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Gli esami di maturità

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Ero seduto lì, su di un muretto che delimitava lo spazio laterale di un pavimento piastrellato antistante l’ ingresso di una palazzina di tre piani, il cui piano terra era sottostante al piano stradale su cui si protendeva la facciata principale della palazzina stessa. Dal muretto si vedeva sulla destra in alto il cancelletto d’ ingresso che dava sulla strada e da cui si accedeva con una piccola scala sul pavimento piastrellato sottostante verso il portoncino dello stabile.

Tra le mani avevo uno di quei piccoli compendi, edizioni BUR, di letteratura italiana, le cui nozioni leggevo e poi, chiudendo il libro, ripetevo a memoria. Improvvisamente sentii un parlottare vivace ed un sonoro tacchettio di zoccoli di legno di persone che si avvicinavano al cancelletto.

Alzai gli occhi e vidi la mia vicina, che conoscevo, con un’altra ragazza che aveva l’ accento settentrionale. Scendendo la piccola scala mi vennero incontro e sorridendo Teresa mi presentò la sua compagna, che si chiamava Lucia ed era sua cognata milanese venuta a trascorrere presso di lei un periodo di vacanze estive. Lucia mi interessò subito e nei giorni successivi cercai di approfondire la sua conoscenza intrattenendomi con lei il pomeriggio proprio sul muretto di quel piccolo piazzale antistante.

Lucia aveva 27 anni, portava i capelli neri racchiusi in uno scignon e somigliava alla cantante Ornella Vanoni, e aveva sposato Sergio, il fratello di Teresa, e con lui abitava a Milano dove lavorava ed insieme avevano una piccola bambina che però non era con loro. Di seguito conobbi anche Sergio, con il quale si discuteva proprio del suo lavoro e della differenza di abitudini tra Napoli e Milano.

Ma dopo appena una settimana lui ripartì per Milano lasciando Lucia con al sorella. Verso la fine del mese di luglio avevo finito gli esami di maturità classica e tutti e tre insieme andavamo a farci i bagni a Posillipo e la mia amicizia con Lucia si rinsaldò parecchio. In quel periodo mi ero innamorato di Letizia una bruna con gli occhi azzurri, che non mi corrispondeva affatto, ed ora per me Lucia rappresentava una specie di palestra amorosa dove dovevo accrescere la mia esperienza. Incominciai a farle la corte, a sussurrarle paroline, a farle sguardi languidi, e lei mi ricambiava con segni d adesione. Al mare ci sfioravamo appena per non dare nell’ occhio a Teresa che avrebbe potuto vederci e scoprirci. Poi negli incontri pomeridiani sul solito muretto ci scambiavamo messaggini amorosi scambiandoci delle riviste. Pian piano cominciavamo così a prenderci l’ un dell’ altra.

La sera andavo a prendere le buste di latte e le andavo a comprare ad un bar che stava distante più di un chilometro e le chiedevo di accompagnarmi e li arrivati, di fronte al bar c’ era un giardinetto con delle panchine dove ci sedevamo e parlavamo di tanti argomenti. Poi tornavamo ciascuna a casa sua. Verso il pomeriggio inoltrato ci sedevamo insieme sul solito muretto dove di fronte c’ era un appartamento a piano terra abitato da un inquilina con una finestra con le imposte sempre chiuse ma non completamente . Incominciai a parlarle del sentimento e della attrazione che provavo per lei, ma lei non mi rispondeva mostrando però di accettare il mio interesse. Il giorno successivo ci risedevamo sullo stesso muretto e riprendevamo i soliti discorsi senza accorgerci ne pensare che la signora del piano terra che ci spiava dalle fessure delle imposte semichiuse era amica della cognata. Dopo una mezz’ ora la accompagnai all’ interno del portoncino della palazzina e le diedi come mio piccolo regalo un portafogli nuovo di pelle e lei mi ricambiò subito con una spilla d’ argento che portava nei capelli infilata nello scignon. Avrei voluta stringerla a me e darle un bacio ma ne io ne lei avevamo il coraggio di farlo, forse presi da insopprimibili sensi di colpa. Il giorno dopo ancora alle sei del pomeriggio facemmo insieme la solita passeggiata per andare a prendere il latte (ed in quel periodo Gianni Morandi cantava la omonima canzone) ci fermammo sulla solita panchina e dopo quasi una mezz’ ora, sopraggiunse la cognata che ci aveva seguiti perché informata dall’ amica al pianterreno, dicendo che anche lei aveva voluto farsi una passeggiata e aveva voluto raggiungerci. Io avevo già dato a luglio gli esami di maturità ed ero stato rimandato a settembre per riparare in due materie, latino ed italiano perché i professori della commissione erano stati molto severi. Comunque nelle altre materie avevo avuto dei buoni voti cioè cinque sette per cui non mi preoccupavo più di tanto sicuro di potercela fare ad ottobre. Intanto vivevo questa avventura che non entrava nella normalità ed aveva il sapore del proibito. Per tutti e due era un bel gioco, lei pensando ad una avventura estiva insperata ed io a fare le mie prime esperienze con una donna sposata. Ciò che però mi meravigliava e che in fondo condannavo era che con lei non c’ era la sua piccola figlia che salutava solo per telefono. E poi con la cognata comunque andava a ballare di sera in un grande locale divertendosi insieme. Penso che la cognata già più grande di lei e non ancora fidanzata a 33 anni era un po’ gelosa di lei ed anche di questo rapporto di amicizia. Intanto ci era sempre più difficile incontrarci e stare insieme senza essere visti e controllati. Allora io decisi di vederci in posto lontano dalla città. Scelsi i Camaldoli dove non avremmo potuto incontrare nessuno che ci conoscesse. Prendemmo l’ autobus a fermate diverse ed arrivammo in posto pieno di verde ed isolato. Ci sedemmo su di un muretto. Io avrei voluto abbracciarla e baciarla ma non ne avevo il coraggio ed anche lei non mi dava adito a farlo. Quasi volevo che fosse lei a prendere l’ iniziativa. Così, dopo poco tempo cominciammo a fare la strada a ritroso ed un camionista che dal suo camion ci vedeva camminare vicini ed impacciati mi grido“ Chest’ t’ imbroglia “.cioè “ Questa ti imbroglia!”. Poco prima di arrivare alla fermata per prendere il pullman di ritorno lei mi disse con voce sommessa e senza guardarmi negli occhi: “ Antonio io vorrei un figlio da te.” Questa frase mi sconcertò, non sapevo se facesse sul serio o voleva prendermi in giro. Non le risposi e giunto l’ autobus vi salimmo ed era un po’ affollato ed io mi guardavo attorno per vedere se ci fosse qualcuno che mi conoscesse ed infatti vidi la mia proprietaria di casa che incominciava a guardarci vedendoci insieme. Il destino mi era contro, questa segreta relazione cominciava a non essere più tale. Per una settimana comunque continuammo a vederci giù alla palazzina ed a scambiarci occhiate languide e bigliettini amorosi.

Ma tutto ciò cominciava a non piacermi più, perché cominciavo in fondo a non avere stima di lei e continuavo comunque a stare al gioco. La mattina dopo il marito ritornò da Milano già informato dalla sorella. Me lo trovai improvvisamente di fronte mentre tornavo dal professore con il quale facevo la ripetizione di latino per riparare a settembre. Mi diede un improvviso ceffone senza profferire parola e se ne andò. Tornai a casa agitato, e mia madre vedendomi con la faccia gonfia volle sapere cosa fosse successo. Le raccontai tutto. I giorni successivi il marito voleva ancora incontrarmi per continuare la sua offensiva. Allora con mia madre andai a sporgere denunzia ai carabinieri. Lui si spaventò, perché poteva essere soggetto ad un’ azione penale e temeva per il suo posto di impiegato pubblico. Se ne tornò a Milano con la moglie. Teresa un giorno mentre io stavo camminando per strada mi si avvicinò chiedendomi cosa ci fosse stato realmente tra me e sua cognata ed io le risposi che non c’ era stato perfettamente nulla e cioè la verità. Poi venne a casa mia e parlò con mia madre per chiedere conferma della mia affermazione e mia madre le rese la spilla da capelli che Lucia mi aveva regalato e lei mi restituì il portafoglio che a mia volta avevo regalato alla cognata. E tutto finì così. A Settembre superai gli esami di maturità classica mentre non avevo superato quelli di maturità nei rapporti con l’ altro sesso. Mi domandavo come lei avesse potuto chiedermi di volere un figlio cioè un rapporto sessuale senza avermi dato nemmeno un bacio. Io invece volevo proprio quei rapporti preliminari che sono fondamentali per provare il vero amore. Mi ero completamente sbagliato. L’ estate successiva invece incontrai mia moglie, con lei sono stato fidanzato per sei anni ed insieme abbiamo fatto quelle giuste esperienze che ci hanno portato a quel matrimonio che ad oggi ha compiuto 44 anni e che con i sei anni di fidanzamento fanno cinquant’ anni di una vita trascorsa felicemente insieme.


Antonio Guarracino 29/04/2014 19:16 1 861

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Nota dell'autore:
«Questo racconto è il mio primo tentativo d’approccio ad un genere, la narrativa, che data la mia propensione alla sintesi degli avvenimenti, non mi è tanto congeniale come la poesia. Esso parla di un’esperienza amorosa negativa fatta in giovane età ma che mi è servita per fare la giusta scelta nell’amore fondamentale della mia vita. Avrei potuto, volendo, farne un piccolo romanzo con molte più pagine, ma devo esercitarmi meglio nello stile e nella tecnica del genere narrativo.»

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«Gli esami non finiscono mai, ma quello del matrimonio è stato superato a pieni voti, da quello che ho letto»
vincenzo Patierno

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