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All’improvviso

Amore

ALL’ IMPROVVISO

Noemi era felice quella mattina, mentre correva con la sua auto quasi nuova, lungo l’ autostrada che la stava portando verso il mare. Il mare... Per lei non c’ era posto più bello, e già stava assaporando il momento in cui sarebbe arrivata, e di corsa, col suo due pezzi sotto al suo prendisole, si sarebbe gettata dentro all’ acqua fresca e spumeggiante, mentre quel sapore di salsedine e l’ aria profumata l’ avrebbero deliziata e donato momenti di piacere.

Si ricordava, quando da bambina, tutte le domeniche, andava al mare con i suoi genitori, e suo padre guidava una piccolissima “ Topolino”, che sbuffava ogni volta che trovava una salita da fare, perche l’ autostrada era ancora un cantiere in lavorazione, e c’ erano voluti più di dieci anni perche fosse finita. Ma ora, dalla città dove viveva per arrivare al mare non ci volevano più di trenta minuti...

Arrivò infatti ad una spiaggia che conosceva bene, ma che era poco frequentata, e questo non le dispiaceva affatto, visto che lei non cercava nessun tipo di compagnia. Si tolse immediatamente il prendisole, e si mise a camminare lungo la battigia, guardando i gabbiani che volavano sopra gli scogli vicini. Era tanto assorta nell’ osservarli che non se ne accorse che leggermente più indietro di lei c’ era qualcuno, che affrettando il passo si mise al suo fianco e con una esclamazione di felicità disse:” Noemi! non mi ero sbagliato, eri proprio tu, che io vidi da lontano...!” “ Giuseppe!” rispose Noemi, senza nascondere la sua gioia...” e senza dire una parola in più si abbracciarono con effusione.

Giuseppe era stato il suo amico d’ infanzia, era stato il suo primo amore di bambina, quell’ amore che non si dimentica mai, che si custodisce dentro al cuore come un gioiello prezioso e che nessuno, tranne lei, conosceva. Forse era stato così anche per lui, chissà! Non le aveva mai fatto capire niente, solo il suo sguardo su di lei tradiva qualche cosa di speciale, ma purtroppo, Noemi non fece in tempo a scoprirlo, la sua famiglia emigrò in Germania, e lei non lo vide più. Noemi continuò a pensarlo per molti anni, ma piano piano si era dimenticata di quegli occhi neri e profondi che ora le sorridevano felici.

Quel giorno parlarono per ore, lui le raccontò alcune cose della sua vita, si era laureato in lettere, era stato sposato ma ora era vedovo, e aveva un bambino piccolo che viveva con sua madre, e che lui andava a trovare una volta a settimana. Lei pure le raccontò la sua vita, niente di speciale, stava lavorando in una agenzia di viaggi, dove usava l’ inglese e lo spagnolo, e non era sposata né fidanzata. Lui disse che era venuto a passarsi qualche ora al mare, ma che voleva assolutamente rivederla, che ora che l’ aveva trovata, non l’ avrebbe lasciata più! Noemi sentì il suo cuore scoppiare dalla felicità, quell’ amore che aveva custodito per anni, era uscito prepotentemente a galla, e nemmeno lei voleva perderlo un’ altra volta...

Il sole stava scendendo in mezzo ad un meraviglioso scenario di colori rossi, arancioni, gialli e blu, un tramonto stupendo, un amore nato dal nulla, e una felicità immensa che era apparsa così... all’ improvviso! Si dimenticarono del mondo intero, e il loro amore esplose in un abbraccio appassionato...

Si scambiarono i numeri dei cellulari, con la promessa che si sarebbero rivisti l’ indomani, quando Giuseppe l’ avrebbe portata a conoscere il suo bimbo di due anni a casa di sua madre. Puntuale, suonò il campanello alle nove del mattino, Noemi salii sulla sua macchina, e dopo pochi minuti si fermarono davanti ad un parco pieno di alberi e panchine. Giuseppe gli disse: “ Vieni, andiamo a farci una passeggiata, ti devo parlare”. Il suo viso era serio e preoccupato, e lei si domandava cosa dovesse dirle di così importante. Incominciò dicendole che sua moglie, dopo il parto, si era ammalata con una grave depressione, il medico le aveva mandato degli ansiolitici e antidepressivi, ma le sue condizioni non miglioravano... Un giorno, tornando dal lavoro l’ aveva trovata distesa sul letto, apparentemente addormentata, ma purtroppo se ne accorse che non reagiva, in più c’ era un flacone vuoto sul comodino con le sue gocce per dormire, e il loro figlio urlava disperato nella culla, e senza esitare chiamò subito una ambulanza, ma non ci fu niente da fare, era già morta.

Noemi ascoltava con il fiato sospeso, non immaginava che nella sua vita ci fosse un dramma, ma il peggio doveva ancora venire... Continuò dicendole:” Dopo la morte di mia moglie, ricevetti una denuncia da parte di mio suocero, mi accusava di omicidio, diceva che sua figlia era una persona molto religiosa, che mai si sarebbe tolta la vita. Mi accusava d’ averla indotta al suicidio, che approfittando di un suo momento di forte depressione, l’ avevo convinta a prendersi quelle gocce, senza che lei sapesse che ci fosse tutto il contenuto del flacone dentro al bicchiere, lei si era fidata di me, e l’ aveva bevuto.”

Più Giuseppe andava avanti col suo racconto, più lei era sbalordita, e una domanda le venne spontanea; “ Ma, che motivo avresti avuto per uccidere tua moglie?!!!” “ E’ assurdo tutto questo!” Giuseppe allora, la guardò con quei suoi bellissimi occhi neri, che in quel momento erano tristissimi, e le disse: “ Il movente l’ avrei avuto”, “ Avevo scoperto che mi tradiva, lo seppi da un messaggio ricevuto sul suo cellulare, mentre lei si stava facendo la doccia”, “ Quello fu per me un momento terribile, e dopo, quando le chiesi delle spiegazioni, lei si mise a piangere, dicendomi che era stata una cosa passeggera, ma che lui non smetteva di importunarla, e continuava a cercarla sebbene gli avesse detto di lasciarla in pace”. “ Naturalmente io non le credetti, perche il messaggio sul cellulare non sembrava affatto scritto da qualcuno che stesse importunandola, anzi!.”

Giuseppe allora mi prese per le spalle e disperato mi giurò che lui era innocente, che non aveva dato a bere quelle gocce a sua moglie, che lei si era suicidata! Implorai a Giuseppe di calmarsi, e gli domandai come era andata a finire dopo, la storia. Lui continuò:

Mi chiamarono a deporre davanti al giudice, mi fecero un mucchio di domande, ma alla fine mi dovettero dichiarare innocente, per mancanza di prove. Poi ci fu una dura lotta per il bambino, ma per fortuna lo lasciarono a me, ed ora vive con mia madre. Tutto questo mi causò gravi conseguenze, per tutto il tempo delle udienze che durarono mesi, persi il lavoro e..."

Noemi lo vide così scosso che non lo lasciò finire, lo abbracciò forte e in lacrime gli disse che non doveva soffrire più, che lei avrebbe fatto da mamma al suo bambino, e che non l’ avrebbe lasciato mai. Un lungo bacio sigillò quelle parole, mentre la speranza di una vita nuova piena d’ amore si apriva davanti a loro.


franca merighi 42 05/01/2018 12:05 1 343

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«Classico esempio di come chi ama voglia credere assolutamente alla buona fede dell’amato,
è come un inderogabile punto di principio. E speriamo che Noemi abbia ben riposto la sua
fiducia... manca infatti: "e vissero felici e contenti". Il testo scorre con buone intuizioni che tengono in sospeso il lettore sull’epilogo.»
poeta per te zaza

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Il primo racconto pubblicato:
 
Era il 1942 (13/07/2017)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
La miglior tesi (22/04/2018)

Una proposta:
 
La miglior tesi (22/04/2018)

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