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Questo racconto è inserito in:
 Parte 6 della raccolta "Le mie fiabe " di Vivì (11 racconti)
 Fantasiosamente

Alizaar dalla lanterna (La fata dei bimbi)

Ragazzi

Nel mondo dei sogni magici, si racconta di una piccola fata portatrice della lanterna delle lucciole ammiccanti.

La fatina si chiamava Alizaar e da quando era stata in grado di ragionare e di camminare per il mondo fatato da sola, aveva ricevuto l'incarico di lanciare le lucciole nel cielo. Perché? chiederete voi!

Ma non temete, bambini. Le lucciole che Alizaar teneva in questa lanterna erano innanzitutto volontarie. Si erano offerte sin dalla nascita a far luce alla fatina e non solo, erano anche magiche.

Il compito di Alizaar era di stare sempre in attesa della nascita di un bimbo. Non certo di un suo bimbo dato la giovanissima età, ma di qualsiasi bimbo avrebbe dovuto nascere sulla terra degli umani.

Ebbene, doveva stare ben attenta e pronta, poiché al primo vagito, doveva prelevare una lucciola magica dalla sua lanterna e lanciarla nel cielo, perché si potesse trasformare in una piccola stella.

Questo succedeva dalla notte dei tempi, ogni qualvolta nasceva e nasce ancor oggi un bambino, una piccola stella si s’ illumina nel cielo e cresce, cresce fintanto che il bimbo non diventa un adulto.

La stella accesa per quel bambino, non solo sarà per sempre dedicata a lui, ma lo illuminerà e lo guiderà soprattutto quando si troverà ad affrontare le situazioni più difficili.

È ovvio che tutte le stelle sono buone e che il detto “ Nascere sotto una buona stella” è pura fantasia umana poiché non è assolutamente vero che esistono cattive stelle, caso mai esistono umani che non hanno saputo seguire la luce che era stata loro assegnata alla nascita.

Ora però dovrei aggiungere anche una cosa un po' triste alla storia. Le stelline si accendono solo per i bambini che hanno mamma e papà vicino. Per gli orfanelli e per i bimbi abbandonati, purtroppo le lucciole rimangono tristi e rinchiuse nella lanterna. Ma la speranza che possano diventare stelle non va' perduta. Anzi! Se questi bimbi riescono a trovare qualcuno che si occupi di loro con lo stesso amore di una mamma e di un papà, la luce risplenderebbe ancora più grande e più vivida del normale. Perché, e adesso vi svelo uno solo dei segreti delle lucciole ammiccanti, la loro magia sta proprio in questo. È l'amore dei genitori che le fa diventare stelle luminose nel cielo.

Ma sapete bambini che abbiamo rischiato tutti al mondo, che non si accendessero più stelle in cielo per sempre? Come? Bene è arrivato il momento di raccontare cosa successe un giorno, anzi una notte, alla fatina e alle sue lucciole.

Quella sera Alizaar camminava nel bosco delle fate, come sempre con le orecchie ben tese, il suo compito era quello. Ebbene, era tanto intenta ad ascoltare il silenzio del bosco, da non accorgersi di un'ombra scura che la stava seguendo da tempo.

Era la fata nera che abitava nell'antro più scuro del regno magico e che usciva solo di notte, perché ormai la sua pelle era abituata alla tenebre più fitte. La fata oscura non avrebbe sopportato la luce del giorno, e se fosse stata raggiunta da uno solo dei raggi solari, la sua pelle pian piano si sarebbe raggrinzita fino a distruggersi e a svanire nel nulla, per sempre.

Ebbene, alla fata cattiva la lanterna di Alizaar faceva molto gola, innanzitutto per gelosia, e poi perché le sarebbe servita a farle luce nelle lunghe notti passate a caccia di rospi e animaletti vari nel bosco fatato. Quei piccoli animali le servivano per preparare i suoi intrugli di strega, ed era già un bel po' che voleva derubare Alizaar. Pensava che se il mondo avesse perso un po' della sua luce, per lei sarebbe stato un bene. Ed era tanto perfida che sarebbe stata disposta ad uccidere.

Quella notte finalmente si decise e prese a seguire la fatina tenendosi nascosta tra le ombre degli alberi, quando finalmente nei pressi di un ruscello, le capitò l'occasione giusta.

Era la notte del cambio e del rinnovamento delle lucciole nella lanterna.

Già, ho dimenticato di dirvelo. Le lucciole erano sì magiche, ma non erano eterne e ogni tre anni si rinnovavano, alternandosi. Le vecchie lucciole lasciavano la lanterna e andavano a godersi un giusto riposo dopo tante fatiche e le nuove volontarie le sostituivano.

Ebbene, fu proprio nel momento delicato della sostituzione che scattò la trappola della fata nera. Negli attimi che ci vollero per effettuare il cambio, strega lanciò il suo incantesimo facendo apparire all'improvviso tra i piedi di Alizaar, una grossa radice d'albero contorta e sporgente. La piccola fata non se ne avvide in tempo e nulla poté, piombando rovinosamente a terra e ruzzolando nel torrente. Venne tirata giù dal peso dei vestiti e fu presa dalla forte corrente. Ma solo un attimo prima di cascare nelle acque Alizaar mollò la presa della lanterna lasciandola cadere per terra.

Sapete bambini, non era mai successo nella storia delle lucciole che una fata portatrice lasciasse anche solo per un attimo la sua lanterna. Ma Alizaar così facendo salvò le sue piccole amiche, alle quali era tanto affezionata, ripromettendosi appena fosse tornata a terra di riprenderle e non lasciarle mai più. Ma la fatina non aveva tenuto conto della corrente, che in un attimo la portò lontano dalla riva.

Quando pian piano riuscì a ritornare sul posto, bagnata e confusa, nonché mortificata per l'accaduto, la lanterna con le lucciole era già sparita.

Alizaar, senza sapere nulla della fata nera, cominciò disperatamente la ricerca. Senza lucciole non avrebbe più potuto accendere stelle nel cielo, ed erano già molti i bambini nati dal momento dell'incidente che non avevano ancora la loro luce.

Cominciò un canto lamentoso piangendo accoratamente, e chiamò in suo aiuto tutti gli abitanti del bosco.

La fatina era amata da tutti e furono in molte le creature magiche ad accorrere. Una di esse, una libellula della specie argentata, le raccontò come in realtà erano andate le cose, spiegandole che era stata la fata nera che aveva procurato l'incidente e le aveva portato via la lanterna con le lucciole.

Ad Alizaar rimaneva solo una cosa da fare, prima che il disastro s'impadronisse del mondo. Chiese alla libellula se poteva portarla sulle sue ali fino all'antro della fata nera. Lei era tanto piccolina e la libellula talmente grande che stava giusto giusto sul dorso della creatura alata.

In pochi minuti di volo, seguite dalle creature magiche e da uno sciame di lucciole ammiccanti, arrivarono all'imboccatura di un grande buco nero.

Appena si avvicinarono un tanfo terribile fece trasalire ed arretrare tutti quanti, ma Alizaar non si fece intimorire, anche perché la sua era una questione di vita o di morte. Se non fosse entrata nell'antro, la terra sarebbe stata con gli anni, destinata a diventare un pianeta desolato senza la luce delle stelle, che cadendo e spegnendosi andavano assolutamente sostituite con le nuove che lei lanciava nel cielo.

Facendosi coraggio entrò seguita dallo sciame di lucciole che l'accompagnarono fino a quando arrivarono nella caverna centrale.

Non c’ era luce; solo in un angolo spiccava l'alone della lanterna con le lucciole prigioniere, che la strega aveva provveduto a coprire con un telo scuro. Arrabbiatissimi, i piccoli insetti, avendo capito il punto debole della strega avevano preso a luccicare con un’ intermittenza senza fine, recandole un fastidio enorme in quell'ambiente chiuso, sia alla pelle, che agli occhi, ormai abituati all'oscurità.

Alizaar si trovò davanti alla fata malvagia quasi senza accorgersene, giacché la sua attenzione era stata rapita dalla visione della lanterna e ci mancò poco che la strega, impugnata la sua bacchetta magica, non pronunciasse l'incantesimo fatale.

Fu un attimo!

Lo sciame di lucciole che avevano seguito la fatina, si buttò all'unisono sulla strega, che fu avvolta così in mille lampi accecanti che colpirono i suoi occhi e la sua pelle come mille aghi dolorosissimi. La strega lanciò un urlo orripilante, e cercò di coprirsi con le mani, come meglio poteva.

Alizaar non si fece sfuggire quel momento propizio e pronunciò lei stessa l'incantesimo che immobilizzò la strega come una statua di sale.

Non volle infierire sulla creatura del male. Pensò che in fin dei conti era stata punita abbastanza e che per un bel po' di tempo sarebbe rimasta rinchiusa nel suo antro a curarsi le ferite, sempre che fosse sopravvissuta.

Sapete bambini, Alizaar è una creatura del bene, nata per fare del bene e portatrice del bene. La sua natura stessa le impediva di pensare male, figuriamoci farne.

Allora prese la sua lanterna con le lucciole magiche e uscì da quel posto infernale.

La fatina appena fuori, aprì la lanterna e liberò tante lucciole, quanti i nuovi vagiti che aveva percepito. Per sicurezza, ne liberò qualcuna in più e le lanciò nel cielo, tramutandole in stelle.

Fatto questo se ne ritornò nel suo bosco fatato, ed è ancora là, con la sua lanterna, le magiche lucciole, sempre in ascolto, sempre in attesa di vagiti neonati.


Vivì 18/04/2012 08:32 2 1862

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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«Leggere le tue favole: anzi, rileggerle è una gioia immensa. Vorrei che centinaia di persone lo facessero poiché il regno dei bambini e quindi delle favole, trasporta in un mondo che rinfranca l'anima e la mente da brutture che ovunque si leggono del mondo adulto»
Maria Rosy

«Lire tes récits est un vrai enchantement. Je voudrais pour un instant retourner la toute petite enfant qui attendait que sa maman, dans ses nuits tourmentées, vienne lui raconter des histoires pour la rasséréner et la faire endormir dans ses bras tout douillets… Oui, ce récit, comme les autres, ont, un je ne sais quoi d’enchanteur… Compliment Vivi.»
Jeannine Gérard

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Pagine: 132 - € 10,00
Anno: 2012 - ISBN: 9781471686061


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Poesie d'amore per San Valentino

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Vivì
 I suoi 24 racconti

Il primo racconto pubblicato:
 
Chico l'ornitorinco che non sapeva nuotare (11/02/2011)

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