Autore Topic: Esempio  (Letto 18926 volte)

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aureliastroz

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Esempio
« il: Domenica 10 Ottobre 2010, 02:11:12 »
Avere la pagina personalizzata (essere iscritti alla Associazione Club di Scrivere, pubblicare in esclusiva per questo sito) non è a priori garanzia di qualità degli scritti medesimi. E’ pur vero che negli ultimi tempi si scrive davvero di tutto, ma come qualcuno ha già detto:" bisogna crescere". In questo senso è giusto impedire che chiunque possa accedere all’area dei racconti, meglio che sia un area per pochi; che poi è esattamente la scrematura che auspicavo. Peccato che la scrematura sia sempre verso il basso, spero solo che gli incapaci desistano e che prima di pubblicare si facciano un minimo di cultura (anche spiccia, va bene lo stesso, pur di non leggere certe minchiate).
Siccome non posso scrivere racconti nell’area dedicata, e dato che vorrei fare un esempio di come si possano pubblicare cose che non inizino necessariamente con “c’era una volta”, ma si possano  anche effettuare variazioni sul tema,  pregherei lo staff di scrivere di lasciare per qualche giorno la piccola digressione (che seguirà) tanto per dare una idea.
« Ultima modifica: Domenica 10 Ottobre 2010, 02:16:28 da Il Conte »

aureliastroz

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Re: Esempio
« Risposta #1 il: Domenica 10 Ottobre 2010, 02:12:43 »
“In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.”


Le cose si complicarono quando l'uomo decise di aggiungere il soggetto ed il predicato -cosa che avvenne immediatamente dopo la creazione della donna-.

In realtà l'uomo, fino a quel momento, non aveva avuto necessità di ricorrere a forme diverse dal verbo anzi, nel paradiso terrestre egli non aveva neanche bisogno di esprimersi dato che il suo dio leggeva i pensieri ed aveva cognizione dei suoi bisogni anzi, l'uomo non aveva bisogni. Per dirla tutta il verbo rimaneva presso Dio perchè l'uomo non sapeva cosa farne.
Così l'uomo cincischiava cercando di tirare avanti la giornata tra un melo ed un fico facendo il verso ad una ranocchia ed annoiandosi terribilmente, ma non sapeva ancora di essere annoiato, quindi stava bene.

A questo punto entra in gioco la creazione della donna ed ecco sorgere alcuni dei dubbi esistenziali che quasi tutti si portano appresso fin dagli anni della fanciullezza quando, andando in parrocchia, cominciavano i primi interrogativi sulla fede, ad esempio:
dato che ai tempi della creazione la riproduzione era argomento tabù, prima della donna, nel Paradiso Terrestre gli animali erano solo maschi o c'erano pure le femmine?
Il problema riguardava solo la riproduzione sessuata o quella in generale? ed in quest’ultimo caso, come si riproducevano le piante a quel tempo?
Nella sua onnipotenza dio aveva già previsto di regalare la terra all'uomo e se sì, come pensava di farlo riprodurre?
E se gli unici abitanti della terra erano quattro di cui uno marito e moglie (tra l'altro una coppia nemmeno tanto normale visto che la loro unione invece di essere benedetta era stata funestata dalle peggiori condanne) e gli altri due erano maschietti, una volta che uno di loro incidentalmente scomparve, come si riprodusse l'altro escludendo la partenogenesi? Bisogna ricorrere alla disdicevole ipotesi di un accoppiamento con l'unica donna presente?

Questo all’inizio.
Ancora, se il diluvio universale ricoprì la terra fin sulla più alta vetta (già difficile da concepire ed altrettanto da spiegare scientificamente) e tutti gli esseri viventi a parte quelli nell'arca scomparvero, come fu possibile che a partire da quello sparuto gruppo di persone si ripopolasse la terra fino ai livelli che tutti conosciamo?
E se ciò fosse vero, allora i figli dei figli di Noè si sposarono tra di loro dando vita ad una sorta di giostra incestuosa (ancora permessa). Allora, dato che è risaputo che, geneticamente, i figli di individui consanguinei presentano delle alterazioni cromosomiche, il nostro essere geneticamente imperfetti (dal punto di vista politico-mentale) deriva esclusivamente da quel manipolo di sconsiderati che anziché far ragionare il Capo, accettò passivamente di entrare nel barcone per 40 giorni e 40 notti - escludendo il tempo di ritiro delle acque -?

Erano questi i dubbi che ingenuamente cercavo di chiarire con il pretozzo di turno, che inevitabilmente quanto frettolosamente mi congedava con la solita frase: "guarda guarda un eretico in parrocchia, dovrai confessarti per questi tuoi peccati" e mi invitava in congrega dove tutto finiva con una confessione (anche se non ho mai capito perchè fossi io a confessarmi e non lui a confessare la sua inadeguatezza).

(continua)
« Ultima modifica: Domenica 10 Ottobre 2010, 02:23:43 da Il Conte »

aureliastroz

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Re: Esempio
« Risposta #2 il: Domenica 10 Ottobre 2010, 02:14:41 »
C’è da dire che qualche tempo dopo la spiegazione mi fu fatta da qualcuno meno bigotto e più portato alla accettazione del dialogo e del raziocinio.
La spiegazione suonava pressappoco così:

In quel periodo Dio permetteva (era ovvio) il matrimonio, e quindi l'accoppiamento, tra fratelli, sorelle, zii e nipoti,(ed in mancanza anche pecore, mucche e cavalli n.d.r.) per fare in modo che la terra si popolasse.

Dio ha creato Adamo ed Eva a Sua immagine e somiglianza e gli ha comandato di essere fruttiferi e di moltiplicarsi. E così fecero. Adamo ed Eva hanno avuto molti figli e molte figlie. Se facciamo un calcolo di matematica in base all'età che Adamo aveva quando è nato Seth(il terzo figlio) ed al numero dei figli, dei nipoti e dei pronipoti che poteva avere a 130 anni (si suppone che l’omicidio di caino sia avvenuto quando lo stesso era in età avanzata e già con un nugolo di figli nipoti e pronipoti), giungiamo tranquillamente a centinaia di migliaia, forse milioni, di persone, perché mentre i figli si accoppiavano ed avevano figli, anche loro continuavano ad avere figli. E mentre i nipoti di Adamo ed Eva si accoppiavano ed avevano a loro volta figli, anche i figli di Adamo ed Eva continuavano ad avere figli, e così via, per non parlare della poligamia, che in quel periodo era praticata. (Bei tempi quelli, non si faceva altro che scopare come ricci).


Ora, alla luce della mia scarsa conoscenza delle Scritture, mi chiedo: ma se la storia dell’umanità deriva –come sembra- da un enorme incesto, allora gli scritti di Giovanni, con una interpretazione meno letteraria e sicuramente, più aderente alla realtà, non potrebbe trovare questa nuova reinterpretazione?

In principio era il Segmento,
il Segmento era presso Dio
e il Segmento era Dio.

Ma nel Segmento Dio vide solo i due punti estremi (estremisti?)
e disse: questo non è buono
e Dio creò il Triangolo, vi pose il suo occhio e disse:
tre è meglio di due.

Dopo centinaia d'anni anche l’uomo scopri il “triangolo” e disse: questo è buono :P  .

Ma a quel punto Dio disse: se è buono per te ci dev’essere qualcosa che non va e cercò di eliminare il triangolo, ma nel frattempo l’uomo aveva scoperto il “rettangolo” e raggiunto la consapevolezza che lo scambio dei lati opposti non produce effetti sulla figura finale e l’uomo disse: questo e ancora più buono  :P . E dopo il rettangolo fu il quadrato dove si potevano scambiare tutti i lati senza scombinare l’aspetto della figura e dopo il quadrato l’uomo continuava a cercare di scombinare i lati delle figure geometriche più disparate, comincio con la piramide ci provò col cilindro –che però non presentava lati- , alcuni provarono a mischiare le carte con i cerchi, ma la cosa non riscontrò molti accoliti, l’uomo con la mitria disse: lo scambio dei cerchi non è bene, altri senza cappello, ma in doppiopetto si battevano per la liberalizzazione del cerchio e fu il caos.


E Dio disse: in principio era il verbo, ora resta solo una discarica di complementi oggetto! 




Offline Saldan

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Re: Esempio
« Risposta #3 il: Domenica 10 Ottobre 2010, 02:50:47 »
Ma tu sei un grande...non mi divertivo così tanto a leggere qualcosa da tempo ormai immemore...e l'hai sviluppato egregiamente, utilizzando un'ironia un po' alla Busi, un po' alla Luttazzi che fa scompisciare...il tuo è un chiaro esempio di come dovrebbe svilupparsi un bel racconto, di qualità...tanto di cappello Conte...  ;D ;D
« Ultima modifica: Domenica 10 Ottobre 2010, 02:53:33 da Salvo D’Angelo »
...la mia culla è meraviglia esplosa, non ti dondola ma avvolge e ammanta.
La mia culla è poesia ansiosa di svelarmi quello che ti incanta...      

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Offline Salvatore Ferranti

Re: Esempio
« Risposta #4 il: Domenica 10 Ottobre 2010, 12:17:38 »
Una cosa la posso dire con certezza: tu sai scrivere in italiano corretto.
E questo, credo sia un presupposto fondamentale per scrivere un racconto.
La trama ha la sua importanza. Ma lo stile, la forma è la cosa principale.
L'ho detto anche nell'altro topic. Per poter scrivere in prosa, bisogna avere alle spalle anni di letture.
Per non dire decenni.
Il tuo racconto è molto bello.

ElisabettaM

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Re: Esempio
« Risposta #5 il: Domenica 10 Ottobre 2010, 13:26:32 »
Conte, posso essere sincera?
Il racconto è molto carino e lo è anche l'idea, svolta con un'ironia e malizia che da danno colore e avvincono, ma è pieno di refusi e c'è anche qualche errorino di grammatica.
E questa è la dimostrazione che anche chi sa scrivere deve stare attento, leggere e rileggere, perchè gli errori sfuggono: è umano!
Con ciò, spezzo una lancia a favore di chi scrive nell'area racconti.
Conte, non volermene... hai il permesso di massacrarmi ma per favore non offenderti!  :)

Offline Amara

Re: Esempio
« Risposta #6 il: Domenica 10 Ottobre 2010, 13:53:14 »
..proabilmente Elisabetta avrà ragione... ma mi sono divertita... mi piace la geometria... ;D
Il dubbio è uno dei nomi dell'intelligenza
(J. L. Borges)

Offline DarioC 85

Re: Esempio
« Risposta #7 il: Domenica 10 Ottobre 2010, 13:55:54 »
Personalmente mi sarei aspettato qualcosa di più...
Voglio essere sincero,e spero che il sig. Conte non si offenda di questo!Credo sia una persona intelligente e per questo mi azzardo a muovere qualche critica a quanto proposto:
-anzitutto non sono molto sicuro che i tempi verbali all'inizio del racconto siano tutti corretti

In realtà l'uomo, fino a quel momento, non aveva avuto necessità di ricorrere a forme diverse dal verbo anzi, nel paradiso terrestre egli non aveva neanche bisogno di esprimersi dato che il suo dio leggeva i pensieri ed aveva cognizione dei suoi bisogni anzi, l'uomo non aveva bisogni. Per dirla tutta il verbo rimaneva presso Dio perchè l'uomo non sapeva cosa farne.
Così l'uomo cincischiava cercando di tirare avanti la giornata tra un melo ed un fico facendo il verso ad una ranocchia ed annoiandosi terribilmente, ma non sapeva ancora di essere annoiato, quindi stava bene.


-secondariamente questa frase non mi convince molto

E se gli unici abitanti della terra erano quattro di cui uno marito e moglie (tra l'altro una coppia nemmeno tanto normale visto che la loro unione invece di essere benedetta era stata funestata dalle peggiori condanne) e gli altri due erano maschietti, una volta che uno di loro incidentalmente scomparve, come si riprodusse l'altro escludendo la partenogenesi? Bisogna ricorrere alla disdicevole ipotesi di un accoppiamento con l'unica donna presente?

-in terzo luogo il titolo del topic parla di "esempio",quindi: o i racconti pubblicati sono davvero molto scadenti ed il sig. Conte voleva dimostrare che in fondo non è poi così difficile pubblicare uno scritto originale e (a parte quanto da me evidenziato) corretto;altrimenti sarebbe stato più opportuno,a mio modesto parere, pubblicare un racconto di qualche illustre scrittore o qualcosa di più pregevole (l'autore in altri topics ha dato dimostrazione delle sue capacità!)
-riguardo al contenuto, invece, nulla da dire:sicuramente originale e ben articolato.

ElisabettaM

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Re: Esempio
« Risposta #8 il: Domenica 10 Ottobre 2010, 13:58:36 »
Amara, per una virgola malmessa un racconto viene scartato anche se stupendo.
L'italiano, la forma, la correttezza della grammatica sono fondamentali in prosa.
Purtroppo o per fortuna è così.

Offline Amara

Re: Esempio
« Risposta #9 il: Domenica 10 Ottobre 2010, 14:21:41 »
..oh.. ma non lo discuto Elisabetta...
non era un appunto a te.. semplicemente io non me ne sono accorta perchè la mia è stata una lettura sul contenuto...
Il dubbio è uno dei nomi dell'intelligenza
(J. L. Borges)

ElisabettaM

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Re: Esempio
« Risposta #10 il: Domenica 10 Ottobre 2010, 14:32:23 »
Lo so che non era un appunto, solo una mia riflessione che ha preso spunto dal tuo intervento sull'importanza, in certi casi (vedi editori o concorsi o riviste e altro) dei particolari, anche quelli più assurdi (citavo la virgola!) quando si scrive in prosa. Malgrado la validità del contenuto.
E anche una riflessione che mi fece una scrittrice quando le feci leggere una cosa mia: mi disse che il lavoro del vero scrittore inizia solo dopo che si è scritto. E' il rileggere, il rimaneggiare, senza aver paura di tagliare o cambiare. In prosa, ma anche in poesia. Insomma: una faticaccia!!!!

Offline Amara

Re: Esempio
« Risposta #11 il: Domenica 10 Ottobre 2010, 14:47:38 »
...sulla prosa purtroppo.. sono negata....
più semplice esprimermi in versi per me...
però il lavoro a posteriori.. è una gradevole fatica... :)
anche se.. amo sempre di più i testi che mi sbucano dalle dita bell'e pronti...:)
ma accade di rado.....
Il dubbio è uno dei nomi dell'intelligenza
(J. L. Borges)

ElisabettaM

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Re: Esempio
« Risposta #12 il: Domenica 10 Ottobre 2010, 14:50:54 »
Concordo con te.  :)

aureliastroz

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Re: Esempio
« Risposta #13 il: Domenica 10 Ottobre 2010, 21:46:53 »
Bene, inizio con Salvo D’Angelo,  Salvatore Ferrante e Amara che sembrano avere gradito. A loro un inchino ed un ringraziamento.

Poi passo a chi ha gradito e si è soffermato anche a dare un giudizio sulla forma.

Ad Elisabetta voglio dire innanzitutto che non ho motivo di offendermi, le critiche sono gradite sempre, solo mi avrebbe fatto piacere poter avere delle indicazioni sui refusi e sugli errori grammaticali. Per quanto si legga, un testo lungo lascia sempre spazio agli “orrori” per questo gli scrittori hanno sempre a disposizione chi legge e corregge i loro manufatti. Ciò non toglie che se l’errore scappa è sempre dovuto alla scarsa attenzione; mi si consenta solo dire che quando a leggere è sempre l’autore, egli legge con gli occhi della sua intenzionalità e dunque anche un sostantivo palesemente errato continuerà ad essere letto per come lui crede sia scritto e non per come effettivamente è. Altra cosa è l’errore ripetuto e sistematico, che denota non solo scarsa attenzione ma nel migliore dei casi anche ignoranza allo stato brado.
Dunque Elisabetta, mi farebbe piacere se  mi segnalassi gli errori contenuti nel mio testo, sarebbe un modo costruttivo per verificare se questi sono dovuti a mia ignoranza o semplicemente a disattenzione. Grazie di esserti soffermata abbastanza da rilevarli.

Dario C 85 anche a te, ovviamente un ringraziamento per l’attenzione. Non capisco perché tu dovessi aspettarti qualcosa di più, visto che in fondo questo è solo un esempio e neanche tanto riuscito. In realtà hai ragione quando affermi che il mio è un tentativo di dimostrare che si può andare al di là della semplice fiaba.

Prima di venire alle tue considerazioni, vorrei chiederti: “che senso avrebbe avuto pubblicare un brano di un autore illustre o qualcosa, come dici tu, di più pregevole? “. L’esercizio del copia ed incolla è abbastanza semplice e poco costruttivo, molto meno di quello dell’esporsi in prima persona. E, dato che il mio voleva essere un esempio di come si può creare qualcosa con un minimo di fantasia costruttiva e senza scimmiottare nessuno, il pubblicare un brano “noto” non avrebbe sortito l’effetto che desideravo.

Ma veniamo alle tue critiche. Sai, il fatto che tu ti sia soffermato a leggere ed a trovare le cose che meno ti convincevano è davvero importante; è quello che mi piacerebbe un giorno accadesse su questo sito. Qualcuno che legge e non si limita a dire bravo o a pronunziare frasi di circostanza, ma esprime le sue perplessità, sapendo che dall’altra parte c’è chi farà tesoro dei suggerimenti e delle critiche.

La prima cosa di cui ho il timore reverenziale nei miei scritti è la “consecutio”. Non hai idea di quante volte rilegga il testo alla ricerca di periodi che hanno forme verbali contrastanti.
Nella prima delle tue citazioni non mi sembra di ravvisare delle consecutio errate, probabilmente la forma avrebbe potuto essere diversa, ma il tempo dei verbi mi sembra fili via liscio (ovviamente sono graditi appunti e discussioni in merito).
Per quanto riguarda la seconda citazione, sono d’accordo con te, anche a me sembra che quel periodo non scivoli molto bene.
E’ anche per quello che si scrive e si pubblica e, se si incontrano persone come voi, è sempre un piacere fermarsi a discutere.

Un’ultima cosa… vi siete chiesti come mai su questo testo avete sentito la necessità di fermarvi abbastanza da fare delle considerazioni? E’ una cosa su cui riflettere. Comunque meno male che ci sono persone come voi, guai se fossero tutti come le altre 100 e rotte che hanno aperto, letto e fatto spallucce.
« Ultima modifica: Domenica 10 Ottobre 2010, 21:49:45 da Il Conte »

ElisabettaM

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Re: Esempio
« Risposta #14 il: Domenica 10 Ottobre 2010, 22:03:19 »
E' stata una scelta di delicatezza, Conte, quella di non mettermi a fare l'elenco delle correzioni.
Non sono una maestrina ed ho rispetto per chi scrive, quindi, essendo un esempio, anche io ho fatto un esempio di commento. I refusi, gli errori grammaticali o altro io preferisco dirli privatamente all'autore e nemmeno menzionarli nel commento, veramente. Nel tuo caso, non potendo fare la pignola sulla sostanza, ho reso palese quello che sai. Oggi, ad esempio, ho commentato un racconto in cui un determinato tipo di punteggiatura andava, a mio avviso, rivisto. Ma era una pignoleria, vista la qualità del racconto stesso, ben scritto e ben strutturato.
Se hai ricevuto due commenti critici credo dipenda dalla natura delle persone, tenuto conto che tu facevi un esempio e le critiche potevano anche essere evitate.
Io sono una rompiscatole che scrive più in prosa rispetto alla poesia e sono durissima sulla forma alla quale tengo molto. Come lo sono con me stessa così lo sono con gli altri: mi viene spontaneo farlo.
Ecco il perchè delle mie critiche.
Ma se vai a leggerti i miei commenti sulle poesie troverai la stessa schiettezza. Che poi è quella che auspico di ricevere.
Sono felice che tu non ti sia offeso e se vorrai in privato ti dirò quello che secondo me non andava.
Ultima cosa: proprio perchè l'autore perde il senso della realtà e spesso legge con la sua mente la parola senza quasi vederla scritta, fare riposare un po' un racconto o una poesia è un modo per distaccarsi e vedere gli orrori che facendo correre le dita sulla tastiera si commettono.

betta