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Questa è un racconto erotico: se può turbare la tua sensibilita o se non hai più di 18 anni dovresti evitare di leggerlo.

In bilico seconda e ultima parte

Erotismo e per adulti

Con lui si mise a fare tutte quelle cose che con me non fece. Stettero assieme circa un anno poi lei si trasferì e smisero di frequentarsi...

Quando mi risvegliai dal torpore generato dal ricordo, venni pervaso da una leggera malinconia. Andai in cucina ed ebbi come la sensazione di camminare su un tappeto

di foglie secche. Stappai una birra, tornai a sedere sul divano, guardai un po' di televisione e mi addormentai. Mi ridestai nel cuore della notte, spensi la tv, buttai il vuoto della birra nel bidone, mi trasferii sul letto in camera e mi riaddormentai.

Il Mercoledì seguente, al mercato, Pasquale mi disse di portare la merce in magazzino. “ Bene, altri soldi persi” pensai. Svolto il lavoro andammo al solito bar, mi pagò e disse che si sarebbe fatto vivo lui non appena avesse avuto nuovamente bisogno.

La sera stessa, dopo averci pensato un po' su, decisi di fare un salto al sexy shop di Sara. Estrassi dal portafoglio il suo biglietto da visita, lessi la via e guardai gli orari di apertura e chiusura del negozio. Quel giorno chiudeva alle 19: 30. Non conoscendo la strada in cui era sito il posto, feci una rapida ricerca su Google Maps e scoprii che si trovava a una quindicina di km. da casa mia. Mi misi in macchina alle 18: 45 e arrivai nel giro di una ventina di minuti. Parcheggiai lì vicino, mi diressi verso l'ingresso del locale, entrai e mi

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guardai attorno. La sala era abbastanza grande e c'erano un mucchio di scaffali pieni di ogni sorta di oggetti del piacere: vibratori, bambole gonfiabili, vulve, dilatatori, film hard, gel lubrificanti, palline cinesi, indumenti sexy, maschere, catene, manette, frustini, guanti massaggianti, sviluppatori del pene... insomma, tutto ciò che si poteva trovare in posti come quello.

dopo qualche minuto mi sentii chiamare: << Giosuè! >> ovviamente era Sara.

<< Che bello rivederti! Sai, non pensavo che saresti venuto >>, disse.

<< Oh... bé... si... sai... ero curioso >>.

<< Capisco. Allora, cosa ne pensi del mio tempio del sesso? >>

<< Carino... >>.

<< Tutto qui? >>

<< Carino e ben fornito >>. Restammo in silenzio una trentina di secondi poi Sara riprese a parlare: << Se passavi prima avresti beccato Drago. Sai, ogni tanto viene a trovarmi >>.

Meno male che non sono passato” pensai, dopodiché le chiesi: << Lo vedi ancora? >>

<< Da circa un anno a questa parte. Lo incontrai casualmente per strada. Gli dissi quello che facevo e che se aveva voglia di venirmi a trovare, mi avrebbe fatto piacere, proprio com'è successo con te. Da allora, viene al negozio almeno un paio di volte al mese >>.

<< Ho capito >>.

<< Senti, tra cinque minuti chiudo. Ti va di venire a cena da me? >>

<< D'accordo >>.

La aiutai a tirare giù la saracinesca e c'incamminammo verso casa a piedi. Abitava ad un isolato di distanza. Aprì il portone e salimmo le scale. Il suo appartamento stava al secondo piano di un edificio fresco di ristrutturazione. Entrammo e a lato della soglia d'ingresso, nella parete difronte, vidi un uomo. Avrà avuto sui trent'anni. Era stravaccato su un divano in canottiera e mutande intento a guardare la tv e a bere birra. Stupito, guardai Sara che sorridendo fece le presentazioni: << Lui è Filippo, il mio uomo... Filippo, lui è Giosuè, un amico >>.

Filippo si alzò, mi venne incontro, mi strinse la mano e disse: << Piacere di fare la tua conoscenza >>.

<< Piacere mio >>, risposi, sentendomi a disagio. Lo guardai dirigersi nuovamente sul divano. Era molto alto, ben piazzato, aveva un fisico asciutto e longilineo.

Sara andò in cucina, tornò con una birra, me la porse e m'invito a mettermi comodo. Andai a sedermi sul divano accanto a Filippo. Dopo un'oretta (durante la quale ci limitammo a bere e a fumare senza dire granché, fu pronto e ci sedemmo a tavola. Sara nel frattempo aveva indossato una divisa nera da cameriera sexy, molto succinta, con tanto di grembiulino bianco legato in vita. Nonostante fosse un po' in carne rispetto alla Sara di una volta, si manteneva bene tutto sommato, i chili di troppo erano ben distribuiti in ogni parte del corpo rendendo proporzionate le sue forme, ora morbide ma al contempo armoniose; insomma, era una donna massiccia ma non era grassa, aveva fascino, femminilità e certamente sapeva come far girare la testa agli uomini. Conciata in quel modo, non riuscivo a smettere di guardarla. Filippo se ne accorse e disse: << Allora, che ne dici della nostra cameriera? Non è un bel bocconcino? >> Sara sorrise e mi guardò.

<< Bé, si, è una bella donna ma... >>

<< Ma cosa? Credi non me ne sia accorto che te la stai mangiando con gli occhi? Stai tranquillo. Non sono geloso >>.

La situazione era alquanto bizzarra. Rimasi in silenzio. Sara ci servì e si servì degli spaghetti

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alla carbonara, dopodiché, si sedette e cominciammo a mangiare. La casa era sprovvista di vino e così andammo a birra. Terminato il primo Sara disse: << Se avete ancora fame, ci sono dei salumi, dei formaggi e del pane >>.

<< Sono apposto così >>, dissi e Filippo disse lo stesso.

Sparecchiammo la tavola e ci sistemammo sul divano. Sara si sedette alla mia sinistra e Filippo, dopo aver acceso una lampada da terra, si mise alla mia destra. Il gonnellino di Sara, già molto corto, si alzò ulteriormente. Aveva delle belle gambe con un filino di cellulite nell'interno cosce. Intravidi le mutandine bianche e d'istinto mi misi la mano destra sulle parti basse. Un attimo dopo la tolsi, recuperai il posacenere da un tavolinetto posto a lato del sofà, mi appoggiai allo schienale e fumai una sigaretta. Mentre soffiavo il fumo verso l'alto, Filippo, prendendomi alla sprovvista, mi chiese: << Cosa ne pensi delle coppie aperte? >>

Dopo qualche attimo di silenzio, risposi: << Penso che ognuno sia libero di fare ciò che vuole >>.

<< Ma tu instaureresti un rapporto del genere con la tua donna? >> incalzò Filippo.

<< Ma... non saprei... non ho mai preso in considerazione la faccenda >>.

Sara tornò in cucina a prendere altre birre. Le bevemmo ascoltando Lucio Dalla tenuto a basso volume. Dopo un po' Filippo si alzò e andò al bagno a urinare. Sara mi mise un braccio dietro al collo, mi tirò verso di sé e disse: << Sono proprio contenta di averti rincontrato >>, dopodiché, mi baciò le guance e la bocca.

Filippo di ritorno dal bagno vide la scena e senza dire una parola tornò a sedersi alla mia destra. Sara prese ad accarezzarmi la gamba sinistra partendo dal ginocchio. Lentamente salì su verso l'interno coscia, arrivò all'inguine e infine al pene. Iniziò a tastarlo e a strizzarlo delicatamente. Ero teso come una corda di violino proprio come quel pomeriggio di vent'anni prima. Guardai Filippo in canottiera e mutande che mi sorrise e come se avessi guardato negli occhi Medusa, mi sentii pietrificare. Sara si alzò e si sedette in mezzo a noi. Riprese a toccarmi con la mano sinistra e con la destra cominciò ad accarezzare il membro del suo uomo. Non mi ero mai trovato in una situazione del genere. Ero imbarazzato e non sapevo cosa fare. Sara mi sbottonò i pantaloni, me li tirò giù fino alle caviglie lasciandomi in mutande e ricominciò a tastarmi. Nel frattempo il pene di Filippo s'indurì. Lei lo estrasse dagli slip e prese a fargli su e giù con la manina. Io lasciai che tutto accadesse senza azzardare una minima reazione. Dopo qualche minuto tirò fuori anche il mio. D'istinto le presi la mano e gliela guardai accertandomi che non avesse ferite e quando constatai che non ne aveva, la lasciai fare. Lei non prestò attenzione al mio gesto e senza porsi domande iniziò a masturbarmi. Non riuscivo a rilassarmi e il mio pene non voleva saperne di rizzarsi. Filippo le tirò su il gonnellino fin sopra l'ombelico, le spostò a lato le mutandine e cominciò ad accarezzarle la vagina con il polpastrello del dito medio. Sara si appoggiò allo schienale del divano, divaricò le gambe e seguitò a masturbare entrambi. Decisi di non pensare a niente e di provare a lasciarmi trasportare dalla situazione. Chiusi gli occhi, distesi i nervi e dopo qualche minuto, finalmente mi eccitai. Sara, ansimante, mi guardò e mi sorrise compiaciuta. Contraccambiai il sorriso. Filippo le avvicinò la testa al membro eretto e prese a farsi fare del sesso orale. Dopo un po' si girò verso di me per farmi la stessa cosa ma la fermai chiedendole: << Hai un preservativo? >>

<< Oh, Giosuè... >>, rispose e senza aggiungere altro lo procurò, me lo infilò e iniziò a darci dentro. Era un profilattico ultrasottile e quindi riuscivo a sentire bene i movimenti della sua lingua lungo l'asta. Nel frattempo Filippo andò in camera da letto e tornò con una benda. Me

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la dette e mi disse di posizionarla sugli occhi. Lo guardai un po' perplesso ma disse di non preoccuparmi. Feci quanto richiesto e tornai a lasciarmi andare. Ero immerso nel buio totale, la sensazione era piacevole e Sara ci sapeva fare. Rimasi così per un po', poi, stanco di indossare la benda, la tolsi e mi sentii gelare il sangue. Non era Sara la persona che credevo essersi dedicata con tanta veemenza al mio pisello ma bensì Filippo. Non volevo credere ai miei occhi. D'istinto cacciai un urlo e mi alzai in piedi. Mi si ammosciò all'istante. Tolsi il preservativo, lo gettai a terra, tirai su mutande e pantaloni e gridai: << Che cazzo stai facendo! >> dopodiché, mi diressi nel lato opposto della stanza. Sara cercò di dire qualcosa ma la interruppi dicendo: << Non ho voglia di starti a sentire! >> In quel momento stava scorrendo “ Disperato Erotico Stomp”; mi avviai alla porta, tornai alla macchina, giunto a casa mi spogliai, andai a letto e nel silenzio di una notte senza stelle, pensai come avessi fatto a non accorgermi dello scambio e conclusi che il motivo era da addurre al fatto che il modo di praticare sesso orale di Filippo era uguale a quello di Sara e che forse era stata proprio lei ad insegnarglielo o viceversa.

Il giorno seguente, verso sera, decisi di chiamarla per chiarire la faccenda.

<< Chi è? >>

<< Ciao, sono Giosuè >>.

<< Oh, Giosuè, mi dispiace per ieri sera, sai non pensavo che... >> la interruppi.

<< Ascolta Sara, ti ho chiamato per precisarti che a me di quello che fai con Filippo non importa nulla. Se a voi sta bene così non vedo dove sia il problema solo che se la tua intenzione era quella, me lo avresti dovuto dire prima... tutto qui. Del resto non giudico nessuno >>.

<< Hai ragione, scusa ma ho pensato che non ti saresti creato il problema >>.

<< E cosa te lo ha fatto credere? >>

<< Bé, mi ricordavo di te come di uno con la mentalità aperta >>.

<< Già... ma questo non vuol dire niente. A me certe cose piace farle con le donne. Comunque non sono arrabbiato e se ti va potremmo incontrarci da me... noi due soli >>.

<< No Giosuè, questo non è possibile. Io e Filippo siamo una coppia aperta e bisessuale a cui piace mescolarsi, si, ma io non vado con altri uomini quando lui non è presente e viceversa. Questo è l'accordo che c'è fra noi e anche se potrà sembrare strano, è un modo di esserci fedeli. Accettare la tua proposta significherebbe infrangere quell'accordo, dovrei farlo di nascosto e sarebbe un tradimento nei suoi confronti >>.

<< Capisco... vi piace mescolare le carte assieme >>.

<< Già... se vuoi metterla così... e a volte escono delle gran belle carte >>.

<< Come con Drago, vero? >> Sara non rispose.

<< D'accordo... ti saluto, stammi bene >>.

<< Ciao Giosuè, stammi bene anche tu >> e attaccammo senza più vederci.

Il tempo continuava a scorrere senza che accadesse niente di particolare. Tornai a lavorare al mercato, all'alito fetido di Pasquale e quando il magazzino era stipato me ne stavo a casa a cercare lavoro online e a navigare su internet. Avevo smesso di pensare a scrivere e non avevo niente da fare. Ormai non mancava molto alla scadenza del sesto mese di preavviso, non disponevo più della somma di denaro dei mesi passati, ero agli sgoccioli, molto probabilmente avrei dovuto lasciare l'appartamento e l'idea di dover tornare dai miei, mi faceva stare male. Già immaginavo le liti con mio padre e dall'altra parte mia madre a dirgli di essere comprensivo, che la mia era una situazione provvisoria, pensavo alle tensioni che

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si sarebbero verificate, alla sua pesantezza e tutto questo pensare, mi stressava anzitempo. A volte mi sembrava di impazzire. Urlavo al soffitto: << Non potrò mai convivere con un uomo così! >> e l'istante successivo mi vedevo vagabondo in giro per lo stato in cerca di un lavoro che non c'era. Altre volte ero ottimista e dal momento che non avevo nessuna colpa, pensavo che avrebbe capito la mia situazione e anche s'era un po' come credere alle favole, che non me l'avrebbe fatta pesare o che comunque, prima o poi, abituandosi alla mia presenza, avrebbe smesso di sbraitare. Dopo un po', per non farmi troppo male, smisi di pensare a queste cose e mi dissi che avrei riconsiderato il problema solo nel momento in cui si fosse posto.

Il trasloco era l'ultimo dei miei pensieri, nel senso che di mio, nella casa di Luca c'era

ben poco: un po' di vestiti, qualche paia di scarpe, un computer portatile, uno stereo,

un rasoio elettrico, uno spazzolino da denti e un accappatoio; insomma, nulla di impegnativo, tutte piccole cose che potevo benissimo caricare in macchina il giorno prima di riconsegnare le chiavi.

Un Lunedì mattina, poco dopo essere tornato dal mercato, sentii squillare il telefono.

Risposi: << Si, chi è? >>

<< Sto parlando con il signor Corelli? >>

<< Si, sono io >>.

<< Salve, sono Giada. La chiamo in merito alla candidatura da lei inviata per il posto di magazziniere presso l'azienda: “ I miei amici a quattro zampe”. È stato selezionato per un colloquio conoscitivo. È ancora interessato? >>

<< Si, certo >>.

<< Bene, l'aspettiamo domani mattina alle nove in via Sorridi che ti passa 120/b. Chieda del signor Vanocchi Ugo >>.

<< D'accordo, buongiorno >>.

<< ngiorno >> e attaccammo.

Avevo già lavorato da quelle parti e quindi conoscevo la zona. L'indomani mi presentai con un quarto d'ora d'anticipo. Fumai una sigaretta, entrai e mi diressi verso la reception. Al di là del banco era seduta una donna sui cinquant'anni, bionda, slavata e dall'aria scoglionata. Sul petto aveva una targhetta con su scritto il nome. Si chiamava Eva.

<< Buongiorno, sto cercando il signor Vanocchi. Sono qui per un colloquio di lavoro >>, le dissi.

<< Si... embè... lei è il signov? >> aveva la erre moscia.

<< Giosuè Corelli >>.

<< Attenda un attimo >>.

Mi guardai attorno. C'erano due poltroncine messe difronte alla reception e altre due poste sul lato sinistro. Mi sedetti su una delle due poste a lato. Ero un po' nervoso, avrei voluto fumare ma non fumai. Alla mia destra c'era un portariviste. Per cercare di distendere i nervi ne presi una e iniziai a sfogliarla; trattava del benessere e della cura degli animali, dispensava consigli sul come rapportarcisi e descriveva una serie di prodotti indicati per la loro alimentazione, enfatizzandone le caratteristiche nutritive.

Dopo una decina di minuti mi sentii chiamare: << Signov Covelli, venga pvego, le faccio stvada >>.

Salimmo due rampe di scale e attraversammo un lungo corridoio alla fine del quale era posto l'ufficio di Vanocchi. La porta era socchiusa. Eva la spalancò.

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<< Non ho sentito bussare! Lei è incorreggibile! >> sentii gridare.

<< Mi scusi divettove, c'è qui il signov Covelli >>.

<< Si, va bene... d'accordo... lo faccia entrare >>. Così entrai, gli strinsi la mano e mi sedetti. Era alto, magro, ben vestito, aveva le spalle piccole, la testa grande e portava gli occhiali. Dopo qualche istante di silenzio, domandò: << dove si è seduto il candidato durante l'attesa? >>

<< A lato >>.

<< Ok, ora può andare e si ricordi di bussare la prossima volta! Non so più come fare

con lei! >>

<< Sissignove >>, rispose Eva chiudendosi la porta dietro le spalle.

<< Ah... >> sospirò Vanocchi, dopodiché, prese a visionare il mio curriculum.

<< Mmm, bene bene, si, ok... senta, a me non interessa sapere il perché adesso non lavora, né mi metterò a chiederle di descrivermi nello specifico le mansioni svolte negli impieghi passati; quello che a me interessa è che lei sappia guidare il muletto e usare i transpallet elettrici o manuali. Da quanto emerge dal suo curriculum un po' d'esperienza mi pare di capire che ce l'abbia. Sto cercando una persona sveglia che dovrà occuparsi di tenere in ordine il magazzino, del carico e dello scarico merci, degli arrivi e delle spedizioni. Il nostro magazziniere si è rotto tibia e perone. Si tratta di fratture scomposte e i tempi di recupero sono molto lunghi. Il candidato che avrà il posto, dopo aver superato un periodo di prova di quindici giorni, dovrà sostituirlo per almeno sei mesi, scaduti i quali, potrebbe esserci una proroga del contratto di altri sei mesi. Se sarà lei il selezionato le faremo sapere qualcosa entro le prossime settantadue ore. Sa guidare il muletto e usare i transpallet? >>

<< Si, certo >>.

<< Bene. Può andare >>.

<< Senta... >>

<< No, non dica niente, vada >>, m'interruppe Vanocchi.

<< Aspetti un attimo. Vorrei chiederle una cosa. C'è possibilità di essere assunti a tempo indeterminato? >>

<< Questo è tutto da vedere! Come le ho già detto, per ora c'è solo da sostituire il nostro magazziniere >>, concluse.

Tornai a casa incredulo. Non mi era mai successo di svolgere un colloquio come quello. Di solito gli esaminatori mi riempivano di domande per cercare di capire chi avessero difronte, per accertarsi che non fossero solo fesserie quelle scritte sul curriculum e mi chiedevo sulla base di cosa, Vanocchi, selezionasse i dipendenti, se non gli dava modo di aprire bocca. Da un lato mi andò più che bene non dover star lì a ripetere la solita manfrina, ma dall'altro, ritenni il suo comportamento insolito; evidentemente, pensai infine, a lui le persone piaceva vederle direttamente all'opera, il che ci poteva anche stare.

Due sere dopo, verso le diciassette e trenta, squillò il telefono.

<< Si? >>

<< Pronto, signor Corelli? >>

<< Si, sono io >>.

<< Buonasera, sono Giada. La chiamo per informarla che è stato selezionato per il posto di magazziniere presso la nostra azienda. Il contratto è già pronto. Se può, dovrebbe passare a firmarlo domani in mattinata >>.

<< Certo che posso, nessun problema >>.

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<< D'accordo. Allora a domani >>.

<< A domani, buonasera >>.

La mattina seguente mi recai al mercato, svolsi il mio lavoro e dopo aver allestito l'ultimo banco di frutta e verdura, andai al bar con Pasquale che com'era solito fare, mi pagò

all'istante i trenta euro. Mentre sorseggiavamo i nostri caffè gli spiegai del contratto che dovevo firmare.

Disse: << Giosuè, sei un bravo ragazzo. Spero che ti vada bene ma se dovesse andarti male, sappi che un posto qui per te è sempre disponibile. Buona fortuna >>.

<< Grazie Pasquale. Sono stato bene con te >>, gli dissi, dopodiché gli detti una pacca sulla spalla e volai verso l'azienda. Giunto sul luogo mi diressi alla reception ma non c'era nessuno. Guardai l'orologio. Erano le undici e trenta e quindi, a meno che le cose in quel posto non funzionassero diversamente, non era ancora l'orario della pausa pranzo. Rimasi così un paio di minuti senza sapere cosa fare quando vidi venirmi incontro Eva che disse: << Oh, buongiovno signov Covelli, la stavamo aspettando. È qui da molto? Evo alla toilette >>.

<< No, non si preoccupi, solo qualche minuto >>, risposi.

<< Attenda un attimo che avviso il divettove della sua pvesenza >>, dopodiché gli telefonò e una volta avuto l'ok mi fece strada verso l'ufficio. Questa volta bussò, attese il suo: << AVANTI >>, mi fece entrare, chiuse la porta e se ne andò.

<< Corelli! >> cominciò Vanocchi << Manca un quarto d'ora a mezzogiorno! Se l'è presa comoda, non crede? >>

<< Prima non potevo >>, risposi.

<< Va bé, va bé, d'accordo. Senta, questo è il contratto da firmare. Si tratta di un lavoro full- time di 40 ore settimanali. La sua paga ammonterà a sei euro e settantacinque centesimi l'ora. Dovrà lavorare dal Lunedì al Venerdì dalle otto alle diciassette. Avrà diritto a due pause brevi di dieci minuti ciascuna da effettuare al mattino e al pomeriggio. La pausa pranzo sarà dalle dodici alle tredici. Si porti qualcosa da mangiare da casa perché qui non c'è la mensa. Comincerà questo Lunedì. Cerchi di essere qui alle sette e trenta. Dovrò farle consegnare la divisa, le scarpe infortunistiche e il cartellino da timbrare. Che numero porta di scarpe? >>

<< Quarantaquattro e come divisa dovrebbe andarmi bene una L >>.

<< Bene. Vedrò di farle avere scarpe e indumenti della giusta misura. Ha delle domande da farmi? >>

<< No >>.

<< Bene, allora firmi il contratto e si goda il fine settimana >>.

Firmai la copia che sarebbe rimasta a lui, presi la mia e tornai a casa. La sera stessa telefonai a Luca, lo informai dei fatti e gli chiesi se, superati i quindici giorni di prova, potessi continuare a restare nell'appartamento.

<< Certamente >>, mi rispose << è così che avevamo stabilito nel caso ti fossi riuscito a procurare un altro lavoro, no? >>

<< Si è così, grazie Luca, sei un amico >>.

<< Cerca di superare il periodo di prova >>, disse, poi mi salutò e attaccò.

Di comunicare la notizia all'INPS non c'era bisogno perché avevo da poco intascato l'ultima mensilità di disoccupazione e così, non mi restava che dirlo a mia madre. Glielo dissi telefonicamente e ovviamente ne fu contenta. Mi chiese come fossi messo con l'appartamento, le dissi ch'era tutto apposto, che potevo restare e quando ci salutammo, non

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perse l'occasione per dirmi di farmi vivo un po' più spesso. Ero tornato ad essere fiducioso e

anche se si trattava pur sempre di un lavoro precario, il solo fatto di non dover tornare con

imminenza a casa dei miei, mi rendeva più sereno. Finalmente ero tornato ad avere un

lavoro normale, di quelli in regola intendo, con tanto di ferie, permessi, malattie retribuite, tredicesima e TFR che vista l'aria che tirava, era già qualcosa.

Quel Lunedì mattina arrivai in azienda con cinque minuti d'anticipo. Mi venne incontro un uomo di circa quarant'anni. Era basso, magro, castano, aveva il pizzetto e il viso un po' sciupato.

<< Buongiorno, sono Gianni, sei Corelli? >> mi chiese.

<< Si, sono io, piacere >>.

<< Seguimi >>.

Mi portò in uno stanzino, aprì un armadietto, tirò fuori una divisa, un paio di scarpe infortunistiche e mi disse di cambiarmi. Mi cambiai.

<< Allora? Ci stai comodo là dentro? >> chiese.

<< Si, si, ci sto comodo >> risposi.

<< Bene, seguimi >>.

Mi fece fare un giro completo dei capannoni, mi fece vedere lo spogliatoio, il refettorio e dov'erano posti i distributori delle bibite e del caffè. Alle otto meno cinque mi consegnò il cartellino, me lo fece timbrare e infine mi accompagnò nel magazzino nel quale avrei dovuto lavorare. Era un magazzino di medie dimensioni e la piazzola del carico e dello scarico merci era posta difronte all'ingresso. Mi guardai attorno un po' spaesato. Non sapevo da dove cominciare e credo proprio che Gianni se ne accorse perché mi disse: << Non preoccuparti Corelli, non ti lascio da solo. Per darti il tempo di familiarizzare con il posto, ti affiancherò tutta la settimana >>.

Verso metà settimana avevo già memorizzato la disposizione della merce sugli scaffali. Mi ero occupato degli arrivi, delle spedizioni, delle bolle di accompagnamento, di tenere in ordine il magazzino e quando avevo qualche dubbio, mi rivolgevo a Gianni che pazientemente me lo toglieva.

Un pomeriggio mi chiese: << Senti, ma tu dove ti sei seduto? >>

<< Come scusa? >> chiesi a mia volta.

<< Voglio dire, il giorno del colloquio di lavoro, prima di essere accompagnato da Eva nell'ufficio di Vanocchi, ricordi? C'erano due poltroncine difronte alla reception e altre due poste sul lato sinistro... >>

<< Si, si, ricordo >>.

<< Dove ti sei seduto? >>

<< In una delle due poste a lato. Perché? >>

<< Bé, perché Vanocchi di solito tende a scartare i candidati che siedono a lato della reception. Secondo la sua logica si tratta di persone insicure, che tendono a nascondersi, mentre al contrario chi siede davanti e alza lo sguardo, dimostra determinazione >>.

<< Ma come fa a dirlo! È inconcepibile! >>

<< Già, anche secondo me ma è lui il capo ed è lui che decide. Ci sono state delle volte che ha scartato candidati seduti a lato e con esperienza per favorirne altri con meno esperienza, solo perché si erano seduti difronte. Usando questo metodo tu non hai idea di quanti incapaci siano passati di qui a discapito magari di gente in gamba che disgraziatamente si è

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seduta dalla parte sbagliata. E ti dirò di più, ogni volta che una persona non supera i quindici giorni di prova, sai cosa fa? Invece di telefonare ad un altro dei candidati in lista,

indipendentemente da dove uno si è seduto, lui ricomincia daccapo con altri colloqui >>.

<< Mi sembra tutto così folle >>.

<< E lo è, ma è lui il capo ed è lui che decide. Comunque se ti ha scelto è perché probabilmente vi siete seduti tutti a lato e tu devi essere quello che gli ha fatto migliore impressione. Gli hai fatto qualche domanda per caso? >>

<< Bé, si, vediamo... mi pare di avergli chiesto se c'è possibilità di essere assunti a tempo indeterminato >>.

<< E allora può darsi che sia questo il motivo per cui ti ha scelto. Gli hai fatto capire di essere interessato >>.

<< Toglimi una curiosità, ma se difronte alla reception si siedono più candidati, lui in base a cosa li sceglie? >>

<< In quel caso sceglie quello che sul curriculum vanta maggiori anni di esperienza >>.

<< Mah... a questo punto mi chiedo perché non abbia selezionato un'altra rosa di candidati se a quanto pare noi ci siamo seduti tutti dalla parte sbagliata >>.

<< Perché il magazziniere si è infortunato e gli premeva che qualcuno lo sostituisse al più presto. Facendo altri colloqui si sarebbero allungati i tempi >>.

Era tutto così insolito. Le cose dette da Gianni mi lasciarono di sasso e come quella volta dopo il colloquio, incredulo. Praticamente dovevo ritenermi fortunato ad essere stato scelto. Pensai che quella di Vanocchi fosse una strana e ridicola fissazione o convinzione o chiamatela come vi pare, a causa della quale metteva in gioco la sorte delle persone senza preoccuparsene. Mi dava molto fastidio sapere di essere nelle mani di un elemento del genere ma fortunatamente non sarebbero state molte le volte che avrei avuto a che fare con lui. Ogni volta che lo incontravo pensavo che l'aggettivo più calzante per descriverlo, fosse: “ ASSURDO” e dopo un po' iniziò ad essermi indifferente. Nel lavoro mi impegnavo molto. Dopo la prima settimana divenni autonomo e riuscii a superare il periodo di prova. Telefonai a Luca, glielo dissi e sentii Piero al suo fianco farmi i complimenti. Per quanto ne sapevo, alla scadenza del contratto poteva anche darsi che sarebbe tornato il vecchio magazziniere o che, nonostante andassi bene, a Vanocchi girasse l'elica di fare altri colloqui e di chiamare qualcuno che durante l'attesa avesse deciso di sedersi difronte alla reception; mi dicevo: “ Sarà quel che sarà” e ogni tanto pensavo e speravo ad un'eventuale proroga, così, sempre che non decidessero di assumermi a tempo indeterminato, avrei potuto chiedere nuovamente la disoccupazione ordinaria e stare apposto per altri otto mesi che per me avrebbe voluto dire vivere senza avere la paranoia di non riuscire a pagare l'affitto, altri venti mesi, che si, non erano una vita ma erano pur sempre venti mesi. Forse ero solo un illuso a pensarlo e a sperarlo ma d'altronde poteva succedere; così come potevano succedere un sacco di altre cose, come ad esempio che perdessi il senno in magazzino durante la pausa pranzo e mi mettessi ad andare in giro sul muletto a gridare ai colleghi che eravamo stati fregati e ingabbiati dal sistema, ad un mese dalla scadenza del contratto. Chi poteva saperlo? Vanocchi? O la buona strega con la grande sfera di cristallo? Mah... chissà... era un po' come chiederlo alla luna.


Giuseppe Morelli 01/12/2013 01:28 3973

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.

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Nota dell'autore:
«All'interno del racconto sono presenti scene di sesso esplicito, consiglio quindi a chi potrebbe dar fastidio, di evitare di leggerlo. Questo č il motivo per cui ho deciso di inserirlo nella categoria: "Erotismo e per Adulti", anche se a dire il vero, fra le categorie presenti, non saprei a quale farlo appartenere.»

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Ritratto di Giuseppe Morelli:
Giuseppe Morelli
 I suoi 23 racconti

Il primo racconto pubblicato:
 
Non č cambiato quasi niente (04/04/2011)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
Come una nota stonata (21/05/2017)

Una proposta:
 
Come una nota stonata (21/05/2017)

Il racconto più letto:
 
In bilico (30/11/2013, 8715 letture)


 Le poesie di Giuseppe Morelli

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