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Tommy e lo spicchio di mare

Amore

Di quella pianta non aveva mai saputo il nome. L'aveva trovata lì, su quel terrazzo assolato incastrato tra i tetti spigolosi del centro storico, quando era venuto a vivere in quella casa al terzo piano senza ascensore. Erano quasi due anni che si era trasferito lì, da quando era diventato libero, senza legami, solo, ma libero dalle incombenze di marito. Si trovava a fissarla, quella pianta, la sera, dopo le ore di ufficio, mentre si stava preparando un panino nella cucina rossa adiacente al terrazzo. Il mare gli sorrideva in lontananza.

Tutto gli sembrava irreale. Essere finito in quell'appartamento dei suoi, buttato fuori di casa dalla moglie. Lei si era aggrappata al fatto che lui l'aveva tradita. Certo non era stata una cosa seria, glielo aveva spiegato tra le lacrime, ma Paola non aveva voluto sentire ragioni. E ora si trovava lì a mangiare panini e a ripensare a quel giorno di marzo di due anni prima, quando aveva incontrato Jenny.

Quella sera, come tutte le sere, portava fuori il cane per la passeggiata. E' vero che nella villa su in collina avevano un bel parco, ma Tommy, il border-collie di famiglia, era ormai anziano e a lui piaceva vederselo intorno festante e grato dopo intere giornate trascorse a dormicchiare. Non aveva mai capito perché la moglie aveva voluto andare a vivere in quella casa, grande sì, ma non si vedeva il mare. Dopo la morte dei suoi genitori lui avrebbe voluto vendere la villa e trasferirsi nell'appartamento in centro, ma non c'era verso di convincere Paola. Trovava mille scuse: "Quì é più grande, anche per il cane". Ma non si accorgeva che anche Tommy era triste lì? Così anche quella sera avevano litigato. Era uscito sbattendo la porta. Nelle stradine sottostanti si era imbattuto in ben quattro cani tenuti al guinzaglio da una ragazza.

Gli era quasi sembrato un segno del destino vedere Tommy agitatissimo e allegro slanciarsi verso la piccola truppa con un impeto che non gli ricordava da tempo. Jenny era una dog- sitter. Si erano messi a chiacchierare di cani e dati appuntamento per il giorno dopo.

Non si ricordava bene chi aveva preso l'iniziativa, forse la ragazza che gli aveva messo la mano sul ginocchio, seduti sulla panchina, rassicurandolo su Tommy. Lei era arrivata senza cani, bella e sorridente. Tommy invece era legato alla panchina e mugolava, mentre loro due si baciavano appassionatamente nell'auto vicina.

Il giorno dopo non c'erano né i cani, né Jenny. Gli era sembrato tutto così giusto, come se dovesse finire prima di essere iniziato veramente. Quello che lo faceva soffrire era il rimorso, il guardare in faccia Paola e non sostenere più il suo sguardo e l'essere diventato remissivo a proposito della vendita della villa.

Così una sera era rimasto a casa dalla passeggiata con Tommy e aveva confessato tutto a Paola. I giorni seguenti erano stati segnati da scenate violente. "Vuoi andare in centro? Vai dunque!" gli aveva detto al terzo giorno la moglie. "Ma il cane me lo lasci quì, fintanto che non ho venduto la villa". Era un ricatto, un castigo, una richiesta assurda, ma si era rassegnato, quasi come se fosse stato il pegno che doveva pagare per quello che aveva combinato.

Erano passati quasi due anni. La villa non si vendeva. La lontananza da Tommy era pesante, anche se lo sapeva star bene, e ancora più pesante era quella da Paola. Il loro periodo di riflessione si stava prolungando in modo preoccupante, tanto più che l'aveva intravista in un bar del centro, accompagnata da un tipo che gli sembrava più giovane di lui e con il quale lei scherzava volentieri. Ma anche questo gli pareva parte del pegno da pagare.

Quello spicchio di mare azzurro che si scorgeva dalla cucina e dal terrazzo lo portava a dilatare i suoi pensieri, a essere in pace con sé stesso, nonostante gli eventi. Provava una specie di speranza che tutto si sarebbe risolto. Gli pareva solo di aver vissuto un incubo, provocato da un peso sullo stomaco. Il suo peso sullo stomaco era l'essersi incaponito sulla vendita della villa e l'essere andato con Jenny. Solo quello gli pareva reale. Il resto erano solo conseguenze. Avrebbe pagato anche con il tradimento della moglie, se necessario. Se l'era immaginata, che lo tradiva, che si abbandonava tra le braccia del suo aitante accompagnatore. Ma fissando il mare, ricordandosi della sua infanzia, della voce di sua mamma che lo chiamava dolcemente dalla cucina rossa, mentre lui giocava sul terrazzo, nutriva il desiderio di sentirsi chiamare così da Paola, mentre Tommy gli faceva le feste intorno, più arzillo e devoto di prima.

Una sera provò a telefonare alla moglie. "Oh, ciao, giusto tu, sì c'è un compratore di Savona. Vuole ristrutturare la villa per farci una piccola casa di riposo" gli rispose Paola. "Non ho telefonato per questo" replicò lui. " Se è per il cane, sta abbastanza bene" continuò la donna. " No, neanche per il cane" si sforzò lui "é perché...é perché... ti amo Paola".

Quella notte non riuscì a dormire. La telefonata si era conclusa con un gelido silenzio. L'ansia lo divorava.

Due anni di lontananza non erano serviti a niente. Sì, la villa l'avrebbe venduta, ma a che prezzo: la moglie se ne era trovato un altro e non sarebbe più ritornata. Mentre girovagava in preda all'irrequietezza per l'appartamento, diede un calcio al vaso della pianta che traboccò con la sua terra sul terrazzo, mentre cercava disperatamente di scorgere lo spicchio di mare in lontananza in una notte senza luna.

Il giorno dopo si dimenticò la porta dello stabile aperta, dopo aver portato giù la spazzatura di prima mattina. Si stava radendo per andare controvoglia in ufficio, quando sentì dei guaiti che si avvicinavano sempre di più e poi un abbaiare convinto e lieto. " Tommy!" Lo vide arrivare esausto. Passò dal soggiorno al bagno, alla camera da letto, alla cucina rossa, al terrazzo, sempre scodinzolante. E lo guardava allegro, come a dire: "E' questa la casa, l'ho ritrovata...vi ricordate quando mi facevate giocare giovani e felici su questo terrazzo...vi ricordate?".

Sulla porta della cucina rossa apparve Paola: "Giorgio...Tommy..., ma quì non é cambiato proprio niente. C'é ancora quella vecchia pianta di tua mamma". Giorgio spostò i capelli a Paola dolcemente. Si era dimenticato di quanto fosse bella sullo sfondo del mare.

Quella notte Tommy si addormentò sereno sulla terra della pianta senza nome, per sempre.


carla vercelli 27/11/2010 20:00 1 987

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«Anche in prosa sai suscitare emozioni, quelle vere che nascono in momenti particolari della nostra vita. Suggestivi i pensieri del protagonista e molto belo il finale, dal lettore non previsto.
Brava Carla prosegui in questa tua poliedricità, molto molto bene,»
marcello plavier

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 I suoi 4 racconti

Il primo racconto pubblicato:
 
Tommy e lo spicchio di mare (27/11/2010)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
Ventitré dicembre (22/12/2011)

Il racconto più letto:
 
Tommy e lo spicchio di mare (27/11/2010, 988 letture)


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