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♦ Pierfrancesco Roberti ♦ Fiammetta Campione | |
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Le 23741 poesie in esclusiva dell'argomento "Impressioni"
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Era di maggio
tenevo stretti frammenti di cielo
profumo che pervade la dolce luna.
Nel riflesso dell’infinito sfiora il bulbo dei miei occhi.
ho derubato il tempo dei madrigali delle stelle.
Giuro sul mio petto apostolo del silenzio
sorpresa di una
leggi

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Era di maggio
tenevo stretti frammenti di cielo
profumo che pervade la dolce luna.
Nel riflesso dell’infinito sfiora il bulbo dei miei occhi.
ho derubato il tempo dei madrigali delle stelle.
Giuro sul mio petto apostolo del silenzio
sorpresa di una
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Nel punto esatto dove il nulla si sfiora
l’essere indugia, tremula candela,
fiamma che arde senza consumarsi ancora
e incendia il tempo con luce parallela.
La luce obliqua sfiora il confine muto,
dove l’io si specchia in ciò che non è
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Al crepuscolo un Sol calante
perduto in iridescenza
fra tenui nubi
disfiora di luce
Non d’Apollo è perdente,
che’l futuro dì già veemente appressa
e’l sordo nube sconquassa
al lieto pensier del divenire
Or terra s’acquieta
su d’un canto
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La bellezza mi ha visitata
come una santa febbre
nel cuore della notte
quando le anime sono nude
e Dio passa scalzo nei pensieri.
Aveva occhi di tempesta
e labbra di vino nero.
Mi ha chiamata per nome
come fanno gli abissi
quando riconoscono il
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Il posto delle viole
era sul bordo del bosco
e in un angolo di cuore
dove i sogni anneriti
incontravano il fiume
appena giù dall’argine
dove tu le coglievi
per poi portarle, recise
al centro del tavolo rosso.
Lì incontravano labbra
e un
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Ambiguo e ansimante è il cuore
di chi non nutre d’amore la vita,
color di pelle bianca o nera
fa per lui differenza,
perdendo in ogni istante
il caldo sentier di fratellanza.
In ogni gesto che d’amore
sembra aver sembianza,
cerca colui la
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Palpito le voci che penetrano cattive nella mia anima.
s addormentano i rivoli sanguinanti della mente.
Si susseguono le gocce che rendono stabile la mia anima.
canto un equilibrio precario che silenzia le mie fitte.
Scrivo i versi frangenti del mio
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Terra di sabbia cosparsa di dune,
rosso deserto di tremule cime,
secchi arbusti rifugio di serpi
unici doni del sole cocente.
Chiudono ciglia a chieder riposo
e della mente segreti anfratti,
prima nascosti, accendono luci.
Lievi colline si calan’
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A piedi nudi ho camminato
calcando infiniti passi
sulla terra silente,
sul selciato e sulla sabbia rovente,
tra le rocce e tra le gelide acque
dei fiumi e dei torrenti
ho bagnato le mie membra.
Sotto lo scroscio di pioggia battente
e la
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Seminare discordia è un atto sottile
un aroma dolciastro
versato in un calice di vino sincero
una carezza con l’unghia nascosta.
È l’arte nera dei salotti sprangati
dove parole, vestite di seta
celano denti d’argento.
Entrano in punta di piedi,
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Si spegne piano l’ultimo chiarore,
resta tra ciglia un tremito salato
è l’ombra dolce del finire amore,
un lume fioco appena consumato.
Non ha l’impeto aspro del dolore,
ma il passo lieve d’un congedo andato
discende muta lungo il mio
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La poesia è un falco che torna bendato
con un verso ancora caldo tra gli artigli.
Io non scrivo, accolgo.
Apro le mani come fontane incrinate
e lascio che l’acqua non detta
diventi nervo, sillaba, luce rubata.
Scrivere è custodire un
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In cortile a Reps con un pallone di pezza,
correvo, ridevo, inciampavo nel vento,
le risa si spandevano fitte come brezza
e il mondo si piegava ad ogni lancio e centro.
Lì l’acqua del Fan era fredda come sogni,
gelida come un respiro che sapeva di
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Oggi si è arrestato il sole
in questo esiguo spazio di mondo
a carezzar il beato giorno
e a narrar con me
di Primavera all’orizzonte.
Un suo luminoso raggio
verso i freschi prati si estende
ad additarmi
lo sbocciar dei variopinti fiori.
Poi
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La bellezza salva il mondo.
cespuglio della poesia tu che cresci nel silenzio del fiore.
Tuono di candela tu che lampeggi il largo delle rime
bellissima radice di una sottile terra.
Amo l’odore impavido delle viole
sacrificio di un calice
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Ho lasciato Tirana
dopo ventiquattro anni,
tra vicoli e sole,
quando il lago tratteneva sogni
e il vento portava pane e spezie
tra mercati vibranti e voci sospese.
I bunker silenziosi raccontavano storie
che volevo tenere vive,
Piazza Skanderbeg
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Sii acceso nella nuvola delle stelle
vivi la leggera rugiada del mattino delle speranze.
Vola il bianco gabbiano sulla cima sottile dell’onda
risuona il violino dell’anima del poeta.
Disarmate le bombe con le radici dell’amore.
tremito di un vento
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 | Forse è perché i fiori
si spengono
come candele
fragili
e il vento li porta via
prima che il cielo
li ricordi
Forse è perché il mio cuore
è una lanterna
incrinata
che trema tra ombre
e luci
troppo lontane
Chiedo alle notti
di
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| Muoio per la ventura della tua delicatezza
pregiatissima radice della bellezza fragorosa.
Fischio sottile della dolcezza d’un sonetto umano
o mantello annodato al collo venoso.
Apro gli occhi lassù sull’aurora che nasce
ferita sbiancata innamorata
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| Intensa vibrazione delle corde dell’anima.
immacolata onda che sorgi da un respiro di bambino.
Soffio autentico di una sorda emozione di nuvole
bellissima rima di una breve luce vestita di stelle.
Lindo quadro brivido di una splendida amenità
ti
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| La paura è un’ombra scabra
lichene aggrappato al muro del mattino.
Non grida:
rode.
Sta nella fessura della voce
nell’esitazione che incrina il gesto
nel passo che misura la polvere
prima di osare il varco.
Volti d’argilla,
inermi nel loro
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| Non è semplice trovare l’argomento giusto
per accontentare tutti
non basta la fantasia per dare una svolta al giorno
anche se chiunque vorrebbe poter prendere parte
in base al suo livello destreggiandosi uniformemente
diventando pane per i suoi
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Sulla landa deserta il sole si ferma,
ombre lunghe come attese senza fine,
manichini di legno guardano il nulla
con occhi ciechi di gesso e di silenzio.
Arcate rosse incorniciano il vuoto,
un treno lontano resta sospeso
all’orizzonte, fischio muto
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In piazze d’ombra e geometrie di gesso,
si ferma il tempo sopra un orizzonte,
un manichino siede nel riflesso
di un’architettura immota e senza impronte.
Sulla muraglia che il meriggio abbaglia,
tra cocci aguzzi e l’arsura del pruno,
il varco tace
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i miei poeti che attraversano il tempo ed il cielo. nel tremito del vento
l’età moderna con Neruda che sillabava l’alfabeto del cuore.
C era un furioso silenzio quando Quasimodo denunciava la tragedia della guerra.
"E come potevamo noi cantare con il
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Se van alternando por el camino
hacièndolo difícil de llevar,
siempre fuè asì y no lo entiendo
pero sé que esto me cambió el destino.
Altos y bajos como en las mareas
que una vez te ahogan otras te resecan
como en un desierto árido
te queman
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Lascia che cada il foglio là dove scivola il cielo.
scrivo il mio nome laggiù nella notte fonda di stelle...
Non voglio più avere asilo tra gli uomini
cammino a fondo con i miei piedi nudi nella massiccia coltre di neve.
Palpito la solitudine che
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Cammino con le scarpe di nuvole con il sudore sgocciolato di silenzio.
palpito il rumore fluttuante del cuore.
Sussurro con l ‘ala ferita della rondine
canta la mia voce musicale di basso.
Fragorosa emozione lavacro di solitudini
angelo con i capelli
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Accessibilità alla vita temporaneamente chiusa
quando grandi occasioni
piccolezze fatte di perplessità
fuorviano qualsiasi idea che si prospetti
per uscire da un giro non proprio coerente al momento
dove un turbine è capace di annullare senza
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Abbiamo creduto nel fragore delle piazze
nell’eco smisurata dei proclami
ma ora il mondo si incrina
per eccesso di voce
e difetto di silenzio.
Allora scendo
scendo sotto la soglia del clamore
dove la parola nasce ancora umida
e trema come un
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23741 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 1 al n° 30.
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