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Indipendenza e Amore

Amore

Ero ancora una adolescente, e già avevo idee completamente diverse da quelle delle mie compagne di scuola. Tutte sognavano il grande amore, e avevano delle piccole storie con i ragazzi della nostra età.

Io invece, l’ unica cosa che desideravo era allontanarmi il più possibile dal mio paese, non che io non lo amassi, ma non tolleravo il modo, la maniera di comportarsi di molti miei compaesani, le dicerie della gente, il voler sapere ogni piccola cosa che facessi, dove andavo e da dove venivo, erano domande che non potevano mancare ogni volta che mi allontanavo da casa solo qualche chilometro.

I ragazzi poi, erano rozzi, parlavano con parolacce e bestemmie, e la cosa più insopportabile, era che frequentavano i bar del paese, e il più delle volte si ubriacavano...

Se c’ era qualche eccezione, lo schernivano, lo allontanavano prendendolo in giro e trattandolo da "gay", e le ragazze si comportavano con leggerezza e superficialità. Devo dire che io non ero una ragazza speciale, anch’ io avevo le mie debolezze, i miei difetti, non mi consideravo superiore a nessuno, semplicemente volevo andarmene e basta!

Così, studiai di buona lena, e a 19 anni salutavo i miei genitori per andare in Irlanda, come baby- sitter in una casa di famiglia, dove mi aspettavano ben quattro bambini di età diverse, con loro avrei imparato l’ inglese, per forza, già che nessuno di loro conosceva una parola d’ italiano... Quando arrivai, mi ricevettero a braccia aperte, ed io mi trovai subito a mio agio, un po’ d’ inglese l’ avevo studiato, ma parlarlo liberamente e farmi capire specialmente dai bambini non era facile... le abitudini così diverse, e le case, incluso quella dove mi trovavo, erano isolate, circondate da un prato verde enorme, e lontano dalla città. I primi tempi sono stati duri, ma poco a poco mi guadagnai la fiducia di tutti, e i bambini mi adoravano.

Passai un anno con la famiglia O’ Connell, e quando fu il momento di andarmene, tutti eravamo emozionati, i bambini piangevano, non mi volevano lasciare andar via, io promisi che sarei tornata a trovarli appena mi fossi trovata un lavoro adatto ai miei studi, e con il cuore pesante me ne andai in Polonia. Lì mi aspettavano alla stazione dei treni, e mi avrebbero portata all’ appartamentino che avrei diviso con una ragazza polacca. Avrei incominciato ad imparare il polacco e intanto avrei usato l’ inglese in una Compagnia di Viaggi.

La mia vita scorreva immersa nello studio del polacco, il mio lavoro, e qualche uscita con la mia nuova amica che mi faceva conoscere Varsavia, città bellissima ed interessante. Il mio lavoro andava molto bene, e dopo due anni mi diedero il permesso di tornare in Italia per una vacanza.

Ero emozionatissima, tornare in Italia dopo tre anni di lontananza, mi dava un senso di grande euforia, e poi, avrei rivisto i miei genitori e la mia famiglia. Presi l’ aereo, ed infine un treno che mi avrebbe portato molto vicino al mio paesello. Appena seduta in treno, vidi un giovanotto bellissimo, elegante, che sedeva di fronte a me. Dopo poche fermate mi offrì un pezzo di cioccolato che lui stesso stava mangiando... non seppi dire di no, sia perchè sono golosissima di cioccolato, sia perchè era una buona scusa per parlare con lui. Infatti, mi domandò dove mi sarei fermata, io gli dissi il nome del mio paese, e lui spalancando gli occhi mi disse che non poteva crederci!!! Pure lui andava allo stesso posto, e con molta curiosità mi domandò come mi chiamassi, io gli dissi solo il mio cognome, e lui si presentò: Luigi di Domenico. Ma certo! sapevo chi era la sua famiglia, e lui mi disse che a guardarmi bene, si ricordava di una ragazzina sempre imbronciata, che sembrava avercela con tutti.

Scoppiammo tutti e due in una risata, e da quel momento parlammo come se fossimo grandi amici. Arrivammo alla "nostra" fermata, senza quasi renderci conto, mi aiutò con i bagagli, e salutandoci, Luigi mi promise che ci saremmo rivisti senz’ altro.

Da quel giorno ci incontrammo spesso, andammo pure a fare delle belle passeggiate assieme. Luigi mi disse che aveva un negozio di biancheria ben avviato in città, a pochi chilometri, e che cercava una brava ragazza che lo aiutasse, e che diventasse anche sua moglie. Io arrossii come una stupida, non sarei stata certo io quella ragazza! amavo troppo la mia indipendenza, e fra qualche giorno sarei ritornata in Polonia.

Quasi leggendomi nel pensiero, Luigi mi domandò se io avevo intenzione di tornare in Polonia, gli dissi di sì, lui rimase silenzioso, e abbassando gli occhi, mi prese per mano e tornammo verso casa mia.

Incredibile come passò in fretta quella settimana, la sera prima della mia partenza io e Luigi ci incontrammo sotto la grande quercia vicino a casa, lui mi prese tra le braccia e mi baciò così appassionatamente che io rimasi senza fiato, ora sinceramente, non sarei partita per nulla al mondo, ma dovevo ritornare in Polonia per sistemare le mie cose, per licenziarmi dal lavoro, e infine... ma un’ altra forza dentro di me mi diceva che stavo sbagliando, non mi dovevo lasciare convincere da Luigi, dopo mi sarei pentita, lo sentivo, e staccandomi con fatica da lui dissi in un soffio "Tornerò, un giorno tornerò, non mi chiedere quando, ma quel giorno sarà per sempre"...

Luigi mi guardò con una espressione tristissima, e mi disse: "Io ti aspetterò...ma non farmi aspettare troppo però...."


Franca Merighi 05/09/2018 16:15 199

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Letto con piacere, (Anna Rossi)



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Il primo racconto pubblicato:
 
Era il 1942 (13/07/2017)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
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