Autore Topic: sugli haiku  (Letto 2977 volte)

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dolceglicine

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sugli haiku
« il: Martedì 18 Luglio 2006, 12:10:16 »
Perdonatemi se m’intrometto.
Sto seguendo da lontano il vostro lavoro sugli haiku, mentre cerco di approfondirne da sola la comprensione al fine di essere in grado di scriverne.
L’ho fatto in passato utilizzando questo tipo di versificazione in modo assolutamente personalizzato.
Ho letto attentamente quanto scritto in : http://www.scrivere.info/haiku.php.
Ad un certo punto si dice: “E’ importante, quindi, che le parole siano ridotte al minimo indispensabile e che non abbiano relazione con chi le scrive…” Procedendo nella lettura vedo scritto che “…non c’è posto per avverbi…si tratta di elementi astratti introdotti nell’immagine dalla mente dell’autore…”
Poiché viene assunto come modello esemplare il poeta Basho, allora sono andata a cercare alcuni haiku del medesimo.
Tra i tanti ho trovato il seguente:

“yoku mireba
nazuna hana saku
kakine kana”

Poiché io non conosco il giapponese, mi sono attenuta e fidata della traduzione che ho trovato e cioè:

“quando io guardo attentamente
vedo il nazuna in fiore
presso la siepe”

In questo haiku quel “io guardo attentamente” designa non solo la fattiva presenza dell’autore, ma la qualifica con quel “attentamente”, che è un avverbio. La soggettività è chiara e incisiva.
Ed è tutta in quel primo verso la chiave dell’interpretazione di questo haiku che io, ovviamente non so capire perché non conosco il nazuna e non so che significato avesse presso i giapponesi.

Questo mi sembra in contrasto su quanto sopra riportato.


Vi lascio un haiku che ho scritto e che, se volete, potete commentare, così come potete discutere di quanto ho sopra scritto.

Medjugorje

S’ergono forti
rossi cardi mariani
lassù sul monte.





“Non seguire le orme degli antichi ma quello che essi cercarono”. (Basho)




dolceglicine

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Re: sugli haiku
« Risposta #1 il: Martedì 18 Luglio 2006, 17:53:57 »
Proseguendo nel mio studio sugli haiku, sempre leggendo quelli scritti da Basho, ho rilevato un’altra discrepanza
in quanto scritto su http://www.scrivere.info/haiku.php, là dove viene fatto un esempio .
Si dice che nell’aggettivo “spaventosi”, riferito ai frutti, è implicita un’emozione per cui, anche per questo, il testo di esempio non può essere definito un haiku.
Ma c’è un haiku di Basho che si riferisce all’estate:

“mugi no ho wo
chikara ni tsukamu
wakare kana”

Traduzione: “ separazione
                    le spighe dell’orzo
                    tormentate fra le dita”

Qui le spighe sono “tormentate” che è un aggettivo che esprime emozione che, probabilmente, era l’emozione provata dall’autore.

Inoltre, ne ho trovato uno, relativo alla primavera, che recita così:

“Kutabirete
yado karu koro
ya fuji no hana”

Traduzione: “Affaticato
                   mentre cerco albergo
                   mi scopro sotto i fiori del glicine”

Se contiamo le sillabe nella versione originale si ha una sequenza di 5-6-6 per un totale di 17.
Da ciò si può evincere che la regola per eccellenza nella composizione di haiku sia il rispetto del numero totale delle sillabe e dei versi, lasciando una piccola licenza nell’aumentare un verso di una e, contemporaneamente, diminuirne un altro di una.
Anche questo contrasta con l’esempio, poiché si definisce haiku il seguente:

“rami oscillano
al vento tiepido
frutti impiccati”

Qui si ha una sequenza di 5-6-5, per un totale di 16.
Manca una sillaba, e pertanto, non può dirsi un haiku.
Può diventarlo se si pone, ad esempio, l’articolo “i” davanti a “frutti”.


Quanto ho scritto è soltanto il mio modesto parere derivato da un mio personale studio.

miks77

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Re: sugli haiku
« Risposta #2 il: Martedì 18 Luglio 2006, 22:00:59 »
il tuo studio è interessante..io l'ho letto volentieri
grazie delle informazioni
Michela

dolceglicine

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Re: sugli haiku
« Risposta #3 il: Martedì 18 Luglio 2006, 22:29:22 »
il tuo studio è interessante..io l'ho letto volentieri
grazie delle informazioni
Michela
Ho molto tempo durante il giorno.
Non ho, purtroppo, una biblioteca fornita. Ma ho il computer che, navigando in rete, mi permette di scoprire cose che non sapevo.
Questo è il risultato di una navigazione mirata allo studio di questa affascinante forma poetica.
Le conclusioni tratte sono personali, come ho già detto.E' soltanto una mia opinione.

Anche mia nonna, che era una contadina, informava il cacio.

miks77

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Re: sugli haiku
« Risposta #4 il: Mercoledì 19 Luglio 2006, 10:47:38 »
…io non ho moltissimo tempo a disposizione….(o forse non riesco ad organizzarlo nella giusta maniera…ma questo è un mio problema, probabilmente non  interessa)
..quindi ne approfitto di chi, come te, a molto tempo a disposizione e fa delle belle ricerche.;-)
...un grazie personale  per il lavoro che stai facendo…

P.S.: come posso fare per scriverti in privato?? :-\




Offline Luigi

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Re: sugli haiku
« Risposta #5 il: Mercoledì 19 Luglio 2006, 22:52:18 »
Se si vuole capire qualcosa degli haiku è indispensabile, anche prima di leggere haiku, penetrare un po' nella filosofia e nel  modo di pensare orientale in generale e giapponese in particolare. E soprattutto, oltre alla cultura generale, al carattere e gli usi, la filosofia.

In tutta la sua vita, ed in quasi tutti i suoi autori, l'haiku è inscindibile dallo zen. Tanto che fare haiku è assimilabile a fare zen, tanto che il modo migliore per scriverne potrebbe essere dopo una meditazione, nella postura zazen.

Lo spirito degli haiku e lo spirito del buddhismo è inscindibile, e non si può capire se non si ha almeno una qualche familiarità con quest'ultimo.

dolceglicine

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Re: sugli haiku
« Risposta #6 il: Giovedì 20 Luglio 2006, 11:06:51 »
Se si vuole capire qualcosa degli haiku è indispensabile, anche prima di leggere haiku, penetrare un po' nella filosofia e nel  modo di pensare orientale in generale e giapponese in particolare. E soprattutto, oltre alla cultura generale, al carattere e gli usi, la filosofia.

In tutta la sua vita, ed in quasi tutti i suoi autori, l'haiku è inscindibile dallo zen. Tanto che fare haiku è assimilabile a fare zen, tanto che il modo migliore per scriverne potrebbe essere dopo una meditazione, nella postura zazen.

Lo spirito degli haiku e lo spirito del buddhismo è inscindibile, e non si può capire se non si ha almeno una qualche familiarità con quest'ultimo.

Secondo quanto affermi, se non si è bubbhisti o se non si è profondi conoscitori della filosofia zen, ci è praticamente impossibile comprendere il significato degli haiku e quindi anche scriverne.
Allora mi domando: ci sono, nella moderna letteratura giapponese, poeti zen che ancora scrivono haiku, o sono tutti stati assorbiti dalla frenesia moderna?
Ha un senso, oggi, voler imparare a scriverne, soprattutto per noi europei?
Ha senso dire “imparare a scrivere haiku”?
S’impara a scrivere un haiku oppure si lo si può scrivere solo se lo si sente dentro di noi e quindi è sufficiente conoscerne le poche regole strutturali?
Scrivere un haiku oggi, è come tentare di riscrivere un’opera come la Divina Commedia, oppure è ancora possibile?
Se vero è che l’haiku è un attimo di vita tradotto in poesia, io penso che un vero poeta, al di là delle sue conoscenze filosofiche, possa scriverne.
La trovo una forma poetica immortale, sempreverde, sempre possibile.
Il fatto è che oggi tutti si dicono poeti, tutti scrivono poesie.
Ma tutti sono veri poeti?

dolceglicine

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Re: sugli haiku
« Risposta #7 il: Giovedì 20 Luglio 2006, 11:07:34 »
Secondo me tra il vero poeta e il poeta corre la stessa differenza che c’è tra l’assassino e il sicario.
Il sicario uccide su commissione ma non è detto che lo faccia anche per sua spontanea volontà, che trovi dei motivi per farlo. Esegue un ordine, ad arte. Compie un lavoro.
L’assassino, invece, uccide perché ha in sé, dentro, innata, la malvagità.
E così, il vero poeta ha intrinseco il senso della poesia.
Essere veri poeti non è un mestiere, è una vocazione, una chiamata.
Un uomo sarà santo solo se sarà chiamato da Dio e a quella chiamata avrà risposto.
Un poeta sarà un vero poeta se, chiamato dalla poesia, avrà scritto la sua poesia.
La tecnica e la cultura sono solo supporti, così come l’arma per l’assassino e il gesto e/o la voce per il santo.

La Poesia è qualcosa di semplice proprio per questo è tanto difficile da rendere.


dolceglicine

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Re: sugli haiku
« Risposta #8 il: Giovedì 20 Luglio 2006, 11:08:56 »
Quel “nazuna in fiore” ora mi par di vederlo. Ed anche quella siepe.
Un muro di sangue e lì vicino una pianticella dai fiori bianchi, che tutti pensano infestante, come la gramigna, ed invece è un potente emostatico.
Una misera pianticella che tutti calpestano o ignorano.
Quanta semplicità in tutto ciò, eppure quanta difficoltà a sconfiggere il male.
Quanta saggezza e quanta modernità, anzi, attualità, in una piccola poesia.

La natura è perfetta, è nella natura che possiamo trovare ogni antidoto, anche quelli per riparare ai nostri errori.
Basta cercare…come facevano gli antichi.


Una volta, nella mia ormai lontana gioventù, andai ad una conferenza  (non so neppure se è il giusto termine) di un Lama. Ci andai per curiosità.
Non ricordo tutto ciò che disse. Ricordo però che parlò a lungo della vita di Buddha, dei miracoli compiuti, delle sue predicazioni. Mi colpì la narrazione di una parabola, molto simile, cioè quasi uguale ad una che possiamo leggere nei Vangeli. Allora pensai che i grandi uomini di Fede come Gesù o Buddha dicono sempre le stesse cose e operano le stesse cose.
E questo perché il vero Bene è uno soltanto, chiamatelo come volete, ma quello è, uguale per tutti.

Questa volta ho divagato davvero…perdonate la mia follia.

Offline Luigi

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Re: sugli haiku
« Risposta #9 il: Giovedì 20 Luglio 2006, 15:17:20 »
Non ho mai detto "se non si è bubbhisti o se non si è profondi conoscitori della filosofia zen", ho detto che se non si ha nemmeno idea di cosa sia è impossibile capire l'haiku.

Ho scritto "non si può capire se non si ha almeno una qualche familiarità" con la filosofia orientale.

dolceglicine

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Re: sugli haiku
« Risposta #10 il: Giovedì 20 Luglio 2006, 17:29:46 »
Non ho mai detto "se non si è bubbhisti o se non si è profondi conoscitori della filosofia zen", ho detto che se non si ha nemmeno idea di cosa sia è impossibile capire l'haiku.

Ho scritto "non si può capire se non si ha almeno una qualche familiarità" con la filosofia orientale.

oh...allora, d'ora innanzi non ne parlerò più, oppure comincerò a studiare!
Non credo sia sufficiente aver seguito la conferenza di un Lama, di cui ormai ho perso memoria, per poter affermare di avere familiarità con la filosofia orientale.

Fine dell'intromissione.

dolceglicine

Offline Luigi

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Re: sugli haiku
« Risposta #11 il: Venerdì 21 Luglio 2006, 01:21:02 »
Apprezzo l'ironia, ma la prendo sul serio. Se hai tempo dai un'occhiata a "Lo zen ed il tiro con l'arco", che non è di filosofia. Tirare con l'arco è scrivere, l'haiku è la freccia e il bersaglio, credo, sia il raggiungimento dello scopo, della perfezione, del significato.

pbprivato

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Re: sugli haiku
« Risposta #12 il: Mercoledì 2 Agosto 2006, 23:20:18 »
Scusa, non capisco cosa c'entri "I fiori del male" con gli haiku, potrei pensare alla loro caratteristica di scandalo, ma non ha senso, al rinnovamento, ma non credo sia questo, a che?

dolceglicine

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Re: sugli haiku
« Risposta #13 il: Martedì 22 Agosto 2006, 23:59:46 »
Non sarà per voi, ormai divenuti abili esperti scrittori di haiku, una novità quello che aggiungo alla mia lunga e (noiosa?) disquisizione su questa forma poetica.
Ci sono diversi tipi di haiku:
- Primo tra tutti il “kigo”, cioè la parola che definisce la stagione a cui la composizione fa riferimento e intorno alla quale si svolge il contenuto e il significato. Il kigo può essere esplicito ma anche nascosto e riconoscibile solo dal poeta o dal destinatario a cui la composizione è rivolta.
Es.:
sul bianco manto
si riflette il silenzio
del freddo inverno (kigo esplicito:inverno)

oppure

raccolgo fiori
bianchi come ricordi
d’anniversario (kigo nascosto: anniversario, poiché non sappiamo a chi è dedicato e di quale anniversario si tratti)

- Esiste poi un tipo di haiku dove l’elemento principale è la sua valenza autobiografica, ove prevale l’emozione personale dell’autore.
Es:
Verde è la luce
che accarezza i miei sogni
bosco d’estate.

-continua-

dolceglicine

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Re: sugli haiku
« Risposta #14 il: Mercoledì 23 Agosto 2006, 00:00:20 »
- Altro elemento il “Sabi”, cioè la pace, la quiete, la solitudine, il silenzio, la calma, il distacco, senza rimpianto o tristezza, ma appagamento nella pura contemplazione.
Es:
Luccica tra i rami
il sole d’estate
ma il bosco è scuro

- E ancora il “Wabi”, cioè lo scuotimento, ciò che è inatteso, un improvviso uscire da un momento negativo.
Es:
Nella tristezza
i colori del cielo
svegliano i sogni

- Quindi lo “Yugen”, ovvero il mistero, la bellezza inafferrabile. Un senso di magia che scaturisce dalla contemplazione della natura e che si avverte nell’anima.
Es:
guizza la carpa
e le nubi scorrono
a pelo d’acqua.

- Infine lo “Aware” che è il ricordo, la nostalgia, lo scorrere ineffabile del tempo, la caducità delle cose, la nostra transitorietà.
Non vi è sofferenza ma consapevolezza del divenire, condizione che porta ad apprezzare la semplicità delle cose in quanto uniche e irripetibili.
Es:
la luna nuova
scaccia quella stagione
ormai finita.

………………

Poi credo vi sia un tipo di haiku moderno…ma è un carburante! Che fantasia poco poetica!

(nota: gli haiku degli esempi non sono di mia creazione, ovviamente. Non ne sarei capace)