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L'imprevisto

Sociale e Cronaca

Conducente auto –

Maledetta fretta, devo accompagnare Matteo a scuola, poi, verso le dieci, c’è Martina per la visita dal dentista, devo passare in farmacia e poi… ancora, al supermercato per comprare il latte a Dario… non ce la faccio più. Non so più dove sbattere la testa. Ed ecco che cominciano a litigare: Matteo, Martina la smettete di litigare:

” E’ stata lei mamma! E’ stato lui ad iniziare!”

E’ la solita storia, ogni mattina litigano per delle sciocchezze e meno male che Dario dorme e non si accorge di niente. Ancora? Ma quando la finite? Non riesco a guidare se fate tutto questo baccano, fermi, restate seduti, è pericoloso stare in piedi in auto.

“ Mamma, mamma, Martina mi ha rubato la gomma. Non è vero è la mia!”

Adesso o la finite o vi lascio qui. Ma guarda che traffico questa mattina, e quello che attraversa la strada leggendo il giornale, siamo proprio diventati matti. E tutti questi motorini che ti sfrecciano accanto e ti sorpassano pure a destra.

Ecco, adesso ci mancava pure il cellulare, ma chi è questo rompi… mi devo accostare per poter rispondere, bambini fatemi sentire chi è! Oddio! E questo da dove sbuca, Matteo, Martina seduti! Che botto, vi siete fatti male? Tutto a posto? Scendo con il cuore in gola, il ragazzo è lì per terra sotto lo scooter, gli chiedo: ti sei fatto male? Ma come ti è saltato in mente di sorpassarmi a destra? Ti rendi conto che ci potevamo ammazzare tutti? Quanti anni hai? Ma sei proprio un bambino! Lo sanno i tuoi genitori che stai guidando senza il patentino?

Mi guarda scioccato, lo aiuto a rialzarsi e vedo che è sconvolto per l’ incidente. Avrà si e no dodici anni. Gli offro un passaggio per portarlo a casa. Bambini fate posto che accompagniamo… farfuglia: ” Mi chiamo Luca” e aggiunge: ” Signora vi prego non mi portate a casa, mio padre mi ucciderà!” Una bella sgridata te la meriteresti, non credi? Ma non ti preoccupare ci sarò io con te! lui mi indica la via, e mi avvio verso la sua abitazione. Adesso il mio cervello è in tilt e tutte le cose che avrei dovuto fare?

Nella vita non si è mai sicuri di niente, non si sa mai cosa ti può capitare… e poi chi lo sente ad Ernesto, l’ auto nuova, ancora da pagare, e con questa vistosa ammaccatura! Lui fa presto a parlare, ma non sa tutti i problemi che devo affrontare ogni mattina, lo stress per organizzarmi a fare tutto.

Pazienza, vuole o non vuole se ne farà una ragione. Ecco, siamo arrivati, è quella casa tua?

” Si signora.” I tuoi sono in casa? In quel momento esce dall'abitazione un uomo, dovrebbe essere il padre, certo che è proprio un bel tipo, in canottiera, la barba incolta e la birra in mano di prima mattina.

Mi avvicino:” Senta, mi scusi, ho accompagnato Luca a casa, ha avuto un incidente, ma lei lo sa che non può ancora guidare alla sua età?” Mi guarda minaccioso: ” Ma che cavolo vuole? Si faccia gli affari suoi, quanto a te faremo i conti dopo, sto disgraziato, ti ammazzo!”

Lo lasci stare, è lei un energumeno senza cervello, dovrebbe essere punito lei!

” Vattene via gallina spelacchiata se no…”

Non mi lascio intimorire e attacco: se no cosa? Adesso chiamo i carabinieri, cosa che non ho fatto prima. Il ragazzino mi supplica. ” Signora la prego non mi lasci a casa, lei non lo conosce…”

Il padre urla: ” Entra in casa bastardo, che ti faccio vedere le stelle.!” Mi metto ad urlare anch'io: Luca entra in macchina… ma guarda cosa mi doveva capitare, anche Diego si è svegliato e si è messo a piangere disperatamente, lo tranquillizzo. Buono amore che adesso ti do il latte!

Intanto Luca mi chiede se lo posso accompagnare dai nonni, che abitano poco distante, accetto cercando di calmarlo un po’. Diego continua a strillare e chiedo a Martina di dargli il ciuccio.

lei mi risponde: “ Mamma, ma ci porti a scuola?”

Oggi si fa vacanza! Nel frattempo siamo arrivati dai nonni di Luca e scendendo mi dice: ” Grazie Signora!”

Mi domando tra me: povero bimbo, come si dovrà sentire solo. E poi guardo rassegnata i miei figli dicendo: oggi sarà un giorno da dimenticare, andiamo bimbi si torna casa!

Conducente motorino -

Questa volta me ne scappo sul serio, non ce la faccio più a stare con quella specie di papà, quello è un animale, questa volta ha esagerato, picchiarmi tutti i santi giorni senza motivo, ubriaco dalla mattina alla sera… quanto mi manca la mia mamma!

L’ ha fatta morire di dispiacere e dalle botte che gli dava. Non voglio piangere, non devo piangere, devo farmi forza. Ho rubato il suo scooter e vado via in un posto lontano, dove non mi troverà mai più. Ho appena compiuto tredici anni, non sono più un bambino.

Accidenti, i Carabinieri! Speriamo che non mi fermano, sono senza patente e senza casco, devo cambiare strada, altrimenti sono fritto! Adesso cerco di svoltare senza che se ne accorgono. C’è l’ ho fatta, che fortuna. Imbocco l’ incrocio di via San Francesco, ma guarda che caos, oh mamma… e sta macchina da dove arriva? Accidenti! (improvvisamente l’ urto).

Mi sento male che botta, vediamo se riesco ad alzarmi, sono intero per fortuna, ma lo scooter è distrutto e adesso come farò ad andarmene? Ci mancava solo il pianto di questi mocciosi. Mi dispiace signora, ma non l’ ho proprio vista… e questa che fa adesso? Mi fa anche la predica, bastano già le discussioni con il “ mio caro papà”.

Si lo so che non ho ancora l’ età per guidare lo scooter, ma questa, cosa ne sa della mia vita? Ora mi vuole fare da mamma, io l’ avevo una mamma, ma è morta, non c’è più, maledette lacrime che mi scendono da sole, sono proprio un bambino. Questa mi vuole portare a casa, non posso, quello mi ammazza. E lo scooter dove lascio?

Ora non parte più, s’è rotto anche il serbatoio della benzina. Se mi aiutano lo sposto sul ciglio della strada così poi vengo a riprenderlo. Comunque la signora è gentile, mi riaccompagna a casa forse con lei mio padre farà meno storie.

Come sono fortunati i suoi figli, amati e coccolati, cosa che io non sono. Nemmeno una carezza, né una parola dolce.

Siamo arrivati a casa, eccolo lì, già ubriaco con la bottiglia in mano e gli occhi inviperiti. Non so se la signora riuscirà a cavarsela contro la prepotenza di quell'essere.

Ma questa volta non mi riempirà di botte come le altre volte, non entrerò in casa da solo con lui.

Meno male che questa signora ha capito tutto. Si, mi porti via dai nonni che a casa non tornerò mai più.

Il passante -

Questa mattina non fa molto freddo e per arrivare al lavoro, ne approfitto per fare una bella passeggiata. Il tragitto non è molto lungo ma devo percorrere due strade molto trafficate, soprattutto all'ora di punta. Mi soffermo a guardare le vetrine e gli ultimi arrivi, c’è un completino bello del mio colore preferito, blu elettrico, devo passare con più calma per provarlo, anche se penso che poi non lo farò mai.

Non so perché ma è un periodo che non mi va di fare niente, sono apatica e svogliata sarà perché da poco sono rimasta sola, i figli ormai grandi sono all'università, mio marito è deceduto da qualche anno e la mia casa è così vuota e grande per me.

Mi fermo all'incrocio per attraversare la strada, ma che diavolo succede? Oddio un incidente, è un ragazzo con il motorino, per giunta è senza casco, questi giovani sono così spericolati e si sentono onnipotenti. Il proprietario dell’ altra auto è una mamma e ci sono anche i suoi bambini. Speriamo che non si siano fatti male, piangono disperati dallo spavento, povera donna, ci mancava proprio questo… è sconvolta.

Ma quello è proprio un ragazzino, anzi un bambino, doveva essere proprio distratto per non aver visto che sopraggiungeva la vettura. La signora è preoccupata nel vederlo così piccolo e spaventato e si offre di accompagnarlo a casa. Meno male che ancora si trovano persone generose ed altruiste in questo pazzo mondo.

Ma avvicinandomi riconosco il ragazzino, è mio nipote, il figlio di mia sorella Maria, morta qualche tempo fa. Mi sale un groppo in gola, non lo vedevo da anni, da quando il mascalzone del padre ci ha proibito di vederlo.

La macchina riparte ed io faccio in tempo a dirgli ciao. Ho deciso questa volta non mi impedirà di incontrarlo, anzi farò di tutto per riconquistare l’ affetto di mio nipote e dargli l’ amore che sicuramente gli è mancato in questi anni.

Mi sorprendo ad asciugarmi una lacrima e il vento scompigliandomi i capelli sembra sussurrare che questo incontro è stato un segno del destino e quel ragazzino sarà la mia nuova ragione di vita.


Anna Rossi 05/06/2015 06:13 595

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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