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Le 69770 poesie pubblicate dagli autori del Club Scrivere
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Un abbraccio alleato di seguita calma
sorregge le dimensioni piane e forti
di un’architettura di nuova luce
che combatte ogni carenza.
Desiderar per te gli anni migliori,
curando le geometrie d’ogni mondo,
mi porta addietro e ancor più
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Non è un dovere amarti,
né un merito da custodire:
sei respiro che ritorna,
ostinato,
come il sussurro salmastro del mare
che cerca la riva
anche quando nessuno lo sente o lo guarda.
È sempre amore, questo amore,
silenzioso come l’orma
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 | Se tu sei la vampa che m’incendia i polsi,
quel fuoco che non sa tregua e mi fa cenere
nel chiostro di una passione che non ha nome,
allora io mi faccio sorgente e fango.
Mi offro a te come un calice di pioggia
per estinguere l’arsura del tuo
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Ti amo come il fuoco ama la paglia
quando scende lento e incendia il buio,
un rossore che nasce senza scuse
e ubriaca la pelle prima ancora del cuore.
Ti amo nella curva umida del fianco
dove il lenzuolo si arrende al tuo calore,
come onda che si
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Non ho mai vinto
ho sempre sudato
polvere di stella
e mi sono sporcato
del buio di notti
troppo lunghe
troppo buie per dare
amore o lacrime
fino alla nuova alba.
Non mai trionfato
e il traguardo
mi ha trovato sempre
ferito e senza
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Canto la donna che ti fa del danno
che ti salassa con i suoi tranelli
strappando i nodi della continenza
a te che sei un compendio di insipienza.
Canto la donna tutta casa e chiesa
che soffre e paga per la insensatezza
patendo negli affanni i suoi
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Anco se percorso
par a tratti disparire,
cerco in verso il conforto,
ché’l cammin m’è un po’ avverso
Cerco un poco di far
per la gente che mi sta intorno,
ma mal mi piglio in pensiero,
ché in dilemmi mi contorco
Cerco in Dio un po’ conforto
e
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Perché la luna
perché le stelle
ed io cosi’ piccolo
non so far ombra agli alberi
nè cercare l’acqua quando ho sete (di sapere)
i giorni in fila come soldatini
un soffio di vento dietro l’angolo
e la voglia di volare via
un mare che non ha onde
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Passeggio lungo la riva
fra ciottoli e salici bianchi,
e mentre i giunchi si arrendono
al mio passaggio
guardando all’altra sponda
mi chiedo cosa ci sarà
al di là del fiume.
Silente scruto l’altra Rica,
ma è troppo distante da qui
sono nel
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Scivolo in delicati e frusciati pensieri,
in mille parole, tra spirali rimaste in delicati
e soffusi respiri, rimasti nell’arco della vita
ormai andata.
Ribelle m’insinuo nel frastuono del fischio
costante e poderoso del vento, mi lascio
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Intensa vibrazione delle corde dell’anima.
immacolata onda che sorgi da un respiro di bambino.
Soffio autentico di una sorda emozione di nuvole
bellissima rima di una breve luce vestita di stelle.
Lindo quadro brivido di una splendida amenità
ti
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Ti cerco, padre, nel chiarore quieto
che filtra tra le foglie come un canto
lontano, quando l’alba ancora preme
sul petto della terra addormentata.
Sei l’albero che regge il cielo intero
con rami che non tremano al temporale
e il frutto maturo
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La paura è un’ombra scabra
lichene aggrappato al muro del mattino.
Non grida:
rode.
Sta nella fessura della voce
nell’esitazione che incrina il gesto
nel passo che misura la polvere
prima di osare il varco.
Volti d’argilla,
inermi nel loro
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Non è semplice trovare l’argomento giusto
per accontentare tutti
non basta la fantasia per dare una svolta al giorno
anche se chiunque vorrebbe poter prendere parte
in base al suo livello destreggiandosi uniformemente
diventando pane per i suoi
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Non controllo mai
le mie nuvole assassine
non ritorno mai
dove il cielo mi ha tradito
con un tramonto
o con le stelle illuminate
che sembravano promettere
amori e carezze
per questo morirò da solo.
Non ascolto mai
i battiti del cuore
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Se mal mi ravvedo,
cerco di fuggir in pensiero
e su altro provo tana,
anco se tutto par frana
E gozzoviglio qua e là,
per pene allontanar,
ché disagio non voglio sentire
e poco in cura mi presto
In viver sempre mi dirigo
e non m’abbatto
per
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Svetta la dorata Roccia imponente
della favolosa Cima Ra Gusela
sotto il chiarore del sole brillante.
Maestosa verso l’alto si staglia
a conversar col limpido cielo
dell’incanto di quel sito stupendo,
dove neve soffice e candida
magicamente
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Nel punto cieco dove ti cerco
la luce si piega
e diventa respiro.
Non è il tuo volto
a tremare nelle mie mani
ma l’eco che lasci
tra le pieghe dell’aria
quel vuoto caldo
che mi chiama per nome.
Ti sfioro come si sfiora
una soglia
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Sento come una malinconia in fondo al cuore,
una mancanza d’aria
un desiderio di volare
in cerca di respiro,
quel respiro che profumava la mia vita
e mi faceva sentire viva, felice,
splendida farfalla tra le tue dita.
Ma il tempo passa e tutto
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Non ti porto con me.
Ti lascio
dove sei accaduto.
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Ora cammino
con le mani libere
e il cuore desto.
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DE LA DESPEDIDA
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No te llevo conmigo.
Te
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Tante le occasioni che ogni giorno
si mettono sul nostro cammino
se solo potessimo bloccarle
estirpando quanto più di buono
forse troveremo il modo per condividere
con chi nel bisogno naviga
senza far apparire il nostro sacrificio
nel tempo
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Sulla landa deserta il sole si ferma,
ombre lunghe come attese senza fine,
manichini di legno guardano il nulla
con occhi ciechi di gesso e di silenzio.
Arcate rosse incorniciano il vuoto,
un treno lontano resta sospeso
all’orizzonte, fischio muto
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La mamma è colei che ti custodisce per nove mesi,
che si prende cura prima di sapere,
di vedere,
di conoscere;
che ti custodisce,
che ti protegge.
La mamma è colei che ti racconta storie,
che ti regala il primo sorriso,
che ti stringe tra le
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Al fiorire delle camelie
Sei andata
in silenzio perfetto
lasciando soltanto
il tuo corpo sul letto
ora son solo qui
e mi guarda milu’
quella gatta
che ti piaceva di più
e’ stata una camminata
di quarantotto anni
tra gioie e dolori
ma felici
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Ripeto tutto
come in un ritornello:
nacqui ch’ero povero
e crebbi in povertà
divenni poi ricco
ma non di denaro,
in me era più importante
l’essere un anima buona,
poi, come in refrain
tutto riiniziò da capo...
e quindi rinacqui
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Se la fine
è solo uno sguardo
non guardarmi
e posa le ombre
fino alla sera
accarezza le stelle
finché non tremerò
con l’ultimo respiro.
Se la fine
è solo un silenzio
parlami ancora
e culla le lune
che ci guardavano
di notte
mentre il
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Se un perde bellezza,
tutto divien freddezza
e’l campare vien muto
e non s’è più arguto
Resta un gentil pensier in testa
per evitare via mesta,
anco se fugace,
che piglia nell’animo rapace
Ancor il cor preme,
ma sentir non converrebbe,
ché
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In piazze d’ombra e geometrie di gesso,
si ferma il tempo sopra un orizzonte,
un manichino siede nel riflesso
di un’architettura immota e senza impronte.
Sulla muraglia che il meriggio abbaglia,
tra cocci aguzzi e l’arsura del pruno,
il varco tace
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i miei poeti che attraversano il tempo ed il cielo. nel tremito del vento
l’età moderna con Neruda che sillabava l’alfabeto del cuore.
C era un furioso silenzio quando Quasimodo denunciava la tragedia della guerra.
"E come potevamo noi cantare con il
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69770 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 1 al n° 30.
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