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L'oratorio di Santa Zita

Spiritualità

A Palermo vivevano due bambini coetanei, vicini di casa, di banco e amici. Uno si chiamava Giovanni. Era nato lì, come i suoi genitori e le generazioni precedenti. Era biondissimo, come i suoi probabili antenati, i Normanni che avevano conquistato la Sicilia agli Arabi. L'altro si chiamava Mehmet. Era nato in Turchia. Era arrivato con i suoi genitori da qualche anno nella città della conca d'oro in cerca di fortuna. Mehmet era bruno come l'ebano. Entrambe le loro famiglie erano molto religiose. Giovanni era cristiano, Mehmet era musulmano.

I due bambini si amavano teneramente, come solo gli amici sanno fare. Stavano sempre insieme. A casa Giovanni scavalcava la cancellata che divideva i loro giardini per passare i pomeriggi a giocare con Mehmet alla guerra, il loro gioco preferito. A scuola, in prima elementare, iniziavano ad imparare molte cose, anche perchè studiavano insieme e si aiutavano molto.

Le poche ore che Giovanni non era accanto a Mehmed le trascorreva soprattutto con la nonna che viveva con la famiglia e che gli aveva insegnato tutto su Gesù e la Madonna.

"Nonna, perchè Mehmet non può venire a Messa con noi?" chiedeva ogni tanto Giovanni.

"Perchè è musulmano e crede in un altro Dio, lui va in moschea" rispondeva la nonna.

"Ma è mio amico!" replicava Giovanni.

"Certo, ma non è detto che gli amici debbano avere le stesse idee. Ti faccio vedere una cosa" disse una volta la nonna. Quella mattina di domenica dell'ottobre del 2001 era una mattina di scirocco, faceva un caldo incredibile. Inutile e affaticante spostarsi verso il mare prima di andare a Messa, la nonna pensò e così condusse il nipotino nel quartiere dietro la chiesa di San Domenico.

" Perché mi porti quì?" chiese Giovanni.

"Vedrai..." lo rassicurò la nonna.

Fatta una scalinata che conduceva al primo piano di un palazzo antico, si trovarono in un luogo unico. "Questo é l'oratorio di Santa Zita" disse la nonna. Giovanni sgranò gli occhi...Era una sala con banchi all'interno, tutta bianca alle pareti, di un bianco meraviglioso, decorata in marmo con angeli festanti e altre scene. Era senz'altro una chiesa o perlomeno un luogo sacro, perché si vedeva all'altare una pittura dedicata alla Madonna, ma il bambino non aveva mai visto una chiesa simile. Sulla parete di ingresso c'era una scena in marmo con navi, altri angeli e un trofeo d'armi.

"Non capisco" disse Giovanni.

"Questi putti fanno festa alla Vergine Maria" svelò la nonna "e sai perché? La risposta è in questa scena di navi".

"Ah sì?"

"Sì. Questa é la rappresentazione della Battaglia di Lepanto. Il 7 ottobre 1571 una flotta formata da Venezia, Spagna, Stato della Chiesa, Cavalieri di Malta, Genova e Savoia, comandata da don Giovanni d'Austria, sconfisse i Turchi a capo dei quali c'era Mehmet Alì Pascià".

"Come sconfisse i Turchi?" chiese Giovanni smarrito "e perché?"

"Perché allora i Turchi e il mondo musulmano volevano conquistare l'occidente e imporre la religione islamica al mondo cattolico" continuò la nonna. "L'episodio della Battaglia di Lepanto fu isolato, ma ebbe una grande importanza, divenendo un simbolo della riscossa cattolica. Ma l'aspetto fondamentale è che la vittoria fu resa possibile dalle ferventi preghiere della cristianità a Gesù e a sua Madre, in particolare grazie alla preghiera del Rosario, come riconobbe il Papa di allora, Pio V. E' per questo che gli angeli fanno festa alla Vergine del Rosario e che quì ci sono le scene dei santi Misteri della vita di Cristo e della Madonna".

Giovanni aveva capito perché l'Oratorio di Santa Zita era stato costruito, ma una domanda tremenda gli frullava per la testa e la rivolse alla nonna. " Ma allora i Turchi e gli occidentali erano nemici?" chiese, lui che non riusciva nemmeno per un attimo, se non nel gioco, a immaginarsi nemico di Mehmet.

"Certo" rispose la nonna " perché chi vuole imporre qualcosa a qualcun altro non può dirsi suo amico. Così tu non puoi pretendere che Mehmet venga a messa con te e lui che tu vada in moschea: non sareste più amici, la libertà prima di tutto".

Giovanni quel giorno continuò ad ammirare estasiato quegli stupendi angeli gioiosi in candido marmo bianco e si fantasticava lui e Mehmet putti festanti che si staccavano dal muro, che assumevano colori, chi biondo, chi bruno, chi castano...che diventavano bimbi veri, chi danzava, chi cantava, chi pregava in onore della Vergine del Rosario.

D'allora Giovanni non chiese più perché Mehmet non si recava a Messa con lui e rimase sempre, ma proprio sempre, suo amico, perché nelle giornate di scirocco della sua vita, quando il vento caldo gli arrivava sino all'anima e sentiva particolarmente la fatica di vivere e di amare, tornava nell'Oratorio di Santa Zita e recitava il Santo Rosario.


carla vercelli 30/11/2010 18:41 571

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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