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Occhi color azzurro mare

Giallo e Thriller

"Prego Dottoressa, mio figlio la sta aspettando nella sua camera, come da lei richiesto. Mi permetto di sottolineare che lo studio sarebbe stato un ambiente ben più appropriato".

"Grazie Signora Lee, non si preoccupi. Va bene così".

Difficilmente nel mio lavoro mi capitava di vivere stati di ansia. Avere una buona dose di autocontrollo era assolutamente indispensabile, ma, questa volta, qualcosa non andava per il verso giusto. Appena varcata la soglia di casa Lee, una strana angoscia mi era caduta addosso con la forza di una valanga. Più mi avvicinavo alla camera del ragazzo, più avvertivo una sorta di terrore fermare il mio respiro e rallentare il mio passo.

"Inizierei immediatamente con una serie di test e lascerei la conversazione per la seconda parte del nostro incontro, ma prima Signora Lee le chiedo, gentilmente, un bicchiere di acqua fresca".

Fortunatamente la cucina era al piano sottostante, così avrei avuto un po' di tempo per analizzare l'ambiente domestico. La casa si presentava molto accogliente. L'arredamento, particolare e bello, era caratterizzato da un mobilio moderno con contaminazioni orientali. I colori erano piuttosto forti, sicuramente caldi, ma nulla di eccessivo, per cui la vista non ne soffriva. Era un insieme davvero confortevole, di chi ha eletto la propria casa a rifugio dal mondo esterno; una piccola oasi di pace. Anche l'oggettistica si poteva definire molto ricercata e ovunque si respirava un certo benessere economico. Ringraziai per l'acqua e decisi di abbandonare gli indugi per iniziare la visita.

La Signora Lee aprì la porta della camera del figlio e il senso di angoscia mi invase con un potere mentalmente devastante. Anche quella stanza era ben arredata, ma qualcosa non mi convinceva. Non vi erano poster o quadri appesi, sicuramente una anomalia pensando alla giovane età del ragazzo. Notai molti libri accuratamente deposti sugli scaffali, ma al contrario, in modo che non si leggessero i titoli. Non c'era un oggetto fuori posto, tutto perfettamente allineato da sembrare incollato al mobile. Vidi computer, iPad, smartphone, televisore ultima generazione, ma nessuna foto o qualsiasi altra cosa che rivelasse un momento particolare della vita del ragazzo. Sembrava una stanza non vissuta, linda e immacolata come non mai.

Vicino alla finestra era posta la scrivania e, nel lato destro, c'era lui.

Il suo aspetto era normalissimo, oserei dire piacevole alla vista. Capelli scuri e lineamenti del viso delicati. Sembrava un ritratto, cui il pittore avesse voluto donare un'aura quasi celestiale al pari di un angelo caduto dal cielo che si era sposato con i tratti somatici terreni. L'aspetto curato era esaltato da una compostezza innaturale, tipo statua umana. Unica eccezione era la mano destra soggetta a un leggero tremolio, tenuto accuratamente sotto controllo da quella sinistra.

La cosa sorprendente e inaspettata era il potere che lui emanava. Ne ero attratta, ma, nello stesso tempo, mi incuteva timore. Mi sentivo completamente annullata, senza scopo e pronta per essere dominata. Allora cercai di riesumare un po' di forza dalla mia personalità, ormai in sua balia, per iniziare il mio lavoro.

"Buongiorno Joy. Sono la Dottoressa Snower. Tua madre ti ha spiegato cosa dobbiamo fare oggi?".

"Buongiorno Dottoressa" rispose tenendo il capo chino nell'atto di fissare un punto invisibile sulla scrivania "Sì, ne sono al corrente. Se non le spiace, direi di iniziare. Devo fare i compiti e mi ci vorrà come minimo tre ore e quindici minuti, per cui non ho tantissimo tempo da dedicarle".

Quattordici anni e già così preciso nell'organizzare il proprio tempo. Davvero strano. Improvvisamente alzò la testa e, con i suoi occhi azzurri, mi lanciò uno sguardo che non mi aspettavo. È difficile descrivere quello che provai. Fu come cadere dal decimo piano di un palazzo. Mi mancò la terra, mi si fermò il respiro, avrei voluto urlare, forse scappare, ma non potevo. Dovevo restare lì. Abbassai lo sguardo, mostrando in tal modo tutta la mia debolezza. Aveva vinto il primo match, probabilmente l'intera partita, ma ancora non lo sapevo. Mi avvicinai alla scrivania e iniziai a estrarre dalla mia borsa i test e un piccolo registratore.

"Deve proprio registrare il nostro incontro, Dottoressa?".

"Si Joy, ma non devi preoccuparti. Consegnerò la cassetta con la registrazione e i risultati a tua madre. In rispetto della privacy, io non terrò nulla" e nel frattempo posai sul tavolo le tavole di Rorschach e gli spiegai il lavoro da fare, cercando di evitare il suo sguardo.

Stavo male, il terrore e l'inquietudine avevano preso il sopravvento su di me. Ero incapace di proteggermi, come un soldato rimasto senza munizioni.

Il ragazzo procedeva spedito e io non riuscivo a trovare il tempo per attuare la mia analisi non proprio professionale. Allora decisi di sottoporlo a un test cognitivo, visto che Rorschach era stato frettolosamente archiviato, come mai era capitato in vita mia.

Questa decisione improvvisa lo destabilizzò, come se non lo avesse previsto, e lo svolgimento dell'incontro subì una fase di rallentamento. Finalmente avevo il tempo per stabilire un contatto telepatico.

"Buongiorno Dottoressa Snower, ben arrivata in questo nuovo ambito. Complimenti per la sua abile mossa. Non avevo previsto un secondo test e lei ha avuto il tempo di entrare dove non avrebbe dovuto. Le dico già che può evitare di analizzare i risultati, perché troverà risposte una diversa dall'altra e le sarà impossibile creare un profilo coerente. Io sono un segreto per tutti, anche per lei. Non avrei voluto che lei arrivasse a questo punto. So quello che sta pensando e le confermo che ha ragione. Sono esattamente come lei, con una sola differenza che ha già compreso. Lei ha scelto di nascondersi, mentre io preferisco la grandezza e tra pochi anni la raggiungerò".

Lo guardai rassegnata, ma non incredula e nemmeno meravigliata, visto che le mie percezioni mi avevano rivelato quello che la ragione non avrebbe voluto ammettere.

Allora lo fissai dritto negli occhi, quegli stessi occhi color azzurro mare che in poco tempo si erano trasformati in abisso, con tutte le mostruose creature che abitavano nei fondali della sua mente oscurati dal male.

Sapevo che era un predestinato e niente al mondo lo avrebbe avvicinato alla luce del bene. Il male era l'unico cibo con cui si sarebbe sfamato e diventare sempre più crudele, il solo scopo nella vita. Doveva crescere ancora un po' e la forza dentro di lui si sarebbe sprigionata con la stessa potenza di un tornado.

C'era solo inferno e io lo stavo vedendo in tutto il suo essere. La mia paura aumentava sempre di più. Mi sembrò inutile parlargli e avevo voglia di andarmene via, chiudere la porta dietro di me e scappare il più lontano possibile. Però, sapevo con certezza che quell'incontro avrebbe cambiato la mia vita... per sempre.

"Non sono stato io a scegliere il male. Lui è arrivato da me. Io sono una pedina in un disegno molto più vasto che lei, Dottoressa, conosce assai bene, ma che la sua anima ha rifiutato. La mia vita è segnata e non la posso cambiare, ma da questo momento anche la sua sarà diversa. Mi spiace, ma lei sa perfettamente che non la potrò lasciare in vita. Ora mi conosce, sa chi sono e, per questo, dovrà morire. Ho tentato ripetutamente di mandarle dei segnali, ma lei non ha ascoltato le sue percezione ed è entrata in questa stanza. Ora lei se ne andrà, ma in futuro ci rivedremo. Allora le dico di fare attenzione alle tempeste di neve, non esca da casa in quei giorni, ma entrambi sappiamo della ineluttabilità del destino. Quindi non le dirò addio, ma solo arrivederci. Ora chiudo il contatto e mi dispiace che mi abbia incontrato, ma, come ho già detto, il nostro destino è già scritto e non possiamo farci nulla".

È incredibile come il terrore possa sconvolgere anche le menti più preparate. Sapevo già tutto, ma non volevo ammetterlo e così ho firmato la mia condanna a morte. Con la poca calma che riuscii a trovare, riposi le cartelle dei test e decisi di terminare la visita davanti allo stupore della Signora Lee per questo improvviso cambio di rotta. Velocemente mi diressi verso l'auto.

Stava nevicando e l'aria fresca mi rigenerò la mente, facendomi chiudere gli occhi per qualche istante. Ho sempre adorato la neve. Quante volte l'ho guardata scendere leggera e intensa, così silenziosamente sospesa in aria. Da piccola mia madre mi diceva che nevicava tutte le volte che le margherite del cielo perdevano i petali. Allora io mi immaginavo un gruppo di angeli che giocavano a m'ama o non m'ama e ridevano fra di loro guardando la terra diventare bianca, come il latte. Mi piaceva ammirare la città innevata, come se quel candore potesse ricoprire il male e la sporcizia di un mondo che correva verso la follia.

Mentre aprivo la portiera, volsi lo sguardo in direzione del giardino coperto di neve e vidi una donna vestita come me, stesa a terra con la testa macchiata di sangue. Sembrava morta, ma un leggero movimento mi confermò che era ancora in vita. La visione durò qualche minuto, ma avevo compreso tutto.

Decisi di rientrare immediatamente a casa, disdicendo gli appuntamenti successivi e iniziai a scrivere una lettera alla Signora Lee.

"Cara Signora Lee,


le scrivo non per esporre i risultati dei test, ma per denunciare fatti assai gravi che accadranno in futuro e che interesseranno più persone e tra queste, me e lei. Io non sono una normale psicologa. In definitiva prevedo il futuro leggendo la mente delle persone e spesso ho anche delle premonizioni, associate a visioni.

Purtroppo non riesco a capire quando accadrà concretamente ciò che sento, ma so con certezza che succederà. Lei penserà che io sia la classica pazza mitomane, ma fino a oggi le mie percezioni si sono rivelate esatte.

Ho visto in anteprima la morte dei miei genitori in un incidente stradale e dopo tre anni dalla mia visione, ciò è accaduto. Tutte le previsioni che ho fatto ai miei pazienti in venti anni di lavoro, si sono manifestate. A oggi posso affermare di non aver commesso alcun errore e laddove le premonizioni non mi sono state sufficientemente chiare, sono intervenute le visioni a confermare i miei presagi.

Questa mattina, uscendo da casa sua, ho visto il mio futuro.

Io morirò per mano di suo figlio, anche se in realtà saranno la neve e il freddo a darmi il colpo di grazia. Oggi Joy me lo ha predetto. Io sono entrata in contatto con la sua vera personalità e questo ha decretato la mia condanna a morte. Incontrerò suo figlio in un parco, mi colpirà in testa e io entrerò in coma immediatamente. Poi, quella stessa notte, una abbondante nevicata coprirà il mio corpo e quando mi troveranno, sarò morta di freddo. Suo figlio proverà un gusto particolare da questo suo atto di violenza nei miei confronti e diventerà un efferato serial killer di persone simili a me.

Quando leggerà nei giornali omicidi di donne di razza bianca, cinquantenni, con una certa cultura e professionalmente ben inserite, non abbia dubbi.

Allora la prego di cercare indizi e denunciare al più presto suo figlio, perché solo lei lo potrà fermare. Cerchi nei suoi abiti una qualsiasi traccia, sangue o altro e lo dia alla polizia. Il test del DNA potrebbe smascherarlo.

Non riesco a vedere se lei seguirà i miei consigli, e per tale motivo la prego di conservare questa lettera e la rilegga il giorno in cui saprà della mia morte. Quello sarà solo l'inizio, perché per Joy uccidere rappresenta un viaggio di sola andata. La prego di credermi e vedrà che i fatti mi daranno ragione. Lo fermi.

Agisca come io le ho detto. Pensi a quelle donne che rischieranno la vita. Suo figlio potrebbe uccidere molte persone. Non ho avuto visioni su questa mia ultima affermazione, ma ne sono comunque certa, perché nella mente di Joy ho visto solo male e follia. So che il suo primo impulso sarà di stracciare questa lettera, ma la prego di non farlo e di conservarla fino a quando saranno gli eventi a darmi ragione.

Non mostri questo mio scritto a nessuno, nemmeno alla polizia. Io sono segnata. Potrei fuggire lontano, ma non servirebbe a nulla. Il mio destino è questo e la visione è chiara. Lei mi deve credere. Faccia tutto quello che le ho scritto.

 

Dottoressa Marion Snower".

 

Ora la mia esistenza è dimezzata, sospesa tra la vita e la morte. Tutti sappiamo che dobbiamo morire, ma il dubbio del quando e del come ci permette di condurre una vita normale, senza dover pensare, in ogni singolo istante della giornata, a quello che sarà l'inevitabile.

Da quando ho avuto la visione, non mi perdo una previsione del tempo e ho il terrore quando viene annunciata neve. In questo tempo il mio assassino è ancora un ragazzino e dubito che possa colpirmi, ma il terrore non sente ragioni e, per scrupolo, mi tengo a distanza da qualsiasi parco, anche se la mia città è piena di zone verdi e le nevicate sono assai frequenti.

Tutte le mattine mi sveglio con la voglia di partire per qualche località tropicale, dove non si conosca il significato della parola "neve", ma poi ripenso alla tristezza di una vita in fuga e al nostro percorso già delineato. Ho sempre creduto che le mie doti fossero una sorta di maledizione e spesso osservo la gente per strada e invidio la loro vita, così felicemente normale, priva di qualsiasi caratteristica extrasensoriale.

Poi ripenso a Joy, al mio futuro assassino e al suo innocuo aspetto fisico e allora mi rendo conto che il male si annida ovunque, ed è proprio la normalità a nascondere quello più crudele.

Ogni mattina immagino il mio corpo ferito e sepolto dalla neve, abbandonato in quel parco, in attesa che qualche raggio di sole sciolga il ghiaccio che mi ricoprirà. Ho pensato anche al suicidio, ma so che non lo farò perché io sono destinata ad altro.

Però l'altra notte mi sono tornate in mente le parole di Joy, al fatto che abbiamo le stesse doti e capacità.

Allora mi sono chiesta se non esista, in questa città, un'altra persona uguale a me e che possa fermare tanta malvagità. Ho pensato di cercare in chi prevede il futuro, ma immagino che sia molto difficile.

Forse ho ancora un po' di tempo da dedicare a questo nuovo compito, ma sento che alla prima nevicata il terrore sarà il mio unico compagno, fino al momento in cui incontrerò la morte che avrà gli stessi occhi, color azzurro mare, del mio giovane assassino.

Paolo Gugnoni 18/03/2014 14:04 1223

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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