Autore Topic: Esempio  (Letto 18621 volte)

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questo topic.

aureliastroz

  • Visitatore
Re: Esempio
« Risposta #60 il: Domenica 17 Ottobre 2010, 22:07:51 »
 -Porca puttana! Sono già tre quarti d’ora che il traffico è bloccato e sono in coda,  davanti a questi maledetti  lavori stradali.
E’ mai possibile che questi imbecilli debbano bloccare il traffico in una città nell’ora di punta?


Con gli occhi iniettati di sangue per la rabbia rivangava e rimuginava tutto quello che potesse contribuire ad aumentare l’ansia dettata dal suo stato d’animo. Sembrava quasi provasse un insolito piacere a torturarsi indugiando nei pensieri che negli ultimi giorni lo assillavano.

-Un mondo di merda, ecco cos’è. Figli di puttana! Utilizzano le persone e poi, dopo averle spremute fino all’osso, le buttano in un angolo e chi s’è visto s’è visto. E noi poveri coglioni accettiamo il loro gioco credendo di essere indispensabili, accettiamo soprusi, angherie pensando che tutto questo ci porti qualche beneficio, immaginando che sia il prezzo da pagare per ottenere il lasciapassare per la gloria, per il potere. Alla fine ci accorgiamo che abbiamo sacrificato ogni cosa e che della nostra miserabile esistenza non abbiamo ricavato un cazzo. Famiglia, amici, affetti non ci rimane nulla perché nulla abbiamo coltivato, dedicandoci con tutta l’anima a rincorrere la “stabilità economica” e la dipendenza dal denaro. Poi al primo refolo di vento, quando si intravedono le difficoltà, quando bisogna scegliere qualcuno al quale tagliare la testa, si salvano a vicenda quei bastardi, prendono il primo nome a caso e vai di calci nel culo.

Non riusciva a capacitarsene neanche ora che erano passate settimane dall’accaduto.
Un giorno di settembre lo avevano chiamato dal personale, un tizio tutto tirato, in giacca e cravatta gli aveva comunicato che l’azienda era in difficoltà, che il mercato richiedeva interventi drastici e dolorosi, che il ridimensionamento del personale era inevitabile, che bla bla bla … lo aveva riempito di grossi paroloni per comunicargli semplicemente che da quel momento se ne ritornava a casa.

- Ma come a casa perdio;  sono 25 anni che ho sputato sangue, 25 anni che per me la parola famiglia aveva un senso solo il fine settimana e per il resto avevate l’esclusiva sulla mia vita, sulla mia esistenza.
Come a casa?  Se per tutto questo tempo mi avete fatto intravedere la sicurezza di un lavoro ben remunerato, avete fatto innalzare il mio tenore di vita, mi avete inculcato a suon di soldi la convinzione che più si ha più si deve spendere, mi dite ora che cazzo significa vai a casa?
E mi spiegate come farò a trovare un altro lavoro a 55 anni, quando non si è ancora pronti per la pensione e si è considerati alla stessa stregua di una pugnetta sul mercato del lavoro?
E tu con questo bel gessato grigio con quella faccia da trentenne saputello al di sopra delle emozioni,  appena uscito dal cassetto del comò ottocentesco di tua madre, vieni a dirmi di tornare a casa, di andare dalla mia famiglia e comunicare la grande notizia: “Sapete, dopo tutto il tempo che non vi ho dedicato, dopo tutto il tempo rubato a voi e regalato alla “mia” azienda, stamattina mi hanno comunicato che da domani devo andar fuori dai coglioni, che da domani sono disoccupato”.


Quella parola: disoccupato, gli rimbombava nelle orecchie come il clacson di tutti quegli imbecilli in fila dietro di lui che strombazzavano pensando, così, di poter risolvere il problema dell’ingorgo.

aureliastroz

  • Visitatore
Re: Esempio
« Risposta #61 il: Domenica 17 Ottobre 2010, 22:08:34 »
- Adesso che farò, porca vacca, questa eventualità davvero non l’avevo contemplata nell’elenco dei possibili avvenimenti della mia vita.
Potrei provare a sbudellare quello stronzo del mio capo, sono sicuro che sia stato lui a fornire il mio nominativo. Ecco sì, potrei aspettarlo giù nel parcheggio, nell’angolo buio dove la telecamera a circuito chiuso non arriva, ed appena entra nell’auto mi piazzo al suo fianco, gli mollo una coltellata nello stomaco cercando di non macchiarmi di sangue e poi per evitare che abbia delle reazioni gliene ficco una dritta al cuore. No aspetta, magari la prima gliela stampo nel cuore così sono sicuro che crepa subito quel bastardo e poi, per essere certo che non sopravviva, gliene mollo una proprio dietro al collo.
No, non mi convince, in questo modo muore troppo in fretta invece deve soffrire come sto soffrendo io quel maledetto figlio di puttana.
Mi metto al suo fianco in macchina e gli ficco il coltello nelle palle. E se poi reagisce? Se qualcun altro entra in quel momento nel parcheggio? No, devo studiare ogni possibilità e poi decidere come agire.
Porca puttana, quanto dura sto cazzo di ingorgo? E pensare che avevo deciso di non uscire oggi.


Forse in virtù di un ultimo barlume di amor proprio, chiuse il finestrino dell’auto e cominciò ad imprecare e ad inveire a voce alta contro il mondo ed i suoi annessi e connessi.
In quel momento qualcuno attraversò la strada e, vedendolo gesticolare in maniera esagitata, continuò a fissarlo fino a che la sua visuale non fu coperta dalle altre auto in attesa, ma non prima che lui l’avesse salutato con il dito medio alzato in segno di stima.
Ritornò a pensare al suo ex capo, ai suoi colleghi, e alla sua vita passata, a come l’avesse sprecata e a come avesse perso ormai definitivamente la possibilità di riconciliarsi con essa.
Fu in quel momento che la fila si mosse, lui ingranò la marcia e levò il piede dalla frizione, ma la tensione era tanta che il piede scivolò di lato troppo in fretta, l’auto ebbe un’ impennata e si fermò sul paraurti di quella che la precedeva.

-Cazzo -esclamò- ci mancava anche questa.

Scese dall’auto nello stesso istante dell’occupante dell’altra auto, una quarantenne niente male che con un fare abbastanza seccato si portò sul retro dell' auto per constatare i danni.
Fu in quel momento che in preda ad un raptus emotivo lui, dopo essersi accollato la responsabilità dell’accaduto,  le prese il viso fra le mani e le stampò un bacio sulle labbra.
Dopo un primo attimo di sbigottimento seguito alla scena, dal lato del conducente uscì un uomo neanche tanto prestante, ma risoluto ed incazzato quel tanto che bastava a piazzargli un pugno nelle gengive che presero a sanguinare copiosamente. La donna lo invitò elegantemente quanto gentilmente ad “andare a fare in culo” e tutti e tre rientrarono più o meno mestamente nelle rispettive auto.

Chiuse la portiera e per evitare gli sguardi dei passanti che nel frattempo avevano fatto crocchio, dopo aver tamponato il sangue, appoggiò le braccia sul volante e nascose la faccia tra di esse.

- Che giornata di merda - pensò.
« Ultima modifica: Domenica 17 Ottobre 2010, 22:18:32 da Il Conte »

aureliastroz

  • Visitatore
Re: Esempio
« Risposta #62 il: Domenica 17 Ottobre 2010, 22:13:22 »
Nessuna polemica, Il Conte, e se leggi tutti i miei interventi mi darai ragione sul fatto che, a prescindere dalle buone intenzioni, è diventato un topic indelicato nei confronti di scrive nell'area racconti e questo ribadivo.
Tutto qui.
E per favore non darmi l'etichetta della "polemica" perché non solo non mi appartiene ma gradirei che prima di fare di tutta un'erba un fascio si conoscessero le persone. Almeno un po'.
Buona serata e grazie per avermi dato l'occasione di spiegarmi meglio visto che, evidentemente, non ero stata abbastanza chiara.

elisabetta

Un'ultima cosina, tanto per gradire... cosa ti fa pensare che la delicatezza nei confronti di quelli che scrivono nell'aria racconti debba essere obbligatoria?
Ognuno si esprime come meglio crede e non mi sembra che essere indelicati sia in qualche modo in contrasto con le regole del sito, perciò fattene una ragione, sono indelicato e poco me ne cale!


Offline India

Re: Esempio
« Risposta #63 il: Domenica 17 Ottobre 2010, 22:49:49 »

Il particolare momento vissuto dal personaggio è minuziosamente descritto soprattutto dal punto di vista psicologico. Molto gradito. Complimenti

Offline Saldan

  • Autore
  • *
  • Post: 904
  • Sesso: Maschio
  • ...tutto scorre...
  • Nel sito Scrivere: Le sue poesie
Re: Esempio
« Risposta #64 il: Lunedì 18 Ottobre 2010, 10:04:15 »
Non me ne voglia chi pubblica racconti, ma a parte pochissimi che potrei considerare di buona qualità devo dire una cosa che non posso proprio tenere dentro dopo aver letto quest'ultimo del Conte...

C'è troppa differenza, netta...questo racconto trascina il lettore, non stanca, appassiona...verrebbe voglia di leggere un seguito.
La maggior parte dei racconti pubblicati (e ripeto: non me ne vogliate perché è una mia impressione personale) a parte rare eccezioni, danno l'effetto contrario...sono piuttosto soporiferi, banali...scontati.

Complimenti Conte...tu SAI scrivere bene...
« Ultima modifica: Lunedì 18 Ottobre 2010, 10:06:43 da Salvo D’Angelo »
...la mia culla è meraviglia esplosa, non ti dondola ma avvolge e ammanta.
La mia culla è poesia ansiosa di svelarmi quello che ti incanta...      

http://lamalavoglia.forumfree.it

Offline Marco Canonico Baca8175

  • Autore
  • *
  • Post: 263
  • Sesso: Maschio
  • Mi trovi dove non esisto.
  • Nel sito Scrivere: Le sue poesie
Re: Esempio
« Risposta #65 il: Lunedì 18 Ottobre 2010, 11:33:28 »
Il racconto non è scritto male, ma sinceramente a differenza di Salvo non lo trovo affatto coinvolgente.
In un contesto più ampio, forse avrebbe un valore diverso.
Inoltre, trovo la parte del piano per farla pagare al capo, troppo pulita rispetto al resto.
In qualche passaggio, l'ho trovato molto fantasioso, ma lontano da un qualcosa di  davvero originale.
Il mio è solo un veloce e modesto parere, quello che ho pensato leggendolo insomma. Mi son guardato bene dal trovare una forma meno cruda, perché so che Il Conte preferisce le persone dirette.

Shalom
Prima di guardare la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello,guarda la trave che è nel tuo!

Offline Salvatore Ferranti

Re: Esempio
« Risposta #66 il: Lunedì 18 Ottobre 2010, 11:59:35 »
- Adesso che farò, porca vacca, questa eventualità davvero non l’avevo contemplata nell’elenco dei possibili avvenimenti della mia vita.
Potrei provare a sbudellare quello stronzo del mio capo, sono sicuro che sia stato lui a fornire il mio nominativo. Ecco sì, potrei aspettarlo giù nel parcheggio, nell’angolo buio dove la telecamera a circuito chiuso non arriva, ed appena entra nell’auto mi piazzo al suo fianco, gli mollo una coltellata nello stomaco cercando di non macchiarmi di sangue e poi per evitare che abbia delle reazioni gliene ficco una dritta al cuore. No aspetta, magari la prima gliela stampo nel cuore così sono sicuro che crepa subito quel bastardo e poi, per essere certo che non sopravviva, gliene mollo una proprio dietro al collo.
No, non mi convince, in questo modo muore troppo in fretta invece deve soffrire come sto soffrendo io quel maledetto figlio di puttana.
Mi metto al suo fianco in macchina e gli ficco il coltello nelle palle. E se poi reagisce? Se qualcun altro entra in quel momento nel parcheggio? No, devo studiare ogni possibilità e poi decidere come agire.
Porca puttana, quanto dura sto cazzo di ingorgo? E pensare che avevo deciso di non uscire oggi.


Forse in virtù di un ultimo barlume di amor proprio, chiuse il finestrino dell’auto e cominciò ad imprecare e ad inveire a voce alta contro il mondo ed i suoi annessi e connessi.
In quel momento qualcuno attraversò la strada e, vedendolo gesticolare in maniera esagitata, continuò a fissarlo fino a che la sua visuale non fu coperta dalle altre auto in attesa, ma non prima che lui l’avesse salutato con il dito medio alzato in segno di stima.
Ritornò a pensare al suo ex capo, ai suoi colleghi, e alla sua vita passata, a come l’avesse sprecata e a come avesse perso ormai definitivamente la possibilità di riconciliarsi con essa.
Fu in quel momento che la fila si mosse, lui ingranò la marcia e levò il piede dalla frizione, ma la tensione era tanta che il piede scivolò di lato troppo in fretta, l’auto ebbe un’ impennata e si fermò sul paraurti di quella che la precedeva.

-Cazzo -esclamò- ci mancava anche questa.

Scese dall’auto nello stesso istante dell’occupante dell’altra auto, una quarantenne niente male che con un fare abbastanza seccato si portò sul retro dell' auto per constatare i danni.
Fu in quel momento che in preda ad un raptus emotivo lui, dopo essersi accollato la responsabilità dell’accaduto,  le prese il viso fra le mani e le stampò un bacio sulle labbra.
Dopo un primo attimo di sbigottimento seguito alla scena, dal lato del conducente uscì un uomo neanche tanto prestante, ma risoluto ed incazzato quel tanto che bastava a piazzargli un pugno nelle gengive che presero a sanguinare copiosamente. La donna lo invitò elegantemente quanto gentilmente ad “andare a fare in culo” e tutti e tre rientrarono più o meno mestamente nelle rispettive auto.

Chiuse la portiera e per evitare gli sguardi dei passanti che nel frattempo avevano fatto crocchio, dopo aver tamponato il sangue, appoggiò le braccia sul volante e nascose la faccia tra di esse.

- Che giornata di merda - pensò.


Un racconto che mi ha catturato...
Un flusso di coscienza che invade la pagina.
Bravo Conte, questo è uno di quei racconti che piacciono a me...
Thanks

Offline Nutellina Cinzia Pallucchini

Re: Esempio
« Risposta #67 il: Lunedì 18 Ottobre 2010, 13:12:02 »
 ;)
perfetto ...
ora abbiamo un esempio da seguire...da cui prendere spunto per un ipotetico racconto...


......ed ora, cosa posso fare?
-mentalmente fece una lista delle ipotetiche cose da affrontare-
"un passo alla volta, non ti scoraggiare" -disse , tra sè e sè-.
Come un autonoma ritornò verso casa , parcheggiò la macchina al solito posto...indugiò un attimo, restò seduto e contemplò fuori...il parcheggio era gremito di macchine colorate di ogni marca , alcune abbastanza lussuose,-"per fortuna"- pensò ," ho finito di pagare le rate della mia station wagon, resta da affrontare il pagamento del mutuo".
Con rabbia, colpì il volante, e uscì dall'auto.Curvo , con le mani in tasca e il viso scuro dai pensieri , si diresse verso casa con passo lento .."dio aiutami" pensò...


 ;D scritto di getto in 5 minuti ..
Cinzia

Offline India

Re: Esempio
« Risposta #68 il: Lunedì 18 Ottobre 2010, 15:02:13 »
Brava Nutellina, questo vuol dire raccontare.
In prosa non si può usare lo stesso linguaggio che in poesia.
Sono diverse le finalità della poesia e della prosa.

Offline Saldan

  • Autore
  • *
  • Post: 904
  • Sesso: Maschio
  • ...tutto scorre...
  • Nel sito Scrivere: Le sue poesie
Re: Esempio
« Risposta #69 il: Lunedì 18 Ottobre 2010, 16:52:35 »
;)
perfetto ...
ora abbiamo un esempio da seguire...da cui prendere spunto per un ipotetico racconto...


......ed ora, cosa posso fare?
-mentalmente fece una lista delle ipotetiche cose da affrontare-
"un passo alla volta, non ti scoraggiare" -disse , tra sè e sè-.
Come un autonoma ritornò verso casa , parcheggiò la macchina al solito posto...indugiò un attimo, restò seduto e contemplò fuori...il parcheggio era gremito di macchine colorate di ogni marca , alcune abbastanza lussuose,-"per fortuna"- pensò ," ho finito di pagare le rate della mia station wagon, resta da affrontare il pagamento del mutuo".
Con rabbia, colpì il volante, e uscì dall'auto.Curvo , con le mani in tasca e il viso scuro dai pensieri , si diresse verso casa con passo lento .."dio aiutami" pensò...


 ;D scritto di getto in 5 minuti ..

E' ben scritto ma mi sembra troppo soft...uno che viene licenziato in quel modo dovrebbe avere una reazione meno tranquilla, più da incazzato...almeno io l'avrei descritto così!  ;D ;D

Però è ben diretto quindi brava...  ;)
...la mia culla è meraviglia esplosa, non ti dondola ma avvolge e ammanta.
La mia culla è poesia ansiosa di svelarmi quello che ti incanta...      

http://lamalavoglia.forumfree.it

Offline Elisabetta Randazzo

Re: Esempio
« Risposta #70 il: Martedì 19 Ottobre 2010, 19:32:47 »
 Continuiamo a parlare di racconti...
"La poesia non è un modo di esprimere un'opinione. E' un canto che sale da una ferita sanguinante o da labbra sorridenti."
Kahlil Gibran

Offline India

Re: Esempio
« Risposta #71 il: Martedì 16 Novembre 2010, 23:39:07 »
Io mi cimento in un altro piccolo racconto:

L'impicciona


Il treno va’. Sbuffa annoiato, sbadiglia già dall’imbrunire. L’uomo con gli occhiali che mi sta di fronte ha un libro tra le mani, e alterna il suo sguardo tra il finestrino e  le pagine.
Ogni tanto mi fissa e mi guarda come se mi conoscesse, ma non mi rivolge la parola.
Io faccio la cosa più banale che si può fare in  treno, che poi è l’unica che non faccio mai se non sono in viaggio, le parole crociate. Al mio fianco ho una donna incinta che sonnecchiando poggia la mano sul ventre. Il cruciverba mi chiede “ Amò Teseo” 3 verticale, sette lettere. Penso ad Arianna al suo filo e alla spada avvelenata. Cosa siamo capaci di fare per amore e per essere poi abbandonate.
Proprio una mia amica l’altro giorno mi raccontava che dopo aver aiutato il suo compagno ad uscire da un dissesto finanziario,   la lasciò.
Mi guardo intorno, osservo  questo signore dall’aria così distinta, non avrà sopportato le sei fatiche di Teseo, ma chissà quante donne avrà ingannato  e ora tranquillamente pensa a leggere un libro, mentre magari la sua donna piange, e lui parte, perché ha un lavoro che lo fa viaggiare, mentre  lei un lavoro che la lega tra quattro pareti a crescere i suoi figli. La donna incinta lo osserva contemporaneamente a me,  forse avrà notato il mio sguardo incattivirsi mentre lo guardavo e starà cercando di capire il perché.
- Eppure non puzza- penserà la ragazza, - Eppure non infastidisce- cosa non riesco ad afferrare? – si domanda incuriosita. Faccio un colpo di tosse e poi un altro  e un altro ancora per catturare l’attenzione su  di me, affinché la smetta di guardare il signore.
In fin dei conti questo sconosciuto non ci ha fatto niente, potrebbe essere mio fratello, mio marito, il padre della donna incinta, insomma un uomo qualunque, ma proprio perché è un uomo qualunque si comporta come gli uomini qualunque.
L’uomo qualunque non si innamora. L’uomo qualunque ama fare sesso ed essere indipendente, forse oggi non ama neanche fare sesso. Non ho ancora scritto nulla sul tre verticale, mi cade la penna a terra e  rotola fra i piedi  del mio dirimpettaio, lui accenna un sorriso, la raccoglie e me la porge.  Mi affretto a scrivere “Arianna “ ma poi mi faccio distrarre dalla ragazza, mi chiedo cosa ci faccia una ragazza incinta su un treno a lunga percorrenza,.  Il treno rallenta . Faccio in tempo a vedere un passaggio a livello chiuso e due ragazzi in bicicletta.  La ragazza, si alza in piedi, cammina un po’, E’ nervosa. Perché è nervosa la donna incinta? Le donne incinta non sono mai nervose, sono solo felici.
Ancora due  ore all’arrivo, tutti e tre scendiamo a Milano. Ognuno si riprende la sua vita. Io la mia ce l’ho tutta sulle spalle, la donna tutta nella pancia e l’uomo dove ha la sua vita? Sono curiosa di sapere se qualcuno l’attende in stazione;  se è single nessuno, se ha una moglie, nessuno ( le mogli non vanno a prendere i mariti in stazione), se ha l’amante una donna l’aspetta.
Il treno entra in galleria. Non si accendono le luci. Un impenetrabile silenzio viene rotto dalla ragazza incinta che mi chiede se ho una caramella, ancora prima che rispondessi l’uomo si affretta a offrirle una caramella alla menta e poi con cortesia fa un cenno verso di me per porgermene una, io rifiuto,  trovo la menta dannatamente disgustosa. Mi annoio ed ho una voglia matta di fumare.
Squilla il cellulare del signore, lo sento discutere animatamente, e poi inizia a parlare in una lingua che non conosco, a metà tra una lingua neolatina e il russo. Quando riaggancia chiude il libro e comincia a fare una serie infinita di telefonate parlando ancora in ostrogoto.
Il treno arriva in stazione. Il signore indossa il cappello e aiuta la ragazza incinta a portare giù i bagagli, poi scendo io.
Cerco tra la folla questi due miei compagni di viaggio. Non c’è traccia. Si sono dissolti tra le nebbia di Milano e i miei nebulosi pensieri.
« Ultima modifica: Martedì 16 Novembre 2010, 23:44:59 da Gabriella Caruso »

Offline Luigi

  • Administrator
  • Autore
  • *
  • Post: 1892
  • Sesso: Maschio
  • Nel sito Scrivere: Le sue poesie
Re: Esempio
« Risposta #72 il: Mercoledì 17 Novembre 2010, 09:06:39 »
Per favore, un esempio va bene per iniziare una discussione, ma non mettetevi a usare il forum per pubblicare i vostri racconti, c'è un'area apposita.
Magari pubblicate un piccolo brano che pone un problema di narrazione o di stile, ma non usate il forum per avere commenti sul vostro racconto.
« Ultima modifica: Mercoledì 17 Novembre 2010, 10:09:49 da Luigi. »

Offline Luigi

  • Administrator
  • Autore
  • *
  • Post: 1892
  • Sesso: Maschio
  • Nel sito Scrivere: Le sue poesie
Re: Esempio
« Risposta #73 il: Mercoledì 17 Novembre 2010, 09:41:43 »
Ma visto che ci sono, un commento lo faccio: sarebbe necessario, prima di pubblicare, sia sul forum che nell'area racconti, correggere il proprio scritto sia dal punto di vista grammaticale che della punteggiatura, ma anche della tecnica narrativa.

Ad esempio scrivere "Il treno va’." è un errore. "va’" si scrive con l'apostrofo solo quando è la seconda persona dell'indicativo presente, perché in quel caso sarebbe "vai" e si elide la "i". Ad esempio "Ma va'!" va con l'apostrofo perché sarebbe "Ma vai!" senza la "i" e con l'apostrofo per segnare l'elisione.
La terza persona è già "va" (io vado, tu vai, egli va), non c'è nessuna elisione e quindi la presenza dell'apostrofo è sbagliata. La forma corretta del verbo è "Il treno va." e scriverlo con l'elisione è come scrivere "Il treno vai", cioè con un soggetto alla terza persona ed il verbo alla seconda persona.

Inoltre sarebbe importante imparare ad usare la punteggiatura. Quando si chiude un periodo con il punto, non si deve lasciare uno spazio prima del punto. Cioè scrivere "Il treno rallenta ." è sbagliato, perché si scrive "Il treno rallenta." senza spazio fra l'ultima parola del periodo ed il punto.
Finire un periodo sia con una virgola che con un punto, come in "su un treno a lunga percorrenza,." non ha senso. Sicuramente è una distrazione, ma se si tiene a quello che si scrive si dovrebbe come minimo rileggerlo prima di pubblicarlo.
Di distrazioni ce ne solo tante in questo testo, come ad esempio "“Arianna “" con uno spazio fra la parola e le virgolette di chiusura. O come in "nessuno ( le mogli" con uno spazio fra la parentesi di apertura e la parola seguente.
Non so se sia distrazione qui: "- Eppure non puzza- penserà la ragazza, - Eppure non infastidisce-" dove si usa "trattino spazio" quando si apre il discorso diretto, ma solo il trattino quando lo si chiude. Perché un discorso dovrebbe essere chiuso in modo diverso da come si apre?
Inoltre, per la regola che non si mette la maiuscola dopo la virgola, e per la regola di precedenza della punteggiatura, il testo avrebbe dovuto essere "-Eppure non puzza,- penserà la ragazza -eppure non infastidisce-".
Subito dopo in "- Eppure non infastidisce- cosa non riesco ad afferrare? – si domanda incuriosita." abbiamo due volte la fine del discorso diretto, con i due trattini. Il trattino dopo "infastidisce" allora non è la fine del discorso diretto, che finisce con il punto interrogativo, ed allora cos'è questo trattino dispari? Doveva essere, se si voleva fare in modo che il lettore comprendesse lo scritto senza doversi porre queste domande, "-eppure non infastidisce; cosa non riesco ad afferrare?– si domanda incuriosita."
Il punto e virgola esiste nella lingua italiana, ma le persone preferiscono evitare la difficoltà di usarlo e preferiscono una successione di virgole o l'uso improprio del trattino.

La finisco qui perché qualcuno potrebbe rispondere "ma che ti importa della forma, l'importante è il significato del racconto, il contenuto". Quindi voglio rispondere prima che qualcuno scriva la domanda. Nel momento in cui si pubblica un racconto, nel momento in cui esce dalla sfera personale del pensiero o del foglio sulla propria scrivania per diventare un "messaggio" che viene trasmesso alle altre persone, dovrebbe corrispondere alle regole con le quali si trasmettono i messaggi, e cioè a quelle regole che compongono la lingua italiana, le regole di composizione di un testo scritto perché possa essere compreso, il che include sia la grammatica, la punteggiatura ed anche la scelta delle parole e delle figure verbali.
Ad esempio il treno che "sbuffa" è una figura retorica creata ai tempi in cui il treno era trainato da una locomotiva a vapore. Quelle vecchie locomotive che facevano un pennacchio di fumo ed un costante sbuffare di "ciuf ciuf" del vapore che creava la forza che la faceva procedere. Iniziando a leggere il racconto, poiché non vi sono indicazioni di sorta di una ambientazione temporale, e leggendo che il treno "sbuffa", viene naturale considerare il racconto ambientato negli anni precedenti all'introduzione delle locomotive diesel od elettriche, quindi negli anni '40 o '50. E nulla contraddice questa impressione che l'autrice ci da con l'uso della figura del treno che "sbuffa".
Ad un certo punto, verso la fine, però, un personaggio parla al cellulare. Un momento! Allora non siamo negli anni '50, ma ai giorni nostri. Ma, se siamo ai giorni nostri, come fa un locomotore elettrico, magari un Freccia Rossa, a sbuffare? Forse il problema è che l'autrice voleva dare un tono facile di "coloritura" al suo racconto, con un inizio che colpisse l'immaginazione, ed ha usato l'immagine del treno che sbuffa. Visto però che il racconto è ambientato ai giorni nostri, questo trucco è troppo semplicistico, è un errore grossolano usarlo se si bada anche solo un minimo alla coerenza narrativa.

Un altro problema è la costruzione verbale. Faccio un esempio: "Proprio una mia amica l’altro giorno mi raccontava che dopo aver aiutato il suo compagno ad uscire da un dissesto finanziario,   la lasciò."
A parte l'uso del triplo spazio dopo la virgola, altra distrazione, qui abbiamo dei periodi coordinati nei quali c'è un cambio di soggetto senza che vi sia il secondo soggetto. Il primo periodo "Proprio una mia amica l’altro giorno mi raccontava che dopo aver aiutato il suo compagno ad uscire da un dissesto finanziario," ha come soggetto "una amica". Il verbo principale è "raccontava" ed è l'amica che compie l'azione sia di raccontare che di aiutare il suo compagno. A questo punto c'è una virgola che introduce un nuovo verbo, "la lasciò", ma il soggetto evidentemente non può più essere l'amica, bensì (visto l'articolo femminile) dovrebbe essere il suo compagno. La frase è "zoppa". Il soggetto può essere omesso quando è superfluo, cioè quando è identico a quello del periodo precedente, oppure è l'ultimo citato nel periodo precedente.
La frase sarebbe stata più corretta, od almeno più chiara, se fosse stata: "Proprio una mia amica l’altro giorno mi raccontava che dopo aver aiutato il suo compagno ad uscire da un dissesto finanziario, lui l'aveva lasciata." Ho anche cambiato il tempo del verbo, perché "raccontava che ... l'aveva lasciata" è una consecutio migliore di "raccontava che ... la lasciò". Imperfetto/trapassato prossimo sono due tempi maggiormente uniti e consecutivi di imperfetto/passato remoto, quindi danno maggiormente il senso della continuità (nella forma di "consecutio di anteriorità") mentre i secondi danno un senso di distacco temporale poco coordinato e conseguente.
« Ultima modifica: Mercoledì 17 Novembre 2010, 10:21:24 da Luigi. »

Francesca M

  • Visitatore
Re: Esempio
« Risposta #74 il: Mercoledì 17 Novembre 2010, 10:34:26 »
Ma visto che ci sono, un commento lo faccio: sarebbe necessario, prima di pubblicare, sia sul forum che nell'area racconti, correggere il proprio scritto sia dal punto di vista grammaticale che della punteggiatura, ma anche della tecnica narrativa.

Ad esempio scrivere "Il treno va’." è un errore. "va’" si scrive con l'apostrofo solo quando è la seconda persona dell'indicativo presente, perché in quel caso sarebbe "vai" e si elide la "i". Ad esempio "Ma va'!" va con l'apostrofo perché sarebbe "Ma vai!" senza la "i" e con l'apostrofo per segnare l'elisione.


Credo che tu intendessi scrivere "imperativo presente"