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Per amore di una donna

Amore

“ Santo cielo Rosalia, mettiti lo scialle, con questo vento ti ammalerai!” Esclamò Carmela.

“ SI… si, ancora dopo tanti anni, non sai che è difficile farmi fare le cose che vogliono gli altri.” Risposi risentita.

Carmela faceva sempre la chioccia protettiva ed esigente, soprattutto da quando le mie condizioni di salute erano peggiorate. Sapevo di avere un nemico che mi stava divorando lentamente. Gli altri pensavano che non lo sapessi ed io glielo facevo credere. Non mi restava molto da vivere, ma ero decisa che avrei vissuto fino alla fine senza perdere la mia identità e godendo di ogni frazione del mio respiro. Sempre che la malattia me l’ avrebbe concesso.

Come tutte le sere mi sedevo sulla terrazza di fronte al mare ed i ricordi affollavano la mente. Ripensavo a ciò che aveva cambiato per sempre la mia vita.

La sognavo tutte le notti, la sua pelle profumata d’ agrumi e bella da stordire, fresca come una spremuta di limoni. Era semplicemente un sogno.

L’ aspettavo tutti i giorni all’ incrocio della scuola, lei passava puntuale alle 8, 30, per portare il figlio a scuola.

La guardavo e poi il cuore andava a mille e mi sembrava di morire. Una donna… mi era innamorata di una donna. Come si può evitare di innamorarsi? Non credo sia possibile, ti prende di pancia, di testa, di cuore e non comandi più tu, ma il grande sentimento che provi con le sue forti emozioni.

Mi salutava sorridendo, ignara di quello che provavo, poi si avvicinava e mi parlava con quella ingenuità disarmante, che mi paralizzava il respiro. Una bellezza siciliana, capelli neri e ricci, occhi profondi e scuri in cui perdersi ed una pelle dorata dal sole.

“ Ciao Rosalia, anche oggi ci incontriamo, non è che per caso ci diamo appuntamento in sogno?”

Io superavo con difficoltà il mio turbamento e poi ricambiavo il sorriso dicendole: "Carmela ogni volta che ti incontro è come se vedessi un raggio di sole, sei radiosa.”

Scuoteva la testa rispondendomi: ” Ma dai, sei troppo esagerata, figurati dopo una notte insonne con il piccolino che aveva il mal di denti, è stata da incubo… Perché non vieni a trovarci un giorno di questi, c’è Calogero che mi chiede sempre di zia Rosalia.”

“ Va bene…” Risposi: “ Uno di questi giorni …”

E la salutai sperando che non avesse notato le mie mani tremanti.

Carmela era una ragazza- madre e da quando i suoi genitori l’ avevano cacciata di casa per il grande disonore, viveva da sola, a dir loro, aveva compromesso il buon nome della famiglia. Lei coraggiosamente, non era fuggita via dal paese, anzi, per allevare il suo bel bambino aveva affrontato tutti i giorni grandi difficoltà. Si arrangiava come poteva, facendo tuti i lavori, anche i più umili. E’ così che l’ avevo conosciuta, alcuni amici me l’ avevano indicata per sbrigare alcune faccende in casa ed in seguito l’ avevo contattata.

Un pomeriggio d’ agosto me la sono vista davanti tutta trafilata, si era scusata per il ritardo, il figlio aveva fatto i capricci e poi senza fermarsi un attimo, mi chiese cosa avesse da fare.

“ Calmati, riposati un momento…” Le avevo detto. “ Lo so che venire quassù in bici non è una passeggiata.”

Infatti abito in una villa che dà sul mare, ma per poterci arrivare è veramente faticoso, tutta in salita. Le offrì una bella limonata che bevve d’ un fiato, pulendosi la bocca con il dorso della mano, come fanno i bambini. Ma lei in un certo senso, con i suoi 24 anni, era ancora una bambina.

Credo che mi innamorai di lei in quel preciso momento ma non ero cosciente. Venne altre volte e l’ aspettavo sempre con ansia, poi quando finalmente la vedevo sbucare, mi prendeva un vuoto alla bocca dello stomaco e non capivo il perché. Nella mia vita avevo avuto storie con uomini che poi erano finite tutte in amare delusioni, ed era da un bel po’ che non avevo più intrecciato relazioni, vivevo da sola dedicandomi alla mia grande passione, la scrittura. In passato avevo pubblicato qualcosa, ma niente di che. Mi piaceva viaggiare con la fantasia, anche se spesso le mie storie si scontravano inevitabilmente con la dura realtà del mio mondo. E poi, avevo i miei agrumeti a cui davo il massimo del mio impegno, vederli in fiore e poi raccoglierne i frutti, era un’ esplosione di colori e profumi di cui restavo sempre affascinata.

Quel giorno la vidi allontanarsi con delle amiche e provai un senso di gelosia, ormai era un anno che soffrivo in silenzio ed il peso per questo amore impossibile, non mi faceva più vivere. Il desiderio di confessarle tutto, era divenuto insostenibile, ogni volta andavo decisa con l’ intento di esternare i miei sentimenti e alla fine mi mancava il coraggio.

Lungo la via del ritorno incontrai Antonino, era da tempo che mi corteggiava insistentemente e nonostante i miei rifiuti, non demordeva, anzi, era sempre più ostinato. “ Ma guarda chi ti incontro ad illuminare la mia giornata, la bella ed ombrosa Rosalia!”

Disse sfoderando un sorriso a 32 denti. Era veramente un gran bel ragazzo e le donne facevano a gara per aver la sua attenzione, ma lui sembrava avesse occhi solo per me.

Continuò: ” Mi permetti di accompagnarti?” Facendosi talmente vicino da sentirne il calore.

“ Che faccio la turista sul carro siciliano? Dai fatti un giro al porto così vedi se riesci a racimolare qualche corsa.” Risposi.

“ Ho capito…” Aggiunse deluso. “ Con te non c’è sta niente da fare, ma ricorda che amuri, biddihizzi e dinari, su tri cosi ch’ un si puonnu ammucciari.”

Al momento non compresi cosa volesse dire, solo più tardi mi fu chiaro il significato. Ritornai a casa con una profonda tristezza, mi tormentavo chiedendomi come era potuto succedere proprio a me, fino a quel momento era una persona “ normale”, si dice così no? E adesso mi ero ammalata d’ amore per una persona dello stesso sesso. Sono credente ma non praticante, eppure avevo l’ impellente bisogno di parlarne con qualcuno, di quello che mi stava accadendo, così mi recai dal parroco della chiesa del Carmine.

Padre Vito, sorpreso nel vedermi, erano anni che non andavo in chiesa, mi venne incontro dicendomi: ” La pecorella smarrita ritorna sempre al suo ovile.”

Gli chiesi di confessarmi, lui rispose: ” Vieni sediamoci qui, non c’è bisogno di andare nel confessionale, ti ascolto.”

Fui un fiume in piena, gli rivelai tutto, finalmente mi ero liberata di quel segreto che mi stava consumando lentamente. Lui mi guardò senza giudicarmi e disse quello che non mi sarei mai aspettata: ” Figliola amare non è mai sbagliato.”

Continuò dicendo: ” Ma mi sento in dovere di dirti che devi accettarlo prima tu stessa e poi convincere gli altri, vedo che sei molto combattuta e ti spaventa tutto ciò che potrebbe cambiare nella tua vita, ma la vita stessa è un percorso accidentato, sta a noi trovare la forza di combattere.”

Le parole di Padre Vito, anche se potevano sembrare scontate, ebbero l’ effetto di smuovermi e di riflettere su ciò che volevo veramente. Il sole stava per tramontare, tingendo di fuoco il cielo ed il mare scintillava sotto il suo tocco magico, era una serata da favola, una di quelle in cui sarebbe stato bello avere accanto la persona che si ama.

Mi vennero in mente le parole di mia madre: ” Agghiorna e scura e su bintiquattruri (Sorge il sole e tramonta, e sono passate 24 ore). Ed io ero sul punto di partenza, passai una notte insonne e le prime luci del mattino, mi presentavano un’ altra difficile giornata. Dopo aver riflettuto, presi una decisione, l’ amore che provavo per Carmela doveva restare un segreto e nessuno mai l’ avrebbe dovuto scoprire.

Almeno questo era ciò che mi ero imposta, ma spesso si fanno i conti senza l’ oste ed io non avevo previsto ciò che il destino mi stava preparando.

Verso metà novembre, iniziò la raccolta delle arance e Turi, l’ uomo che da anni si occupava delle mie terre, mi disse che ci sarebbe stato bisogno di molta manodopera e che avrebbe assunto altre persone del posto oltre quelle abituali.

Mi fidavo di lui e delle sue scelte, così risposi: ” Fai tu, prendi tutte le persone che servono.”

Arrivavano all’ alba, le sentivo chiacchierare rumorose, ridere, e poi alla sera, il silenzio ripiombava negli aranceti. Scendevo raramente fra loro, in quanto avevano molta soggezione di me, io ero Donna Rosalia, la padrona ed anche se mi dimostravo alla mano, loro per ” rispetto” stavano riguardose.

Al contrario quel giorno, decisi di vedere come procedeva la raccolta e scesi per il viottolo pietroso, nonostante fosse novembre faceva molto caldo e così mi soffermai presso alcuni alberi di limoni per riposarmi. E lei era lì che stava addentando con gusto, un frutto succoso.

S’ accorse di me e disse: ” Ciao Rosalia, avevo sete e cosa c’è di meglio per dissetarsi che un bel limone?”

Per un attimo l’ emozione mi paralizzò, nella sua semplicità era semplicemente deliziosa ed ero talmente vicino a lei che non riuscì a trattenere il mio impulso e la baciai. Quello che vidi sul suo bel viso non lo dimenticherò mai, lo stupore misto a disgusto. Si pulì la bocca e mi fissò impietrita, poi fuggì via.

La rincorsi chiamandola disperatamente, chiedendole scusa, ma lei sparì fra gli alberi.

L’ avevo sconvolta ed era l’ ultima cosa che avrei voluto.

Da quel momento mi evitò come la peste, mi tolse il saluto e per me questo fu insopportabile, avevo perso anche la sua amicizia.

Passarono mesi bui, per non incontrarla uscivo poco, il suo disprezzo mi faceva più male del rifiuto.

Si stava avvicinando la Festa di Maria S. S del Soccorso ed era una celebrazione a cui ero particolarmente legata, la processione avveniva sul mare e la consueta accensione di migliaia di lumini che venivano adagiati sull’ acqua. La spiaggia era gremita di gente fra cui molti turisti. Era una meravigliosa sera d’ agosto, sembrava che cielo e mare fossero un’ unica cosa. Le piccole imbarcazioni scivolavano una accanto all’ altra ed i lumini accesi parevano piccole stelle. Improvvisamente sentì qualcuno che stringeva la mano, mi voltai ed era Carmela. Mi guardò e continuammo in silenzio a seguire la processione, non c’ era bisogno di parlare, i nostri sguardi dicevano tutto.

S’ avvicinò Antonino e mi disse: ” Te l’ avevo detto: Amuri, biddhizzi e dinari, su tri cosi ch’ un si puonnu ammucciari!” (Amore, bellezza e denaro, sono tre cose che non si possono nascondere).

Adesso mi fu chiaro cosa avesse voluto dire, infatti anche se avevo fatto di tutto per nascondere ciò che provavo, l’ amore è un sentimento che non si può tenere celato e prima o poi viene alla luce ed esplode in tutta la sua bellezza.

Si, perché amore è bellezza.

Il cielo si illuminò a festa ed i fuochi rischiararono a giorno quella notte speciale. La sentivo sussultare ad ogni botto, proprio come fa una bambina. Le stringevo la mano per farle sentire la mia presenza e per farle capire che non sarebbe stata più sola, ma che ci sarei stata io ed insieme avremmo affrontato tutto le difficoltà, che sicuramente il nostro amore avrebbe incontrato.

Ci baciammo lì, davanti a tutti, senza vergognarci dei nostri sentimenti, poi una bambina esclamò gridando: ” Dui fimmini ch’ a se vasanu!”

Tutti si girarono a guardarci, chi rideva, chi si scandalizzava e poi qualcuno urlò: ” Ma non vi vergognate, andate da qualche altra parte a fare le vostre schifezze.”

La nostra storia attraversò momenti di grande sconforto ed altri che ci ripagavano di tutte le sofferenze.

I pregiudizi della gente sfociarono spesso in cattiveria e fu difficile far capire che il nostro non era un amore sbagliato o malato ma semplicemente amore.

Il vento divenne più freddo e s’ infilava sotto la pelle facendo male, chiamai Carmela, notai le piccole pieghe sulla fronte, segno della sua preoccupazione. Le chiesi di portare uno specchio, lei rispose: ” Uno specchio? E a cosa ti serve?”

Le risposi: ” Carmela, come sempre rispondi con domande su domande, allora lo prendi si o no?”

Borbottando prese lo specchio, lo misi davanti a noi, e abbracciandola, chiesi: ” Ora dimmi cosa vedi?”

Lei restò zitta per qualche minuto, poi aggiunse: ” Vedo Carmela e Rosalia…”

“ Solo…?” Aggiunsi.

Lei rifletté un po’ e continuò: ” Vedo due persone che si amano tantissimo e riescono a fermare il tempo quando si guardano. Il loro amore è così forte che può sconfiggere anche la morte.”

I suoi occhi si inondarono di pianto, la strinsi a me sussurrandole: ” Vedrai andrà tutto a posto, ogni cosa è, e sarà dove dovrà essere.”

Finalmente il vento s’ era placato ed il silenzio era diventato pace.

Anna Rossi 26/12/2017 07:55 177

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonch qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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