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La svampita

Fantasy

Non amava spolverare, per lei togliere ogni piccolissimo granello di polvere, significava rimuovere il trascorrere del tempo. Ancorata come un naufrago alla sua nave, non voleva liberarsi del passato e difficilmente cancellava il passaggio di ciò che era stato come poteva essere un incontro, una semplice carezza o un profumo.

La sua casa sembrava un bazar, pieno di oggetti dei più strani e svariati, dalle piccole bomboniere, che nelle varie occasioni aveva ricevuto in dono, ai vecchi costumi di scena, appesi qua e là, come marionette di un vecchio teatro abbandonato all’ incuria ed alle intemperie, dove i vari personaggi avevano riso, pianto, sfaccettato ed interpretato ritagli di vita vissuta.

Fantasmi che aleggiavano intorno a lei e non l’ abbandonavano mai. Figure alienanti che tormentavano i suoi sogni e ne rubavano a poco a poco l’ essenza vera del vivere. Aveva oscurato tutti gli specchi della casa, con teli neri e pesanti, che sembravano sagome spettrali, di un gioco del terrore.

Erano anni ormai che non si guardava più allo specchio, aveva paura di rivedersi in quella figura così diversa, da quella che era stata. Era divenuta la sconosciuta di se stessa. Abitava da sola o meglio, in compagnia della sua gatta Esmeralda. La casa si trovava in via della Rosa, anche il nome della strada, stranamente era legato al suo trascorso.

Già Rosa, come il nome di quella sorella, che in un caldissimo giorno d’ agosto, era scomparsa nel nulla. Rosa aveva deciso di andare al mare con delle amiche, ma poi all’ ultimo momento, aveva cambiato idea ed era scesa da sola sulla spiaggia, che a picco arrivava al mare. Forse era scivolata, forse aveva avuto un capogiro ed era precipitata giù dal dirupo e dopo un volo di una decina di metri si era inabissata nel mare.

Un pescatore, nonostante le condizioni meteo proibitive, aveva visto la ragazzina cadere in acqua e si era tuffato per soccorrerla. Ma la corrente era troppo forte ed i suoi tentativi furono vani. Rosa se n’ era andata per sempre e le aveva lasciato una ferita mai rimarginata.

Lei e Rosa erano in simbiosi, due anime in un corpo solo, amavano fare tutto insieme e lei, che era la più piccola, adorava quella sorella maggiore, che la portava quasi sempre con sé, insegnandole molte cose.

Dopo quella disgrazia, divenuta ancora più grande, perché il corpo non fu mai ritrovato, la mamma, pochi mesi dopo ne morì di crepacuore ed il padre, in breve tempo si risposò con una donna, che non sopportava di avere per casa quella bambina così strana; stravagante e taciturna che le faceva quasi paura.

Sofia si alzava di notte e parlava alla luna. Tutte le sere si addormentava sul tetto di casa, con i gatti randagi, che ormai abituati alla sua presenza, l’ aspettavano. Poi allo spuntare del giorno scendeva in camera, e non curandosi dei suoi che ancora dormivano, iniziava ad ascoltare musica classica a volume altissimo e non servivano a nulla, i rimproveri e le minacce che l’ avrebbero chiusa in collegio.

Amava andare in bici, ma solo quando diluviava e tornava a casa bagnata come un pulcino. Mangiava di nascosto, quasi come se nutrirsi, per lei fosse una colpa. A scuola gli insegnanti si lamentavano per il comportamento, dicevano che aveva la testa fra le nuvole ed a volte dovevano richiamarla, per avere la sua attenzione.

Era quasi sempre da sola, parlava pochissimo con gli altri compagni di scuola e lo faceva solo per entrare in conflitto, istigandoli a tal punto, da provocare delle vere e proprie risse. Fu così che la matrigna pensò di darle una lezione e decise di mandarla, per qualche tempo, in un Istituto di suore Carmelitane… forse pensava che così facendo, l’ avrebbe fatta ritornare “ normale”.

Il padre era addolorato per quella decisione, lui amava immensamente la figlia, che tra l’ altro gli somigliava tanto, era comunque convinto, anche e soprattutto dopo le insistenze della moglie, che quella era l’ unica soluzione da prendere.

Sofia, entrò in quella nuova dimensione, ma invece di essere turbata per il distacco dalla sua famiglia, era quasi contenta… Contenta ma non felice, perché per lei, la parola felicità non esisteva più. Da quando erano morte le persone più importanti della sua vita: la sorellina e la mamma, lei aveva smesso di sorridere.

Purtroppo Sofia anche lì continuò ad essere una ribelle; non accettava le regole imposte dalle suore e faceva di tutto per trasgredirle e questo le regalò l’ appellativo di “ soggetto difficile da gestire”. La sua stranezza, stravaganza e stramberia, la faceva diventare una persona fuori dal comune. Diversa dalle altre compagne, che al contrario erano ligie allo studio, perfettine nel vestirsi, ubbidienti a seguire alla lettera tutto ciò che gli veniva ordinato.

La sua abitudine di alzarsi la notte non era sparita, anzi, si era accentuata. Aspettava che tutti dormissero e poi sgattaiolava di nascosto, saliva su, nel sottotetto, dove c’ era un lucernario e da qui poteva continuare a parlare con la luna ed a ritrovare i suoi amici gatti. La sua permanenza lì, anziché per poco tempo, si protrasse fino alla maturità e la bambina magra come un chiodo e piena di efè lidi, diventò una giovane donna, non bellissima ma con un con un fascino particolare.

Una volta uscita dalla “ prigione” così chiamava l’ istituto, non volle più tornare a casa dai suoi, anche perché il padre, nel frattempo, aveva avuto altri due figli dalla seconda moglie e lei, che già da prima non si era mai sentita a casa sua, figuriamoci adesso con altri due sconosciuti.

Iniziò ad arrangiarsi facendo dei lavoretti qua e là, fino a quando arrivò la svolta che avrebbe cambiato per sempre la sua vita… ma non il suo carattere, anzi, continuava con le sue stranezze, tanto che gli altri che la conoscevano, le misero l’ appellativo di “ svampita”. Ogni giovedì si recava al mercato della frutta di Piazza Matteotti per scaricare le derrate e così racimolava qualche soldo.

Quel giovedì c’ erano diversi venditori ambulanti e mentre lei era impegnata a scaricare delle cassette di pomodori, si avvicinò un uomo molto distinto e fissandola, dandole subito del tu le chiese: ” Ciao ti andrebbe di partecipare ad un provino per selezionare la protagonista della mia commedia?”

Sofia pensava che la stesse prendendo in giro e rispose come era suo solito sarcasticamente: ” Ehi perché non va a prendere in giro sua sorella e poi chi gli ha dato il permesso di darmi del tu? Ci conosciamo per caso e non lo ricordo?”

“ Calma ragazzina.”

Esclamò l’ uomo, piacevolmente sorpreso dalla grinta di quella ragazza e pensò, il mio fiuto non sbaglia mai… lei era proprio la persona che cercava… “ Non ho proprio intenzione di prendere in giro nessuno e poi non ho tempo da perdere, allora ti va si o no?”

Sofia anche se non l’ aveva mai detto a nessuno, sognava di diventare un’ attrice di teatro, per poter rivivere, anche se nella finzione, esistenze diverse dalla sua, era un modo per colmare la sua di vita, così monotona e solitaria. Inoltre, a lei piaceva mascherarsi, anche se in realtà lo faceva da quando era nata, mascherando il suo vero carattere dietro quei comportamenti provocatori.

Lei accettò e Fabrizio gli diede subito una piccola parte, da imparare per il giorno dopo. Arrivò a teatro con la sua vecchia ed insostituibile bicicletta Graziella e dietro nel cestino, portava alcuni oggetti che non lasciava mai a casa. C’ erano delle foto di lei ritratta con Rosa e la sua mamma, l’ orsetto che gli mancava un occhio e poi un quaderno dove appuntava tutti i suoi desideri ed i sui sogni e che mai nessuno aveva letto.

Per l’ occasione indossò una gonna alla zingara con un paio di calze a righe coloratissime ed un bustino stretto che non la faceva respirare. Così conciata, appena entrò a teatro suscitò l’ ilarità dei presenti e qualcuno le urlò: ” Ma carnevale non era già passato, per caso hai sbagliato circo?”

Lei, come era suo solito, gli rispose per le rime: ” Io mi faccio gli affari miei e voi fatevi i vostri.”

Dopodiché si sedette e rilesse la sua parte. Fabrizio arrivò subito dopo, diede uno sguardo ai presenti e soffermandosi su Sofia, abbozzò un sorriso, pensando che era perfetta per la parte. Poi, insieme all’ assistente di scena, iniziò i provini…

Si susseguirono uno ad uno, impeccabili nella dizione e nella interpretazione… poi arrivò il turno di Sofia.

Lei al centro del palcoscenico iniziò con voce ferma: ” Chi osa giudicare una povera demente se non i suoi simili? Avete mai compreso la mente di chi non la fa mai riposare ma è una continua eruzione?”

Fabrizio e tutti coloro che erano in sala, rimasero incantati, lei era riuscita a recitare e ad interpretare il personaggio con naturalezza, come se stesse interpretando se stessa. Strabiliante, unica… poi, un minuto di silenzio ed iniziò un monologo che non era previsto: ” Io, una demente, ma voi avete la certezza che siete nel giusto? La normalità cos’è, se non diventare delle macchine respiranti e omologate, ma la vera essenza della vita è essere se stessi nel bene e nel male… alzarsi la mattina con l’ essere nuovo che rinasce ogni volta con il sole…” E continuò per almeno dieci minuti, il silenzio in sala era innaturale, tutto era sospeso… poi qualcuno accennò ad un timido applauso che sfociò in uno scrosciante battimani.

Dopo una brevissima consultazione con gli altri organizzatori, Fabrizio richiamò sul palco tutti i ragazzi e decretò i nomi di quelli scelti per le varie parti, ed infine arrivò al ruolo della protagonista principale: ” Credo che siate tutti d’ accordo, la parte di Medea va a Sofia”

Iniziarono le prove e lei fin da subito attirò le antipatie dell’ intero cast, sia per il suo modo di vestire eccentrico e sia per il fatto che arrivava sempre in ritardo e doveva imporre le sue scelte. Inoltre, aggiungeva al copione sempre qualcosa di suo, che cambiava l’ interpretazione della commedia, ma non la sminuiva, anzi, la rendeva unica ed originale e ciò disturbava gli altri attori, che non si permettevano di cambiare il copione.

Fabrizio la lasciava fare, in quella ragazza vedeva altro, un qualcosa di magico… come se fosse la reincarnazione di un personaggio del passato e precisamente della mitologia greca. Infine, era un vulcano di idee, di creatività ed estrosità, ma lo si vedeva che era tormentata ed in grande sofferenza. Il suo sguardo era sempre velato di malinconia, come se nascondesse un doloroso segreto. Quindi, ogni volta che la sentiva recitare restava letteralmente affascinato e così avvenne anche per il pubblico in sala.

La sera della prima il teatro era pieno e tutti erano curiosi di assistere al debutto di quella attrice nuova, che era sulla locandina. Al suo ingresso in scena, tutti notarono la sua sicurezza, effettivamente senza un minimo di esitazione e per niente emozionata, iniziò la sua esegesi. La sua voce tuonò attirando fin da subito l’ interesse degli spettatori e così fu un grande successo, tutti volevano congratularsi con la protagonista, ma lei finito lo spettacolo scappò via, lasciando tutti nel mistero.

Fabrizio si recò nel suo camerino per farle i complimenti e per dirle che sarebbero andati in un locale a festeggiare, ma non la trovò. Uscì fuori e vide che non c’ era nemmeno la sua bici, restò male, avrebbe voluto conoscere qualcosa in più, di quella strana ragazza ma nascose la sua delusione agli altri e finì la serata a celebrare il grande successo con gli altri attori.

Quella sera non si fece altro che parlare di Sofia, qualcuno disse che era una svampita, una presuntuosa, una con la puzza sotto il naso. Altri la definirono finanche una strega, capace di ammaliare il pubblico, alla fine Fabrizio, scocciato da tutta quella cattiveria esclamò: ” Adesso basta, che vi piaccia o no Sofia, è la protagonista principale e siccome dovremmo esibirci in molti altri teatri, vi pregherei di smetterla con le vostre maldicenze.”

Tutti ammutolirono e il perno della discussione finalmente si spostò su un altro argomento.

Dopo qualche giorno iniziò in pullman, il tour in molti prestigiosi palcoscenici e Sofia, siccome non poteva usare più la sua bici, se ne stava seduta in un angolo da sola per tutto il viaggio, scambiando si e no qualche parola. Erano giunti ad una delle tappe programmate e come in ogni città, il teatro era gremito, si aprì il sipario ed iniziò lo spettacolo. Sofia era al centro della scena, fantastica come sempre, ma sorprendendo tutti, cambiò improvvisamente alcune parti della commedia e si spostò dal centro.

Un rumore spaventoso fece tremare il teatro e la struttura di metallo, appesa al soffitto con tre corde, ove erano fissati i proiettori e gli altri elementi scenici, precipitò giù. Si sollevò una grande nuvola di calcinacci e polvere, che investì la scena, la maggior parte delle persone, spaventate urlarono e lo sgomento fu ancora più grande, quando si accorsero che sotto la trave di metallo c’ era il corpo di Clotilde, l’ attrice che interpretava Idia, la madre di Medea. Le prestarono soccorso ma purtroppo si accorsero che era già morta.

Sconvolti, tutti guardarono Sofia ed un dubbio attraversò la mente di ognuno, se lei non si fosse spostata cambiando posizione, ci sarebbe stata lei sotto quella trave, come faceva a sapere che sarebbe venuto giù tutto?

Sofia non riusciva a crederci, avrebbe dovuto morire lei e non Clotilde. Furono fatti tutti gli accertamenti e si scoprì che era stato un incidente doloso, la stessa vittima, mossa dall’ invidia per Sofia, aveva organizzato il tutto. Da quel momento furono sospesi tutti gli altri appuntamenti teatrali.

Dopo alcuni mesi ricevette una telefonata di un’ altra compagnia, che le offriva una parte in una rappresentazione, lei accettò, anche perché era a corto di soldi. Si impegnò come era suo solito, anche se il soggetto che doveva interpretare non le piaceva, era Lilith, la storia di una strega.

Sapeva il perché l’ avevano ingaggiata, per la diceria che si era sparsa in giro dopo l’ incidente, che lei in realtà, fosse una strega. Ma non fece caso a ciò e la sua interpretazione, fu a dir poco fantastica. Il successo si ripeté ed è per questo che fu corteggiata da molte compagnie teatrali importanti.

Si era appena concluso l’ ultimo spettacolo, lei si trovava nel suo camerino a struccarsi, e c’ era la costumista che l’ aiutava. Ad un tratto le venne in mente che aveva lasciato nel sottopalco, la sua gatta Esmeralda, disse a Maria di attendere un attimo che sarebbe andata a prenderla. Improvvisamente divampò un incendio che a causa di corto circuito, partì proprio dal suo camerino.

La costumista fece appena in tempo a scappare, ma quell’ episodio segnò per sempre la carriera di Sofia, nessuno la volle più con sé. Lei era il male, quella che portava iella e negli ambienti dello spettacolo, questo era una cosa gravissima. Da quel momento fu isolata e buttata via come carta straccia, si chiuse ancora di più nel suo mondo, recitando per se stessa, circondandosi di spettatori evanescenti e tormentati.

Lei pensò che non avevano tutti i torti, aveva un segreto, riusciva a leggere nella mente dei gatti, suoi inseparabili compagni di vita. Quando era in una situazione di pericolo, gli si avvicinavano dovunque andasse, miagolando insistentemente, strisciando alle sue gambe e quando non erano presenti fisicamente riusciva lo stesso a sentire il loro pelo sulla pelle.

Non ne aveva mai parlato con nessuno di questo suo dono. La prima volta che se ne accorse fu quel maledetto giorno. Aveva fatto i capricci perché voleva andare a mare con Rosa, ma lei, contrariamente al solito, non l’ aveva portata con sé, imbronciata se n’ era andata a giocare in giardino sull’ altalena.

Da dietro un grande abete, sbucò un gattone nero, dal pelo lucido e con due occhi di brace. Sofia esclamò: ” Ehilà bello, ma da voi vieni?”

L’ animale la fissò miagolando insistentemente, quasi come se volesse leggerle nel pensiero. Un gelo la percorse da capo a piedi, spaventata corse in casa a chiamare la mamma, ma quando uscì, il gatto era sparito. Poco dopo arrivò la brutta notizia…

Da quel momento fu un susseguirsi di episodi ed ogni volta che si trovava in una brutta situazione, veniva avvisata preventivamente dai suoi amici felini. Non confidò mai a nessuno il suo segreto e ciò la faceva sentire diversa.

Ora che gli anni erano passati e non si aspettava più nulla dalla vita, preferiva vivere di ricordi e circondandosi sempre dalla compagnia degli animali, anziché a quella degli uomini.

Come al solito si era alzata presto, accendendosi la sua vecchia pipa intarsiata da un amico indiano… ma avvertiva quella agitazione che le prendeva ogni volta che doveva capitarle qualcosa. La sua gatta era molto inquieta e continuava a gironzolarle intorno, fastidiosamente. Sofia la prese sulle sue gambe accarezzandola, ma non riuscì a tranquillizzarla e la gatta si allontanò da lei con un miagolio ancora più insistente.

Sofia si alzò dalla sua vecchia poltrona di vimini e sollevò il telo nero che copriva il grande specchio della sala. Restò immobile a guardare quella sconosciuta, che la fissava tra lo stupore e la rassegnazione. Si passò una mano sul viso indugiando nelle rughe profonde, quasi a volerle rimarcare, poi si fermò su quegli occhi, una volta pieni di luce e fantasia ed ora diventati piccole fessure ricoperte di ragnatele…

Si lo sapeva, era arrivato il suo momento, il momento di lasciare questo mondo che con lei non era stato molto generoso. Ma non l’ avrebbe fatto in modo banale, no, doveva essere diverso, così come era stata diversa la sua esistenza. Tirò dal grande armadio un cappello nero a falde larghe ornato con delle piume gialle, indossò una mantella molto ampia e si recò sulla spiaggia dove aveva perso la vita la sorella.

Il mare schiumoso spruzzava schizzi di sale nell’ aria autunnale, respirò profondamente ed un brivido le attraversò il corpo, ma fu solo un attimo. Sapeva che non era sola, anzi, non lo era mai stata, vicino a lei in ogni momento del giorno e della notte, c’ era quella ragazzina dalle trecce bionde, che in uno sciagurato giorno, aveva deciso di buttarsi in mare, dopo aver saputo che era stata adottata.

Sofia, offesa perché non l’ aveva portata con sé, si vendicò della sorellina inventando quella frottola. Vide il viso sconvolto della sorella Rosa che si rigò di lacrime e dolore, ma lei non si fermò e glielo urlò con tutta la sua rabbia. Rosa scappò via ed il resto fu cronaca…

Ora lei doveva pagare quel debito che le era pesato per tutta la vita. Il rimorso di ciò che aveva fatto, non l’ aveva mai abbandonata. Si fece più avanti, i suoi piedi erano sull’ orlo del precipizio. Sentì miagolare e qualcuno che le graffiava le gambe. Esmeralda era lì, che cercava di dirle qualcosa, forse di desistere dal suo proposito… Sofia la guardò dicendo: ” Tranquilla amica mia fedele, fra un po’ sarà tutto finito.”

La gatta le si aggrappò alla mantella, alcuni sassi precipitarono giù, i piedi vacillarono e cadde insieme ad Esmeralda. L’ acqua si richiuse su di loro portandole via per sempre, in un posto forse, dove finalmente potersi ritrovare tutti assieme.

Anna Rossi 02/07/2017 17:29 192

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.

I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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