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Cio

Biografie e Diari

In quel periodo ero in provincia per ragione di lavoro, in supporto a quelle filiali sott’ organico, nel territorio di Barcellona P. G., c’ era, proprio accanto alla banca, un vecchietto che aveva una rivendita di bombole di gas ed, in più, si dilettava ad allevare, in verità in gabbiette troppo piccole, e vendere canarini e cardellini. Ogni mattina il suono di quei magnifici esserini ci dilettava e rendeva meno monotono il nostro lavoro. Fu così che mi decisi a chiedergli il prezzo di uno di quei canterini provetti; mi rispose che mi avrebbe dato un piccoletto di una delle ultime covate che mi avrebbe dato “ molta soddisfazione”, queste furono le sue parole, e mi avrebbe anche regalato una di quelle sue gabbie per il trasporto, il tutto ad un prezzo particolare. Mi raccomandai che fosse davvero un buon canterino ed alla fine mi sono affidato alla sua esperienza e capacità in materia; mi disse comunque che se non fossi stato contento me lo avrebbe cambiato.

La sera, contento come una Pasqua, come si suole dire, arrivai a casa con questa sorpresa per mia moglie ma erano presenti i miei suoceri che in quel periodo vivevano momentaneamente con noi e, mio suocero, anche lui amante di uccellini che aveva sempre posseduto, commentò dicendo: “ non è buono, ti ha fregato non canterà mai e poi non ha nemmeno la coda ”. Ovviamente ci rimasi male, ma risposi che mi avevano assicurato del contrario.

Passata qualche settimana, cominciò ad allungare la coda del canarino e, di lì a poco, anche i primi tentativi musicali ebbero inizio con somma gioia e soddisfazione mia e di mia moglie; ogni giorno canti sempre più lunghi e più melodiosi e fu così che comprammo una piccola voliera ove mettere quello che stava diventando un compagno di vita che, con il suo fischiare, ci donava molta gioia e “ soddisfazione”, come mi aveva detto il vecchietto.

Ma il bello doveva ancora venire, il rapporto con quel canarino diventò sempre più personalizzato, viscerale: cominciai a tenergli la gabbia aperta e lui svolazzava in casa seguendomi nei miei spostamenti sin quando si posava sulla mia spalla e si lasciava trasportare; durante il pranzo e la cena lo facevo uscire e lui si poggiava sulla mia spalla aspettando il momento della frutta quando gli porgevo un pezzettino di mela che beccava dalle mie mani con grande contentezza. A volte, dispetto, gli porgevo un pezzetto di buccia e lui, allargando le ali in un fare minaccioso, si ribellava ed emetteva un ci, ci, ci, monocorde ed infuriato; poi gli ridavo la mela e tutto tornava alla normalità.

Il suo canto diveniva sempre più articolato e melodioso, era una meraviglia ascoltarlo, ci riempiva il cuore di felicità. Un giorno notammo che, ogni qualvolta che lui stava rimanendo con poca acqua o mangime nella gabbietta, prendeva ad intonare sempre la stessa sequenza di suoni; la nostra incredulità fu vinta dal sistematico ripetersi dell’ evento, lui chiamava mia moglie con quel particolare cinguettio che, da me tradotto in termini umani, per assonanza, sembrava dire:“ Lina, mettimi la scagliola”. Notammo pure, qualche tempo dopo, che quando sentiva il rumore della mia macchina che arrivava sotto casa, abitavamo ad un secondo piano del centro, lui intonava un’ altra sequenza, diversa dalla prima, e mia moglie capiva e metteva giù la pasta prima ancora che io salissi in casa..

Quando nei giorni non lavorativi stavo in casa lui veniva in bagno con me mentre mi facevo la barba, gli mettevo un piattino sopra il ripiano dello specchio e si faceva il il suo bagnetto, poi cominciava a pizzicare la schiuma dal mio viso, delicatamente, senza mai farmi male, gli piaceva moltissimo. Un giorno, in questo frangente, anche mia moglie entrò nel bagno e tirò lo sciacquone e, non si è mai capito come, l’ uccellino fini nel vortice del water, con un riflesso tanto incondizionato quanto fulmineo, ficcai la mano dentro e riuscii a non farlo sparire; lo asciugammo con il fon per un bel pezzo ma lui sembrava esanime, con i suoi minuscoli occhiolini sempre chiusi e le zampette molli. Lo mettemmo dentro la sua gabbia al sole del balcone mentre, senza ritegno e vergogna, mia moglie ed io piangevamo come bimbi. Di tanto in tanto andavamo a controllarlo ma lui non dava segno di vita; improvvisamente, però, sentimmo un fischio molto leggero, corremmo nel balcone e lo vedemmo in piedi nella sua stanghetta preferita, si dondolava e sembrava essere tornato contento.

Quello era un periodo in cui io stavo spesso male e, visto che mia moglie lavorava lei pure, restavo solo in casa, così mi dilettavo a leggere, a fare dei solitari o delle mani di poker da solo, l’ uccellino sempre sulla mia spalla; fu così che mi accorsi della sua attrazione per le carte ed allora cominciai a metterne alcune in fila sul divano e mi accorsi, con grande sorpresa e quasi incredulità, che Cio, questo era il suo nome, girava le carte in modo che si vedesse la parte dei semi e delle figure. Ripetei l’ esperimento più e più volte e lui sempre a girarle con quel becco esile e piccolo, anzi, dopo averle girate, si arrabbiava se io le rimettevo con la parte colorata di sotto, apriva le alucce ed era come mi minacciasse. Appena Lina, mia moglie, fu tornata le ripetei la dimostrazione con quel primo attore sempre pronto e contento.

Per qualche tempo anche i nostri vicini di casa, che avevano anch’ essi preso ad apprezzare le doti canore del canarino, saputo del gioco delle carte, venivano a vederlo increduli a loro volta.

Noi ancora ricordiamo con grande affetto quell’ uccellino che solo la vecchiaia ci ha portato via, non potremmo non farlo visti gli anni magnifici passati insieme ed anche perché, alla sua morte, lo abbiamo avvolto in un candido fazzoletto di lino ricamato, messo in una scotola di plastica dura di orologio e sotterrato in un vaso di terra, su cui abbiamo scritto il suo nome, che abbiamo tutt’ ora nel nostro terrazzo, ovviamente al riparo della pioggia; insomma è sempre con noi, non solo vicino a noi ma nei nostri cuori. Grande Cio, amico di un pezzo di nostra vita.


Stello 13/06/2018 18:50 20

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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Nota dell'autore:
«Eventi narrati verità assoluta da me vissuta, unicamente alla mia famiglia ed ai miei amici più vicini. Splendido CIO che ancora teniamo a noi vicino, anche fisicamente in vaso sepolto.»

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