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Mollica

Ragazzi


Martina era di molto, ma di molto arrabbiata questa storia che i gatti non possono entrare in un ospedale è davvero una cosa molto, molto supersbaglatissima . Poi Mollica mica è un gatto come tutti gli altri gatti, Mollica è unico, lui è molto puffitoso, morbido ed è furbissimo. Come fu e come non fu, Mollica finì dentro lo zainetto di Martina.

Ora Mollica non era un gatto bianco come il nome potrebbe far pensare, ma un micino di pochi giorni nero come la notte ed essendo piccolo, spesso miagolava per farsi ascoltare.

Martina sapeva che non sarebbe rimasta un giorno o due in ospedale e anche se suo padre le aveva detto “ poco tempo” aveva letto negli occhi del padre che era una bugia.
Il suo papà si occupava di lei da alcuni anni, la mamma era andata via per un grande amore, peccato che il grande amore della mamma non era in Italia e così aveva fatto una scelta.
Si Martina aveva 12 anni ed era meglio se le scuole le finiva qui, poi sarebbe potuta andare in quel posto con un nome impronunciabile in Sud Africa.

Si, internet le permetteva di parlare con sua madre quando voleva e suo padre le aveva regalato un Tablet per farlo, ma di certo non era la stessa cosa e alle volte, alle volte Martina non aveva nemmeno voglia di sentirla.

Ora però aveva un altro problema, quello di fare in modo che Mollica non si facesse scoprire subito.
Parlava molto con il suo gatto, più di quanto pensasse allo studio, più di quanto parlasse con suo padre e tanto quasi quanto parlava con Jolanda, la sua grande amica del cuore perennemente innamorata di qualcuno.
Martina la prendeva in giro per questo, anche perché gli amori di Jolanda erano amori impossibili per personaggi televisivi, mai parlava di compagni di classe, solo di cantanti, attori o rapper.

Nascose bene Mollica e gli spiegò fare il bravo o chi sa che fine gli facevano fare, mentì, cosa che a volte le riusciva bene, soprattutto con i professori, meno con suo padre.
Mentì per convincere il gattino gli disse che in ospedale se scoprono un gatto lo cucinano nel brodo, con tante carote e pure le cipolle.
Quella delle cipolle era la cosa che più avrebbe fatto impaurire Mollica, odiava le cipolle, le carote no.
Il gattino annuì con la testa, le leccò la faccina e si mise buono, buono dentro la sacca che portava.

Le diedero un lettino accanto a una bambina più piccola di lei, la bambina stava dormendo con una flebo attaccata, bambina perché al massimo aveva 11 anni quella.
La mamma la salutò con un sorriso, facendo segno che non poteva parlare per non svegliare la figlia.
Una bambina con i capelli lunghi e biondi.
Martina salutò suo padre che doveva urgentemente tornare nello studio di avvocato per qualcosa che non le aveva detto, notò l’ occhiata che diede alla mamma della sua coabitante e la cosa la infastidì alquanto, era molto gelosa di suo padre.

Senza farsi vedere da nessuno prese Mollica e la mise accanto a se sotto il lenzuolo, per fortuna in quel momento la gattina stava dormendo e a differenza del suo papà, non russava per fortuna.

Entrò l’ infermiera, un donnone grande e grosso che senza degnarla di uno sguardo, mise qualcosa ai piedi del suo letto e si diresse alla flebo della bimba bionda, regolando le goccioline.
Poi… starnutì, starnutì così forte da svegliare la bambina accanto.
“ Accidenti, etchu! Un raffreddore allergico. Uhm bimba ma possiedi un gatto in casa? Etchu!!! Sono allergica al pelo dei gatti e magari hai qualche pelo addosso, sarà meglio che ti fai la doccià nel bagno o ti cambi etchu.”
“ Veramente si signora, si vede che qualche pelo di gatto mi è rimasto attaccato sulla maglia. Sa ho un gatto bellissimo che…”
“ Non parlarmi del tuo gatto bambina, io non li sopporto i gatti. A dopo. “
L’ infermiera uscì starnutendo mentre la bambina bionda accanto a lei esplose in una fragorosa risata, che sino a quel momento aveva contenuto.
“ Ciao, io sono Francesca, quella è l’ infermiera Tania, la più antipatica che poteva capitarci.”
“ Ciao. Sono Martina.”
A quel punto la mamma intervenne.
“ Martina debbo assentarmi per un’ oretta, ora che Francesca ha una compagna di stanza che si può muovere, sto più tranquilla. Se c’è qualcosa chiama pure l’ infermiera, Tania sembra antipatica ma è brava e Martina non può muoversi per ora.”

“ Va bene signora non c’è problema.”

Appena uscita la mamma di Francesca, Martina tirò un sospiro di sollievo.
Poi, rivoltasi alla sua amica disse.
“ Senti, debbo svelarti un segreto, ma promettimi che mantieni il segreto dovesse spuntarti un brufolo puzzolente sul naso se non lo fai.”
La biondina fece subito di si con la testa e poi… poi spalancò la bocca quando Martina cacciò fuori da sotto le coperte Mollica, che nel frattempo si era stufato di stare sotto.

“ Ma è bellissimo. Me lo dai per favore? Voglio accarezzarlo.”


Mollica ormai aveva imparato come stare al mondo, bastava non farsi vedere dall’ infermiera e dagli altri dottori, leccare il viso di Martina quando doveva fare i suoi bisognini e la bambina la portava in bagno ed evitare comunque di farsi notare.
Ora si sa che i gatti hanno bisogno ogni tanto di sgranchirsi le gambe e un giro per il corridoio ogni tanto, la notte o fuori orari di visite se lo poteva permettere.
C’ era poi il reparto dove c’ erano i neonati che più le piaceva visitare, quell’ odore buono di latte e c’ erano anche dei biberon a cui era riuscita a rubare qualche goccia di latte.
Ma, c’è sempre un giorno in cui le cose possono andare storte e così mentre leccava il biberon sul tavolino ecco che entra Jolanda, l’ infermiera allergica al pelo di gatto.
Etchu, starnutisce il donnone e si guarda attorno.
Si sa i gatti sono bravi a nascondersi, ma le code, le code purtroppo alle volte possono tradire.
“ Un gatto?” Urlò infermiera e subito iniziò uno di quegli inseguimenti che avrebbero fatto la storia di quell’ ospedale.
Jolanda che correva e Mollica che cercava di seminarla, andando nei punti più bui ed evitando di tornare subito dalla sua padrona.
Poi, non riuscendo a saltare subito nel letto della sua padrona saltò nel letto di Francesca, che subito la fece nascondere sotto le coperte.

Jolanda si precipitò anche in quella stanza dopo aver cercato ovunque, ma non osò accendere la luce grande per non svegliare le bambine.
Si guardò attorno, ma Mollica stava buona, buona quasi senza respirare.
Jolanda uscì imprecando tra se e se “ ti troverò brutto gattaccio e ti faccio vedere che fine ti aspetta.

Il giorno dopo in ospedale non si parlava d’ altro, un gatto in ospedale non era ammissibile, nessun animale poteva stare dentro un ospedale, soprattutto vicino a dove erano dei neonati.
Lo dicevano anche gli operai che stavano riparando gli impianti idrici e che avevano poggiato un tubo che andava dalla finestra sino al prato.
Un lavoro lungo in quell’ estate calda, un lavoro da sbrigare prima che arrivassero le piogge.
Il prato di fronte l’ ospedale era pieno di erbacce e così Jolanda si era convinta che il gatto doveva essere tornato nel prato.

Il papà di Martina era sempre più gentile con la mamma di Francesca, tra quei due stava per succedere qualcosa, Martina era tanto gelosa della cosa, una mamma le bastava anche se non era con lei sua mamma, ma aveva promesso che se si operava sarebbe venuta, un bel viaggio dall’ Africa sino all’ ospedale.

I grandi sono proprio strani, non ci pensano ai bambini? Uffi non potevano continuare a restare insieme il suo papà e la sua mamma?
Anche se con tutti quei litigi, non poteva sopportare quando litigavano.
Si era quasi convinta che la malattia gli era venuta per il dispiacere, ma di questa cosa non ne aveva parlato con nessuno.

Era una domenica di quelle super calde e Mollica era molto nervosa, si agitava e Martina faceva fatica a farla stare ferma.
A un certo punto, Mollica drizzò le orecchie, sollevò la schiena come se dovesse combattere e con un balzo saltò fuori dal letto.
Martina provò a inseguirla ma non voleva urlare, fatto sta che quella stupida gatta si fece vedere anche dall’ infermiera che esclamò: “ ah ecco di chi era questo gatto pestifero, ma ora ti prendo e con te bambina facciamo i conti dopo.”

Mollica non si fermava, sembrava non curarsi di loro e puntò dritta nel reparto di neonatologia saltò sul mobile vicino alle culle e…
L’ infermiera era stravolta, accorsero anche gli altri medici e le infermiere, qualcuna urlava, una mamma stava correndo anche lei.
Tutti pensavano che quel gatto, preso dalla follia stesse per fare del male a qualche neonato, ma…
Prima che potessero prenderla Mollica uscì dalla porta con qualcosa in bocca.
Qualcosa che si muoveva.
Un dottore, il dottor “ sonoilbellodell’ ospedale” esclamò: ma ha un serpente in bocca.
Una infermiera disse: una vipera.
Deve essere entrata salendo sul tubo appoggiato alla finestra, disse un’ altra infermiera.

Insomma, tutto è bene quel che finisce bene.
Mollica divenne l’ eroina dell’ ospedale e tutti ad applaudirla persino Jolanda tra uno starnuto e un altro le fece i complimenti.
Si, Mollica comunque non potette stare in ospedale, ma per fortuna Martina non dovette più operarsi e … e si, proprio così, la mamma di Francesca e il papà di Martina si misero insieme.
Francesca non uscì dall’ ospedale, non allora, ma questa è un’ altra storia.

Hariseldom 30/06/2016 18:51 304

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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