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Dialogo surreale fra due non so chi

Amore

Lui: come posso aiutarti? Ho cercato di starti vicina, di essere qui, di essere sempre con te. Non ho più molte parole, ho solo me stesso da offrire per te; Lei: la vita non è un soffice letto di petali rosa, me ne sono avveduta: il prato è sfiorito, il colle slavato, il cielo s'adombra; disegnami un fiore dai mille colori che mi doni il sorriso; Lui: se fossi pittore t'avrei già donato un intero giardino di fiori splendenti dipinti da me, d'aiuole fiorite che spandon d'intorno soavi profumi, soltanto per te. Ma sarebbero solo fiori di carta, per un sorriso di carta, che non nascerebbe da te. Non sono un pittore, non so dipingerti un fiore di carta; Lei: Aiutami! Tutto è sbiadito, il cielo è velato, il freddo è pungente, il buio incipiente; ti prego, fai brillare un Sole splendente per me. Accendi nel cielo una luce brillante che segni la strada; Lui: non son fatto di Luce, non sono una Stella, non posso inondarti di raggi lucenti, non posso indicarti una strada; posso solo aiutarti a trovarla da te; Lei: null'altro che questo? Avvicinati un po'; insegnami tu! Lui: non sono un Maestro, ancor meno son saggio, ho poche lezioni da offrire per sciogliere i dubbi e i lacci che ti legano al suolo: non so storcere sbarre o piegare gli eventi; posso solo aiutarti, stringendoti forte, e donarti quel poco calore che ho; Lei: componi dei versi, immergimi in sogni leggeri; avvolgimi in nubi ovattate; alleviami il peso che incontro ogni giorno; Lui: non sono un poeta, non sono capace a creare paradisi di sogno; posso solo tenerti per mano mentre, incerta, cerchi la strada che conduce lontano; Lei: componi una musica, una dolce armonia che mi faccia sognare, che mi persuada che vivere è un passo leggero di danza; Lui: non so musicare, non conosco le note; non posso crearti incantevoli suoni che accompagnino danze leggere; posso solo ascoltare con te il mondo cantare, e guardare con te la Natura danzare; Lei: componi per me arazzi dorati con dolci parole che conducan lontano, che obliino il mondo, che quietino il cuore e silenzino l'anima greve immersa nel buio; Lui: vorrei anche farlo, ma non so esser bugiardo; non voglio donarti parole mendaci che compongano versi o racconti che scordino il peso di vivere; sarebbe un trastullo, un vacuo esercizio, uno sterile gioco di verbi e parole che inseguon se stesse. Vorrei, invece, che il sogno che potremo comporre nascesse da me, ispirato da te; Lei: intreccia per me una danza gioiosa, alcuni mirabili passi leggiadri che rapiscan il mio sguardo ghermito dal giogo funereo del pianto, sperso oramai fra le forre dell'anima affranta; Lui: non so proprio danzare, non posso intessere vesti dorate, non posso dipingere nell'aere aggraziate figure gioiose che allietino il cuore, che presto svaporano in scontrose folate di vento. Vorrei, invece, che ti muovessi leggera, percorressi i sentieri, le valli ed i colli con passo sicuro, superassi gli anfratti più ostili senza sperderti in acque impetuose, conducessi la barca con lena, senza volgerti indietro a guardare le angustie di ieri, a smarrire il respiro rincorrendo i dolori e le pene che affliggono l'animo greve; Lei: raccogli per me delle pietre preziose, che brillino al sole, che diano calore, che riempiano i giorni di Luce e colore; Lui: potrei anche farlo, sarebbe solo un mondo di vetri scolpiti con mole e smerigli, sarebbero solo miseri e falsi pezzi di vetro, un mondo di specchi più freddi del freddo; io voglio per te un mondo più vero, con sole e calore che nascan da te; Lei: donami almeno degli occhiali dipinti, ché possa vedere la vita con tinte più tenui, che nascondano agli occhi gli spenti colori, che ridonino pace e bellezza, che creino mondi incantati; Lui: non posso volere per te un mondo artefatto. Gli occhiali ti spengono il volto e non ti mostreranno il bello che è in te; le lenti ti velano il viso, ti soffocano il riso, ti spengon lo sguardo; non chiedermi, dunque, di esser fasullo; Lei: portami in cielo, in alto con te, fra nubi ovattate, più in alto dei tetti, che possa scordare qui in basso che c'è, spiega le ali e conducimi via, che i pesi, gli affanni e i gravami non possan frenarmi; Lui: non posso volare, queste ali che vedi son fatte di cera, si sciolgono al sole, non ho, dunque, grandi mete che conducan in alto nei cieli, ho solo due gambe con cui camminare per le strade del mondo; non posso alleviarti il cammino e renderti leggera la vita; Lei: ma allora dimmi cosa puoi fare? Lui: sono solo un uomo che non rinuncia ad essere tale in cambio di fantasiosi sogni divini; posso stare al tuo fianco, mentre cammini con pena; posso seguire i tuoi passi, prenderti in braccio sorreggendo con te il peso di vivere, dividendo con te le pene e gli affanni, asciugarti le lacrime, custodirle all'interno di un cuore in affanno, donarti le mie, rinfrescarti le gote dopo il tanto ansimare, starti vicina anche quando sei sola, posso offrirti me stesso, per quel poco che vale, ma non chiedermi mai di essere ciò che non sono, non credermi mai una Luce divina, o un autore di sogni fantastici, posso darti la mano, regalarti un abbraccio, non t'infioro la vita, non ho petali rosa che marciscono al sole, o profumi di viole che svaniscano al vento; chiedimi, dunque, di stare con te così come sono; col mio incedere lento vorrei solo seguire i tuoi timidi passi lungo l'irto cammino, tenerti per mano e camminare al tuo fianco; Lei: è già tanto! E' tutto quello che voglio, è quello che cerco... prendi la mano e camminiamo affiancati; raccontami storie che dican di te

Visechi 29/08/2016 15:09 1 257

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«Un racconto intenso, mi sembra di percepire una nota di grande malinconia, in lei leggo un temperamento poetico sognante e un bisogno forte di trascendere quella quotidianità che per certi versi immagino dura, un grido di aiuto quindi, perché lei sente che qualcosa si sta affievolendo. Lui pragmatico non riesce a calarsi nella parte del sognatore e pur amandola non le viene incontro, cerca invece di portare lei nella sua realtà che è poi quella che li guiderà insieme mano nella mano nel prosieguo della loro vita insieme, rassicurandola e facendole capire che il vero amore sta appunto nel superare insieme le difficoltà di ogni giorno.»
Claretta Frau

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Il primo racconto pubblicato:
 
Le Janas (18/08/2016)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
Il mare, i porti e le barche (23/09/2016)

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Scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani (20/09/2016)

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La leggenda del fantasma della casa della contessa di costa rei (04/09/2016, 451 letture)


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