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Non dobbiamo giudicare dalle apparenze

Sociale e Cronaca

In un angolo, all'entrata di un Super Market, Banga, come un soprammobile, se ne stava silenzioso dietro un arrangiato banchetto fatto con cassette vuote di frutta ormai gettate via. Vendeva piccoli oggetti come accendini, giocattolini luminosi, portafogli e stecche di incenso per profumare gli ambienti. Merce che naturalmente gli veniva prestata da un'altra persona che alla fine della giornata richiedeva la percentuale sulle eventuali vendite fatte. Certo non era molto l'incasso, ma con l'aiuto di alcuni clienti del posto che gli lasciavano a volte l'euro usato per prendere il carrello, oppure qualche cents, messo in mano così come elemosina, egli tirava inspiegabilmente avanti. Al pomeriggio silenziosamente, come era arrivato se ne andava via, tanto a nessuno importava più di tanto di lui. Anzi, molti clienti trovavano scandaloso che gli fosse permesso di stare li per ore a vendere quelle cose.< Che andasse a lavora altrove, usando le braccia, facendo quella fatica che credevano egli rifiutasse> pensavano in cuor loro. Tra i clienti di quel Market ce ne era uno al quale dava veramente fastidio quel longilineo negro dagli occhi umidi e dal sorriso bianco come neve. Ogni volta che entrava a fare spese, borbottando fra i denti, imprecava verso di lui. Banga sentiva e il suo cuore si riempiva di costernazione. Spesso le persone si credono autorizzate a giudicare con facilità e stoltezza gli altri, solo per il fatto di sentirsi superiori a loro. Certo il giovane venditore, si rendeva conto di essere uno straniero, con un colore di pelle che non semplificava il fatto che egli cercasse uno spazio di vita in un luogo dove privazioni e miserie apparivano minime. Era certo che se non fosse stato un negro, moltissime di quelle persone non si sarebbero scandalizzate della sua presenza davanti al negozio. Comunque egli sopportava tutto poichè a renderlo forte era la sua aspirazione che sperava di concretizzare il prima possibile. Banga, intanto, di fatica ne faceva molta, anche se nessuno poteva immaginarlo. Ogni pomeriggio fino a sera si recava all'Università a seguire i corsi di medicina per gli stranieri in possesso di modeste borse di studio elargite a ragazzi che nella loro terra d'origine si erano distinti per volontà e capacità intellettive. Studiava studiava, fino a tarda notte, in una angusta stanzetta che divideva con altri due compagni nella medesima situazione, per riuscire a pagare l'affitto, naturalmente al nero. Non sprecava il tempo che per lui era di vitale importanza, erano pochi i denari a sua disposizione e per sopravvivere cercava di arrotondare con le vendite davanti al magazzino. La sua famiglia, piuttosto povera, era rimasta a Diourbel, nel Senegal. Per lui aveva fatto grandi sacrifici riconoscendogli la sua enorme voglia di riscatto nella società.Una volta laureato sarebbe ritornato al suo paese d'origine, con l'intenzione di fare il medico in un ospedale .Quanto sciocca era la gente che vedendolo lì nell'angolo come un accattone pensava di lui come ad un giovane sfaccendato e inconcludente. Era giudicato solo dalle apparenze che per lui non erano favorevoli e ciò il giovane lo riteneva scorretto e non lo comprendeva. Occorre sapere che quell'ostile cliente del Market, a dir poco razzista nei riguardi di Banga, avesse un figlio, Giorgio, che frequentava l'Università.Non era proprio in regola con gli esami malgrado il padre lo incalzasse spesso nel metterci un po' più di volontà per finire in regola gli studi di medicina. Troppo circondato da amici che lo portavano a tralasciare lo studio in cambio di divertimenti e scorribande alla sera tra i bar e le discoteche. Ora accadde che Giorgio avesse più che mai bisogno di ripetizioni in anatomia, altrimenti rischiava di non superare nuovamente l'esame già andato male in precedenza. Con il consenso del padre ebbe un po' di danaro per pagarsi le ripetizioni, con il suggerimento di scegliersi un bravo insegnate. Parlando nei giorni successivi con gli amici, gli fu consigliato di contattare un giovane prossimo laureando nella sua stessa facoltà, molto bravo a detta di molti. Così fece e un pomeriggio di Gennaio entrò in una stanzetta di studio all'Università dove si era dato appuntamento con la persona che lo avrebbe aiutato .Seduto in attesa, accanto ad un lungo tavolo, stava un ragazzo negro, questi lo accolse con un sorriso gentile quasi timoroso, ma Giorgio invece rimase letteralmente di stucco.< Un negro>,pensò,< non posso farmi dare lezioni da uno di colore.> Anche Giorgio come il padre non li vedeva di buon occhio, era dell'avviso che tutti i negri dovessero essere mandati ai loro paesi d'Africa. La prima sua intenzione fu di girare i tacchi e andarsene, ma poi lo spirito maligno che gli riempiva il cuore lo fece desistere. Pensò che una lezione la potesse pure fare e poi, sai le risate che si sarebbe fatto con gli amici deridendo quello studente negro. Egli si presentò sommessamente e Giorgio scordò immediatamente il nome e preferì passare subito alla lezione. Ben presto però dovette ricredersi, il metodo di spiegazione che il ragazzo gli forniva era eccezzionale, chiaro ed esaustivo tanto che immediatamente s'accorse di capire cose che prima aveva completamente ignorate. Finita la lezione offrì con un gesto frettoloso al giovane i trenta euro per la lezione, ma questi ne prese solo dieci, spiegandogli che a lui bastavano e che era felice di poter aiutare un compagno in difficoltà.Nel tornare a casa, Giorgio si rodeva per l'invidia di come un individuo negro ne capisse più di lui, il suo malvolere verso quella razza lo indispettiva, ma decise che avrebbe continuato le lezioni senza raccontare niente a nessuno. Non passò molto tempo che Giorgio imparò sempre più nozioni utili per quell'esame che più tardi passò piuttosto bene, ricevendo molti complimenti. Intanto davanti al Market Banga imperterrito con il sole e con la pioggia, se ne stava fermo ad aspettare qualche misera vendità nell'indifferenza di sguardi o mugugni che lo ferivano continuamente..Poi arrivò la fine dell'anno universitario e Giorgio con suo padre furono invitati ad una festa di laurea del figlio di un loro amico .Quella mattina l'aula Magna era già occupata da un'altro universitario che in quel momento stava spiegando la sua tesi alla comissione giudicatrice e quindi occorreva aspettare nel grande atrio. Chiacchiere allegre presagivano momenti di festa d'un futuro immediato .Poi s'aprirono le porte, ragazzi festosi inneggiando lodi stavano circondando un giovane al quale gli era stato messo sulla testa la classica corona d'alloro del neolaureato, Lentamente uscivano spingendosi l'un l'altro e quando furono nell'atrio Giorgio e suo padre rimasero impressionati veramente. La persona inneggiata era Banga, il denigrato" vucumprà" del Market con l'espressione del volto di chi non si sarebbe aspettato ciò che stava ricevendo come riconoscimento, con addosso degli abiti migliori dei suoi soliti, prestatigli da amici. Tuttavia, scorse Giorgio e gli si avvicinò gentilmente augurandogli che quanto prima toccasse a lui di festeggiare il raggiungimento della laurea. L'atteggiamento del padre nel constatare la conoscenza del figlio con quel "Vucumprà"era di convinto disappunto e fastidio, quindi Giorgio accorgendosene pensò immediatamente di raccontare la verità, anche quella che riguardava la generosità di Banga nel accettare solo il minimo del denare ad ogni lezione, cosichè Giorgio se l'era tenuto per divertirsi con gli amici. Oltre che capace e intelligente s'era dimostrato generoso assai più di certe persone che si vantano di non essere di razza negra. .La sorte aveva dato un forte schiaffo ai loro radicati convincimenti, costringendoli forse ad un lento cambiamento di opinione nei confronti di coloro che possono apparire poco considerati. Non si dovrebbe mai lasciarsi trasportare da quel subdolo pensiero che spesso si insinua nella mente di coloro che, naturalmente sbagliando, si sentono superiori per razza o possibilità economiche. Il tono della pelle non dovrebbe creare nessuna differenza, in fondo dentro noi siamo tutti uguali. Importanti sono i sentimenti che albergano in un essere umano, indifferentemente dalle sfumature della pelle o dell'aspetto. Lo sappiamo tutti che purtroppo nell'anima di certi esseri umani si annida la cattiveria e la crudeltà, ma questo non potrà mai assolvere chi giudica solo dalle apparenze. Occorre ricordarsi sempre che le diversità sono un dono di Dio e che l'esistenza di ognuno di noi trova un buon senso se almeno una volta nella vita riusciamo a prenderci cura del nostro prossimo più bisognoso soltanto per il fatto di sentirci fratelli su questa terra, sulla quale siamo tutti ospiti per un determinato tempo. Cerchiamo di conoscere prima di giudicare!








rita iacobone 18/01/2015 16:02 1 413

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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«"siamo"nell'era dell'apparire. ciņ che conta veramente, il bagaglio culturale, il successo che č evidente dai nostri abiti dalla macchina eccetera o dalla nostra alterigia rimangono nascosti ai pił ai quali fra l'altro, di noi di come siamo veramente, non gliene importa... purtroppo
essere non apparire ma tanto...č uguale.»
Pino Pennisi Boccaccino

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La Morte beffarda (26/10/2013)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
Stagioni fantasia e un po’ di veritą (04/10/2017)

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