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Camminiamo!

E le nostre spalle si fanno curve sotto il peso di questo zaino che sembra contenere tutti i pianeti dell’ universo, di lato abbiamo un moschetto gelato che non conoscerà mai più il calore di uno sparo, e sulla testa un cappello con una piuma che forse un giorno ha visto cieli migliori. Siamo alpini, siamo alpini che tornano dalla Russia, a piedi, è il 21 gennaio 1943, siamo a sei mila chilometri da casa e ci sono trentasette gradi sotto zero, la neve strappata dal vento alla tomba della Steppa ci colpisce la faccia, dura, come una nube di ghiaia.

Cammina!

Non sento più le gambe!

Cammina!

Non sento più niente, l’ unico rumore è quello del vento, della tosse furiosa dei miei compagni, e del silenzio del cuore che sembra neanche battere più, migliaia di fantasmi ai quali pare di camminare ormai da quando sono nati… o morti, perché probabilmente sono già morti, senza essersene resi conto in quanto troppo impegnati a camminare.

Cammina!

Che freddo!

Cammina!

Qui non arriviamo mai più a casa, il vento ci percuote e ci entra dentro quasi volesse portarci via l’ anima, ma forse sarebbe meglio lo facesse, almeno le nostre anime crollerebbero adagiate dal vento fino a casa, mentre i nostri corpi rimangono qui, prigionieri in questa tomba di ghiaccio, in questo bianco sepolcro affamato ed ingordo dei nostri piedi e del nostro cuore.

3° reggimento di artiglieria da montagna brigata Julia!

Venticinque rimasti signore!

37° reggimento fanteria divisione Ravenna!

Diciotto rimasti signore!

6° battaglione tridentina divisione Verona!

Trentasei rimasti signore!

17° reggimento brigata Cuneese!

Ventidue rimasti signore!

7° reggimento brigata Udine! 7° reggimento brigata Udine! Brigata Udineeeee brigata Udineeee! Com’è possibile non risponde nessuno della brigata Udine? Brigata Udineeee Cristo! eravate in quattromila! !!!!

Io signore, io, 7° reggimento brigata Udine, cappellano militare, eravamo davanti signore, tremilanovecentonovantanove soldati ed un cappellano militare, dovevamo aprire la via agli altri battaglioni, ma siamo stati i primi a trovare l’ inverno alleato con l’ armata rossa, siamo stati i primi a prendere il colpo di martello dei russi, a vedere l’ acqua ghiacciata del Don tramutarsi in vino, rosso e amaranto come il Raboso, persino Dio è fuggito quel giorno, è fuggito per non vedere, nessuno è riuscito a seguirlo, tranne io, quel giorno si è salvato l’ unico soldato disarmato.

Va bene ragazzi, in marcia ora!

Da che parte signore?

Di la!

Perché di là signore?

Perché di là è l’ ovest!

Come fa a sapere che di là è l’ ovest signore? Qui è tutto bianco, bianco a destra, a sinistra, sopra, sotto, persino dentro ormai siamo bianchi, bianco lattiginoso, il cielo ha la stessa consistenza del terreno, ed anche l’ aria che respiriamo è di ghiaccio, quindi come fa a sapere che di là è l’ ovest?

Perché di là è verso casa!

Come fa a sapere che di là è verso casa?

Perché comando io! E se dico di andare di là perché di là è verso casa, si va di là, ad ovest, verso casa! “ Poveri piccoli alpini, dove cazzo state andando? Sono tre giorni che girate in circolo e siete sempre nello stesso posto, ma continuate a camminare, ovunque si vada con la speranza nel cuore, allora là è verso casa”.

Cammina!

Non sento più le gambe!

Cammina!

Che freddo!

Fermi!

Avete sentito? Che schianto laggiù, sembra quasi che il sole, ammesso che esista ancora, sia andato a scontrarsi contro le montagne…

Attenti! Un altro, di nuovo, Cristo santo sono cannonate! !!!!

I russi! !! I russi! !! I russi! !!

Ci sono addosso! !! e le mitragliatrici cantano come tenori con le loro voci che si innalzano al cielo annichilendo ogni altro rumore, ed i nostri corpi sono come pennelli impazziti che violentano lo sfondo bianco d’ un rosso spesso, pesante, e lasciano macchie e strappi sulla tela immacolata, fin quando la mano dell’ artista non si placa, ansimante, tutto tace, e la tavolozza ritorna nascosta….

Francesco, garzone di bottega, diciotto anni soldato semplice addetto ai muli. Giovanni, contadino ventidue anni, caporale Egidio, operaio, ventitre anni, soldato semplice Padre Antonio, cappellano militare ventinove anni Augusto, operaio, trentadue anni, sergente anziano… ammesso che a trentadue anni si possa essere anziani.

E potremmo continuare per ore, poveri piccoli alpini, lontano da casa, dormite ora, che il vento vi rimbocchi il lenzuolo bianco e possa donarvi un piccolo momento di madre, dormite e che la neve non faccia più male. Domani sarete solo piccole righe d’ inchiostro sul bianco della pagina d’ un libro che qualche ragazzo aprirà con malavoglia dicendo: “ che rottura studiare la storia”….

Trentasettesimo battaglione

Volti sparuti,

segnati da stenti,

celan dolore,

stretto fra i denti.

Sferzati dal vento,

piegati dal gelo,

resiston, mai alzan,

man verso il cielo.

E solcano il vitreo,

terreno bianco,

in fila marciando,

con morte di fianco.

Avanzan e affondan,

fino al polpaccio,

nel vasto ed ingordo,

sepolcro di ghiaccio.

Che lento e paziente,

di sfondo padrone,

pian piano divora,

l'inter battaglione.

Di quei piccoli alpini,

mercè della gloria,

martiri ignari,

di un rigo di storia.

La steppa e la neve

C'era il sole appena uscito dagli ulivi

ombre lunghe di due gambe sul sentiero

che ti vidi comparire col sorriso dei bambini

sulla strada tra la chiesa e il cimitero.

Mi dicevi che la guerra era finita

e che forse, ora tuo padre ritornava

io tacevo, lo sapevo, e mentivo al tuo sorriso

che tuo padre nella steppa riposava.

Certe volte noi dobbiamo andar lontano

per capir di quanto amore abbiam bisogno

e non basta che finisca il male che ci ruota attorno

non si torna perché ormai siam dati in pegno.

Tu ridevi e disegnavi sul quaderno

lui che ti teneva in spalla in mezzo al prato

e lo stesso tuo disegno sotto il ghiaccio, infreddolito

riposava nella tasca di un soldato.

C'era il sole appena uscito dagli ulivi

come lacrime dorate in mezzo al bianco

dove secchi rami spogli dopo fogliano tardivi

quando il tempo, della guerra si fa stanco.

Ed allor sarebbe l'ora di tornare

ed allor sarebbe l'ora per chi deve

di vedere due ombre lunghe e gambe corte sul sentiero

che non sanno della steppa e della neve.


Davide Ghiorsi 05/11/2016 22:58 326

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Il sognante cavaliere Olaf (03/11/2015)

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Lo spaventapasseri (09/11/2015, 458 letture)


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