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Mamma gatta, Licia ed Alice

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Erano i primi anni del nostro arrivo nella nuova casa, quella in cui abitiamo ancora, ed, un pomeriggio inoltrato, ricevemmo la visita di una gattina dal pelo colorato da macchie rossastre, marroncine e nere su fondo bianco; regale d’aspetto e, nella forma del muso e nelle fattezze, assomigliava ad una di quelle che si vedono in certe raffigurazioni egizie. Era molto mansueta, si sedeva in corrispondenza delle vetrate ed, attraverso quelle, ci guardava senza mai miagolare; sembrava addirittura che le piacesse guardare il televisore accesso, forse le luci attiravano la sua attenzione; come si suole dire “ i gatti sono molto curiosi “.

Questo fatto si ripeté per diverso tempo sin quando, una sera di pioggia, mia moglie, mossa a pietà, le avvicinò una fetta di prosciutto che venne immediatamente consumato dalla gattina che sembrava aver ben accettato lo spuntino. Stava con noi per parecchio tempo, a volte per ore, sempre senza miagolare, poi, così come appariva, scompariva. Siccome in zona c’ era una numerosa colonia di gatti randagi, pensammo si trattasse di uno di essi particolarmente intraprendente che aveva scoperto il modo di arrivare da noi attraverso gli altri giardini accanto.

Nel tempo abbiamo scoperto che quella gatta aveva un padrone in un anziano contadino che si aiutava coltivando un pezzo di terreno vicino e che quella gatta era la sola sua compagnia stante la morte della moglie. Mia moglie gli disse che veniva da noi e lui la pregò di non darle nulla da mangiare altrimenti non sarebbe più tornata da lui.

Col passare del tempo notavamo che questa gatta alternava momenti di assidua presenza con altri di prolungata assenza e, quando tornava, era spesso smunta, quasi pelle ed ossa, per cui non potevamo fare a meno che disobbedire alla richiesta del suo padrone. Quest’ ultimo un giorno si ammalò e fu ricoverato in ospedale per molti giorni e fu così che la gattina, nonostante uno dei figli del vecchio veniva ad accudire terreno, casa ed altri animali che avevano, divenne più presente ed affettuosa nei nostri confronti visto che le davamo da mangiare.

Alla morte del vecchio, ci ritrovammo quasi padroni di una gatta che, comunque, continuava il suo andirivieni fin quando, un giorno, mia moglie si accorse che stava diventando particolarmente rotondetta nei fianchi, fu evidente stesse aspettando un’ altra cucciolata. Scomparve per qualche mese e noi ci chiedevamo, dispiaciuti, se sarebbe mai più tornata a farci visita. Tornò un mattino con un demonio in bocca, bianco e rosso; lo lasciò nel giardino ed andò via.

Era davvero bello ma talmente discolo da diventare insopportabile; cominciò a svuotare la terra dai vasi con le piante, arrampicarsi nelle foglie e nei rami dell’ albero della felicità dondolarsi; in quei pochi giorni che fu con noi stava distruggendo tutto. Era un’ impresa anche dargli da mangiare, era piccolo e si doveva insistere pazientemente, ma lui sapeva già come graffiare e mordere, ricordo ancora il gran dolore provato per quel suo dentino affilatissimo che mi aveva conficcato nel dito.

Quando la madre tornò, qualche giorno dopo, non ricordo quanti, come per miracolo, o forse lo aveva visto all’ opera, andando via, portò con se il diavoletto. Grande sollievo per noi, tanto che la sua assenza non ci provocò nemmeno un briciolo di nostalgia, troppo monello e troppi danni.

Col passare del tempo quelle visite della gatta madre continuarono sempre con le stesse modalità, veniva, stava con noi qualche ora, mangiava quello che avevamo da darle e poi spariva. Un giorno però, erano trascorsi diversi giorni, forse mesi, dalla sua ultima apparizione, venne che era grossissima ed evidentemente sofferente e, quasi schiva, insofferente; stava per partorire ancora una volta, si scelse un angolo del nostro giardino e, diede alla luce un nuovo cucciolo. Ma era irrequieta, sofferente, sofferente ancora e, di tanto in tanto, lanciava qualche miagolio di dolore, guardava mia moglie da lontano come volesse chiederle aiuto; dopo qualche ora si indirizzò nello stesso angolo e partorì, non senza stento e sofferenza, un altro micino. Stranamente però, noi non capivamo i motivi, non li allattava, se ne stava nel angolo opposto a guardarli e, quasi, a controllare noi e quello che facevano, ma cosa potevamo fare in quel frangente? Cercavamo di farla avvicinare ai suoi piccoli nella speranza che li allattasse, ma più insistevamo e più lei si allontanava. Capimmo che qualcosa non andava, facemmo venire un veterinario a casa perché controllasse e ci dicesse cosa fosse quel comportamento inconsueto della mamma gatta. Ci disse che era troppo vecchia e debole, ci annunciò che non c’ era molto da fare se non allattare artificialmente i gattini perché non avrebbe più potuto farlo la madre.

Davvero brutta quella notizia, ma la necessità di cercare di far sopravvivere quei micetti fece passare in secondo piano la situazione di salute della madre e ci dedicammo ai piccoli. Corsi in cerca di una farmacia veterinaria dove comprai latte e biberon adatto e, finalmente, cominciammo a dare sostegno a quei due affamati e dimenanti esserini. Ben presto mia moglie si affezionò a quella striata di rosso e nero che chiamammo Alice, mentre io adottai l’ altra, striata di nero e grigio che battezzai Licia. Approntammo una scatola di scarpe con qualche maglia di lana e, sopra di essa, mettemmo un ombrellino aperto per proteggerle sia dal sole che dalla notte; speravamo sempre che la madre, che immobile dal suo angolo seguiva il tutto, andasse da loro, ma inutilmente.

La mattina seguente, di buon ora, andammo in giardino per vedere cosa fosse successo, a prima vista la madre non era al solito posto, andammo dai piccoli a vedere come stavano, li accarezzammo e mia moglie tornò in casa a preparare il loro latte; io stavo seguendola quando, nel girarmi, vidi qualcosa di strano che poi, ahimè, risultò essere il corpo inanime della mamma gatta, era quasi coperta da una grande vaso vicino al suo angolo. Un tonfo di dolore e pena al cuore che ancora ricordo vivo; non sapevo cosa fare, come dirlo a Lina che intanto preparava il primo pasto ai cuccioli. Corsi in casa, senza dir nulla, e presi due sacchetti, mia moglie, vedendomi, mi chiese cosa fosse successo. Le dissi della gatta e lei, in lacrime, disse che non voleva vederla morta: la rinchiusi in quei sacchetti e mi occupai di darle sepoltura.

Da allora accudimmo quei piccoli come fossero stati nostri stessi figli, avevamo ripensato al fatto che la madre, consapevole della sua morte ormai vicina, era venuta a partorirli da noi, ce li aveva affidati e noi dovevamo fare di tutto per mantenerli in vita. Fu così che avemmo due gattini molto affettuosi e, direi, intelligentissimi. Ben presto crebbero bene e sani, li facevamo controllare periodicamente dal nostro veterinario.

Erano inseparabili, giocavano, mangiavano e dormivano sempre insieme; era una felicità vederli, con noi erano di un’ affettuosità indicibile ed era impossibile non volerli bene. Vissero molti anni e solo le sofferenze della vecchiaia e delle malattie con essa sopraggiunte li portarono via a poca distanza temporale una dall’ altra. Le abbiamo assistite e fatte assistere dai medici, fino alla fine ed, anzi, mia moglie, nel fare la puntura a Licia, sofferente di asma e pericolosamente rantolante – era una la mattina di Pasqua ed eravamo in procinto di andare alla Santa Messa – per paura di farle male, nell’ uscire l’ ago dalla piccola, lo conficco nella sua mano con conseguenze non solo dolorose e sanguinanti ma, da allora in poi, essa stessa si assoggettò a diverse intolleranze ed allergie.

Quella puntura ebbe l’ effetto di migliorare le condizioni di salute di Licia, ma il tempo che passava non le ha lasciato molto da vivere. Fu un grandissimo dolore per noi la loro morte anche se ci eravamo preparati a tale evenienza. Le ricordiamo ancora oggi, a molti anni di distanza, con immutato affetto e piacere per tutto l’ amore che ci hanno dato e che abbiamo cercato di ricambiare loro. Speriamo di esserci riusciti e di essere stati buoni genitori adottivi ed aver meritato la fiducia che mamma gatta ha riposto in noi affidandoci i suoi cucciolotti: Licia ed Alice.


Stello 07/07/2018 12:54 156

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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L'ultimo racconto pubblicato:
 
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Mamma gatta, Licia ed Alice (07/07/2018, 157 letture)


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