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Una storia come tante

Fantasy

Quante sono state le famiglie italiane che nel periodo della guerra sono andate all’ estero per cercare una vita migliore? E non solo, anche per poter aiutare le famiglie d’ origine che aspettavano un aiuto dal figlio in America? Tante! Proprio tante!

E Luisa, formava parte di una di queste famiglie emigrate, che dovevano fare mille sacrifici per poter mangiare qualcosa di meglio che non fossero solo banane e “ arepas”, una specie di pane di farina di mais, che si accompagnava con tutto e saziava moltissimo.

Luisa era molto piccola quando arrivò a Caracas, a quei tempi una bella città, col clima tropicale tutto l’ anno, e con la sua gente, semplice, ma aperta ad aiutare, ad offrire anche quello che non avevano...

Gli anni volavano, e Luisa diventò una bella ragazza, che attirava gli sguardi di molti ragazzi, specialmente di uno che a Luisa non era indifferente. Era un ragazzo di colore, niente di strano al giorno d’ oggi, ma inaccettabile per quell’ epoca e sopratutto per la sua famiglia.

Seguirono liti, minacce, proibizioni d’ ogni tipo, ma si sa, l’ amore non guarda colore, e in un modo o nell’ altro si vedevano e non solo.....tanto che....dopo nove mesi....Dire che stare in casa era diventato un inferno è dire poco, e Luisa fece fagotto e fagottino e se ne andò a vivere con Simò n, in una di quelle baracche chiamate “ ranchitos” che erano, per intenderci, come le “ favelas” brasiliane.

Li, nacque il suo bambino, in mezzo a difficoltà e privazioni, e l’ amore anche se grande, in queste condizioni finì presto. Simò n lavorava un mese e stava in giro due, e cosa nuova per Luisa, passava da un bar all’ altro e spendeva quel poco che guadagnava.

Un giorno, non potendo più resistere a quella vita, e delusa di tutto si fece coraggio, e andò a casa dei suoi genitori, portava il bambino in braccio (un bellissimo bambino moretto con gli occhi chiari come la madre), e una piccola borsa con quel poco che aveva. Sua madre, quando la vide per poco non svenne, ma madre è madre succeda quel che succeda!

Si abbracciarono piangendo, poi sua madre prese in braccio il suo nipotino e lo strinse forte a se, mentre le diceva a sua figlia che per lei, poteva rimanere tutto quello che voleva, ma suo padre non avrebbe permesso mai e poi mai di accettarla in casa di nuovo. In quel momento non c’ era, ma anche se le si spezzava il cuore, non poteva farla entrare. Ad ogni modo, le diede dei soldi, e la chiave della casa al mare, le disse anche che intanto, lei avrebbe cercato piano piano di far ragionare suo marito.

Passarono tre mesi, e si stava avvicinando l’ estate, ma il padre di Luisa, non voleva nemmeno sentire parlare di lei. Un giorno disse, che sarebbero andati nella casa al mare, che ormai incominciava a fare molto caldo, ed era ora di trasferirsi. La signora Olga, non sapeva più che scuse trovare per rimandare il più possibile la loro vacanza, finchè una domenica mattina, Luisa si presentò con il suo bambino a casa dei genitori, suonò il campanello con il cuore in gola, ma era decisa a tutto, suo padre doveva capire che lei non aveva alternative, gli avrebbe chiesto perdono per essersi messa contro di lui, gli avrebbe implorato, gli avrebbe detto che... in quel momento la porta si aprì e apparve sua zia con una faccia pallida che la spaventò. Le chiese cosa fosse successo, e piangendo sua zia le disse che suo padre aveva avuto un infarto, e che stavano aspettando l’ ambulanza. Lei fece per entrare, ma proprio in quel momento arrivò l’ ambulanza, e Luisa fece solo in tempo ad avvicinarsi un secondo e fargli vedere il bambino, lui allungò una mano, poi sparì dentro all’ ambulanza con sua madre.

Luisa voleva sapere qualcosa di suo padre, ma non potendo chiamare al pronto soccorso, pensò di prendere un tassì e andarci direttamente. Si portò ovviamente il suo bimbo, ma non la fecero entrare, chiese di parlare con sua madre, la signora Olga, che uscendo dalla cameretta, disse a sua figlia che il padre stava molto grave, lei, con le lacrime agli occhi chiese il permesso di vederlo, bastavano pochi minuti, per chiedergli perdono e fargli vedere il suo nipotino. Vista la grave situazione, le diedero il permesso, e così fece. Il padre quando la vide si emozionò e prese la mano del suo nipotino e la baciò. Luisa si chinò su di lui, lo abbracciò forte, e in quel momento lui chiuse gli occhi per sempre...


Franca Merighi 08/06/2018 17:55 45

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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 I suoi 28 racconti

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Era il 1942 (13/07/2017)

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Una storia come tante (08/06/2018)

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Una storia come tante (08/06/2018)

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Era il 1942 (13/07/2017, 454 letture)


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