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Pinocchio

Ragazzi

PINOCCHIO

elaborazione per il teatro di
Dionisio Moretti


PERSONAGGI

Fatina

Mastro Ciliegia

Pinocchio

Geppetto

Carabiniere1

Carabiniere2

Grillo Parlante

Vecchina

Pulcino

Mangiafoco

Pulcinella

Arlecchino

Bambina

voce

Volpe

Gatto

Merlo

Oste

Falco

Corvo

Civetta

Conigli

Giudice

Contadino

Giangio

Faina

Delfino

Carbonaio

Maestra

Bambini

Alidoro

Galantuomo

Lumachina

Lucignolo

Domatore

Tonno

SCENA I
(Personaggi: LA FATINA presenta la storia)

FATINA: C'era una volta. Un re! - direte subito voi - . No, sbagliato! C'era una volta un pezzo di legno... Non era un pezzo di legno di lusso, ma un semplice pezzo di catasta, di quelli che d’ inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze. Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname di nome Mastro Ciliegia.



SCENA II
(Personaggi: MASTRO CILIEGIA; PINOCCHIO= pezzo di legno; GEPPETTOAmbiente: CASA DI MASTRO CILIEGIA)
MASTRO CILIEGIA: Questo legno è capitato a tempo: voglio digrossarlo per fare una gamba di tavolino (prende l’ ascia e lo colpisce).

PINOCCHIO: Non mi picchiar tanto forte!

MASTRO CILIEGIA: (si guarda intorno) Ho capito, si vede che quella vocina me la sono figurata io. Rimettiamoci a lavorare (lo colpisce più forte).

PINOCCHIO: Ohi, tu m’ hai fatto male!

MASTRO CILIEGIA: (esterrefatto) Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto ohi? Eppure qui non c’è anima viva. Che sia per caso questo pezzo di legno? Che abbia imparato a lamentarsi come un bambino? Non lo posso credere. O dunque, che ci sia nascosto dentro qualcuno? Se è così peggio per lui: ora l’ accomodo io (pone l’ orecchio sulla superficie). Nulla! – Nulla! Ho capito, si vede che la vocina che ha detto ohi me la sono figurata io. Rimettiamoci a lavorare.

PINOCCHIO: Smetti! Mi fai il pizzicorino sul corpo!

MASTRO CILIEGIA: (sviene) (bussano alla porta)

MASTRO CILIEGIA: Passate pure.

GEPPETTO: Buongiorno, mastro Ciliegia. Che fate costì giù?

MASTRO CILIEGIA: Insegno l’ abaco alle formicole. Che v’ ha portato da me, compare Geppetto?

GEPPETTO: Le ‘ ambe! Sappiate, mastro Ciliegia, che sono venuto da voi per chiedervi un favore.

MASTRO CILIEGIA: Eccomi qua, pronto per servirvi!

GEPPETTO: Stamani m’è piovuta nel cervello un’ idea. Ho pensato di fabbricarmi un bel burattino di legno; un burattino meraviglioso, che sappia ballare, tirar di scherma e fare i salti mortali. Con questo burattino voglio girare il mondo per buscarmi un tozzo di pane e un bicchier di vino: che ve ne pare?

PINOCCHIO: Bravo Polendina! GEPPETTO: (offeso) Perché mi avete chiamato Polendina?

MASTRO CILIEGIA: Non sono stato io.

GEPPETTO: Sta a vedere che sono stato io!? Siete stato voi!

MASTRO CILIEGIA: No.

GEPPETTO: Si!

MASTRO CILIEGIA: No!

GEPPETTO: Sì! (si picchiano)

GEPPETTO: Rendimi il mio cappello!

MASTRO CILIEGIA: E tu rendimi il mio!

(dopo un po’ fanno pace)

MASTRO CILIEGIA: Dunque, qual è il piacere che cercate da me?

GEPPETTO: Vorrei un po’ di legno per fabbricare il mio burattino: me lo date?

MASTRO CILIEGIA: L’è un gran piacere per me, compare Geppetto, darvi codesto pezzo di legno! (il pezzo di legno gli sguscia dalle mani e colpisce Geppetto)

GEPPETTO: Ma che grazia?! Per poco non mi accoppate?!

MASTRO CILIEGIA: Vi giuro che non sono stato io!

GEPPETTO: E allora sono stato io!

MASTRO CILIEGIA: E’ tutta colpa di questo legno…

GEPPETTO: E di voi che me l’ avete tirato.

MASTRO CILIEGIA: Non ve l’ ho tirato.

GEPPETTO: Bugiardo!

MASTRO CILIEGIA: O ritirate il bugiardo o vi chiamo Polendina.

GEPPETTO: Asino!

MASTRO CILIEGIA: Polendina!

GEPPETTO: Somaro!

MASTRO CILIEGIA: Ri- Polendina!

GEPPETTO: Scimmiotto!

MASTRO CILIEGIA: Ri- Polendi- nanà! (si picchiano di nuovo e poi si riappacificano)

MASTRO CILIEGIA: Dobbiamo volerci bene perché siamo tanto amici.

GEPPETTO: E’ vero (lo abbraccia e zoppicando se ne va col suo pezzo di legno).




SCENA III
(Personaggi: GEPPETTO- PINOCCHIO- CARABINIERE 1 e II -VECCHINAAmbienti: CASA DI GEPPETTO- STRADA)

GEPPETTO: (comincia ad esaminare il legno) Che nome gli darò? Lo voglio chiamar Pinocchio. Gli porterà fortuna. (modella il burattino)

PINOCCHIO: (ride a crepapelle e gli ruba la parrucca)

GEPPETTO: Rendimi subito la mia parrucca! (la riprende) Birba d’ un figliolo! Non sei ancora finito di fare e già cominci a mancar di rispetto a tuo padre! Male, ragazzo mio, male! (si asciuga una lacrima)

PINOCCHIO: (gli pesta un piede)

GEPPETTO: Birbante! Me lo merito. Dovevo pensarci prima: ormai è fatta. Vediamo un po’: adesso t’ insegno a camminare…

PINOCCHIO: (appena sgranchite le gambe inizia a correre per la stanza e scappa sulla strada)

GEPPETTO: Piglialo, piglialo!

CARABINIERE 2: (si pone a gambe larghe sulla strada per fermarlo) Eccoti acciuffato! Riprendetelo e la prossima volta non ve lo fate scappare.

GEPPETTO: A casa non dubitare che faremo i nostri conti.

VECCHINA: Povero burattino! Ha ragione a non voler tornare a casa. Chissà quanto lo maltratterà quel vecchiaccio di Geppetto? Sembra un galantuomo ma con i ragazzi è un tiranno. Se il carabiniere non glielo toglie lo farà a pezzi quel povero burattino.

CARABINIERE 1: Lasciate libero quel povero burattino e venite con me in prigione.

GEPPETTO: Ma io sono il padre! L’ ho creato io?!

CARABINIERE 1: Se ho detto in prigione!?GEPPETTO: Sciagurato figliolo! Mi sta a dovere: dovevo pensarci prima. Ci vuole pazienza.






SCENA IV
(Personaggi: GRILLO PARLANTE- PINOCCHIO- PULCINOAmbiente: CASA DI GEPPETTO)

GRILLO PARLANTE: Crì – crì – crì!

PINOCCHIO: Chi mi chiama?

GRILLO PARLANTE: Sono io, il Grillo Parlante! Abito qui da più di cent’ anni.

PINOCCHIO: Tanto piacere, ma adesso cercati un’ altra stanza perché questa è mia.

GRILLO PARLANTE: Non me ne anderò se prima non ti avrò detto una grande verità.

PINOCCHIO: Basta che ti spicci.

GRILLO PARLANTE: Guai ai ragazzi che mancano di rispetto ai genitori. Non avranno mai bene a questo mondo e prima o poi dovranno pentirsene.

PINOCCHIO: (sbrigativo) Va bene: ciao!

GRILLO PARLANTE: Ma?

PINOCCHIO: Ah, ma allora è lunga!? Ma non lo capisci che se faccio quello che dici tu mi manderanno a scuola e per amore o per forza mi toccherà studiare. Io, per dirtela in tutta confidenza, di studiare non ne ho punto voglia. Mi diverto di più a giocare, a correre dietro alle farfalle, a prendere i nidi sugli alberi.

GRILLO PARLANTE: Povero grullo. Ma lo sai che comportandoti così diventerai un grosso somaro e tutti si prenderanno gioco di te? PINOCCHIO: Chetati, grillaccio malefico!

GRILLO PARLANTE: Ma se non ti garba di andare a scuola, perché non aiuti Geppetto, almeno impari un mestiere e ti guadagni onestamente la vita?

PINOCCHIO: Lo sai qual è il mestiere che più mi va a genio?

GRILLO PARLANTE: Sarebbe?

PINOCCHIO: Mangiare. Dormire finché ne ho voglia. Non fare nulla, ma proprio nulla, nulla, nulla!

GRILLO PARLANTE: Quelli che scelgono di vivere così finiscono quasi sempre all’ ospedale o in prigione.

PINOCCHIO: E questa è una maledizione! Ti stai zitto, grillaccio del malaugurio!? Se mi monta la bizza, guai a te!

GRILLO PARLANTE: Povero Pinocchio, che compassione mi fai.

PINOCCHIO: E tu guarda adesso quanta me ne fai tu: (gli dà una martellata in testa)

GRILLO PARLANTE: Crì- crì – crì. (sviene)

PINOCCHIO: Chi fa più compassione adesso!? Eh, non se ne poteva più! E cri crì, cri crì! (si sdraia per addormentarsi)

(dopo un po')

PINOCCHIO: Ho una fame! Ma una fame, ma una fame... Una fame da lupi. Una fame da tagliarsi col coltello. Che posso mangiare?! (fruga d’ attorno) Niente, nemmeno una crosta di pane secco; un osso avanzato a un cane; una lisca di pesce; un nocciolo di ciliegia! Nulla, nulla, nulla! (inizia con il piagnisteo) Il Grillo Parlante aveva ragione. Ho fatto male ad allontanarmi dal babbo fuggendo di casa. ‘ Nghaoo… Se Geppetto fosse qui non mi lascerebbe morire di fame, si preoccuperebbe per me. Quanto è brutta la fame. (continua a cercare) Oh! Un uovo! (lo prende e lo bacia) Ora lo devo cuocere. (lo passa da una mano all’ altra) Ci faccio una frittata? No! Nel tegame. No! Bollito. No! (gli cade e compare un Pulcino)

PULCINO: (fa una bella riverenza) Grazie signor burattino di avermi liberato dal mio guscio. Arrivedella. Saluti a casa e bacetti ai pupi (se ne va)

PINOCCHIO: (piange disperato e a mo’ di cantilena) Il Grillo Parlante aveva ragione. Ho fatto male ad allontanarmi dal babbo fuggendo di casa. ‘ Nghiaooo… Se Geppetto fosse qui non mi lascerebbe morire di fame, si preoccuperebbe per me. Quanto è brutta la fame!





SCENA V
(Personaggi: -PINOCCHIO- VECCHINA Ambienti: Sotto una casa sulla STRADA- CASA DI GEPPETTO)

PINOCCHIO: (bussa ad un uscio)

VECCHINA: Chi è? Che volete a quest’ ora di notte?

PINOCCHIO: Che mi fareste il piacere di darmi un panino fresco col prosciutto?

VECCHINA: Ah, si? Aspettami costì.

PINOCCHIO: (passa un bel po’ di tempo e bussa di nuovo)

VECCHINA: Chi è?PINOCCHIO: Sono io, Pinocchio. E il panino?! Mica ve lo sarete scordato?!

VECCHINA: Ma proprio il panino volevate a quest’ ora della notte?

PINOCCHIO: E che sennò?! Eppure l’ avevo detto tanto chiaro. Eh, brutta la vecchiaia...

VECCHINA: Mica avevo capito. Venite più sotto che vi vedo meglio (gli tira una bacinella d’ acqua) Ma ti pare l’ ora di cercare un panino a quest’ ora della notte? Ma non l’ hai una casa?

NARRATORE: (Pinocchio torna a casa, mette i piedi sul fuoco per asciugarsi ma si addormenta e gli si bruciano)






SCENA VI
(Personaggi: -PINOCCHIO- GEPPETTO Ambiente: CASA DI GEPPETTO)

GEPPETTO: (bussa alla porta)

PINOCCHIO: Chi è?

GEPPETTO: Sono io, Geppetto! Apri Pinocchio!

PINOCCHIO: Non posso, mi sono bruciato i piedi!

GEPPETTO: Chi ti ha bruciato i piedi?

PINOCCHIO: Il gatto!

GEPPETTO: Aprimi! (entra dalla finestra) Adesso te lo faccio vedere io il gatto! (si accorge che li ha bruciati davvero) Pinocchiuccio mio! Com’è che ti sei bruciato i piedi?

PINOCCHIO: Non lo so, babbo. Avevo una gran fame e allora… il Grillo Parlante “ ti sta bene: sei stato cattivo e te lo meriti” e io “ bada Grillo!” e lui: “ somaro…” e io “ Grillaccio del malagurio!” e lui: “ te ne pentirai…” e io gli tirai una martellata e lui morì e io non volevo ammazzarlo e volevo mettere l’ ovo al tegamino e il Pulcino… “ arrivedella, saluti, baci ai pupetti” e la fame e la vecchina e la catinella d’ acqua sul capo e senza panino. Allora a casa, mhu… piedi su camino e voi bussato e piedini bruciati, mhu, mhu! Ahaaa.. haha! ‘ Nghiao… Cip!

GEPPETTO: Tieni, prendi queste tre pere, Pinocchio. Erano la mia colazione ma te le do volentieri. Mangiale.

PINOCCHIO: Se ci tenete che le mangi, non potreste sbucciarmele?

GEPPETTO: Sbucciarle? Non avrei mai creduto che tu fossi così boccuccia schizzinosa. Male! Attento Pinocchio. Bisogna saper mangiare tutto, non si sa mai nella vita.

PINOCCHIO: Babbo, le bucce non le posso soffrire. Mi fanno male ai denti (mangia la prima pera e fa per buttare il torsolo)

GEPPETTO: Non lo buttare. Non si sa mai, tutto può tornare utile.

PINOCCHIO: Io il torsolo non lo mangio davvero! (passa alle altre due pere)

GEPPETTO: (prende i torsoli e li mette da parte)

PINOCCHIO: Ho ancora fame!

GEPPETTO: Non ho più nulla da darti!

PINOCCHIO: Nulla, nulla?

GEPPETTO: Ho solo le bucce e i torsoli ma tu non li mangi, purtroppo.

PINOCCHIO: Proviamo. Se non c’è altro?! Buoni, non lo sapevo. Ora sto benissimo! (piange capriccioso rotolandosi per la stanza) Voglio i piedi, voglio i piedi, voglio i piedi!

GEPPETTO: Eh, che volevi?

PINOCCHIO: Ipiediipiediipiediipiedi! Nuovi!

GEPPETTO: Per farti fuggire di nuovo?!

PINOCCHIO: Vi prometto che anderò a scuola, studierò tanto e sarete contentissimo di me!

GEPPETTO: Chiudi gli occhi e dormi (gli rifà i piedi).

PINOCCHIO: (salta e balla) Per ricompensarvi di quanto avete fatto anderò subito a scuola.

GEPPETTO: Bravo ragazzo!

PINOCCHIO: Mi ci vorrà il grembiule, l’ astuccio, i quaderni, le matite e le penne, i colori, la riga, la squadra?

GEPPETTO: … la paletta e il secchiello! Basta il grembiule e l’ abbecedario. Il grembiule eccolo.

PINOCCHIO: Oh, come sono bello! Sto benissimo! Paio proprio un signore!

GEPPETTO: Lascia stare il signore e tienlo a mente: non è il vestito bello che fa il signore ma il vestito pulito.

PINOCCHIO: E… l’ abbecedario?

GEPPETTO: Questo si ch’è un problema: come facciamo?

PINOCCHIO: Facile! Si va al negozio che li vende e si compra!

GEPPETTO: E i quattrini?

PINOCCHIO: (plateale) Io non li ho!

GEPPETTO: Perché io sì, invece?! Pazienza! (esce di casa e torna dopo un poco senza cappotto e con l’ abbecedario)

PINOCCHIO: (lo prende) Che bello! Eh, il cappotto?

GEPPETTO: L’ ho venduto. PINOCCHIO: E perché?

GEPPETTO: Mi faceva caldo…

PINOCCHIO: (abbraccia e riabbraccia Geppetto) Sei il miglior babbo del mondo. Smac!





SCENA VII
(Personaggi: -PINOCCHIO- VECCHINA Ambiente: STRADA)

(Pinocchio esce dalla casa di Geppetto per andare a scuola, ma vede il TEATRO DEI BURATTINI)

PINOCCHIO: Oggi a scuola voglio imparare a leggere e domani a fare i numeri. Poi, bravo come sono, faccio tanti soldi e compro al babbo subito un bel cappotto nuovo di panno. Ma che di panno? Di lana con i bottoni d’ oro e le maniche d’ argento. Se lo merita proprio. Poverino, per comprarmi i libri è rimasto in maniche di camicia… con il freddo che fa. Non ci sono tanti babbi così!

VECCHINA: E nemmeno figli!

MUSICA DI PIFFERI: Piripì – pirippippì…

PINOCCHIO: Che cosa sia questa musica? Peccato che io debba andare a scuola, se no… (resta in bilico su un piede pendendo una volta verso la scuola e l’ altra verso la musica finché non decide) Oggi anderò a sentire i pifferi e domani a scuola: oggi i pifferi ci sono, domani chi lo sa? La scuola, invece, c’è sempre! Logico, no?! (ad una vecchina) Che cos’è quel baraccone?

VECCHINA: Leggi il cartello che c’è scritto e lo saprai!

PINOCCHIO: Se avessi saputo leggere perché avrei dovuto chiedertelo?! Testardi, eh?!

VECCHINA: Bravo bue, adesso te lo leggo. Devi sapere che lì c’è scritto: Gran Teatro dei Burattini!

PINOCCHIO: E’ molto ch’è iniziata la commedia?

VECCHINA: Comincia ora.

PINOCCHIO: Quanto si paga per entrare?

VECCHINA: Quattro soldi.

PINOCCHIO: Me li presteresti fino a domani?

VECCHINA: Volentieri. Ma oggi mi servono, domani te li potrei dare.

PINOCCHIO: Ma domani il Gran teatro non c’è!?

VECCHINA: E’ proprio un peccato.

PINOCCHIO: Se me li dai ti do l’ abbecedario.

VECCHINA: Che me ne faccio? La scuola l’ ho finita mezzo secolo fa. (Ci pensa un pochino) Vabbe’ lo compro io.






SCENA VIII
(Personaggi: PINOCCHIO -PULCINELLA- ARLECCHINO- BAMBINA- MANGIAFOCO- CARABINIERI 1e 2Ambiente: TEATRO DEI BURATTINI (Carrozzone di Mangiafoco)

PULCINELLA: Numi del firmamento! Sogno o son desto? Ma quello laggiù non è Pinocchio!?

ARLECCHINO: Ma certo ch’è Pinocchio! Pinocchio, vieni quassù tra i tuoi amici di legno!

BAMBINA: Vogliamo la commedia! Vogliamo la commedia! Bhuuu!

MANGIAFOCO: (mentre i burattini spaventati tremano come foglie si rivolge a Pinocchio) Perché sei venuto a mettere scompiglio nel mio teatro?!

PINOCCHIO: La creda, illustrissimo, la colpa non è stata mia!

MANGIAFOCO: Grrrrr! (ruggisce) Basta così! Stasera faremo i conti!

(pausa) MANGIAFOCO: (ad Arlecchino e Pulcinella) Portatemi quel burattino che ho appeso al chiodo! Mi pare molto asciutto e a buttarlo sul fuoco mi darà una bellissima fiammata all’ arrosto! Ahah ahhaha!

ARL. PULC.: (portano a braccia Pinocchio)

PINOCCHIO: Babbo mio, salvami! Non voglio morire abbrustolito, affumicato! ‘ Nghiaoo…

MANGIAFOCO: (intenerito dalle urla disperate di Pinocchio, starnutisce)

ARLECCHINO: (a Pinocchio) Buone nuove, fratello. Mangiafoco ha starnutito. E’ segno che gli hai fatto compassione.

PULCINELLA: Ormai sei salvo

MANGIAFOCO: E smettila di piangere, caprone! I tuoi lamenti mi disturbano lo stomaco! Sento uno spasimo… Etcì, etcì!

PINOCCHIO: Felicità!

MANGIAFOCO: Grazie! Pure io, che debbo fare? Sono rimasto senza legna e questo montone ancora non è cotto. Ma ormai m’ hai impietosito. Pazienza! Al tuo posto metterò ad ardere Arlecchino! (ai carabinieri) Portatemi Arlecchino, subito!

CARABINIERI 1 e 2: Subito padrone! (lo prendono) Avanti, vieni con noi che ti diamo una scaldatina.

PINOCCHIO: (piangendo) Pietà, signor Mangiafoco!

MANGIAFOCO: Qua non ci sono signori! Che c’è?!

PINOCCHIO: Pietà, signor cavaliere!

MANGIAFOCO: Di Malta! Ma quali cavalieri? Pinocchio, senti: o che tu va cercando?!

PINOCCHIO: Pietà eccellenza!

MANGIAFOCO: Eccellenza non mi dispiace. Che posso fare per te?

PINOCCHIO: La grazia, eccellenza! La grazia per il povero Arlecchino, sua eccellenza magnificissima!

MANGIAFOCO: A te ti ho risparmiato. Il montone s’ ha da cuocere. Prendete Arlecchino e buttatelo sul fuoco: il montone s’ ha da cuocere!

PINOCCHIO: Allora me, buttate me! Avanti, signori! Prendetemi e buttatemi sulle fiamme ardenti! Non è giusto che il mio amico Arlecchino muoia al mio posto.

CARABINIERI 1e 2: (si commuovono)

MANGIAFOCO: (starnutisce senza interruzione) Etcì! (a Pinocchio) Vieni qua, fatti abbracciare, birba d’ un burattino che mi stai spezzando il cuore!

PINOCCHIO: Dunque la grazia è fatta?

MANGIAFOCO: La grazia è fatta! Pazienza. Per questa sera mangerò il montone mezzo crudo. Ma la prossima volta guai: vi brucio con tutto il teatro!

(i burattini ballano)

MANGIAFOCO: Come si chiama tuo padre?

PINOCCHIO: Geppetto!

MANGIAFOCO: Che mestiere fa?

PINOCCHIO: Il povero.

MANGIAFOCO: Non guadagna nulla?!

PINOCCHIO: Si figuri che per comprarmi l’ abbecedario si è dovuto vendere il cappotto?!

MANGIAFOCO: Povero diavolo. Mi fa proprio compassione. Ecco qui cinque monete d’ oro. Vai subito a portargliele e salutalo tanto da parte mia.

PINOCCHIO: Grazie, eccellenza. A vedervi non ci avrebbe scommesso nessuno. Corro subito dal babbo! (Pinocchio esce)





SCENA IX
(Personaggi: PINOCCHIO– GATTO- VOLPE- MERLO Ambiente: la STRADA)

(Pinocchio per la strada incontra il Gatto e la Volpe che con una riverenza lo salutano)

VOLPE: Buon giorno, Pinocchio!

PINOCCHIO: Buongiorno! Come fai a sapere il mio nome?

VOLPE: Conosco bene il tuo babbo.

PINOCCHIO: Quando l’ hai visto?

VOLPE: L’ ho visto ieri sulla porta di casa sua che tremava dal freddo.

PINOCCHIO: Povero babbo. Ma da oggi, se Dio vuole, non tremerà più perché sono diventato un gran signore!

GATTO: Davvero!!! Dicci, dicci!

VOLPE: Non ci credo. Secondo me lo dici per farti grande.

PINOCCHIO: Ah sì?! Allora, se ve ne intendete, queste qui sono cinque bellissime monete d’ oro, se non vi dispiace?!

GATTO: E tu, caro Pinocchietto, che pensi di farci?

PINOCCHIO: Prima di tutto voglio comprare un cappotto nuovo per il mio babbo! Poi, un abbecedario tutto per me. Voglio tornare subito a scuola e mettermi a studiare buono, buono.

VOLPE: E tu pensa che per la passione sciocca di studiare io ho perduto una gamba!?

GATTO: E io?! Per la passione sciocca di studiare, non ho perso la vista da entrambi gli occhi?!

PINOCCHIO: Ammazza! A voi la scuola v’ ha fatto i danni proprio seri?!

MERLO: Pinocchio, non dar retta ai consigli dei cattivi compagni, te ne pentirai!

GATTO: (con un balzo felino lo ghermisce facendo sparire anche le penne)

PINOCCHIO: Ma, non c’ era un merlo, lì?!

GATTO: Merlo? No, che merlo?

PINOCCHIO: Ma, io ho sentito un fischio...

VOLPE: E’ il vento: da queste parti è terribile.

GATTO: Tutti i giorni. Vuoi raddoppiare le tue monete?

PINOCCHIO: Cioè?VOLPE: Cento, mille, duemila!

PINOCCHIO: E in che maniera?

GATTO: Basta che vieni con noi seguendoci.

PINOCCHIO: Dove?

VOLPE: Nel Paese dei Barbagianni.

PINOCCHIO: E’ meglio di no. Ormai sono vicino casa e voglio raggiungere mio padre che mi aspetta. Non vedo l’ ora di tornare a casa.

GATTO: Peggio per te!

VOLPE: Non si danno i calci alla fortuna.

GATTO: …’ rtuna!

PINOCCHIO: Quale fortuna?!

VOLPE: Ma non lo sai che nel Paese dei Barbagianni c’è un campo benedetto che, quelli che lo sanno, lo chiamano, Campo dei Miracoli?!

GATTO: …’ acoli!

VOLPE: Tu fai una piccola buca e ci metti uno zecchino d’ oro. L’ annaffi una volta al giorno aggiungendo una presa di sale. La notte nasce il germoglio.

GATTO: Il mattino dopo… c’è un albero carico…

PINOCCHIO: Carico…

VOLPE: Di?

GATTO: Di?

PINOCCHIO: Ma di zecchini d’ oro?!

GATTO: E altrimenti di che?! A me mi sa che nemmeno mi va più di fare questa semina?! Tu che dici? (alla Volpe)

PINOCCHIO: Mi avete convinto. Andiamo. Se la raccolta dovesse produrre duemila zecchini, cinquecento ne darò a voi per regalo.

VOLPE: Un regalo a noi?! (offesa) Ma stiamo scherzando?! Noi lo facciamo per altruismo. Basta!

GATTO: …’ ismo, ‘ asta!

PINOCCHIO: Che brava gente! Siete proprio brave persone. Andiamo!




SCENA X
(Personaggi: PINOCCHIO– GATTO- VOLPE- OSTE- GRILLO PARLANTEAmbiente: OSTERIA DEL GAMBERO ROSSO)

GATTO: Bisogna riposarsi.

VOLPE: Fermiamoci a mangiare un boccone all’ Osteria del Gambero Rosso.

GATTO: A mezzanotte ripartiamo per essere al Campo dei Miracoli con il levar del sole.

VOLPE: (all’ oste) Dateci due belle camere, una per il signor Pinocchio e l’ altra per me e il mio compagno. Prima di ripartire stiacceremo un sonnellino.

OSTE: (che ha mangiato la foglia) Come no! Eccovi subito due belle cammerelle! (gli dà due pacche)

PINOCCHIO: Per la sveglia a mezzanotte ci pensate voi?

OSTE: E chi sennò? Voi non vi dovete preoccupare. A mezzanotte vi butto giù dal letto io… Scherzo, lo sapete! (altra pacca)

PINOCCHIO: (mezzanotte passata: corre dall’ Oste) Dove sono i miei compagni?

OSTE. Sono partiti due ore fa. Il gatto aveva il suo micio con i geloni e sono dovuti partire.

PINOCCHIO: E la cena, l’ anno pagata?

OSTE: Dovete capire che sono persone educate: non si permetterebbero di fare un tale affronto a vostra signoria. Hanno detto che vi attendono al Campo dei Miracoli. A me dovete solo uno zecchino. (glielo sfila dalle mani) Grazie!

GRILLO PARLANTE: Dove vai Pinocchio?

PINOCCHIO: Grillo! Ma non eri morto spiaccicato?

GRILLO PARLANTE: Infatti sono la mia ombra. Non andare al Campo dei Miracoli, stai sbagliando, sappi… PINOCCHIO: Si, ancora! (va via)

GRILLO PARLANTE: Che il Cielo ti salvi dalla guazza e dagli assassini! PINOCCHIO: Dai grilli e dagli affini! Ahah, ahahah…(Pinocchio va verso il Campo dei Miracoli)





SCENA XI
(Personaggi: PINOCCHIO– GATTO- VOLPE- FATINA - FALCOAmbiente: CAMPO DEI MIRACOLI- CASA DELLA FATINA)

(Il gatto e la volpe si travestono da assassini)

VOLPE: Metti fuori i denari o sei morto!

GATTO: orto!

VOLPE: E dopo di te ammazzeremo anche tuo padre.

PINOCCHIO: No, il mio povero babbo no!

GATTO: Invece si. Dacci le monete! Se non lo fai ti taglio il collo!

PINOCCHIO: (lo morde e gli stacca una zampa)

GATTO: Miaoooooo!!!

PINOCCHIO: (lo morde e gli stacca una zampa) Ma che schifo! E’ una zampa?!

GATTO: Miaoooooo!!!

PINOCCHIO: E sembra pure un gatto!

VOLPE: (al Gatto) Prendilo altrimenti fugge!

GATTO: Devo cercare la mia zampetta!

VOLPE: Lascia perdere le stupidaggini e acchiappalo!

GATTO: …’ appalo! Ormai è ‘ appato. Se la zampina fosse stata la tua, non la avresti chiamata …’ aggini...

VOLPE: Ti sta bene: …’ atto!

GATTO: Pensa per te: …’ olpe

GATTO: Ora non ci scappi più!

VOLPE: Allora, vuoi aprirla la bocca, si o no?!

GATTO: Ah, non rispondi. Li hai in bocca i danari. Adesso te la faremo aprire noi.

VOLPE: Dobbiamo impiccarlo. E’ l’ unico modo. Impicchiamolo!

GATTO: …’ cchiamolo!

VOLPE: Domani, quando torneremo, facci la garbatezza di farti trovare bell’ e morto e con la bocca spalancata.

PINOCCHIO: Oh, babbo mio! Se tu fossi qui! (rimane stecchito)(Dalla sua casa la fatina “ guarda” la scena e chiama il falco per salvare Pinocchio)

FATINA: (batte tre volte le mani e arriva un Falco)

FALCO: Che cosa comandate, mia graziosa Fatina?

FATINA: Vedi tu quel burattino penzoloni al ramo della Grande Quercia?

FALCO: Certamente.

FATINA: Vola da lui. Staccalo dal ramo e distendilo sull’ erba, ai piedi della quercia.





SCENA XII
(Personaggi: PINOCCHIO– FATINA- FALCO -CORVO- CIVETTA- GRILLO- LUMACHINA- CONIGLIAmbiente: CASA DELLA FATINA)

(Pinocchio è a letto nella casa della fatina; alla fine della scena gli si allunga il naso)

FALCO: (esegue) Fatto, mia Signora.

FATINA: E’ vivo?

FALCO: A vederlo pareva morto, ma non morto bene. Dopo che ho sciolto il nodo alla gola mi sembra abbia bisbigliato: “ Ora mi sento proprio meglio”.

FATINA: Chiama subito i dottori!

FALCO: (mettendo le mani alla bocca come per fare un megafono) Dottoriiii!

(CORVO, CIVETTA e GRILLO si dispongono intorno al letto di Pinocchio)

FATINA: Vorrei sapere da lor signori con certezza, se questo burattino disgraziato sia vivo o morto.

CORVO: (tasta il polso e le estremità degli arti e solennemente) A mio credere il burattino l’è bell’ e morto ma, se per disgrazia non fosse morto allora sarebbe indizio certo ch’ ello è vivo! (inchino)

CIVETTA: Mi dispiace di dover contraddire il mio illustre amico e collega. Per me, al contrario, il burattino è ancora vivo, ma se per disgrazia vivo non fosse, allora non c’è dubbio che il morto è morto!

FATINA: (al Grillo Parlante) E lei non dice nulla?

GRILLO: Da parte mia, non sapendo esattamente che dire, ritengo che la migliore diagnosi la posso esprimere tacendo.

PINOCCHIO: (sembra riprendersi) Oh, oh… che mal di testa!

GRILLO: (si affretta) Posso solo aggiungere che il burattino lo conosco e meglio d’ egli ho conosciuto il suo martello. E’ un burattino disubbidiente e spezza il cuore al suo povero babbo!

FALCO: E’ un monellaccio, svogliato e vagabondo!

PINOCCHIO: E tu che ne sai?! Chi ti conosce a te?

FALCO: Ah, non mi conosci? Io sono quello che ti ha tirato giù dall’ albero, dov’ eri appeso per il collo: l’ ho detto che sei un monellaccio!

PINOCCHIO: (piange) ’ Nghiaoo…

CORVO: Se il morto piange è segno ch’è in via di guarigione!

CIVETTA: Mi duole contraddire il mio illustre amico e collega ma per me, quando il morto piange, è segno che gli dispiace a morire!

FATINA: (alla Lumachina) Pinocchio ha la febbre alta. Deve assolutamente prendere una medicina. Portami subito un bicchiere con dell’ acqua. Pinocchio, svegliati, devi prendere la medicina.

PINOCCHIO: Non posso, sto dormendo.

FATINA: Hai la febbre alta, serve per guarirti.

PINOCCHIO: E’ dolce o amara?

FATINA: E’ amara, ma ti farà bene.

PINOCCHIO: Se è amara non la voglio!

LUMACHINA: Dai retta alla Fatina, bevila, poi ti daremo una pallina di zucchero.

PINOCCHIO: Dov’è la pallina di zucchero?

LUMACHINA: Eccola qui.

PINOCCHIO: Prima voglio la pallina di zucchero e poi berrò quella robaccia amara.

FATINA: Me lo prometti?

PINOCCHIO: Lo prometto (mangia la pallina). Che bella cosa se le medicine fossero di zucchero!

FATINA: Ora mantieni la promessa.

PINOCCHIO: (prende il bicchiere e lo porta vicino alla bocca) E’ troppo amara. Non posso.

LUMACHINA: Ma non l’ hai nemmeno assaggiata?! Uhum!

PINOCCHIO: Io, me lo figuro! E poi voglio un’ altra pallina di zucchero… poi la beverò!

FATINA: Lumachina, dai un’ altra pallina di zucchero a Pinocchio, vedrai che poi prenderà la medicina.

LUMACHINA: (gliela dà Lo sai quanto ci credo?! Adesso bevi la medicina. E’ chiaro?!

PINOCCHIO: Non la posso bere così.

LUMACHINA: Perché!!!

PINOCCHIO: Perché… mi da fastidio… quel cuscino là, in basso… sui piedi!

FATINA: (toglie il cuscino) C’è qualcos’ altro che ti da noia?

PINOCCHIO: L’ uscio aperto della camera…

LUMACHINA: (lo chiude) Nient’ altro?!

PINOCCHIO: Si, no, insomma… non la voglio bere. Ecco. (piange) Quest’ acquaccia amara non la posso mandare giù, mi fa male!

FATINA: Così non guarirai.

PINOCCHIO: Non importa.

LUMACHINA: La tua malattia è grave.

PINOCCHIO: Non m’ importa.

LUMACHINA: Andrai all’ altro mondo.

PINOCCHIO: Non importa.

FATINA: Non hai paura della morte?

PINOCCHIO: Meglio morire che bere quella medicina cattiva!

(entrano quattro conigli con una bara)

PINOCCHIO: Cosa volete da me?

CONIGLIO 1: Siamo venuti a prenderti.

PINOCCHIO: Perché, mica sono morto?!

CONIGLIO 2: Ancora no.

PINOCCHIO: Oh, Fata mia, Fata mia! Dove sta la medicina?! Lumachina, dove sta la medicina?! Dove l’ hai nascosta?! Voglio bere, voglio bere!

LUMACHINA: Ma quella amara?

PINOCCHIO: (gliela strappa dalle mani e la beve) Mica tanto! (beve la medicina)

CONIGLI: Peccato: abbiamo fatto un viaggio ad ufo. Andrà meglio la prossima volta…

PINOCCHIO: Non capivo perché m’ erano antipatici i conigli. Adesso lo so! Viva i cani da cacciaaaa! Ahaha ahahaha! (salta in piedi)

FATINA: Vedo che hai preso la medicina. Stai bene ora, non è vero?!

PINOCCHIO: M’ ha rimesso al mondo!

FATINA: Raccontami, come andò che ti trovasti tra le mani di quegli assassini?

PINOCCHIO: Gli andò che Mangiafoco mi dette cinque monete d’ oro: “ Portale al tu’ babbo, mi disse”. Poi Volpe e Gatto sulla strada, persone squisite, voluto aiutarmi; cenato Osteria Gambero Rosso; partiti prima non offendervi, pagamento cena, pagato me uno zecchino; incontrato loschi figuri sulla strada: “ Fuori i quattrini, loro detto me”; io detto loro “ Non ce l’ ho!” Invece li avevo nascosti nella bocca. Staccato zampa uno. Corsi dietro. Impiccato albero detto: “ Domani torniamo quando sarai morto ed avrai la bocca aperta dove tieni strette le monete!”

FATINA: E ora le quattro monete dove sono?

PINOCCHIO: Le ho perdute! (gli si allunga il naso) Nel bosco qui vicino. (si allunga ancora)

FATINA: Vorrà dire che le cercheremo. Le cose che si perdono si ritrovano sempre.

PINOCCHIO: Ah, ah, ora rammento meglio: non le ho perdute. Le ho inghiottite mentre bevevo la vostra medicina. (il naso si allunga) Perché ridete?!

FATINA: Rido delle bugie che hai detto.

PINOCCHIO: Come fate a saperlo che ho detto una bugia.

FATINA: Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito perché ve ne sono di due tipi: quelle con le gambe corte e quelle con il naso lungo. Le tue sono quelle con il naso lungo.

PINOCCHIO: Non è vero! Io non dico bugie!

LUMACHINA: No, fischi!

PINOCCHIO: Zitto tu, brutto cagnaccio spelacchiato!

LUMACHINA: Quando va via la Fatina ti stacco il naso e me lo rosico bene, bene, brutto zeppo!

PINOCCHIO: E io mi metto a piangere!

LUMACHINA: Pensa che dolore!?

PINOCCHIO: (piange come un lattante) Uhau… ‘ Nghiaaoo…. Ngheee… Cip!

FATINA: Ora basta Pinocchio, hai sofferto abbastanza. Adesso calmati, è passato tutto.

PINOCCHIO: Davvero?! Quanto siete buona, Fatina e quanto vi voglio bene!

FATINA: Anch’ io ti voglio bene e, se vuoi restare con me, tu sarai il mio fratellino e io la tua sorellina.

PINOCCHIO: Io resterei volentieri, ma… il mio povero babbo?

FATINA: Ho pensato a tutto. Geppetto è stato avvertito: prima che faccia notte, sarà qui.

PINOCCHIO: Davvero? Allora, Fatina mia, se vi contentate, vorrei andargli incontro! Non vedo l’ ora di poter dare un bacio a quel povero vecchio, che ha sofferto tanto per me.

FATINA: Va pure, ma bada di non ti disperdere. (Pinocchio s’ incammina e mentre saltella contento è incuriosito da alcune voci)






SCENA XIII
(Personaggi: PINOCCHIO– GATTO- VOLPE- MERLO Ambiente: STRADA- CAMPO DEI MIRACOLI)

(Pinocchio incontra il Gatto e la Volpe)

VOLPE: Ecco il nostro caro Pinocchio! (lo abbraccia e lo bacia) Come mai sei qui?

GATTO: …’ ei qui?

PINOCCHIO: E’ una storia lunga. Ora devo andare, ve la racconto un’ altra volta.

VOLPE: Facci almeno un cenno!

PINOCCHIO: Non posso, devo andare, non posso deludere la mia Fatina!

VOLPE: Una Fatina? Non posso credere che tu conosci una Fatina?!

GATTO: …’ nina…

PINOCCHIO: Come no?! Sapete che… l’ altra notte, quando ve ne siete andati dall’ Osteria, per la strada, ho incontrato degli assassini…

VOLPE: Assassini? Oh, povero amico! E che cosa volevano? GATTO: ‘ olevano?

PINOCCHIO: Mi volevano rubare le mie monete d’ oro!

VOLPE: Infa...

GATTO: …’ missimi!

PINOCCHIO: Io incominciai a scappare ma elli mi raggiunsero e m’ impiccarono alla Grande Quercia!

VOLPE: Ma che mi dici? Che mondo?!

GATTO: Poveri noi, che fine faremo?!

PINOCCHIO: (incuriosito dalla zampa mutila del Gatto) Cosa hai fatto del tuo zampetto?

GATTO: Me l’ hai staccato…

VOLPE: (gli dà uno scappellotto) Il lupo! Non te lo ricordi il lupo in montagna?!

GATTO: Giusto: ‘ upo …’ agna.

VOLPE: Aveva fame, poverino, e allora che poteva fare il mio amico? S’è commosso e si è staccato la zampa e gliela data per sfamarlo.

PINOCCHIO: (gli si avvicina commosso) Se tutti i gatti fossero come te!?

VOLPE: Beati i topi! Ma dicci, dicci, che fai in codesti luoghi? E le monete d’ oro?

PINOCCHIO: Eccole, le ho nascoste sotto l’ ascella.

VOLPE: E non le seminiamo più?

GATTO: …’ amo più?!

PINOCCHIO: Oggi gli è impossibile: vi anderò un altro giorno.

VOLPE: Purtroppo, carissimo amico, il Campo da domani sarà recintato per eccessive semine. O stanotte o mai più. Non fa niente. Anche con pochissimi denari si vive benissimo. Basta la salute. Certo, Geppetto, il tuo babbo, comincia ad essere su con gli anni, i medici costano, le cure che te lo dico a fare, le medicine?!

GATTO: …’ edicine!

PINOCCHIO: Quanto è distante il Campo dei Miracoli?

VOLPE: Due passi!

GATTO: Due …’ assi!

VOLPE: Tre, tre e napole a coppe! Vogliamo andare?! Domani a quest’ ora sei il burattino più ricco della città.

PINOCCHIO: Allora andiamo! La Fatina capirà, anzi, sarà contenta di me.

VOLPE: Te lo dico io!

GATTO: Io pure, te lo dico!(Pinocchio, il gatto e la volpe arrivano al Campo dei Miracoli)

VOLPE: Eccoci giunti. Ora scava una piccola buca e mettici dentro le monete. Fatto?

GATTO: …’ atto?

PINOCCHIO: E ora?

VOLPE: Ora raggiungi il primo paese che incontri. Si chiama Acchiappacitrulli. Prendi una secchia d’ acqua e torna qua per annaffiare le monete. Riempila bene, mi raccomando!

GATTO: …’ nando!

PINOCCHIO: Poi?

VOLPE: Dopo che le avrai annaffiate, aspetta un venti minuti. L’ albero si riempirà come un arancio di arance.

PINOCCHIO: Io non so come ringraziarvi?! Grazie mille e mille volte ancora. Vi farò un grandissimo regalo!

VOLPE: Noi non vogliamo regali. A noi basta insegnare alla gente come diventare ricca e siamo contenti come pasque!

GATTO: …’ asque! Stacci tanto bene!(Il gatto e la volpe se ne vanno)

MERLO: (ridendo) Che cosa aspetti, Pinocchio.

PINOCCHIO: Che cresca l’ albero delle monete d’ oro.

MERLO: Povero grullo! Ti sei fatto ingannare dai falsi amici.

PINOCCHIO: Non è vero! Perché mi dici questo?

MERLO: Pinocchio, devi saper che mentre eri in città, la Volpe e il Gatto sono tornati nel campo, hanno preso dalla buca le tue monete e sono fuggiti come il vento.

PINOCCHIO: (torna sull’ area della buca) Non è possibile!?

MERLO: E’ possibile, è possibile. Mai fidarsi degli sconosciuti che ti offrono amicizia esagerata.

PINOCCHIO: Andrò subito dal giudice e mi darà giustizia.

MERLO: Buona fortuna, Pinocchio!



SCENA XIV
(Personaggi: PINOCCHIO– GIUDICE- CARABINIERE Ambiente: TRIBUNALE- PRIGIONE)

(Pinocchio va dal Giudice)

PINOCCHIO: Dovete sapere, eccellenza che, avevo una gran fame e allora… il Grillo Parlante “ ti sta bene: sei stato cattivo e te lo meriti” e io “ bada Grillo!” e lui: “ somaro…” e io “ Grillaccio del malaugurio!” e lui: “ te ne pentirai…” e io gli tirai una martellata e lui morì, e io non volevo ammazzarlo, e volevo mettere l’ ovo al tegamino, e il Pulcino… “ arrivedella, saluti, baci ai pupetti”, e la fame, e la vecchina, e la catinella d’ acqua sul capo, e senza panino. Allora a casa, ‘ mhù… piedi su camino, e voi bussato, e piedini bruciati, ‘ mhù, ‘ mhù! Ahaaa.. haha…. Miao! Incontrato amici Volpe e Gatto. Detto “ seminare monete”; andati Osteria Gambero Rosso, pagato cena mia, Gatto, Volpe; catturato me assassini: impiccato Grande Quercia. Falco salvato; Fatina buona, “ prendi medicina”, preso zucchero, niente medicina! Corvo medico dire vivo morto, Civetta medico dire morto vivo. Lumachina, conigli con bara: ahhhh! Povero Pinocchio! Fatina sorella, io fratello. Volpe e Gatto detto paese Acchiappacitrulli. Io andato, seminato, Volpe Gatto rubato. Giustizia, Giudice, giustizia!

GIUDICE: Povero Pinocchio, non te n’è andata bene una! E’ meglio che ti sbatto in prigione, sei troppo ingenuo. Guardie! Portatelo là!(Pinocchio viene messo in prigione)

PINOCCHIO: (in prigione) Quante disgrazie mi sono accadute… Quanto m’è successo me lo merito perché sono un burattino testardo e piccoso… voglio far sempre tutte le cose a modo mio, senza dar retta a quelli che mi vogliono bene.

CARABINIERE 2: Vieni qua, babbeo! Il Giudice ti ha perdonato. Smamma, prima che ci ripensi! Sciò!

PINOCCHIO: (fuggendo letteralmente) Arrivederci signora Guardia!

CARABINIERE 2: Sono un uomo, non sono una signora!?

PINOCCHIO: Va bene. Arrivederci! Stia molto bene! (Pinocchio scappa dalla prigione)




SCENA XV
(Personaggi: PINOCCHIO– FALCO - CONTADINO- FAINA Ambiente: UN CAMPO- POLLAIO)

(Pinocchio, preso dalla fame, entra in un campo per prendere dell’ uva ma cade in una tagliola)

PINOCCHIO: Ahi, ahi, che male! Aiuto! Aiutatemi prima possibile! Aiutatemi! Soccorso!

FALCO: Che ti succede, burattino? Come mai sei rimasto attanagliato in quella tagliola?

PINOCCHIO: Sono entrato nel campo per prendere due grappoli d’ uva moscatella e…

FALCO: Ma l’ uva è tua?

PINOCCHIO: No.

FALCO: E chi ti ha insegnato a prenderti la roba degli altri?

PINOCCHIO: Ma avevo fame! Volevo prendere due grappoli e basta.

FALCO: Ragioniamo: due grappoli tu, tre grappoli quello, quattro grappoli quell’ altro, cinque…

PINOCCHIO: Grazie tante Falco. Fai conto che non t’ ho chiesto niente!

CONTADINO: Ah, ladraccio! Dunque sei tu che mi porti via le galline!?

PINOCCHIO: No. L’ uva. Avrei voluto, ho tentato di prendere due grappoli d’ uva ma non…

CONTADINO: Chi ruba l’ uva può rubare anche i polli. Stamane m’è morto il cane che mi faceva la guardia di notte: prenderai tu il suo posto. (Mentre lo porta al pollaio) Mi farai da cane da guardia. Se per disgrazia venissero i ladri, ricordati di stare ad orecchi ritti e di abbaiare.

PINOCCHIO: (cantilenando) Mi sta proprio bene. Ho voluto fare lo svogliato, il vagabondodo; ho voluto dar retta ai cattivi compagnigni… Ormai è tardi. Ci vuole pazienza.(tre faine lo raggiungono nel pollaio)

FAINA: Buonasera, Melampo!

PINOCCHIO: Chi è Melampo?

FAINA: Oh dunque, tu chi sei?

PINOCCHIO: Pinocchio!

FAINA: E che faresti costì?

PINOCCHIO: C’è la catena, c’è il collare… faccio il cane da guardia.

FAINA: E Melampo, il vecchio cane che stava qua, dov’è?

PINOCCHIO: E’ morto stamane.

FAINA: Morto? Povera bestia! L’ era così buono! Giudicandolo dalla fisionomia, anche questo mi sembra un cane di garbo.

PINOCCHIO: Chiedo scusa: io non sono un cane.

FAINA: E chi sei?

PINOCCHIO: Un burattino. Faccio il cane per punizione.

FAINA: Non è un problema. Ti proponiamo gli stessi patti che avevamo col defunto Melampo. Rimarrai contento.

PINOCCHIO: E questi patti sarebbero?

FAINA: Noi verremo una volta alla settimana e porteremo via nove galline. Di queste otto le mangeremo noi e una la daremo a te…

FAINA: … a condizione, s’ intende bene, che tu faccia finta di dormire e non ti venga mai l’ estro di abbaiare e di svegliare il contadino!?

PINOCCHIO: Ah, con Melampo facevate così?

FAINA: Siamo andati sempre d’ accordo!

FAINA: Dormi tranquillo! Noi entriamo a lavorare. La gallina te la lasciamo a fine lavoro.(Pinocchio chiude le faine nel pollaio e comincia ad abbaiare)

PINOCCHIO: Bau, bau, babbabbau! Uhuhu!…

CONTADINO: (dalla finestra) Che succede?!

PINOCCHIO: Ci sono i ladri nel pollaio! M’ avete detto di abbaiare! Bau, bau!

CONTADINO: Scendo subito. (cattura le faine e le lega) Sei stato bravo! Melampo in quattro anni non s’è accorto mai di niente e tu la prima notte, tac! Stanati i ladri! Melampo nulla. Strano…

PINOCCHIO: (in disparte al pubblico) A che serve accusare i morti? I morti son morti e la miglior cosa che si possa fare è quella di lasciarli in pace. (al Contadino) Le faine mi hanno svegliato e io ho preso ad abbaiare.

CONTADINO: Sei un bravo ragazzo. Eccoti la tua uva e tornatene lieto a casa.





SCENA XVI
(Personaggi: PINOCCHIO– FALCO Ambiente: STRADA)

PINOCCHIO: (legge l’ epigrafe sulla tomba della Fatina) “ Qui giace la Bambina dai capelli Turchini morta di dolore per essere stata abbandonata dal suo fratellino Pinocchio” (scoppia a piangere e bacia la lapide. Lagnosissimo, cantilenando) Oh, Fatina mia, perché sei morta? Perché invece di te non sono morto io che sono tanto cattivo invece di tu ch’ eri tanto buona?! Se davvero mi vuoi bene… se vuoi bene al tuo fratellino, rivivisci… Chi mi darà da mangiare? Dove andrò a dormire? Chi mi farà la giacchettina nuova? Meglio cento volte che morissi anch’ io. Si, voglio morire! Ihi… ihihhi… (piange) Nghiao!

FALCO: Dimmi bimbo, cosa fai costaggiù?

PINOCCHIO: Non lo vedi? Piango.

FALCO: Perché piangi?

PINOCCHIO: La mia fatina l’è morta e mi manca il mio babbo.

FALCO: L’ ho visto tre giorni fa che prendeva il mare su una barchetta. Andava alla ricerca di suo figlio. Ti sta cercando ma ormai è lontano mille miglia.

PINOCCHIO: Oh, carissimo babbo. Se potessi raggiungerlo.

FALCO: Se vuoi ti porto io sulla mia groppa sino all’ isola de Delfini. E’ lì che l’ ho veduto l’ ultima volta?!

PINOCCHIO: Volentieri! Ma non ti peso?

FALCO: E sali!





SCENA XVII
(Personaggi: PINOCCHIO– FALCO- DELFINO Ambiente: ISOLA DEI DELFINI)

PINOCCHIO: Che fame?!… Ho una fame che mangerei una nave!… Due navi!… Una flotta!… Ehi, signor pesce, che mi permetterebbe una parola?

DELFINO: Anche due!

PINOCCHIO: Mi farebbe il piacere di dirmi se in quest’ isola vi sono dei paesi dove si possa mangiare, senza pericolo d’ essere mangiati?

DELFINO: Ve ne sono sicuro. Anzi, ne troverai uno poco lontano di qui.

PINOCCHIO: Mi dica un’ altra cosa: ha mica incontrato in questi luoghi una barchetta con dentro mio padre, Geppetto?

DELFINO: No. C’è stata una burrasca stanotte e chiunque si fosse avventurato in mare ormai non può che essere sprofondato negli abissi e divorato da qualche Pesce- cane.

PINOCCHIO: Non è possibile. Mio babbo non può essere morto. Devo andare a cercarlo. Arrivederci signor Delfino, mi scusi tanto per l’ incomodo e mille grazie per la sua garbatezza!





SCENA XVIII
(Personaggi: PINOCCHIO– FALCO- CARBONAIO- FATINA Ambiente: PAESE DELLE API INDUSTRIOSE)

PINOCCHIO: Ollallà, che strano paese?!… Tutti lavorano come formiche! Ho capito: questo paese non è fatto per me! Io non sono nato per lavorare! (dopo un po&rsquo Che fame?!… Ma che fame?!… (vede un signore che traina un carro pesantissimo) Signore?!… Mi fareste la carità di darmi un soldo perché mi sento morir dalla fame?!…

CARBONAIO: Non un soldo: te ne do quattro, a patto che tu m’ aiuti a tirare fino a casa questo carro di carbone.

PINOCCHIO: (offeso) Mi meraviglio!… Per vostra regola io non ha fatto mai il somaro: io non ha mai tirato un carretto.

CARBONAIO: Meglio per te! Allora, se ti senti davvero morire dalla fame, mangia due belle fette della tua superbia e bada di non prendere un’ indigestione!… Ma tu pensa un po’ che razza di gente va in circolazione?!… Allora io sarei un somaro?!…

PINOCCHIO: Somaro, somaro, no. Ma manco tanto umano!?… (scappa ed incontra la Fatina senza riconoscerla) Vi contentate, buona Signora, che io beva una sorsata d’ acqua alla vostra brocca? Brucio dall’ arsione della sete.

FATINA: Bevi pure, ragazzo mio!

PINOCCHIO: La sete me la sono levata. Così mi potessi levare la fame?!…

FATINA: Se mi aiuti a portare a casa una di queste brocche d’ acqua, ti darò un bel pezzo di pane.

PINOCCHIO: (guarda la brocca ma non è convinto di prenderla)

FATINA: E insieme col pane ti darò un bel piatto di cavolfiore condito coll’ olio e coll’ aceto.

PINOCCHIO: (guarda la brocca ma non è convinto di prenderla)

FATINA: E dopo il cavolfiore ti darò un confetto ripieno di rosolio.

PINOCCHIO: Pazienza. Vi porterò la brocca fino a casa. (si sfama a casa della Fatina e la riconosce) PINOCCHIO: Egli è… voi somigliate… sì, sì, sì… la stessa voce… gli stessi occhi… gli stessi capelli turchini... Oh, Fatina mia! Oh, Fatina mia, quanto mi siete mancata?!

FATINA: Birba d’ un burattino, quanto mi sei mancato!… Come hai fatto a capire ch’ ero io?!

PINOCCHIO: Il cuore me l’ ha detto! (si abbracciano)





SCENA XIX
(Personaggi: FATINA- PINOCCHIO Ambiente: CASA DELLA FATINA)

FATINA: Ero una bimba quando mi lasciasti e adesso potrei esserti mamma.

PINOCCHIO: L’ ho caro di molto, così invece di chiamarvi sorellina vi chiamerò mamma. Gli è tanto tempo che mi struggo di avere una mamma come tutti gli altri bambini. Ma come avete fatto a crescere?

FATINA: E’ un segreto.

PINOCCHIO: Ditemelo. Sono stufo di essere un burattino. Vorrei diventare un bambino come gli altri.

FATINA: E lo diventerai figliolo. Devi avere pazienza e comportarti bene. Per esempio, devi essere ubbidiente…

PINOCCHIO: (cantilenando) E io non lo sono mai…

FATINA: Devi amare lo studio e il lavoro e tu…

PINOCCHIO: (esaltandosi cantilenando) Io invece sono un bighellone e gironzolo tutto l’ anno...

FATINA: Devi dire sempre la verità!

PINOCCHIO: Ed io dico sempre le bugie… (piagnucolando) perché gli altri mi fanno sempre i dispetti, mi portano sulla cattiva strada, gli assassini m’ impiccano sulla Quercia…

FATINA: Devi essere bravo: i bambini bravi vanno volentieri a scuola.

PINOCCHIO: A me la scuola mi fa venire i dolori di pancia. Ma da oggi voglio mutar vita.

FATINA: Me lo prometti?

PINOCCHIO: Lo prometto! Potrò rivedere il mio babbo?

FATINA: Credo di si, anzi: ne sono sicura.

PINOCCHIO: Dimmi, Mammina, io so di volerti bene. E tu me ne vuoi un pochino a me?

FATINA: Certo Pinocchio. Te ne voglio molto.

PINOCCHIO: Ho sofferto immensamente quando ti ho letto morta sulla tomba.

FATINA: Lo so ed è per questo che ti ho perdonato. La sincerità del tuo dolore mi ha fatto conoscere che tu hai un cuore buono. Quando si riconosce un cuore buono, c’è sempre da sperare. Ecco perché sono venuta a cercarti. Sarò la tua Mamma.

PINOCCHIO: Che meraviglia! Finalmente ho la mia Mammina!

FATINA: Tu mi ubbidirai e farai quello che ti raccomanderò.

PINOCCHIO: Volentieri e volentieri!

FATINA: Fin da domani riprenderai ad andare a scuola… Poi sceglierai a tuo piacere un’ arte o un mestiere…

PINOCCHIO: ‘ Nghiao!

FATINA: Che vuol dire?

PINOCCHIO: Dicevo… dicevo che per andare a scuola ormai mi sembra un po’ tardi. E poi, non ho voglia di fare né mestieri, né arti.

FATINA: (persuasiva) Perchè?

PINOCCHIO: Perché a lavorare mi par fatica.

FATINA: Ragazzo mio, guai a lasciarsi prendere dall’ ozio. E’ una bruttissima malattia. Se non la si supera da bambini, non si guarisce più ed è un grande guaio.

PINOCCHIO: D’ accordo. Andrò a scuola. Ma voglio diventare un bambino con tutte le cose a posto, a partire dalla Mamma! Me l’ hai promesso.

FATINA: Sì, te l’ ho promesso (lo bacia sulla fronte).




SCENA XX
(Personaggi: PINOCCHIO- MAESTRA- 4 BAMBINI Ambiente: SCUOLA- STRADA)

(Pinocchio entra in aula ma da subito gli altri bambini gli fanno stupidi scherzi)

PINOCCHIO: Badate, bambini, non sono venuto qui per fare il vostro buffone. Io vi rispetto e chiedo di essere rispettato.

BAMBINO 1: Bravo berlicche! Hai parlato come un libro stampato (giù a ridere).

PINOCCHIO: (li mette in riga con maniere spicciole)

MAESTRA: Pinocchio, devo dirti che sono proprio contenta di te. Ti vedo attento, diligente, studioso, sempre primo ad entrare a scuola ed ultimo ad uscire. Bravo! Devi stare attento alle cattive compagnie. Non segui


dionisio moretti 07/05/2017 14:41 112

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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