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Wanda

Fantasy

Wanda era una bella ragazza bruna, due occhi neri e profondi e un corpo prosperoso che non passava inosservato. Sua madre, una povera vedova di guerra, che lavorava sodo per mantenere decentemente ben quattro figlie, non poteva badare a tutto, si fidava, e sperava che queste sue ragazze si comportassero come lei le aveva educate.

Ma... proprio lei, Wanda, la sua "piccola," come soleva chiamarla, fra non molto le avrebbe dato un nipotino, che per quell'epoca, non essendo ne fidanzata ne tanto meno sposata, era a dir poco una vergogna per tutta la famiglia. Qualche settimana ancora e tutti se ne sarebbero accorti della sua pancia che cresceva, e già le sembrava di sentire le pettegole del paese a indovinare chi fosse il padre, già, il padre, che appena Wanda le aveva dato la "lieta" notizia si era praticamente dileguato, sparito, addirittura imbarcato dicono, per l'America!

Infatti, passarono i mesi e per Wanda incominciò l'inferno. In casa, sua madre piangeva in continuazione, le sorelle la trattavano come l'ultima delle donne, indegna di vivere con loro. Insomma, tanto dissero e tanto fecero che Wanda un bel giorno, fece la sua valigia con le poche cose che aveva e se ne andò di casa. Non sapeva nemmeno lei dove sarebbe andata, ma non voleva rimanere un giorno di più in una casa dove non c'era per lei un minimo d'amore, di comprensione.

In paese aveva fatto dei piccoli lavoretti a fare pulizie in casa di signore distinte, e aveva messo da parte quattro soldi, sufficienti almeno per pagare un viaggio in treno fino alla stazione più lontana che potesse andare, si, lontano da quel paese di criticoni, bigotte e false puritane, dove non la conoscesse nessuno, a cercare un lavoro come cameriera, come lavapiatti in qualche bar o ristorante, insomma, qualcosa avrebbe trovato di sicuro.

Era scesa in una piccola stazione di un paese che nemmeno conosceva, ormai era quasi buio, e non poteva perdere molto tempo a divagare e pensare nel domani, doveva semplicemente cercare un posto per dormire, poi dopo aver fatto un bel sonno, la mattina dopo avrebbe ragionato con calma.

Si avvicinò ad una pensione (cosi diceva il cartello), entrò con la sua valigetta e poggiandola sul pavimento domandò se ci fosse una camera per lei. Il proprietario, guardandola al di sopra degli occhiali sembrava non aver mai visto una ragazza sola, con una valigia, una pancia evidente e quell'aria da spavalda che tutto voleva sembrare meno che fosse tremendamente impaurita. Lui parve capire il suo nervosismo e con aria paterna le diede una chiave, indicandole il piano superiore.

Wanda passò una notte agitata, si svegliò di buon mattino, si preparò per uscire e domandò allo stesso signore della sera prima se lui sapesse di qualcuno che avesse bisogno di una cameriera, o donna delle pulizie, o dama di compagnia, insomma qualsiasi cosa andava bene per lei purchè fosse un posto sicuro e serio .

L'uomo la guardò sorridendo, e le disse che lei era una ragazza molto fortunata, perche proprio in fondo alla strada c'era un libraio che cercava un aiutante. Si trattava di un lavoretto da poco, ma per incominciare andava bene, le disse, e guardando il suo ventre ingrossato, aggiunse: "Sempre che lei sia capace di..." Wanda rispose immediatamente di si, andava benissimo, meglio quello che faticare in casa di qualcuno come donna delle pulizie....domandò l'indirizzo e in meno di dieci minuti si trovava davanti a un fabbricato vecchissimo, chissà di quale secolo fa, una porta di vetro chiudeva l'entrata, bussò, e al udire la voce "AVANTI!" spinse la maniglia ed entrò.

Alla sua vista si presentò uno scenario a dir poco caotico! Libri sparsi da tutte le parti, scatole, scatoloni, scale e scalette, libri per terra ammucchiati come se fossero grandi montagne da fare un bel fuoco, non si poteva camminare, da qualsiasi parte dove avesse voluto andare c'erano dei libri da superare, un disordine mai visto in vita sua!

La tolse dal suo stupore la stessa voce che prima l'aveva fatta entrare, guardò in quella direzione e vide un uomo sulla quarantina, con la barba incolta, e l'aria di uno che non intendeva dare nessuna confidenza a nessuno. Lei si fece coraggio, gli si avvicinò tendendogli la mano, "Sono la sua aiutante, mi chiamo Wanda". Lui la squadrò dalla testa ai piedi, e con voce fredda e distaccata le disse che poteva incominciare, dove voleva lei, poteva scegliere, doveva solo mettere in ordine i libri per categoria e accomodarli negli scaffali... Wanda aveva fatto solo le elementari, e non aveva mai letto uno di quei libri, nè sapeva a quale categoria appartenessero, ma si guardò bene a dirlo, e in silenzio incominciò a metterli negli scaffali secondo un suo criterio personale...

Lavorò di buona lena tutta la mattinata, era ormai passato mezzogiorno e incominciò a sentire fame, ma il signor libraio, (del quale ancora non conosceva nemmeno il nome) non sembrava accorgersi ne di lei, ne dell'orario, ne tanto meno di tutto il lavoro che aveva fatto. Allora si fece coraggio, e con una voce che non le parve la sua, gli disse: "Mi scusi, io vorrei andare a mangiare qualcosa, posso tornare nel pomeriggio?"

"Nel pomeriggio?" rispose seccato, "Mangi un panino alla svelta e torni subito qua, non vede quanto c'è da fare ancora?" Lei lo guardò con la voglia di rispondergli male ma si trattenne, era il suo primo lavoro, non poteva perderlo assolutamente, aveva bisogno di soldi, così con voce volutamente calma gli rispose: "Va bene, signor...?" "Mi chiami Osvaldo", "Va bene signor Osvaldo", e si diresse alla porta ed uscì. (continua)


franca merighi 42 17/07/2017 20:11 1 212

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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«La prole consideravam fortuna-
-al tempo- no, non si era farisei;
timido, si, era l'uomo, al far di lei,
si che, parola, ei non osava alcuna.
Nessun gentiluomo avrebbe disapprovato la nascita di un bimbo, ai bei tempi. Anzi, le persone di fede erano benigne, verso i padri, le madri, i pargoli. La vita era da noi beneaccolta e, se i farisei della situazione se ne scandalizzavano, noi gli si rispondeva che era peggio per loro.»
Vaibhava das Vito Parisi

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franca merighi 42
 I suoi 14 racconti

Il primo racconto pubblicato:
 
Era il 1942 (13/07/2017)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
Poteva andare peggio (03/12/2017)

Una proposta:
 
Poteva andare peggio (03/12/2017)

Il racconto più letto:
 
Era il 1942 (13/07/2017, 301 letture)


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