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Il dono della montagna

Amore

Con il naso incollato al vetro, guardava fuori, era una giornata lattiginosa, acqua mista a neve e che da parecchie ore scendeva incessantemente. La notte era trascorsa con tuoni e lampi ed il cielo che di continuo veniva squarciato dalle frecce luminose dei fulmini, le metteva ansia e paura, anzi, terrore vero e proprio. Preoccupata, osservava la montagna alle sue spalle e si domandava: quanto tempo avrebbe retto alla furia del tempo, che si era abbattuto con violenza ininterrotta da quarantotto ore?

Questo era ciò che pensava Luna, sorseggiando una tazza di the bollente. Quella notte aveva dormito poco e male, e non solo per il temporale, in realtà avvertiva una strana angoscia salirle dalla bocca dello stomaco, come se dovesse capitarle qualcosa di terribile. Tutto ciò era molto strano, generalmente non era una persona ansiosa e né tantomeno si spaventava per così poco.

Da quando improvvisamente era morto il marito Enzo, viveva da sola. Non avevano avuto figli e questo era stato un loro grande rimpianto, ma poiché si erano amati in modo assoluto, quel vuoto, in qualche modo era stato colmato. Per di più avendo gli stessi interessi e passioni, non avevano avuto modo di annoiarsi. Se a tutto ciò, per entrambi si aggiungeva anche un lavoro soddisfacente e una vita agiata e piena di amici, il loro matrimonio si poteva considerare sereno e appagante. In seguito, presero la decisione che avrebbe cambiato per sempre la loro vita, lasciarono la città per vivere ai piedi di quella grande montagna. Entrambi erano amanti della natura e delle lunghe passeggiate fra i boschi e non vedevano l’ ora di coronare il loro sogno, cioè quello di vivere a stretto contatto con i monti.

Poi quella inattesa e definitiva partenza di Enzo, che aveva lasciato nella moglie, un vuoto incolmabile. Dopo quasi vent’ anni di matrimonio, se ne era andato per sempre una notte nel sonno… ma nonostante fosse rimasta sola, Luna non aveva voluto lasciare quel posto. E quando gli amici la esortavano di abbandonare la montagna, lei scocciata rispondeva: ” Ragazzi, tranquilli di qua non mi muovo, so che vi sembro sola, ma non è così, sento che lui è qui con me in ogni istante.”

Dopo questa risposta e vedendo la testardaggine di Luna, ritennero inutile insistere, e non ripresero mai più l’ argomento. Lei era una persona speciale, di quelle che nella vita se ne incontrano poche. Era una guerriera, di fronte alle difficoltà combatteva senza risparmiarsi e vivere in quel posto sperduto non le faceva paura, almeno fino a quel momento.

Finì di bere il suo the e nonostante quel brutto tempo, decise che avrebbe fatto la solita camminata. Per ripararsi dalla pioggia indossò un keeway, e determinata a non rinunciare alla sua quotidiana scarpinata, uscì di casa. Una sferzata di vento la colpì al viso e l’ odore pungente di pini silvestri, la investì con tutta la sua fragranza. Respirò a pieni polmoni e si avviò lungo il sentiero che portava ad una piccola baita. Intanto la neve aveva preso il posto della pioggia ed i fiocchi iniziarono a coprire gli abeti ed i grossi aceri.

Passeggiare le ricordava il marito ed il suo sacco pieno di provviste che durante le loro passeggiate, portava sempre dietro, lui era un uomo molto previdente ed attento ad ogni possibile eventualità che potesse capitare. Al contrario di lei che usciva sempre senza portare nulla con sé. Questo le venne in mente, mentre la nevicata si faceva sempre più copiosa, tant’è che decise che non era proprio il caso di allontanarsi troppo da casa. Ritornò indietro, conosceva quel posto come le sue tasche, eppure quel giorno faceva fatica ad orientarsi, la neve aveva coperto il sentiero e lei si stava avventurando al di fuori della stradina, improvvisamente inciampò in qualcosa, il dolore fu terribile, urlò a squarciagola.

Aveva il piede stritolato in una maledetta trappola per animali. La ferita sanguinava abbondantemente ed ad un tratto tutto divenne nero… Riprese i sensi che era già buio. Era intorpidita dal gelo, che incominciava ad impossessarsi del suo corpo. D’ intorno c’ era solo silenzio e aveva smesso di nevicare. Cercò di liberarsi ma la stretta era così forte da impedirle qualsiasi movimento, anzi più si muoveva e più la ferita si allargava. Si ricordò con sollievo di avere il cellulare in tasca, almeno quello l’ aveva portato con sé. Così, con la mano quasi paralizzata dal dolore, riuscì a trovarlo. Tentò di fare il 118 ma non c’ era campo, inutilmente riprovò più volte ma, alla fine rinunciò. Il sonno improvvisamente la sorprese e declinò il capo…

Strano forse stava sognando ma sentiva qualcuno che la stava liberando dalla trappola e la sollevava fra le braccia, poi riperse i sensi. Non sapeva quanto tempo fosse passato e dove si trovasse, un caldo tepore l’ avvolgeva e sentiva il fuoco scoppiettare. Aprì gli occhi, un uomo le dava le spalle mentre continuava ad alimentare il camino. Adesso riconosceva quel posto, c’ era stata tempo fa con il marito, era un rifugio di cacciatori. L’ uomo accorgendosi che si era svegliata, si voltò dicendole: ” Le sembra giudizioso avventurarsi nel bosco con questo tempo? Per fortuna sono passato, se no a quest’ ora sarebbe diventata cibo per i cinghiali”.

Luna si spostò, ma anche un solo piccolo gesto le procurava dolore al piede, che era stato medicato e fasciato dall’ uomo. Furiosa, gli si rivolse contro: ” E’ stato lei a mettere quella trappola, lo sa che è illegale?”

Lui, gli rispose: ” Forse è meglio che mi presenti, sono Marco Bianchi, una guardia forestale e lei se non sbaglio abita in quella casa sotto la montagna?”

Luna sospettosa gli chiese:” Come fa a saperlo?”

Con tono infastidito dalla diffidenza della donna rispose: “ Le ho già detto che il mio lavoro è sorvegliare il bosco, adesso mi vuol dire il suo nome o la chiamo signora x?“

Replicò: “ Mi chiamo Luna e adesso mi può riportare a casa?” Marco gli disse che lo avrebbe fatto appena le condizioni climatiche l’ avrebbero consentito. Strano, pensò Luna, che non l’ avesse mai incontrato, infatti, le persone che abitualmente biascicavano nei dintorni le conosceva tutte, ma quell’ uomo dall’ aspetto duro e nello stesso tempo dai modi gentili, non ricordava averlo incontrato. Marco le preparò una tazza di latte caldo, consigliandole di dormire ed aggiungendo che l’ indomani avrebbero trovato una soluzione. Poi dopo aver messo altra legna al fuoco, si sistemò in un sacco a pelo.

Lei non riusciva ad addormentarsi, la vicinanza di Marco la metteva a disagio, oramai erano tre anni che dormiva da sola e sentire accanto a sé un altro respiro, le provocava inquietudine. Inoltre, dalle fessure della baita si infilava un vento polare, che raggelava la stanza e la coperta non era sufficiente per riscaldarla, né tanto meno lo era il camino. Sentiva così tanto freddo che iniziò a tremare. Marco se ne accorse e le si avvicinò chiedendole se stesse male.

Luna battendo i denti rispose: ” Ho tanto freddo che mi impedisce di dormire”. Lui le chiese se si poteva sdraiare al suo fianco, Luna stava così male che non le importava che uno sconosciuto l’ abbracciasse, aveva solo bisogno di essere riscaldata. Marco l’ abbracciò teneramente e con il calore del suo corpo, finalmente smise di tremare e si addormentò. La mattina seguente fu svegliata dall’ intenso aroma di caffè. La ferita le faceva meno male, pensò di alzarsi ma appena poggiò il piede a terra, una violenta fitta la fece desistere dal riprovarci. Marco le consigliò di stare coricata per evitare che il taglio si riaprisse e le chiese come stesse. Lei lo guardò e rimase incantata, le apparvero gli occhi verdi e più belli che avesse mai visto.

La notte precedente non si era accorta della loro bellezza: “ Sto meglio, grazie.”

Abbassò lo sguardo per evitare di incontrare il suo, che l’ aveva letteralmente stregata. Il cuore le balzò in petto, e si diede della stupida, si stava comportando come una ragazzina, ma la vicinanza di Marco le aveva fatto provare delle emozioni che pensava fossero scomparse per sempre e ripensando al marito Enzo, un sottile senso di colpa si fece strada nella sua mente. Nel frattempo lui uscì fuori a prendere altra legna ed una folata di vento spruzzò la neve dappertutto, questo non faceva presagire nulla di buono.

Infatti aveva ripreso a nevicare e la bufera non accennava ad attenuarsi. Al contrario, Luna, vedendo ciò che succedeva fuori, fu presa dal panico, c’ era già oltre 1 metro e mezzo di neve. Impossibile mettersi in cammino, né tantomeno decidere di usare il fuori strada di Marco, che era seppellito da tutta quella coltre bianca. Luna sempre più preoccupata gli chiese come avrebbero fatto a rientrare e lui le confermò le sue apprensioni, il tempo era peggiorato e per di più le strade erano completamente inagibili. Inoltre, pensare di mettersi in viaggio nelle sue condizioni, non era sensato, in aggiunta avrebbero corso il rischio di fare qualche brutto incontro… i cacciatori di frode erano soliti agire indisturbati proprio con quel tempo, in quanto era meno probabile che venissero scoperti.

Non restava che attendere e sperare che le condizioni del tempo migliorassero. Di contro, avevano provviste per un bel po’ di giorni, lui era solito fare scorta di viveri, quando saliva su in montagna, anche prevedendo di restarci qualche giorno e poi il piede di Luna era meno grave di quello che pensava, la ferita aveva smesso di sanguinare e si stava lentamente rimarginando. Ma quella situazione lo indisponeva, praticamente era intrappolato con quella sconosciuta, che gli appariva così caparbia e indisponente, questo pensava mentre l’ osservava bere il suo caffè bollente. Credeva che tutto le fosse dovuto o almeno questa era stata la sua prima impressione nel vederla. D’ altro canto, Luna anche se sentiva una certa attrazione per Marco, le sembrava troppo pieno di sé, una di quelle persone che credono che tutto quello che pensano sia Vangelo.

Marco aveva chiuso con le donne dal momento in cui la moglie Perla era fuggita con un altro. In seguito era caduto in una forte depressione e quando finalmente ne era uscito, aveva giurato a se stesso che mai e poi mai più innamorato, per lui il genere femminile era un capitolo chiuso.

Luna non gli interessava come donna ma solo come una persona in difficoltà. Certamente non sarebbe stato facile convivere con qualcuno appena conosciuto ed in poco spazio. Le ore non passavano mai, senza televisione ed isolati dal mondo. Due perfetti sconosciuti costretti a stare sotto lo stesso tetto e per di più molto diffidenti fra loro. Luna non sapeva come trascorrere il tempo, anche perché Marco era taciturno, immerso nei suoi pensieri e non la considerava. Poi notò che in un angolo della stanza c’ erano dei libri, dimenticati chissà da chi e chiese a Marco se poteva guardarli. Così leggendo, non pensava a quella grottesca situazione. Trascorsero un’ altra notte nella baita e con, o stesso freddo insopportabile e nonostante quello che pensavano uno dell’ altro, per riscaldarsi furono costretti a dormire insieme.

Ma al contrario della notte precedente, non riuscirono a chiudere occhio. Un mondo di pensieri, di sensazioni e di forti emozioni li aveva travolti inaspettatamente. Fu una notte insonne e imbarazzante, Luna aveva colto i segnali che il corpo le mandava ed erano inequivocabili, si stava innamorando di Marco, e se da una parte era felice di provare ancora delle emozioni così forti, dall’ altra aveva il terrore di soffrire.

Capiva che lui, manteneva le distanze e quasi sicuramente aveva già una compagna con cui divideva la sua vita. Finalmente in mattinata arrivarono i soccorsi, i colleghi di Marco, allarmati dal lungo silenzio, si erano messi alla ricerca dell’ amico. Avevano liberato le strade con la turbina e raggiunto il rifugio. Così finalmente, dopo quella brutta avventura, potettero ritornare a casa. Si erano salutati frettolosamente, quasi per evitare qualsiasi contatto.

Luna si era chiusa la porta alle spalle, dando un’ occhiata alla sua casa silenziosa. Dopo la scomparsa di Enzo, aveva sempre amato la solitudine, era un modo per ricordarlo e per restare insieme, lui e lei da soli. Ma adesso era successo qualcosa di inspiegabile, era divisa in due, fra i fantasmi del passato ed il presente. Un presente ignoto, senza certezze ma vivo, vero, intenso… cioè Marco. Riprese la vita di prima, ma era sempre più triste e la casa le sembrava immensamente vuota.

Passarono lunghi mesi in cui non si rendeva nemmeno conto di esistere. Faceva le stesse cose che una volta la riempivano di serenità ma non le bastava, le mancava la voglia di vivere ed intanto le stagioni si susseguirono. Poi una sera come tante, stava per andare a letto, l’ autunno era alle porte e l’ aria s’ era fatta più frizzante, la montagna era bellissima, colorata di giallo rosso e verde, Luna si sentì ancora più sola. In quel preciso momento, prese una decisione, ritornare in città. Era consapevole che sarebbe stato molto difficile riprendere la vecchia vita, ma la solitudine era diventata troppo gravosa ed il pensiero di Marco non l’ abbandonava mai.

Invece di andare a letto cominciò a preparare i bagagli, almeno quelli essenziali, gli altri li avrebbe presi in seguito. Alla fine andò a letto e dopo l’ ennesima notte agitata, ecco apparirle l’ alba che colorò di rosa il cielo al di là dei monti. Luna si specchiò ed il viso che le apparve, era quello di una donna rassegnata, spenta, non era rimasto nulla della persona che tutti ammiravano, per il suo coraggio e tenacia. Sembrava una marionetta a cui avevano tagliato i fili ed ora era lì inerme, ad aspettare che il tempo passasse senza reagire.

Le valigie erano pronte, ma prima di partire voleva ritornare per un’ ultima volta su per la montagna. Indossò qualcosa di più pesante e s’ incamminò, gustando quel momento come se fosse l’ ultimo della sua vita. Salì verso la baita che era stata complice di quell’ amore non corrisposto e con sua grande sorpresa vide parcheggiata davanti al rifugio l’ auto di Marco. Il cuore batteva all’ impazzata, sentiva i brividi lungo la schiena, era confusa non sapeva se entrare o scappare. Poi si fece coraggio ed entrò, lui era lì che accendeva il fuoco.

Nemmeno si voltò, esclamò: ” Ce ne hai messo di tempo per deciderti a venire.”

Lei sempre più turbata rispose: ” Scusa, ma non capisco.”

Lui si girò dicendo: ” Ti stavo aspettando, fin dal momento in cui ci siamo salutati. Sono salito fin qua, tutti i giorni, volevo essere sicuro che tu provassi gli stessi sentimenti, non volevo sbagliarmi ancora. Anche se ho fatto di tutto per dimenticarti, sei venuta nei miei pensieri in ogni minuto del giorno e della notte. Perché? Perché ti amo.”

Lo disse come se fosse la cosa più naturale del mondo. Luna credette di sognare, ma lui era là, davanti a lei, più bello che mai. Quella notte rimasero nella baita e si amarono come ragazzini. Dovevano tanto a quella montagna da cui avevano ricevuto un bellissimo dono: un amore inaspettato.

Anna Rossi 30/04/2017 08:10 140

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