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Questo racconto è inserito in:
 Parte 4 della raccolta "Sulle magiche ali della fantasia " di Vivì (10 racconti)
 I miei racconti Fantasy

Kristell e la città di ghiaccio (2a parte)

Fantasy

Erronn, era un ragazzo di dodici anni che viveva nella vallata sottostante al principato e nel momento in cui si propagò l’eco fragorosa del boato, si trovava dalla parte opposta della collina prospiciente il feudo.

Il rumore terrificante della montagna di ghiaccio, lo fece accorrere sul crinale, dove si aveva una veduta panoramica su tutta la vallata.

La vista di quella montagna di ghiaccio, l’aveva basito, lasciandolo senza fiato.

Sin da piccolo aveva sempre sentito sussurrare del terribile evento pronosticato, ma come tanti nel villaggio, l’aveva sottovalutato, classificandolo come una diceria di poco conto.

Eppure, la profezia si era verificata e, in quel momento, sotto il suo sguardo atterrito, si stava svolgendo una tragedia dalle proporzioni catastrofiche. Erronn si sentì impotente: nella posizione in cui si trovava poteva solo guardare, mentre lui avrebbe dato la vita pur di aiutare la sua gente.

Stava appunto osservando con trepidazione l’inutile fuga di alcuni superstiti, quando la sua attenzione venne attratta dalla figurina esile che compiva slalom incredibili sui suoi pattini, nel tentativo di evitare gli ostacoli improvvisi.

Colse anche l’esitazione della ragazza alla vista dei bambini in difficoltà e si ritrovò a pregare perché non si fermasse. Fu allora che si avvide dell’incrinatura che, come un’enorme cicatrice, deturpava la bianca distesa e si distendeva velocemente sulla diagonale compiuta dalla ragazza nella sua fuga.

Avvertì il respiro sospendere nel petto quando si accorse che quella fenditura appena accennata, correva proprio nella stessa direzione della pattinatrice solitaria. Evidentemente era la ragazza stessa, con il suo passaggio che, inconsapevolmente, provocava la spaccatura del ghiaccio reso fragile dal terribile scontro del ghiacciaio contro la collina.

Doveva assolutamente raggiungerla, per avvertirla del pericolo che stava correndo.

Erronn posizionò sul ghiaccio la sua amata tavola di legno, costruita da lui stesso, dalla quale non si separava mai, quindi, fece fare una solida presa agli scarponcini muniti di rampini e in perfetto equilibrio, scivolò deciso all’inseguimento della ragazzina.

Appena fu a portata di voce, il surfista delle nevi, urlò con quanto fiato aveva in gola il suo avvertimento, cercando di attirare l’attenzione della ragazza, ma lei, troppo impegnata nella fuga, pareva non sentire.

Erronn era a qualche decina di metri di distanza quando, con uno scricchiolio sinistro, la fenditura superò la fuggitiva e il baratro le si spalancò davanti ai piedi. Fu con orrore che la vide cercare di frenare la corsa dei suoi pattini. Tuttavia, la manovra risultò inutile: con un ultimo urlo immane, la ragazza sparì, inghiottita dal crepaccio.

Il giovane surfista fece appena in tempo a frenare la discesa della tavola artigianale, quindi, oppresso dal silenzio terrificante sceso improvviso, si lasciò cadere sul ghiaccio.

Sentiva il cuore pulsare come impazzito nel petto e nella gola, le gambe gli tremavano per la fatica e per l’emozione appena vissuta. Per un attimo aveva sperato di potercela fare a raggiungerla, per poi mettersi in salvo insieme a lei, ma la ragazza era precipitata e lui, non aveva potuto fare nulla per impedirlo.

Avvilito ed esausto lasciò vagare lo sguardo attorno. Tutto era avvolto nel silenzio, in un vuoto immenso e una desolazione. Era probabile che fosse l’unico sopravvissuto all’ immane tragedia appena conclusasi.

Passarono alcuni minuti, prima che il suo respiro si regolarizzasse. Intento com’era a riguadagnare la calma e la lucidità necessaria, lì per lì non fece caso allo strano suono che sentì, scambiandolo per il verso di qualche animaletto ferito.

Ma quando poi quel suono si ripeté, sul suo viso si dipinse un’espressione incredula. «Possibile?» pensò affacciandosi cautamente al ciglio del burrone.

Quello che vide sembrava incredibile, eppure, su una piccola sporgenza posta a pochi metri dal ciglio del crepaccio, vi era adagiato il corpo della ragazzina.

Si trattava di una visione o di un miracolo? La ragazza era ancora viva e cercava disperatamente di rimanere aggrappata a quel lastrone di ghiaccio. Erronn sapeva che il tempo stringeva, lo spazio a disposizione di quella coraggiosa ragazzina era piuttosto limitato e oltretutto, lei era chiaramente esausta. Occorreva agire in fretta, non avrebbe potuto resistere molto a lungo aggrappata a quel cornicione scivoloso.

«Coraggio! Cerca di resistere piccola, ora ti lancio una corda!»

La ragazzina, volse il suo sguardo in alto, e lui si trovò a guardare in quegli occhi, incredibilmente azzurri, sbarrati dal terrore.

“Santi numi! È ancora più piccola di me!” pensò con amarezza.

Poi ringraziò mentalmente suo padre che, con i suoi insegnamenti, gli aveva fatto prendere la buona abitudine di portare sempre con sé uno zaino contenente tutto ciò che avrebbe potuto servire, in condizioni estreme, ad affrontare un breve periodo di sopravvivenza.

Estrasse la lunga fune e se la fece passare intorno al corpo, quindi si ancorò saldamente coi rampini degli scarponi sul ghiaccio e si sporse quanto più gli era possibile sul burrone, lanciando la corda.

«Io mi chiamo Erronn e tu?» le domandò in un vano tentativo di distoglierla dalla brutta situazione in cui si trovava.

Il labbro della ragazzina tremò mentre con voce esile rispondeva: «Kristell…mi chiamo Kristell.»

«Bel nome, ma ora ascolta bene, Kristell. Devi far passare la cintura al di sotto delle ascelle e poi assecondare i miei movimenti. Vedrai che in pochi minuti sarai in salvo.»

Lei fece un piccolo tentativo, tuttavia tremava talmente tanto, da non riuscirci. Era sofferente. Erronn se ne accorse perché si muoveva al rallentatore, le mani e le braccia chiaramente intorpidite dal gelo.

Lanciò intorno uno sguardo preoccupato; gli scricchiolii che aveva iniziato a sentire, non gli piacevano per nulla. Intuì che il ghiacciaio a monte, con il suo peso immenso, aveva iniziato a spingere la falda a monte della fenditura e lentamente, ma inesorabilmente, il crepaccio stava per rinchiudersi.

Doveva sbrigarsi a issare la ragazzina al più presto, se non voleva che facesse un’orribile fine, dentro alla voragine.

La situazione era disperata ed Erronn s’impose di non perdere la calma, ma, soprattutto di non aggiungere ansia all’ansia che traspariva già sin troppo sul viso di lei.

Si alzò puntando gli scarponi nel ghiaccio, quindi cercò di rassicurarla, mantenendo un tono pacato:

«Va bene! Senti cosa facciamo. Devi solo distenderti sulla schiena, afferrare bene la corda con entrambe le mani e puntare i tuoi pattini sulla parete che hai di fronte, proprio come se tu volessi camminare, un piede davanti all’altro. Poi dovrai solo assecondare i miei movimenti, alternando i passi lentamente. Hai capito bene, piccola?»

«Sì, ma ho tanta paura!» rispose lei con voce tremante.

Erronn si sentì il cuore stringere dalla pena, ma cercò d’ignorare il suo nervosismo, mentre tendeva la corda provandone la resistenza.

«Devi solo stare tranquilla e tutto andrà bene. Pensa solo a piantare bene i pattini nel ghiaccio e a muovere i passi come ti ho spiegato. Vedrai, ti tirerò su io.»

Sembrò funzionare, ma la ragazza ebbe appena il tempo di fare pochissimi passi, sostenuta da lui con tutte le sue forze, che uno schianto gigantesco si ripercorse per tutto il crepaccio.

Il fragile parapetto che fino ad allora l’aveva sostenuta, si frantumò in tanti pezzi e Kristell, con un urlo strozzato, si sentì inghiottire dall’orrido. Erronn ebbe appena il tempo di vederne gli occhi sbarrati dal terrore, poi più nulla.

Tuttavia, dopo pochi istanti, poteva ancora avvertirne il peso, ciò significava che la ragazza era ancora assicurata alla cinghia.

“Che diamine!” fu il suo lieto pensiero “davvero possiede sette vite come i gatti!” Tuttavia, il pericolo era ancora in agguato e doveva sbrigarsi a tirarla su.

La sua forza di volontà venne messa a dura prova, i muscoli delle spalle e delle braccia, gli dolevano, le mani gli bruciavano, giacché la corda aveva procurato tagli profondi nei guanti e aveva lacerato i palmi delle mani, tanto che il ghiaccio si arrossò del suo sangue, ma lui non ci fece caso. Non poteva, e non doveva assolutamente, lasciar cadere la ragazza.

Le pareti dell’orrido si avvicinavano implacabilmente e al ragazzo rimaneva solo pochissimo tempo, forse una manciata di secondi per tirarla su. Anche Kristell, nel frattempo, si accorse di ciò che stava avvenendo e ce la mise tutta per agevolarne l’azione.

E, forse, fu proprio la forza della disperazione che diede loro l’energia necessaria.

Mentre le due pareti di ghiaccio si avvicinavano l’una all’altra, combaciando alla perfezione, Erronn riuscì a tirarla fuori, con un ultimo sforzo immane strappandola alla morte. Poi, crollarono entrambi esausti sul fondo ghiacciato.

Ci vollero alcuni minuti, prima che i loro respiri si normalizzassero, così come i battiti cardiaci. Solo allora Erronn, osservò la ragazzina minuta riversa accanto a lui.

«È mancato veramente poco! Passata la paura?»

Un pallido sorriso illuminò il visetto congestionato dal gelo di lei. Ma le labbra illividite e prive di sensibilità tremarono in una smorfia. Si vedeva chiaramente che la ragazzina era allo stremo.

«Mi dispiace, ma dobbiamo alzarci e allontanarci il più possibile da qui. È necessario cercare un rifugio per la notte. Ce la fai a stare in piedi?» le domandò porgendole le mani per aiutarla.

Lei annuì a malincuore.

«Sì che ce la fai! Sei bravissima! Ti ho vista scendere con i pattini a una velocità impressionante. E che agilità nell’evitare gli ostacoli improvvisi! Sai cosa ho pensato in quel momento? Che tu fossi nata con i pattini ai piedi!»

L’aveva affermato con così tanta ammirazione che riuscì a strappare una risatina spontanea alla ragazzina, ed Erronn ne fu ben felice constatando che aveva ottime qualità di ripresa.

«Vieni, andiamo! Non molto lontano da qui, vi sono delle grotte, un ottimo rifugio per la notte.»

Kristell esitò; lasciò che il suo sguardo vagasse intorno e la desolazione che colse la fece rabbrividire.

Erronn, che la stava studiando, pensò che era naturale dopo tutto quello che aveva passato.

«Non devi più aver paura. Ora ci sono io con te e comunque credo che il grande pericolo sia passato. Ora andrò avanti io e tu mi seguirai. La luna illumina la strada e dovremmo riuscire a scorgere in tempo eventuali crepacci. Te la senti di andare, piccola?»

«Sì, sì, certo! Ma ti prego, non mi chiamare più piccola, perché non lo sono!»

Lui nascose un sorriso:

«Va bene! Scusami! Andiamo allora, ma stammi vicina!»

Erronn, sulla sua tavola, aprì la strada guidandola sicuro e deciso sul manto ghiacciato. Ogni poco si girava per controllare che lei lo seguisse e, ogni tanto, in modo sollecito, le chiedeva se andava tutto bene.

Dopo una ventina di minuti, in una delle grotte, divampava un bel fuocherello ristoratore. La legna utilizzata, era stata accortamente accatastata per situazioni di emergenza dai pastori o dai cacciatori che frequentavano quelle zone.

I due ragazzi, sfiniti, rivolsero un pensiero grato a quegli uomini previdenti, prima di addormentarsi uno accanto all’ altro, avvolti nella calda coperta che Erronn portava sempre nello zaino.

La notte trascorse tranquilla anche se lui s’avvide, nel dormiveglia, del sonno agitato di lei e dei suoi incubi.

E infine un’alba radiosa spazzò via l’oscurità dalla grotta.

Kristell dormiva ancora profondamente, e il ragazzo non si mosse per non disturbare il suo sonno, tuttavia lei dové avvertire il suo sguardo, perché spalancò i suoi occhi incredibilmente azzurri su lui. Erano occhi innocenti, lo sguardo limpido e franco, tipico nell’età adolescenziale.” È ancora una bambina ed è già sola al mondo.” pensò lui, avvolgendola in un’occhiata protettiva.

«Buongiorno! Ti sei riposata abbastanza?» le chiese con un sorriso. Il ricordo di quanto avvenuto il giorno precedente, l’aggredì in modo tale, che il viso di lei si sbiancò.

«È tutto finito Kristell! Non hai più nulla da temere.» Erronn tentò di rassicurarla e nello stesso tempo le porse una tavoletta di cioccolato che estrasse dal suo prezioso zaino.

La ragazzina accettò con un sorriso di gratitudine.

«Che ne diresti di parlarmi un po’ di te?»

Kristell esitò a rispondere, indecisa se potersi fidare di quel ragazzo. Poi il ricordo di lui che si prodigava con tutte le sue forze per salvarla, le tornò alla mente. Ancora una volta, un brivido di orrore la percorse, ma poi si commosse nel vedere le mani del ragazzo avvolte nelle bende.

«Ti sei ferito a causa mia!» esclamò, ricacciando indietro le lacrime.

Erronn minimizzò con un’alzata di spalle: «Non è niente! Dai raccontami di te!»

Kristell ammirò il coraggio e la modestia dimostrata dal nuovo amico e con un sospiro si apprestò a metterlo al corrente di quello che le aveva raccontato la donna che l’aveva cresciuta.

«Guarda questi gioielli!» gli disse porgendogli l’anello e la spilla.

Lui li rigirò delicatamente nelle mani, quindi la sua attenzione fu attratta dalla pietra dell’anello.

«È bellissima! Ma dentro mi pare vi sia inciso qualcosa!» esclamò, mettendo la pietra in controluce per poterla osservare al suo interno.

«Ehi! Questo è l’emblema del Principato! Si intravede benissimo il sole raggiante che sorge al di là della montagna. Questa immagine è raffigurata su ogni stendardo del feudo. Dove l’hai preso, Kristell?»

«I gioielli e i pattini, mi sono stati lasciati da mia madre, la principessa Alesyn.»

«La principessa Alesyn? Ma è morta otto anni fa e con lei tutta la famiglia reale. I principi reggenti avevano solo una bambina, ma è morta anche lei nel terribile incendio scoppiato al castello.»

«No! Questo è quanto hanno raccontato gli usurpatori per mettere le cose a tacere, ma io mi salvai. Mia madre poco prima di morire, mi affidò alle cure della fidatissima cameriera e dopo averle consegnati questi, le fece promettere che mi avrebbe portato al sicuro e che si sarebbe presa cura di me. Poi le indicò un passaggio segreto e attraverso quello, la donna, mi portò in salvo.»

«Sembra la trama di una bellissima fiaba.» esclamò lui tra il serio e il faceto.

«Non scherzare su queste cose, ti prego! Sono morte tante persone perché io mi potessi salvare!»

«Beh, a momenti, muoio anche io!» rispose Erronn, grattandosi in modo buffo la testa e schiacciandole l’occhio.

Kristell non poté fare a meno di sorridergli e mentre rimetteva l’anello al dito gli disse:

«Vorrei tornare indietro per assicurarmi che non ci siano sopravvissuti o feriti che abbiano bisogno di aiuto.»

«Dubito che ve ne siano. Il ghiacciaio è collassato sulla collina e, nel raggio di alcuni chilometri, ha inglobato nel suo interno tutto ciò che incontrava.»

«Ciò nonostante, io devo andare! La principessa Alesyn ha svelato in punto di morte, che solo grazie al mio ritorno, il feudo riprenderà a vivere.»

Erronn ebbe un moto d’ammirazione nei confronti di quella ragazzina. Nonostante la giovane età aveva già un carattere ben definito, sapeva quel che voleva e combatteva per portare avanti le sue convinzioni. La trovava caparbia e nello stesso tempo coraggiosa. Si sforzò di reprimere l’istinto di abbracciarla, eppure, avvertì anche il dovere di metterla in guardia contro le illusioni.

«Credi davvero sia possibile che questo principato torni a vivere? Guardati intorno, Kristell. Non ci possono essere superstiti in questa catastrofe.»

«È stato profetizzato perché scritto nelle stelle, molti anni prima che io nascessi. Sono l’unica sopravvissuta della mia progenie, a vicissitudini che hanno del soprannaturale. Dovrà pur esserci un motivo valido per tutto questo.» rispose lei con enfasi.

Il ragazzo, sebbene poco convinto, tentò di assecondarla:

«Va bene, Kristell. Non sei riuscita a convincermi, ma ti accompagnerò. Sono certo che questa sia solo una pazzia, tuttavia spero che non la si debba pagare cara.»

«Grazie!» riuscì a dire lei con un sorriso.

«Andiamo prima che io cambi idea!»

Erronn si preparò alla discesa, mentre lei indossava i suoi pattini.

«Vado avanti io, tu seguimi. E ricorda di non perdere mai di vista la mia tavola. Intesi?»

«Sì, certo!»

«Andiamo dunque! E che la luce della nostra buona stella, c’illumini e ci protegga!»

Il ragazzo fece scivolare la tavola sul ghiaccio lentamente, assicurandosi che gli scarponi chiodati facessero una presa perfetta sul legno, quindi iniziò a fluire verso la vicina collina.

Alle sue spalle, sentiva appena il fruscio rassicurante dei pattini della ragazza.

Quando arrivarono alle pendici del colle attese che lei lo raggiungesse, quindi, liberandosi della tavola, disse:

«Ora ci attende una bella scarpinata ma, quando saremo in cima, la discesa verso il ghiacciaio sarà al contrario abbastanza dolce. Ti raccomando, stammi sempre vicina, qualsiasi cosa accada.»

Risalirono la china accaldati e col respiro affannoso, ma nonostante la fatica, si fermarono solo il tempo necessario a riprendere fiato. Non si scambiarono che pochissime parole e quando ripresero la discesa per i viottoli ghiacciati, lui la precedette come sempre.

E fu durante la discesa che incontrarono le prime sculture di ghiaccio.

Si trattava degli alberi situati nei punti più alti della collina, il ghiacciaio li aveva raggiunti e li aveva imprigionati dentro una morsa che pareva di cristallo.

I due ragazzi si fermarono stupiti e ammirati a osservare le gigantesche sculture, vere opere d’arte, se non fosse stato per la tragicità dell’evento che l’aveva provocato.

Pareva che gli alberi indossassero una guaina trasparente e lucentissima e dai rami pendevano stalattiti di ghiaccio che li adornavano. Quello li colpì lasciandoli stupefatti era veramente una visione fantascientifica.

Quel tragico spettacolo divenne presto un’abitudine, poiché da lì in avanti, di quelle visioni erano disseminati i dintorni.

Ma fu quando iniziarono a vedere i primi animali imprigionati nella loro corazza di cristallo, che Erronn iniziò a preoccuparsi.

Tra i prati ghiacciati aveva intravisto qualche piccolo animale selvatico, paralizzato nell’atto della fuga. Quando poi incontrarono tutto ciò che rimaneva di un numeroso gregge, i due giovani sostarono allibiti.

«Com’è possibile un fenomeno del genere?»

«Non ti so dire, Kristell! Io non credo al soprannaturale, eppure, sembra proprio che siano rimasti vittima di un incantesimo.»

I due si avvicinarono per osservare meglio.

Così come agli alberi, anche sulle pecore il ghiacciaio aveva operato la trasformazione e, inglobando le povere bestie nella sua morsa, le aveva rese pari a tante statue di ghiaccio. Sotto la spessa corazza trasparente, si distingueva molto chiaramente, il corpo dell’animale.

«Probabilmente ne troveremo delle altre, Kristell!» Il tono, rifletteva il cupo stato d’animo del ragazzo. Quel fenomeno terrificante doveva per forza di cose aver coinvolto anche tutti gli esseri umani che erano transitati nei dintorni. Erronn voleva impedire che la ragazza fosse testimone di una simile tragedia.

«Kristell…» Pronunciò il suo nome con fare titubante, ma lei lo prevenne. Sembrava aver avuto la stessa intuizione, perché lo stava guardando con apprensione.

«Sarà successa la stessa cosa anche alle persone.»

Lui non trovò parole per rassicurala. Non ve ne potevano essere. Sospirò, quindi, fece un ultimo tentativo per dissuaderla a proseguire.

«Probabilmente è proprio così, Kristell e non deve essere un bello spettacolo per una ragazzina. Per questo motivo mi aspetterai qui mentre scenderò per accertarmene.»

«In fin dei conti non sei molto più grande di me!» le rispose un po’ risentita e con uno scatto poderoso dei reni, balzò giù per la discesa.

Lui faticò non poco a tenerle dietro e la raggiunse trafelato, rinunciando a rimproverarla. Ma dopo appena un centinaio di metri s’imbatterono nella scultura del cane pastore con un agnellino tenuto per la collottola, tra i denti. Quella scena li commosse, evidentemente il cane era tornato indietro, rispetto al resto del gregge, per recuperare l’agnellino e portarlo in salvo.

Erronn si accorse del velo di lacrime agli occhi di lei, e preso dal suo istinto protettivo, volle fare un ultimo tentativo per convincerla a desistere dal suo proposito:

«Kristell, ascoltami! Da ora in avanti di queste scene drammatiche, ne vedremo sempre più. Sei proprio sicura, di potercela fare?»

«Sono più forte di quanto tu non creda, Erronn!»

A quel punto il ragazzo scrollò le spalle, con aria rassegnata, quindi ripresero a scendere affiancati.

Ma quando s’imbatterono nei primi fuggitivi, fu traumatico per entrambi. Trovarono statue di ghiaccio di uomini e donne coi loro bambini stretti tra le braccia, o tenuti per mano.

Kristell ed Erronn si commossero davanti alle scene strazianti di persone che si erano attardate per aiutare i più anziani, o i malati. Ma la scena cristallizzata che più li toccò nel profondo, fu quella di una giovane donna con il busto e la braccia protese verso il suo piccolo appena nato e riverso sul ghiaccio a qualche decina di metri. Ai due giovani, parve quasi di sentire l’urlo disperato della mamma e il vagito di freddo del neonato. La piccola sagoma, pareva solo un fagottino abbandonato sul ghiaccio.

Kristell si avvicinò e, facendo ben attenzione a non compiere movimenti bruschi, sollevò delicatamente il neonato e lo pose poi tra le braccia della madre.

Dopo aver compiuto il nobile gesto, la ragazzina alzò lo sguardo e incontrò gli occhi della donna all’interno dell’involucro glaciale.

Le parve quasi che la donna le fosse riconoscente. Kristell sussultò dalla sorpresa e, il ragazzo che non aveva mai smesso d’osservarla, le sussurrò:

«Non pensare a chissà quale prodigio. Quelle che vedi ai lati degli occhi sono lacrime cristallizzate, che questa donna ha versato prima di rimanere ibernata.»

Lei non rispose subito, troppo presa nell’osservare quel viso, pur nell’immobilità della morte, ancora così espressivo e infine esclamò seccata:

«Puoi dire quello che ti pare! A me piace pensare che ora siano felici insieme!»

«Andiamo Kristell!» l’esortò lui con un sospiro rassegnato.

In equilibrio sulla sua tavola, Erronn aveva preso velocità e lei lo seguiva senza mai perderlo di vista. Davanti a loro si erano profilate improvvise alcune piccole dune di ghiaccio, evidentemente provocate dallo spostamento della massa enorme del ghiacciaio. Kristell vide che lui prendeva un poderoso slancio per acquisire la velocità necessaria e risalire le dune con la tavola.

A lei che era indietro, parve una manovra troppo spericolata e cercò di richiamarlo, chissà perché iniziò ad avvertire uno strano presentimento che le procurò un profondo disagio.

All’improvviso si rese conto che lui era in pericolo.

«Erronn! No! Non farlo!» gridò talmente forte, che la valle le riportò l’eco della sua voce angosciata. Ma lui parve non udirla e proseguì nella sua folle corsa.

Kristell lo vide sparire al di là della duna.

Disperata, si gettò all’inseguimento, ma fu costretta a fare un lungo giro per aggirare gli ostacoli e quando arrivò al punto in cui l’aveva visto sparire, purtroppo del ragazzo non vi erano più tracce.

Ormai in preda all’angoscia, iniziò a urlare il suo nome con tutto il fiato che aveva in gola, ma le pareti della valle le rimandavano solo il suono accorato del suo richiamo.

continua


Vivì 11/01/2012 11:15 598

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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