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La forchetta

Sociale e Cronaca

“ Francè se lo vuoi te lo mangi, questo è per oggi” urlò sua mamma, mettendole tra le mani un pezzo di pane duro e un poco di provolone rinsecchito.

Francesca era furiosa, possibile mai che con una dispensa piena, dovessero mangiare sempre e solo pane duro e provolone puzzolente, adirata con la madre, lanciò il tutto fuori dalla porta, vedendo il provolone rotolare giù dai tre scalini in pietra finendo in mezzo all’ aia.

La signora Letizia, era arrabbiatissima, c’ era la guerra e quella birbante di figlia che si ritrovava, faceva i capricci. “ Tu non capisci niente, c’è chi lo desidera un pezzo di pane e provolone, ringrazia Dio che riesco a portarmi qualcosa da mangiare da casa della Comare Feffè” fece una piccola pausa poi incalzò “ questo è per oggi, se non lo vuoi stai digiuna” la discussione, si chiuse così. Luisa la sorella maggiore di Francesca, mangiava il suo pezzo di pane e provolone in silenzio, guardandola tra un boccone e l’ altro, di sottecchi, dalla panca in legno grezzo su cui era seduta, coi piedi scalzi, sporchi, penzoloni. Francesca le fece una boccaccia “ Tu sei una scema” le disse, si alzò dallo sgabellino e scappò fuori casa, accontentandosi del pane e provolone, un po’ sporco, ma di quei tempi, meglio di niente.

Il giorno dopo, la signora Letizia scendeva di buonora a piedi dal paese per raggiungere la città, dove lavorava come cameriera in una casa di persone benestanti che nonostante la guerra, potevano permettersi di pagarla.

Francesca rimasta sola in casa, guardava con interesse quella maledetta serratura dell’ armadio – Sta tutto qua dentro, devo solo trovare il modo di aprirla- il buco della serratura era di quelli semplici, ma ci voleva un ferro da poter piegare per provare ad aprire. Era una bambina sveglia, aveva dovuto imparare a vivere da sola dall’ età di cinque anni, sua mamma la mattina andava presto al lavoro e il padre era su qualche montagna a tagliare la legna, tornava di tanto in tanto, portandole qualche piccolo dono. Ci voleva un ferro sottile, Francesca girò in casa in cerca di qualcosa che potesse fare al caso suo, ma non c’ erano attrezzi adatti. Una forchetta brutta e vecchia, di quelle sottili, giaceva sulla credenza, tra una pentola di terracotta e l’ altra. Francesca la prese e ne osservò i lunghi denti di ferro, un’ idea iniziò a prendere forma. Con un po’ di forza piegò l’ ultimo dente a destra e provo a farlo entrare nella toppa della serratura. Era un po’ lunga avrebbe dovuto limare l’ eccesso, al che prese una vecchia lima di ferro e iniziò il suo lavoro. Dopo un’ ora circa provò per l’ ennesima volta ad infilare quella chiave improvvisata nella serratura della porta della dispensa e finalmente l’ ingranaggio scattò. Francesca al colmo della gioia, aprì piano la grande porta di legno. Ogni ben di Dio era disposto in sacchi stracolmi, pasta di tantissime qualità tutte diverse, ceci, fagioli, lenticchie, noci, pezzi di provolone, farina, pane, un paradiso. Non le sembrava vero. Richiuse e corse in strada fino alla casa vicina, dove abitava la sua amica del cuore “ Corri Nannì, corri, vieni con me” Anna si affacciò all’ uscio “ che vuoi Francè?”

“ Corri Nannì vieni con me ho tante cose da mangiare”

Anna non se lo fece ripetere due volte, la fame era tanta. Seguì Francesca in casa e da quel giorno, si cucinavano quello che volevano, rubando la pasta un po’ da ogni sacco per non far accorgere alla mamma della mancanza. A lungo andare però Francesca si sentiva in colpa verso Luisa, sua sorella. Era un manico di scopa quella ragazza, ma non protestava mai, si accontentava del misero tozzo di pane e provolone.

“ Luisina ascolta, devo dirti una cosa ma non devi dire niente a mamma “ Luisa annuì poco convinta in cuor suo, ma Francesca troppo contenta per accorgersi della sua titubanza, continuò “ io ho fatto una chiave per aprire la porta della credenza, possiamo mangiare quello che vogliamo e quanto ne vogliamo, ma mi raccomando non dire niente a mamma”

Luisa che aveva fame accettò di buon grado di stare in silenzio e per alcuni giorni mangiarono come dei re, almeno così sembrava loro, ma Luisa non era una ragazzina che sapeva tenere un segreto così grande. Rubare, a sua madre poi, le sembrava una cosa terribile, chi ruba va all’ inferno, così diceva il prete in chiesa la domenica.

Quando la signora Letizia, ritornò, dopo l’ ennesima giornata di lavoro, trovo le sue figlie a casa, come sempre, tranquille. Luisa in un angolo emetteva dei lunghi sospiri, guardando la sorella sott’ occhio, Francesca dal canto suo le indirizzava muti gesti di minaccia, fin quando non ne potè più “ ho capito diglielo a mamma, stai morendo gonfia come un rospo a furia di respirare così forte”

“ Mà, vedi che Francuccia ha fatto una chiave per la dispensa con una forchetta e ogni giorno va a rubare da mangiare la dentro”

Francesca si beccò le botte e Luisa finalmente respirò serena.

Era la guerra, quella del 1942, dove la disperazione era immensa, la fame era un mostro con cui combattere ogni giorno, più grande dell’ amore per un figlio.

La signora Letizia cambiò la serratura della dispensa e a Francesca non restò che riprovarci a fare una nuova chiave e questa volta non disse nulla a Luisina, lasciandola contenta col suo pane provolone.


Stefania Siani 27/04/2018 15:29 254

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonch qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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