

quando tornano a casa frastornati dalle vicende scolastiche,

o per altre opere impegnati, afflitti o gioiosi per i risultati ottenuti.

Eppure, dice che non c’ entra niente!

Povera madre! E povero padre, morto innocente!

Ma più di tutti si piange il destino dei figlioletti, come due agnelli,

che vivono il complesso della colpa, senza aver fatto niente!


mario conti 29/03/2016 20:41 308

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Nota dell'autore:
«Cronache d'amori sbagliati.»

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