Autore Topic: Senryù  (Letto 362 volte)

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Offline Arelys Agostini

Senryù
« il: Sabato 8 Ottobre 2016, 22:26:28 »
Senryù (川柳 Salici di fiume) è una forma breve di poesia giapponese simile all’Haiku nella sua costruzione: tre versi: cinque sillabe nel primo, sette nel secondo e ancora cinque nel terzo.

Come l’Haikai ha una connotazione umoristica e ironica, ma descrive soprattutto la natura umana. Anche quando descrive animali, insetti, piante, oggetti inanimati pone l’attenzione sugli attributi “umani”; il fuoco è sempre sulla natura umana.

In particolare il Senryū é generalmente anonimo; non contiene il Kigo, il termine cioè che indica una precisa stagione, o il Piccolo Kigo, il riferimento cioè ad una parte del giorno, se non occasionalmente e con una funzione del tutto secondaria, mentre nell’Haiku il Kigo è la chiave di comprensione il punto magnetico del testo.

Può non avere il kireji, la cesura, resa nelle lingue occidentali con un trattino, che sospende il pensiero logico e sfida il lettore a cercare un legame; si serve di artifici retorici come la metafora, l’analogia, l’iperbole, la personificazione; è intensamente personale; non dichiara semplicemente un evento che avviene, né giustappone immagini, ma argomenta, assumendo anche toni filosofici e moraleggianti; il tono oscilla tra la satira e l’ironia, tra il divertimento e il fastidio, ma a volte è anche triste, malinconico. Insomma, di fronte alle debolezze umane il riso può diventare amaro;
soprattutto, e questo è il suo tratto più distintivo, focalizza l’attenzione sulla gente, ne ritrae le caratteristiche, la psicologia, le motivazioni, i comportamenti.


-GiunoneGiove-