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L’uomo ed il cane

Fantasy

Sedette la panca vuota ch’ era letto e casa, a snocciolar pensieri, ora rivivendo dolori mai lontani, ora nel rifiorire ricordi di soavi ma, troppo antiche gioie.

Ai margini di quel bosco di ippocastani aveva dimora e vita; ai margine della gente che mal lo considerava e giudicava e, quando lo incrociava per strada, lanciava occhiate sprezzanti e, senza verbo pronunciare, sentenza di condanna acclamava. Aveva lasciato tutto quel che aveva, che gli era rimasto dopo la perdita degli unici affetti: madre e sorella e pochi amici, il padre mai aveva conosciuto, mai era nella sua vita esistito. S’ era accompagnato, per qualche tratto di esistenza, ad un amico quadrupede randagio come lui, libero, senza fissa dimora; senza padroni e doveri ma, pure, senza diritti, al di fuori di essi e di una esistenza dignitosa. Semplicemente avevano incrociato il loro cammino e avevano deciso di camminare insieme la vita. Un mattino però, allungando la mano per accarezzar la testa del suo amico cane, non lo trovò e non lo vide più. Mille pensieri e dispiaceri trafissero il suo cuore stanco e preoccupato per la sorte di quell’ amorevole bestiola; la cercò girovagando più e più volte per i luoghi ch’ erano soliti percorrere: non la trovò e, sconsolato ed ancora più solo, finì di cercarla ed aspettarla.

Era ancora una volta solo, in un mondo che per lui non c’ era, si lasciò sempre più andare, più trasandato che mai nell’ aspetto; ma non nell’ animo, nello spirito era sempre quel ragazzo laureato e colto che aveva reso felice la madre. Spesso, cercando tra i cassonetti, i suoi occhi brillavano di gioia alla vista di un libro.

Lo leggeva tutto d’ un fiato senza tralasciare nemmeno una virgola; poi lo rileggeva fino ad entrare in perfetto possesso del suo contenuto. Non smetteva mai d’ imparare, di nutrire la sua voglia di sapere.

Schivava gli agi della vita, quella che la sua laurea avrebbe potuto permettergli se solo avesse conservato il suo vecchio lavoro, ma aveva scelto di non aver legami, aveva scelto la libertà assoluta, senza affetti di alcun genere; vagava da libero pezzente ad elemosinare la vita stessa.

Nessuno aveva mai saputo il suo nome e nemmeno l’ età, era un “ vecchio “ da cui stare alla larga, a cui lanciare, di tanto in tanto, una monetina senza provare alcuna pietà, così tanto per sentirsi la coscienza a posto.

Poi, un mattino di freddo pungente, si vide accanto una cagnetta piccolina ma tanto, tanto graziosa; allungò la sua mano e, quella cucciola, gli strappò la prima carezza.

Pianse di gioia, prese un pezzo di pane raffermo e lo porse alla sua nuova amica che, subito, prese a rosicchiare famelica; lo mangiò tutto, senza mai staccarsi dal suo nuovo amico.

In lontananza comparvero le sagome di altri due cani, si avvicinavano veloci; ebbe paura l’ uomo, non già per se stesso, ma per la sua amichetta. Aveva con sé un bastone e, quale primo impulso, pensò di usarlo in difesa; ma non aveva mai bastonato nessuno lui, nemmeno un cane e, nel mentre cercava di convincersi, suo malgrado, a farlo adesso, vide che i due si fermarono a distanza, e lo fissavano titubanti, quasi impauriti. Poi, uno i loro, guardingo, si avvicinò guardando negli occhi quell’ uomo; guaì verso di lui che, fece cadere la sua arma: riconobbe il suo vecchio amico che gli scodinzolava allegramente mentre prese a leccargli le mani a ritrovare le antiche carezze. Lui e la sua nuova compagna gli avevano portato la loro cuccioletta; gli regalavano nuovo affetto e compagnia.

Cambiò la sua vita quella cagnetta sempre pronta a dare e ricevere coccole, con quella sua vivacità e voglia di vivere che, lentamente ma costantemente, faceva risvegliare anche nel suo amico uomo.

Già da quell’ incontro che, a ripensarci, aveva del magico anzi quasi del mistico, l’ uomo era molto cambiato; si sentiva scorrere dentro nuova linfa di vita, nuova voglia di tornare ad impadronirsi della sua vecchia esistenza, di lasciare la strada, le elemosine troppo spesso forzate e gli sguardi di condanna o di sdegno di chi lo incrociava per la via.

Ripensando con occhi lucidi, al gesto di quei due cani, all’ amore ed all’ affetto che gli avevano dimostrato ed alla fiducia che provavano per lui nell’ affidagli la loro cucciola, sentì la responsabile ed il dovere di dare tutto se stesso per assicurare un’ avvenire migliore alla sua Patty, così aveva chiamato quel musetto ladro di carezze ed affetto ma, ancor più, generoso e felice di ricambiare l’ amore di quel suo padrone.

Prese la decisione più estrema: abbandonare quella vita di barbone.

Attinse a tutto il gruzzoletto che aveva messo da parte per le eventualità straordinarie, si ripulì da testa a piedi e, con l’ inseparabile amica a suo fianco, senza nemmeno un ripensamento, si presentò alla porta di lontani parenti con l’ aiuto dei quali, unitamente a quello dei vecchi amici, riuscì a cambiare direzione alla sua vita. Certo non fu né immediato né facile il cambiamento ma, alla fine, riuscì a dare alla sua cagnetta una esistenza tranquilla, ricca di affetto e calore .

Di tanto in tanto facevano ritorno a quei boschi di ippocastano alla ricerca dei due cani e portavano loro leccornie di ogni genere ma, soprattutto, il loro affetto e la riconoscenza di un uomo buono che aveva ritrovato la speranza e la gioia di vivere attraverso quel loro gesto così umano ed amorevole.

Com’è strana la vita: l’ uomo tende solo a porgere, talvolta, una monetina senza preoccuparsi di altro se non di biasimare coloro che, per scelta o necessità, vivono da sbandati la loro vita. Gli animali, invece, si preoccupano di donare il loro affetto, la loro fedeltà più totale, si preoccupano fino all’ estremo dell’ umano che amano e da cui ricevono amore.

C’è una morale? Forse sì, ammesso che ancora esista la morale.


Stello 19/06/2018 10:02 126

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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