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La Morte beffarda

Dramma

Ricordo quel paesetto alpigiano dove il sole tentava d'aggrapparsi alle rupi per riuscire a curiosare dall'alto le poche anime intente a sgranare giornate concrete scandite da compiti duri di montagna Sospese nell'aria goccioline d'acqua usavano raggrupparsi in nubi chiare che spesso indispettivano un cielo, che, per tornare azzurro, aspettava la fischiata del vento che disturbandole almeno per un poco le allontanava. Si presentava desolato quel sabato mattina anche se la primavera aveva abbozzato un approssimato sorriso, timide le prime gemme insicure se fidarasi del primo tepore, si aprivano lentamente ad una ad una quasi si passasero un segnale che desse loro certezze. L'aria fresca si rincorreva fra le stradine, il rumore dei passi sulla pietra faceva dimenticare il silenzio della notte rotto solo dal verso di gufi intenti a perpetrare la loro notturna vita. Chiamava mesta la campana dell'unica chiesetta del luogo,,all'interno davanti al piccolo altare, come un palco per un direttore d'orchestra, stava un bianco piccolo catafalco, ricoperto da un telo di trine e ornato di rose e gigli, .In esso, arreso al sonno eterno, un angelo, si proprio un angelo, perchè a nove anni lo si è.Non c'è l'aveva fatta, Giulio, contro una acuta polmonite che s'è l'era consumato come una candela in pochi giorni. Con gli altri piccoli compagni tornando dalla scuola, lontana da casa, sì è ra buscato un temporale improvviso e abbondante; la mamma nel rivederlo al ritorno, esile e così fradicio, s'è ra veramente preoccupata .A nulla erano valse le amorose attenzioni verso quel suo delicato figlio così tardivo nella crescita, come se per lui non passaero mai le stagioni,.Lentamente, con discrezione s'andava riempiendo la casa del Signore, i volti tristi, segnati dalla compassione, dall'incredulità di dover accettare di vedersi strappare dalla loro comunità un'anima ancora così pura, e proprio sull'anima il parroco si preparava a consolare gli astanti cercando di dare un senso al grande dolore soprattutto della madre, vedova che da sola stava reggendo un cuore che pieno di sofferenza le pesava come pietra nel petto. Espletato il naturale rito, quattro paesani s'erano offerti di sollevare la piccola bara mettendosi davanti ad una fila silenziosa di persone che fra i fazzoletti nascondeva lacrime. E si, in quel paesetto al cimitero s'andava a piedi, si passava per sentieri che attraversavano piccole radure e campicelli coltivati, casette dove i vecchi seduti davanti al loro passare si facevano il segno della croce, alati che la primavera aveva invogliato a nascere accompagnavano con i loro pigolii il mesto corteo, e il lutto cozzava contro quel rinnovato risveglio attorno. Sommesse litanie, un salmodiare corale con la convinzione di staccare dalla Morte quel corpicino per consegnarlo al cospetto di Dio, in attesa nei cieli. Nel loro innato cinismo i piccoletti trattenuti cercavano di comprendere il dolore che intorno percepivano ma che istintivamente forse rifiutavano, perchè quando si è tanto giovani la morte sembra non appartenrti, quindi ascoltavano, guardavano attorno, con qualche tentativo emergeva il gioco subito interrotto dalle loro madri. Dei piccoli leggeri tocchi che ogni tanto qualcuno sentiva e pareva li seguissero, solo uno dei bambini osò richiamare l'attenzione della mamma che naturalmente, quasi fosse un peccato, lo costrinse a fare silenzio. .Poi, arrivati al cancello del camposanto, furono proprio i quattro portatori nel mettere a terra la bara ad aver la certezza d'aver sentito lungo il cammino dei tocchi leggeri ma insistenti provenire prorpio da essa. Con un gesto delle mani zittirono i presenti dicendo loro:” Non sentite anche voi rumori che sembrano provenitre dalla piccola bara?”,E allora incuriositi tutti si guardarono ascoltando attenti,, trepidi istanti nei quali ognuno immaginava l'impossibile e un tremore intimo pervase ognuno di loro. Fu allora che il parroco con la voce timorosa disse: “ Uomini, riaprite la cassa e che Dio ci perdoni”! Piano fu spostato quel piccolo coperchio e ….mio Dio urlò una donna e prendendo per mano il figlio lo allontanò in fretta, le altre gettando un'occhiata sconvolte fecero altrettanto mentre i bambini protestavano di non esser riusciti a vedere cosa avesse così sconvolto i presenti. S'avvicinò la madre, straziata dalla sofferenza,, sfiduciata, con sul volto l'espressione di chi non capisce, non sa cosa pensare, lo sguardo cercò la risposta, e cadendo in ginocchio emise un urlo di dolore che si disperse nella vallata: Terribile ciò che vide, il consunto bambino non più dormiente con tra le mani il bianco rosario della Madonna di Fatima, ma manine insanguinate che sì erano scavate nel petto per la paura d'essersi svegliato sotto un nero coperchio che sigillava l'aria della vita. Ah! Se quel piccino con la sua intuizione fosse stato ascoltato, ah! se la morte non si fosse presentata in primavera ... le preghiere si sabbero fatte silenziose, con le bocche coperte da sciarpe per ripararsi dal freddo e nel silenzio del gelo d'inverno forse quei lievi tocchi si sarebbero uditi,,il destino avrebbe spinto più il là l'avido angelo della morte impedendogli il funereo divertimento di cogliere la giovane anima, riporla sull'anello del tempo e poi riprendersela con una tremenda macabra beffa. .


rita iacobone 26/10/2013 08:30 1 606

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Nota dell'autore:
«Proprio mia madre, che testimone di questo funerale, mi raccontava di questa incredibile storia, allora non si usava effettuare l'autopsia sulle persone decedute.»

Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«si legge d'un fiato e lascia senza fiato, un racconto terribile scritto con una maestria sublime. L'autrice tesse la trama dei luoghi, dei suoni, delle voci, oh quelle voci che se avessero taciuto!! Straordinario, pur nel suo macabro epilogo incanta per le parole e le atmosfere. Chapeau»
Annamaria Barone

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La bacheca del racconto:

splendida penna (Annamaria Barone)

Brava Rita, storia coinvolgente, ciao (Massimiliano Moresco)



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rita iacobone
 I suoi 29 racconti

Il primo racconto pubblicato:
 
La Morte beffarda (26/10/2013)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
L’inattuabile diventa realtą (06/12/2017)

Una proposta:
 
L’inattuabile diventa realtą (06/12/2017)

Il racconto più letto:
 
Gavino (24/03/2014, 20597 letture)


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