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Questo racconto è inserito in:
 Parte 11 della raccolta "Le mie fiabe " di Vivì (11 racconti)
 Fantasiosamente

Randi, l'ancella della primavera

Ragazzi

Il pensiero di avere ingiustamente dubitato della sua amica, gli fece rimordere la coscienza, il ragazzo abbassò la testa in modo umile, quindi sussurrò:

«Ho sbagliato a dubitare di te. Perdonami Shila!»

Va bene, ragazzo! Non ne parliamo più! Fu la pacata risposta di lei. Ma ricorda sempre: sono affezionata a questo pulcino almeno quanto lo sei tu!

Con quell’evento il legame tra i tre si consolidò ancor di più e, comunque, considerato il pericolo appena corso dal piccolo, Giangiò decise che era venuto il momento di affidare la rondine a una famiglia adottiva. E cosa c’era di meglio se non tentare di mettere il pulcino nella gabbia dei canarini?

Il padre del ragazzo aveva una passione per i piccoli cantori e ne teneva una ventina in un’enorme gabbia, dove lo spazio per muoversi e saltellare da una parte all’ altra, era davvero tanto rispetto a una gabbietta tradizionale. Perlomeno, pensò il ragazzo, il pulcino sarebbe stato al sicuro rinchiuso là dentro e, inoltre, forse gli altri volatili avrebbero potuto fornire degli ottimi stimoli al piccolo.

Nonostante quella fosse una sistemazione provvisoria, Giangiò capì che non era affatto la soluzione giusta per la rondine. Fu allora che il pensiero di aiutare in un altro modo il pulcino, cominciò ad ossessionarlo. Con la fantasia lo vedeva volare nel cielo limpido di primavera. Ma come avrebbe potuto realizzarsi quel sogno se il pulcino aveva solo un’ala?

Iniziò a studiare attentamente il volo dei gabbiani, così come osservava la piccola ala sana della rondine e il moncherino di quella malformata.

Al ragazzo vennero in mente gli studi condotti dal grande genio del passato Leonardo da Vinci. Lo studioso aveva lasciato molti disegni dei suoi progetti a proposito del volo e delle ali degli uccelli e Giangiò iniziò a frequentare la biblioteca per poterli studiare.

Tuttavia, il progetto era talmente complicato, quanto troppo macchinoso da poter sperare di realizzarlo senza l’aiuto di una persona esperta. Infine, demoralizzato dagli innumerevoli tentativi andati a vuoto, iniziò a vagliare l’ipotesi di chiedere aiuto.

Stava giusto pensando a chi rivolgersi, quando suo padre affrontò il discorso della rondine:

«Cos’hai intenzione di fare con quel pulcino?»

«Vorrei cercare di aiutarlo in qualche modo, papà» rispose in tono sereno Giangiò.

«In quelle condizioni non ha nessuna probabilità di riuscire a sopravvivere. Bisogna che tu accetti la realtà.» ribatté l’uomo deciso.

Il ragazzo ebbe un moto ribelle, eresse le spalle e rispose con orgoglio:

«Scusa papà, ma uno dei principi che ho imparato da te è il rispetto per la vita, che è sacra e bisogna salvaguardare in ogni sua forma. E io lo farò, perché forse Randi è uno degli ultimi esemplari della sua specie e io tenterò il tutto per tutto per salvare questa piccola vita.»

L’impeto con il quale il giovane aveva espresso la sua convinzione, riempì d’orgoglio il padre, strappandogli anche un lieve sorriso di compiacimento. Guardò con nuovo rispetto quel suo figliolo caparbio e deciso che lo stava affrontando alla pari. Lo aveva cresciuto da solo, poiché la madre, era morta quando il piccolo aveva pochi anni. In quel momento si compiacque con sé stesso per i risultati ottenuti. Ma deciso continuò scrollando la testa:

«Non posso lasciare che tu t’illuda inutilmente. Ti ripeto che non ci sono speranze per quel pulcino.»

«Papà, ti prego ascolta! Mi hai insegnato anche a non arrendermi davanti alle difficoltà e a combattere per portare avanti le mie ragioni e i miei sogni. Non mi darei pace se non tentassi di salvare quella creatura che il destino ha voluto mettere sulla mia strada. Randi si fida di me, lo sento quando si accoccola tra le mie mani e io non la posso abbandonare!»

Il padre sospirò volgendosi a osservare il pulcino rannicchiato quietamente in un angolo della gabbia. In quel momento il piccolo aprì il becco emettendo un suono che tanto ricordava un tentativo di canto canarino.

Sia l’uomo che il ragazzo si avvicinarono alla gabbia e la piccola rondine fece sentire un’altra volta la sua voce.

«Ma è incredibile! Sembra il verso di un canarino» esclamò il giovane confuso.

«Certo che lo è! Ma non è stata la tua rondine, bensì uno dei piccoli nati da poco.» rispose l’uomo più realista. «E comunque dimmi, cosa hai in mente di fare?»

«Ho bisogno di aiuto papà. Da solo non posso farcela. Ho pensato di attaccare un’ala artificiale al moncherino.»

«Cosa? Non ti rendi nemmeno conto di quanto sia assurda la tua idea? Non potrà mai funzionare!»

«Può darsi che sia assurda» il ragazzo, preso com’era dalla foga, aveva alzato il tono della voce. «Anzi, molto probabilmente lo è, ma non per questo mi arrenderò. Non senza aver tentato! Per questo mi occorre l’aiuto di un esperto, papà!» concluse con occhi resi lucidi dall’ emozione.

A quel punto il padre sospirò rassegnato, quel suo ragazzo aveva dimostrato un’ostinazione senza pari, ma in cuor suo si rallegrava; era venuto su bene quel figliolo, con i sani principi inculcati da lui.

«Dai, forza! Non ti far cavare le parole dalla bocca! Dimmi che tipo di esperto?»

«Uno scienziato che conosce gli uccelli, un ornitologo.»

«E certo! Se ne trovano con facilità a ogni angolo di strada.» l’esclamazione era sarcastica, ma la mente dell’uomo era già proiettata alla ricerca di una soluzione.

Non dovette pensarci molto; ricordava che tra i suoi amici d’infanzia vi erano alcuni che si erano laureati. Chiese loro consiglio e dopo appena un paio di giorni, alla Lanterna arrivarono un gruppo di esperti, tra cui un veterinario, un ornitologo e un progettista.

Il medico visitò con mano esperta e in modo accurato la giovane rondine, quindi dopo essersi consultato con gli altri due, parlò con tono grave al ragazzo che attendeva con il fiato sospeso.

«Se devo essere sincero con te, non credo proprio che il tuo progetto sia realizzabile. Cioè, mi spiego meglio: l’idea di un’ala posticcia di per sé, non è difficile da realizzare, quello che è assurdo, secondo me, è pensare che la rondine riesca a volare.»

A quelle parole la delusione fu talmente cocente, che gli occhi del ragazzo si velarono di lacrime. L’uomo se ne avvide e volse lo sguardo altrove.

Poi intervenne l’ornitologo:

«Innanzitutto bisognerebbe allertare la protezione animali. Che io sappia questo è uno dei pochi esemplari di rondini rimasto sul nostro territorio.» disse lo scienziato «Quindi, una volta ottenuto il loro benestare, si potrebbe pensare seriamente al da farsi.»

«La situazione è drammatica in tutto il mondo.» continuò «Credo che se facessimo pubblicare la notizia sui maggiori quotidiani potrebbe avere una risonanza internazionale. E questo potrebbe tornare a nostro favore.»

«Ma cosa credete che possiamo fare noi? La natura è stata crudele con quest’uccello e noi non possiamo forzare la mano. Dobbiamo lasciare la rondine al suo destino.» esclamò in tono scettico il veterinario.

«Non sono d’accordo!» affermò un po’ sdegnato l’ornitologo. «Il fatto che questa creatura sia ancora viva, è di per sé un evento straordinario. Secondo me è un segno inviatoci dalla Provvidenza! Evidentemente con questa rondine ci viene offerta un’altra possibilità e noi non possiamo ignorarla.» terminò con fervore.

Per più di un’ora la discussione proseguì su toni accesi, mentre Giangiò accudiva il pulcino e la grande gabbia che era diventata il suo nido. Poi i toni si smorzarono e il gruppetto arrivò a una decisione.

«Va bene ragazzo! Ti prometto che insieme ai miei colleghi, studierò attentamente le ali di questa specie e le caratteristiche del loro volo. Poi insieme al progettista, mi darò da fare cercando di realizzare un’ala artificiale. Ma non ti possiamo rassicurare sul risultato.»

«Grazie» rispose in tono commosso il giovane. «Tutto ciò, mi basta!»

Iniziò un lungo periodo di progettazione e di esperimenti. Il disegnatore seguì gli esempi e i disegni del genio italiano famoso in tutto il mondo e riuscì a ricostruire, con materiale ultraleggero, l’intelaiatura di un’ala perfettamente somigliante a quella di una rondine. Mentre il ragazzo venne coinvolto nel progetto, mandandolo alla ricerca di piume e di penne.

Giangiò in quel periodo passò gran parte del suo tempo libero nei parchi comunali e nei boschi vicini alla città. Riuscì a fare un buon raccolto e portò il suo bottino sul tavolo del progettista.

«Dove ti sei procurato tutte queste piume e penne? E cosa ti è successo alle mani?» chiese l’uomo lanciando uno sguardo preoccupato alle mani ferite del ragazzo.

«I cigni che abitano il laghetto del parco, sono animali molto generosi. I loro nidi sono pieni di piume, così come sono generosi i gabbiani del porto e i colombi che vivono in città.» rispose con un sorriso il giovane, quindi aggiunse un po’ tentennante: «E dove non arrivava la generosità del volatile, un piccolo strappo e…»

«E ti rifilavano una bella beccata… ahahaha ragazzo. Sei stato veramente in gamba. Complimenti! Abbiamo tanto materiale da poter ricostruire una decina di ali. Ma ora lasciaci lavorare.» terminò l’uomo tra le risate generali.

I due esperti si diedero da fare, mentre Giangiò, con un modellino d’ala appena accennato, faceva esercitare la rondine, istigando la muscolatura del moncherino al movimento e quindi a rinforzarla.

Giangiò scendeva alla scogliera ai piedi della Lanterna e si sedeva ad ammirare quel mare turchese e quel cielo limpido che tanto amava, con la rondine accovacciata tra le sue braccia.

Il vento quel giorno spirava in modo dolce, carezzando i capelli ricciuti del ragazzo e il piumaggio soffice di Randi. La rondine era cresciuta molto e si era abituata bene alla protesi che si modellava alla perfezione al corpo e al moncherino dell’ala.

Non era ancora l’arto definitivo, ma un’intelaiatura non ancora rifinita, costruita apposta per abituarla gradatamente all’ingombro e al fastidio di quell’oggetto sconosciuto.

In quel momento Randi emise uno dei versi che aveva imparato nella gabbia dei canarini a imitazione del loro canto. Giangiò non finiva mai di stupirsi, ma d’altronde, pensava, la sua era una rondine prodigiosa.

A un tratto s’accorse che Randi seguiva con attenzione il volo dei gabbiani che planavano sostenuti dal vento, o si gettavano in picchiata tra le onde.

La rondine per un po’ se ne stette tranquilla tra le mani del ragazzo, poi sembrò fosse presa da una smania incontrollabile, tanto che lui fu costretto a lasciarla.

Come presa da una frenesia, la rondinella cominciò a sbattere in modo convulso le ali, quella sana si muoveva ritmicamente, mentre quella posticcia un po’ meno.

«Brava piccola! Così! Vedrai che imparerai a volare! Continua così!» la incitava con il cuore colmo di entusiasmo.

Ce la farà! Vedrai, riuscirà a volare!

La voce gli era risuonata nella mente con il solito tono pacato.

Giangiò si volse e vide la gattina che li stava osservando. Lei socchiuse gli occhi incredibilmente azzurri, mentre ripeteva:

Ce la farà! Non aver timore!

In quel mentre lo stridio dei gabbiani si fece più forte e più vicino. Il ragazzo si volse giusto in tempo per vedere che uno dei voraci volatili si era buttato in picchiata sulla scogliera, proprio sul punto dove si trovavano loro. Non perse tempo e si catapultò in difesa della rondine.

Il suo cuore ebbe un tonfo violento nel petto: quegli uccelli erano nemici naturali delle rondini, essendo i loro predatori.

Giangiò afferrò Randi mentre lei ignara del pericolo, scuoteva le ali saltellando in modo goffo. Se la strinse al petto, mentre ancora una volta il pensiero di Shila gli rimbalzò nella mente:

Non c’è alcun pericolo, credimi! La nostra Randi è al sicuro.

«Come fai a dirlo? Non lo sai che i gabbiani mangiano le rondini?»

Te lo ripeto ragazzo: non c’è nessun pericolo per la nostra piccola amica. Quegli uccelli sono perfettamente consapevoli che questa rondine potrebbe essere una delle ultime della sua specie. I cieli sono ormai privi dei loro voli giocosi e questi predatori se ne sono accorti. La vita di questa rondinella è sacra per loro, quanto lo è per noi, giacché se essa morisse, piano piano sarebbe la fine anche per loro. La nostra Randi è al sicuro, fidati.

Giangiò aveva ascoltato sempre più stupito; il suo sguardo corse nervosamente al folto gruppo di gabbiani che si era radunato e volteggiava su di loro. Gli fecero l’impressione di volare in circolo come uno stormo di condor in attesa della vittima. Esitò ancora indeciso, non voleva lasciare Randi in loro balia.

Lasciala ragazzo! L’ordine era stato deciso e questa volta lui obbedì.

Ora spostati, e osserva mentre la natura cerca di rimediare all’errore commesso con questa rondinella.

Lo sguardo interrogativo di lui si perse; la sua attenzione venne attirata dal gabbiano che si era posato molto vicino alla rondine e la stava osservando attentamente.

Il volatile lanciò il suo richiamo allargando le ali in modo lento, Randi rispose con un verso che sembrava un pigolio. Il gabbiano iniziò una sorta di balletto sulle zampe, protendendo il corpo e allargando le ali.

Giangiò non capiva.

«Che sta facendo?» chiese sconcertato da quell’ atteggiamento.

Non capisci? Il gatto fece una pausa, poi con aria sorniona proseguì: La piccola Randi sta seguendo la sua prima lezione di volo!

Il ragazzo si commosse come non gli era mai successo nella sua vita.

Dopo di allora, furono giorni intensi e sereni. Il gabbiano impartiva lezioni sistematiche, con la precisione di un professore in cattedra e Randi, seguendo gli insegnamenti, fece progressi impensabili solo poco tempo prima. La muscolatura del moncherino si rafforzò e i movimenti dell’ala artificiale, quella definitiva che nel frattempo gli era stata applicata, si sincronizzarono alla perfezione con quella naturale.

E venne infine il giorno che la rondine, seguendo l’esempio del suo maestro, spiccò il suo primo volo incerto, sotto lo sguardo attento e preoccupato di Giangiò, del padre di lui e del trio di esperti. Randi riuscì a librarsi sulle onde del mare, seguita dal grido entusiastico degli uomini.

Fu un momento veramente emozionante per il ragazzo, che seguì i primi goffi tentativi della giovane amica, con il fiato sospeso. A osservare quel primo volo, oltre lo stormo di gabbiani, numerose ochette del mare e germani reali.

Dopo vari tentennamenti e manovre un po’ troppo ardite, le ali della rondine acquisirono sempre più scioltezza, tanto che dopo pochi minuti, Randi aveva una padronanza del volo assoluta.

Guidata un po’ dall’innato istinto, e un po’ dagli altri volatili, si lasciò prendere dalla corrente ascensionale e planò nel cielo seguita dagli applausi scroscianti, come una vera reginetta ammirata da una piccola folla entusiasta.

Ma il destino era ancora in agguato, quando ormai Giangiò e gli altri stavano per tirare un sospiro di sollievo, il volo della rondine cominciò a diventare scoordinato e inefficace. Dal basso gli spettatori videro chiaramente la protesi cedere, cosicché l’ala artificiale si staccò dal moncherino.

Il corpo della piccola rondine precipitò a peso morto nelle onde, fino ad affondare, sotto gli occhi atterriti di Giangiò, mentre un senso di amara impotenza e di sconfitta assaliva gli uomini presenti.

Ma non ci fu il tempo per recriminare, né di piangere, poiché nello stesso momento accadde un fatto curioso: una delle ochette che aveva assistito alla scena, agì più lesta di tutti, e si tuffò tra i flutti, nello stesso punto dove era scomparso il corpo della rondine.

Giangiò era rimasto inebetito, non aveva voce per piangere o lamentarsi. Rimase a guardare le onde che avevano inghiottito il corpo della sua piccola amica; gli uomini stavano per tornare alla Lanterna ancora troppo sconvolti per poter discutere l’accaduto, mentre il padre del ragazzo, guardava impotente il dolore del suo figliolo. All’improvviso vide il volto del ragazzo illuminarsi, mentre con la voce un po’ rotta dall’ emozione esclamava:

«Guarda papà!» L’uomo si volse verso il punto indicatogli e quello che vide gli parve incredibile: dal becco dell’ochetta, pendeva il corpo della rondine.

L’ochetta aveva riportato Randi in superficie! Quindi, con pochi battiti d’ali, l’uccello tornò sulla scogliera e depose la piccola rondine un po’ frastornata dalla caduta, ma incolume, ai piedi del ragazzo. Giangiò se la strinse al petto commosso.

Dopo quei terribili momenti, gli uomini si diedero da fare per ricostruire una nuova protesi, più efficiente, ma soprattutto più sicura. La notizia di quel primo volo si propagò per tutto il mondo, e i migliori scienziati del pianeta offrirono la loro conoscenza, e la migliore tecnologia, mettendole al servizio del trio di scienziati.

In poco tempo venne costruito un nuovo arto e quando infine Randi si librò con l’ala nuova di zecca, andò tutto liscio come l’olio. Ma ormai si era a fine estate, era giunta l’ora, per le poche rondini rimaste, d’iniziare la migrazione verso lidi più caldi.

Gli uomini riuscirono a contare poche decine di esemplari della specie, ma con Randi era nata una nuova speranza e forse col tempo i cieli primaverili di tutto il mondo si sarebbero allietati di garriti e voli giocosi.

Quel giorno Giangiò scese sulla scogliera per salutare la sua piccola amica, chiedendosi se l’avrebbe mai più rivista.

A salutarla una piccola folla di persone entusiaste.

«Evviva Randi!» fu il grido unanime «Evviva l’ancella della primavera!»

«Torna mia piccola amica. Io sarò qui ad aspettarti» riuscì a sussurrare tra le lacrime Giangiò.

Tornerà! Gli comunicò la gattina al suo fianco.

La rondine fece alcuni giri sulla scogliera con lo sguardo rivolto sul ragazzo, poi con un battito deciso d’ali si allontanò.

Randi tornò la primavera successiva, e anche per tanti anni dopo, seguita da un compagno e con lui quella stagione, mise su famiglia per ben due volte in una piccola buca situata lungo una parete della Lanterna a strapiombo sul mare.


Vivì 25/04/2012 18:39 1 716

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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«Grandiosa come sempre nel proporre favole che hanno il sapore amaro della lotta quotidiana che pochi e coraggiosi uomini contrappongono ai molti che con le loro nefandezze distruggono ciò che di bello vi è in natura. Anche se in questo caso hanno rimediato ad un errore della stessa. Ma la meraviglia è la sempre più sorprendente fantasia di questa autrice che spazia con questa come se nella sua penna ci fosse un oceano di parole a sua disposizione .E che molto spesso se pur son favole questi racconti attingono, appunto dalla cronaca amara quotidiana. E spero che le nostre ancelle della primavera ritornino come una volto, numerose e gioiose
nei nostri cieli sempre più spogli. Bellissima e letta con commozione e con sorriso»
Maria Rosy

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