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Per la prima volta

Amore

Sette del mattino, 18 giugno, un po’ di anni fa.

Mi svegliai in ritardo preparandomi in tempi record per andare al lavoro.

L’ indomani sarei volato in ferie con decorrenza tre settimane prima della tua nascita prevista da due ostetrici ginecologi per il 4 luglio.

Avrei avuto il tempo di organizzare il tuo arrivo nel miglior modo possibile, almeno per Te (La mia prima laurea in scienze dell’ amministrazione e dell’ organizzazione ma chi mi conosce bene ancora ride!) .

Io che amo improvvisare sempre tutto fuori dagli schemi e routine, perlomeno nella vita privata.

Ma per Te trasgredii la mia inguaribile indole.
Anche perché fosti nel grembo materno, allo scadere del nono mese, lontana da me più di 500 km. ma con la speranza di sentire ancora il tuo quasi impercettibile magico e melodico scalpitio incollando il mio viso nel grembo della Mamma che non scorderò mai.

Proprio la sera prima guardai le diapositive dell’ ultima ecografia ove Tu con una manina ti reggevi il viso e con l’ altra sembrava stessi giocando con delle bolle (Di cui poi, guarda caso, ne andrai matta - a due anni - in cerca sempre di bolle colorate di sapone).

Fino a quattro anni me ne farai acquistare una quantità industriale!

Tornando a quella mattina scesi velocemente le scale del condominio, evitando come sempre l’ ascensore, e il mio primo casuale incontro fu uno dei ginecologi (di accreditata fama internazionale per aver risolto un caso fino ad allora irrisolto) che seguì la gravidanza della Mamma, fino al settimo mese, proseguendo con assistenza remota (a distanza) in virtù dell’ amicizia.

In viso fu visibilmente provato e intuii che avesse lavorato di notte.

Ma ciò non giustificava la sua espressione imbambolata e spiritata.

Istintivamente gli chiesi se fosse successo qualcosa e lui mi disse che quella notte, durante un suo normalissimo parto apparentemente non complicato (Tuttora si rivolgono a lui per quasi tutte le casistiche allarmanti), persero la vita una giovane mamma e la sua bambina.

La causa fu ascritta a una perdita dei sensi della mamma ed un inaspettato arresto cardiaco, attimi prima del travaglio.
Terribile buongiorno! Ti lascio solo immaginare.

Ma non potetti concedermi commozioni, in quel momento, contrastando la mia sensibilità che rivendicava attenzione.

Quindi proseguii la mia giornata lavorativa particolarmente impegnativa in virtù del fatto che mi sarei assentato dal lavoro un bel po’ e avrei dovuto concludere un progetto delicatissimo, in scadenza imminente, prima di partire.

Diciamo che fu un tacito e corretto compromesso per concedermi delle ferie che già preventivai abbastanza lunghe.

In prima serata, dopo una giornata a ritmi elevatissimi, nella fase più delicata, in presenza di accreditati professionisti ricevetti una telefonata che, in quella circostanza, avrei potuto ignorare.

Ma decisi di dar attenzione a tale vibrazione in quel contesto poco opportuna.

Sul display lessi il nome del dottore ginecologo ostetrico che dal settimo mese seguiva la gravidanza di Mamma presso il reparto di ostetricia vicino a Lei.

A quel punto, scusandomi, mi allontanai temporaneamente dalla scena lavorativa per rispondere alla chiamata.

Le sue parole furono agghiaccianti!

Mi disse che attimi prima ebbe consultato gli esiti del tracciato fatto dalla Mamma nel corso della mattinata, presso il suo reparto, i cui risultati apparirono allarmanti.

Lui, in sua precaria assenza dovuta a un turno notturno, solo pochi minuti prima di chiamarmi potette consultare il referto squallidamente abbandonato da un’ infermiera, insieme ad altri "in evidenza" (e meno male che fu in evidenza), nella sua scrivania in ospedale.

Mi riferì di portare "urgentemente" la Mamma nel reparto per sottoporla ad un parto cesareo, unica possibilità di salvarti dalla gestosi cronica, se non fosse stato già troppo tardi.

Il parto naturale fu ormai precluso perché Tu pensasti di farti un mezzo giro nella sacca verticalizzando in orizzontale.

Gli spiegai che avrei chiamato subito la Mamma, la quale viveva a circa un’ ora dal reparto, per farla accompagnare dalla nonna poiché io impossibilitato, essendo fuori per lavoro, a minimo cinque ore di auto da loro.

Conclusa l’ inquietante conversazione con il dottore chiamai la Mamma ma, stranamente, fu irraggiungibile.

Riprovai quattro cinque volte invano e poi chiamai la nonna che grazie a Dio rispose subito.

Le dissi di portare immediatamente la Mamma in ostetricia perché avrebbe dovuto subito partorire.

La nonna, dopo una risata, mi chiese se fossi diventato matto oltre a tranquillizzarmi poiché ancora mancavano tre settimane (come se non lo sapessi, ero stato io a dirglielo); e ancora mi disse che proprio quella mattina la Mamma fece l’ ecografia ed il tracciato e che tutto stesse andando per il verso giusto.

A quel punto, bando alle chiacchiere, senza realmente rendermi conto, le urlai al telefono:
PORTALA SUBITOOOOO!!!

Successivamente mi racconterà che il cellulare le saltò dalla mano non tanto per il volume della voce ma per la cascata fulminante di onde elettromagnetiche riversatele dal microfono.

Ma effetto sortito!

Scappò subito da lei e l’ accompagnò immediatamente al reparto ove d’ urgenza la imbavagliarono e la catapultarono in sala operatoria.

Un equipe di ginecologi, ostetrici e chirurghi ad assisterla, si, ma ciò fu sintomatico della gravità di quella situazione atipica per un sala parto d’ un ospedale di provincia (sempre in criticità di dottori) purtroppo già tristemente noto per fatti di cronaca non rassicuranti, di eco nazionale.

Quindi ritornai in ufficio ove spiegai a tutti i presenti la mia improvvisa impellenza di partire.

Avrei potuto farlo solo in privato al mio diretto dirigente, ma preferii dopo - in trasparenza - coinvolgere tutti i presenti i quali mi augurarono il meglio con inequivocabile sincerità e stupor visibile dal loro sorriso e dalla luminosità dei loro occhi (Ti assicuro atipici in quelle circostanze che non ti sto a spiegare).

Partii immediatamente dalla Puglia verso la Calabria e, in vivavoce, istintivamente chiamai la Mamma che già, naturalmente, non mi potette più rispondere.

Quasi contestualmente mi chiamò la zia (mia cognata) riferendomi che la Mamma fu già in sala operatoria ma che da quel momento in poi non gli avrebbero fatto sapere più niente, né a lei né ad altri familiari, fino ad avvenuto parto.

Mi disse di viaggiare tranquillo poiché mi avrebbe aggiornato in tempo reale su qualsiasi novità.

Furono già le 18: 00 del 18 giugno e io lottai contro me stesso per rispettare i limiti di velocità dovendo arrivare prima possibile dalla Mamma e starle vicino in quel momento che sarebbe dovuto esser d’ estrema gioiosa attesa anziché di terribile ansia e tremore.

Mi perseguitarono continuamente immagini e parole del dottore incontrato nell’ androne, in mattinata, per quanto tentati invano di non pensarci ed esser sempre me stesso, positivo pur nella preoccupazione.

In quei momenti, per la prima volta nella mia vita, mi sentii veramente sposo e padre.

In quei frangenti riuscii davvero ad immedesimarmi in quel papà che, in un colpo solo, perse sia la sua amata moglie mentre lei stava compiendo eroicamente il suo più grande eterno gesto d’ Amore e sia sua figlia, un’ innocente bambina che non conoscerà mai il nostro sole.

Dopo circa un’ ora di viaggio non resistii e provai a chiamare la zia ma inspiegabilmente non mi rispose.

In seguito a cinque inutili intervallati tentativi iniziai a chiamare tutti i familiari lì presenti, assurdamente senza esito.

Cellulari che squillarono a vuoto, o irragiungibili, e pertanto inevitabilmente il panico prese il sopravvento.

Iniziai leggermente a sudare freddo, io che non sudo quasi mai neanche dopo un’ ora di footing.

Da quel momento in poi mitragliai di telefonate tutti pur se da lì, per due interminabili e flagellanti ore, nessuno mi rispose.

Capii che il non rispondermi fu voluto per nascondermi qualcosa che fosse successo e che preferivano non farmi sapere.

Forse perché fui alla guida ma anche poiché conoscevano la mia innata capacità di scoprirli se avessero recitato una distorta descrizione della realtà.

Si, fui consapevole di ciò ma naturalmente questo mi allarmò ancor di più.

Proseguii il mio viaggio ma in autostrada fu come se stessi viaggiando da solo - verso ovest - nella direzione del sole che iniziò a tramontare, lasciando spazio al vuoto e amplificando la commozione ed il pensiero per quella donna che non rivedrà più la sua luce e per le lacrime del suo uomo che mai asciugheranno i suoi raggi.

E le lacrime ebbero il sopravvento; piangere è umano, perché non dovertelo dire, mentre quel giorno fu ormai all’ imbrunire.

Decisi di fermarmi al solito autogrill per far carburante e per spezzare quel viaggio in gran parte agonizzante.

Nessuno ancora si fece sentire ed io che continuamente invano tentai di chiamare.

Non dimenticherò mai lo staff dell’ autogrill, ormai da tempo amici, che vedendomi, a fin di bene, non vollero che ripartissi subito, riuscendo solamente dopo aver loro spiegato la motivazione del mio stato e che ciò non avrebbe migliorato la mia condizione psicologica.

Ripartii e, nel viaggio, iniziai a pregare.

Parlai prima un po’ con Dio e poi con Lei, la Donna vestita di sole, raggiante di stelle, più bella del cielo e del mare. A Lei in particolare riuscii ad invocare la sua intercessione.

È vero, un po’ in colpa poiché spesso mi affidai a Lei solo nella preoccupazione.

Ma del resto, poi mi dissi, con la mia cara Mamma sulla terra fu uguale ... e lei mi ha sempre capito, perdonato e amato.

E non smisi di pensare alla Mamma, al mio Amore per Lei, ed alla rabbia verso me stesso per non poter esser stato in quel momento al suo fianco a tenerla per mano, accarezzandole la fronte, e non farla sentire sola in quella pagina di vita allarmante e potenzialmente devastante.

Ma improvvisamente, dopo aver pregato, la mia anima fu come se si fosse trovata davanti ad una scelta disumana e inaccettabile.

Come se dal cielo mi fosse arrivato un messaggio che se ancora ci penso con le lacrime allagherei un paesaggio:

"Solo una vita possiamo salvare! O tua figlia o tua moglie, lo dovrai accettare.".

Io mentalmente, dopo una breve riflessione, dissi:

"Non tocca a me questa decisione. Le amerò eternamente entrambi, con tutta l’ Anima e il Cuore. Sarai Tu, mio Dio, a scegliere per me, secondo la Tua volontà e il Tuo eterno disegno d’ Amore.".

Nel frattempo si fecero già le 21: 00 ma finalmente il mio cellulare squillò. Sul display il nome della zia.

Per tre ore fui in attesa di quella telefonata, nel bene o nel male, ma in quell’ istante quasi titubai a rispondere.

Se la Mamma non ce l’ avesse fatta non me lo sarei eternamente perdonato e sarei precipitato nell’ oblio.

Ma la zia entusiasta mi disse così:

""" Auguri papà! Fatima è nata alle 20: 15, pesa 4, 700 kg., mora, con i capelli lunghi neri e sta benissimo come pure la Mamma la quale aveva perso conoscenza ma che poi miracolosamente ce l’ ha fatta!""".

Fu la notizia più emozionante della mia vita!
Ancor oggi, quando ci penso, mi palpita il cuore.

Circa due ore di auto mi separavano ancora da Voi.

Ma, da quel momento in poi, fui consapevole che fossero state le due ore di viaggio più entusiasmanti e felici della mia esistenza.

Dopo verrò a conoscenza dei dettagli ed in particolare della Mamma ove, durante l’ operazione, la sua pressione scese quasi a zero, tanto da farle perdere conoscenza per un’ ora.

Di un infermiere, anzi d’ un angelo (per la prima volta in quel reparto e misteriosamente ripartito l’ indomani) che le tenne dolcemente la mano mentre con l’ altra le accarezzò la fronte, incoraggiandola e spronando con successo il suo risveglio per mezzo di parole sussurratele all’ orecchio che solo lui, in segreto, custodirà.

Del panico e della disperazione dei dottori che non riuscivano a rianimarla in nessun modo.

Ed altre cose ancora che non ti sto adesso a raccontare ma, credimi, ti farebbero tremare!

Concludo con dolcezza dicendoti che quando arrivai da Voi, dopo aver strapazzato di baci e abbracci la Mamma, ti vidi per la prima volta attraverso il vetro dell’ incubatrice insieme ad altre due cucciolotte.

Ti riconobbi subito e già con lo sguardo ti baciai, poco prima di poterti abbracciare e sentire il tuo indimenticabile e paradisiaco profumo ... per la prima volta.



Danilo Tropeano 25/03/2019 14:42 3 519

Creative Commons LicenseQuesto racconto è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons: è possibile riprodurla, distribuirla, rappresentarla o recitarla in pubblico, a condizione che non venga modificata od in alcun modo alterata, che venga sempre data l'attribuzione all'autore/autrice, e che non vi sia alcuno scopo commerciale.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Nota dell'autore:
«A mia figlia ... con tutto l’amore che posso.»

Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«In poche righe evidenziate con maestria, emozioni e sensazioni che segnano un’esistenza! Complimenti, letto con piacere.»
rosanna gazzaniga

«Mi ha commosso molto il tuo racconto e, non nego, che due lacrime sono sgorgate dai miei occhi.
Un racconto verità che è stato scritto col cuore, mi sono immedesimata ed ero con te quando guidavi e soffrivi per la telefonata che non arrivava, perché nessuno rispondeva al telefono. Ho tremato assieme a te, ho avuto anch’io paura ma poi... ho esultato quando è arrivata la telefonata che ti annunciava che eri diventato padre per la nascita della bella bambina mora.»
Sara Acireale

«Buon racconto di un’esperienza di vita dai contorni preoccupanti con un finale a lieto fine; l’autore riesce a creare una bella suspance ed ad accalappiare il lettore nell’evolversi della vicenda ed infatti sono arrivato fino in fondo.»
Augusto Cervo

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