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Dialogo improbabile

Amore
Siamo grani di policroma sabbia. Nati per caso. Lanciati nel mondo da una mano invisibile. Costruiamo noi stessi vivendo, e vivendo ci nutriamo di emozioni che si generano per via della relazione che instauriamo con il mondo che ci circonda e, soprattutto, con le altre persone. Ciascuno di noi è la faccia di un enorme diamante, che brilla alla luce o si opacizza nel tempo. Gioiamo, piangiamo, speriamo e tremiamo. Il tempo è pervaso dei nostri timori e delle nostre emozioni. Ogni tanto ci imbattiamo in qualcuna di esse, oppure incappiamo in qualche timore. Sono il tempo e il vento che ce le fanno incontrare. Da oltre un anno avevamo smesso di sentirci, né ci vedevamo più. L'incontrai, quel giorno. Fu un caso fortuito. Ci salutammo e, non l'avrei immaginato, ci fermammo a parlare. Volevo sapere tutto di lei: cosa avesse fatto in quel periodo, cosa sognasse, ma in modo particolare ero io che desideravo poterle raccontare quel che mi pulsava nel cuore. Pochi, veramente scarni furono i convenevoli. Lei era bella, sorrideva... Non l'avevo scordato. Mi buttai a capofitto nella conversazione. Quanto avevo desiderato quel momento. Non avevo idea di come avrebbe reagito, ma il desiderio fu più forte del timore. "Non credo in Dio, per cui non posso sostentarmi con l'innamoramento della fede. Non mi resta che innamorarmi delle persone che incontro. Io non conosco la fede, Non so quindi se sia vero, ma credo che l'innamoramento fra umani sia quanto più ci avvicini all'amore di Gesù, quello che egli dovette provare per l'umanità. A me, invece, non resta altro che questo e con esso mi attacco alla vita. Noi non moriamo mai se permaniamo nei pensieri delle persone che abbiamo amato e quando quei pensieri sono accompagnati da un sorriso, che si apre lieto per la gioia che quell'incontro è riuscito a donare. Tu conosci quel senso di vertigine che ti coglie quando un tramonto inebria i sensi e ti senti immerso in quello sfondo color arancio screziato di rosso e tendente al viola? O quando, ammirando un quadro che cattura la tua attenzione, percepisci l'anima profonda del suo autore e con essa entri in contatto, aspirandone le emozioni, come se fosse aria e impregnandoti della sua linfa ricca di kaos? O quando, ancora, una musica s'insinua in te e tu alla sua armonia ti abbandoni come in estasi, e ti vedi trasportare come se un vento leggero ti conducesse con sé a danzare con le note che intridono il cielo? In quegli attimi scordi il tempo che scorre, e gli affanni smettono per quel breve istante di rimestarti l'anima. Sei introdotto in una dimensione surreale di sospensione dall'esistenza, come se si vivesse un'esperienza mistica. Per paradosso, è proprio allora che ti senti più vivo." Si rannuvolò. Parve infastidita. "Perché mi racconti queste cose? Io volevo sentire la tua anima viva, sentire il tuo cuore pulsare, udire storie che raccontassero di te. Non ho voglia di poesia." "Non è poesia, questa. Voglio dirti che io mi sono immerso nei tuoi sorrisi, nei tuoi sguardi, nei tuoi piccoli gesti, e da allora tutto questo fa parte di me, si è installato in qualche angolo del mio cuore, e ogni volta ricordarlo è nostalgia, che, senza rendermene conto, condisco con un sorriso, perché tu non sei un fantasma che vanamente inseguo come se fossi la coda di una cometa o la linea dell'orizzonte, tu sei viva e presente, sei acqua sorgiva, che fluendo rinfresca e disseta." Mi guardò un po' confusa: "È un anno che non ci sentiamo, un anno che ci siam persi... Non so neppure dove fossi e che facessi, ed ora mi parli di acqua e sorrisi?" "C'ero ogni volta che sei caduta. L'ansia faceva da metronomo al tempo che, scorrendo, bruciava quei giorni. Ero lì, con te, ogni volta ti sei rialzata. Gioivo, silenzioso come la notte, senza nulla chiedere e niente pretendere. Ho visto le fasciature che cingevano le tue mani, ho sentito il tuo dolore e le tue gioie, erano i miei dolori e la mia gioia. Non hai percepito la mia presenza, come una brezza discreta, che spirava ad ogni tuo sospiro e tremava, scuotendo i rami degli alberi, all'idea che fuggissi via, risentita per l'indebita irruzione nel tuo mondo?" Sorrise. "Non puoi chiedermi nulla, non posso darti nulla. Non so se hai pianto e sofferto" "Questa non è una storia di corpi. Solo i pensieri, il mio e il tuo, potranno incontrarsi per intessere danze." Alzò lo sguardo, mi fissò negli occhi. La sua espressione era dolcissima. Forse aveva capito, oppure no, non so... Forse andò via sbuffando, ringraziando il cielo per la fine dello strazio. Non ci incontrammo più... Eppure vive!
Visechi 03/09/2016 15:59 321

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Il primo racconto pubblicato:
 
Le Janas (18/08/2016)

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Il mare, i porti e le barche (23/09/2016)

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La leggenda del fantasma della casa della contessa di costa rei (04/09/2016, 497 letture)


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