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Un pensiero ossessivo

Dramma

Esasperato non ne poteva più di quella moglie bella da essere invidiato, ma nello stesso tempo fredda come un iceberg e maniaca dell’ ordine e dell’ apparenza. Gabry no, lei era l’ opposto: giovane, solare e con l’ entusiasmo dei suoi vent'anni. Ogni volta che stavano insieme, tutto sembrava facile ed i problemi, diventavano solo dei piccoli imprevisti, superabili con un sorriso.
Quando rientrava a casa, l’ incubo ricominciava. La notte spesso la trascorreva nel suo studio ed all'alba, sfinito, si addormentava sulla scrivania. Era l’ unico posto della casa dove si trovava a suo agio, poteva lasciare i suoi libri accatastati dappertutto, infischiandosene del disordine ed inoltre, aveva la possibilità di fumare in santa pace i suoi sigari.
Da un po’ di tempo, un pensiero mostruoso lo tormentava e non lo lasciava in pace. In ogni momento della giornata gli ritornava in mente. Aveva paura, era qualcosa di terribile ma alla fine si convinceva che era solo un pensiero e mai avrebbe potuto metterlo in atto.
Quella mattina di novembre, si era appena svegliato e gli sembrò una giornata come tante altre, tranne per una cosa, stranamente non aveva udito la voce stridula della moglie che gli impartiva gli ordini della giornata. Non se ne preoccupò più di tanto, generalmente cercava sempre di evitarla e quindi, non se ne fece un problema.
Appena fuori casa, imprecò contro la nebbia che era così fitta da non riuscire a vedere ad un palmo dal naso; odiava sentirsi in una gabbia oscura, ma rassegnato, si avviò con la macchina verso la tangenziale, accodandosi ad una infinità di auto che procedevano a passo d’uomo.
Avvertiva uno strano malessere ed aveva la netta impressione di avere dimenticato qualcosa, ma cosa?
Sicuramente appena avrebbe incontrato Gabry, quella brutta sensazione sarebbe scomparsa. Dopo un po’ le auto iniziarono a muoversi lentamente ed il traffico a scorrere quasi in modo regolare, quando ad un tratto, iniziò una fastidiosa pioggerellina mista a neve. Richard era sempre più contrariato per le condizioni meteo e quando finalmente giunse a destinazione tirò un sospiro di sollievo infilandosi nel piazzale del grande centro commerciale dove lavorava. Prima di parcheggiare si guardò nello specchietto per vedere se era in ordine e si accorse di avere dei profondi graffi sul collo, che si intravedevano da sotto il maglioncino. Meravigliato non riusciva a capacitarsi e si chiese: “ come me li sono procurati? E quando?”
Una cosa era certa, non poteva essere stato Agazio, il gatto rompiballe di Aloise, il quale stava a debita distanza, dopo che in un momento di rabbia gli aveva scagliato addosso un mattone, fratturandogli la zampa. Si sistemò il maglione in modo che i graffi non si notassero. Parcheggiò l’ auto accanto a quella di Gabry.
Ed eccola Gabry, com'era bella, con la sua gonnellina a pois e con quelle gambe lunghe e slanciate, ogni volta che la vedeva il sangue gli ribolliva dentro, lei come sempre, gli andò incontro sorridendo, domandogli perché fosse in ritardo, lui di solito era sempre puntuale. Rispose che era colpa di quella fastidiosa nebbia.
Mentre si recavano in ufficio, Gabry gli chiese di preparare l’ ordine d’ acquisto di tutti i prodotti che erano in offerta, Richard assentì e si avviò verso la sua scrivania, notò che nonostante fosse molto presto, c’ erano già molte persone, fra cui quella pettegola dell’ amica di Aloise, cercò di non farsi vedere, ma l’ arpia lo bloccò proprio davanti alla porta e con la sua odiosa voce gli chiese: ” Ciao Richard, riferisci alla tua cara mogliettina che se voleva farmi il bidone c’è riuscita perfettamente, ho aspettato delle ore sotto la pioggia, davanti al teatro, poi l’ ho chiamata ripetutamente ma non si è degnata nemmeno di rispondere.”
Richard rispose: ” Sai Mary, neanche lo sapevo che dovevate andare a teatro, figurati se so perché non ti ha risposto, perché non chiedi direttamente a lei?”
Mary non sopportava l’ atteggiamento di Richard, per lei quell'uomo era proprio un inetto, un incapace e non riusciva a capire come la sua amica, si fosse sposata con lui, gli rispose: ” Okey, buona giornata.”
Si girò sui tacchi altissimi e con aria saccente si allontanò, pensando che il comportamento di Richard fosse molto sospetto.
Da parte sua lui, incontrando quella megera, pensò che la giornata non poteva cominciare peggio. Il lavoro proseguì come sempre, ogni tanto lanciava uno sguardo dolce verso Gabry, che pareva non accorgersene ed il cuore gli andava in fibrillazione.
Intanto pensò che durante la giornata, non aveva ricevuto nemmeno una chiamata da Aloise, di solito telefonava per ordinargli delle commissioni, tipo: quando esci passa dalla tintoria, compra lo shampoo per il gatto, passa dalla profumeria… e così via.
All'ora di chiusura uscì assieme a Gabry, giunsero alle auto e lei come sempre, lo salutò, dicendogli: ” A domani Richard” ed ognuno prese la sua strada.
Arrivato a casa si accorse che le luci erano spente, segno che la moglie era uscita e non era ancora rientrata, meno male pensò tra sé, così eviterò l’ ennesimo rimprovero. Appese il cappotto e posando le sue chiavi sul mobiletto dell’ ingresso, notò che anche le chiavi della moglie erano lì.
Pensò: “ Sarà uscita con qualche sua amica…”
Mentre rifletteva su ciò, notò che era sparito pure Agazio.
Fu un attimo, come se il cervello, proprio in quel preciso istante, avesse ripreso a funzionare, un dubbio si fece strada nella sua testa confusa… e se quel pensiero così ossessivo e pressante, che lo tormentava da giorni facendolo star male si fosse avverato? Si precipitò nella cantina, prima di entrare esitò un attimo davanti alla porta, si sentiva male, infatti fu preso da un tremito convulso, aprì lentamente, il corpo di Aloise era steso per terra, gli occhi sbarrati, increduli, intorno al collo ben stretto c’ era un foulard, le mani chiuse a pugno, uno sguardo più in là… Agazio con la testa fracassata.
Impietrito continuò a fissare il corpo della moglie dicendole delle frasi sconnesse: ” Non ti preoccupare cara, ho messo tutto a posto…” poi in un attimo, rivide tutta la scena di ciò che era accaduto. Adesso rammentava ogni cosa.
La sera prima era rientrato come sempre ed invece di essere accolto con un saluto, Aloise aveva iniziato a rimproverarlo, esasperato si era chiuso nello studio, ma lei l’ aveva seguito pure lì… continuando con quella sua voce insopportabile, poi quel pensiero ossessivo era ritornato con più violenza, si era scagliato contro la moglie, stringendole al collo un foulard, strinse con forza, senza riuscire a fermarsi, lei si dimenava cercando di liberarsi e l’ aveva graffiato sul collo, ma la morsa di lui era sempre più forte, pochi secondi e Aloise era scivolata sul pavimento come un fantoccio. In trance l’ aveva trascinata per le scale, giù nella cantina e l’ aveva adagiata per terra. Poi era risalito al piano di sopra quando il gatto gli si era lanciato contro, lui aveva afferrato una statuetta di bronzo, colpendolo ripetutamente sulla testa, uccidendolo. In seguito aveva rimosso tutto, cancellato ogni traccia ed anche quell'ossessione era sparita.
Fino a quel momento in cui aveva ricordato ogni piccolo particolare… che stupido pensò, aveva lasciato la porta aperta… loro entrarono velocemente scendendo in cantina, era Mary, insieme ai poliziotti. Lo ammanettarono, lui inebetito continuava a fissare il vuoto. Poi sul suo viso comparve un sorriso beffardo, finalmente si era liberato di quel pensiero molesto che non lo faceva dormire.


Anna Rossi 23/12/2016 06:37 272

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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