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Voglio credere in te

Amore

VOGLIO CREDERE IN TE
La piccola Sofia piangeva disperata nella sua culla, Silvana si svegliò e si alzò con fatica per andare in cucina a prepararle il biberon. Era un orologio la sua bimba, tutte le mattine alle sei voleva il latte, e Sofia che andava a dormire a mezzanotte per fare le faccende di casa, non se la sentiva proprio di alzarsi. Ma sapeva benissimo che doveva andare a lavorare, alle sette sarebbe arrivata la baby- sitter, e lei doveva prepararsi e andare ad aspettare l’autobus che l’avrebbe portata in centro.

La sua vita scorreva così: lavoro, spesa, casa, e Sofia, la sua creatura, frutto di una relazione sbagliata, che riempiva completamente la sua esistenza. Silvana era ancora molto giovane, e non le mancavano i pretendenti, ma con l’esperienza negativa che aveva avuto non voleva nessun tipo di relazione, era delusa e amareggiata, colui che l’aveva messa incinta, appena saputo che lei aspettava un bambino, fu così bastardo da dirle che chi gli assicurava che quello fosse suo?

Aveva pianto moltisssimo Silvana, credeva di non riuscire a farcela da sola. Aveva perso i suoi genitori quando aveva solo dieci anni, e dovette andare ad abitare con una cugina di suo padre, che aveva un mucchio di problemi, e lei era uno di quelli, ma poi, una forza sconosciuta la aiutò a superare tutti gli ostacoli e la sua solitudine, ed ora, per niente al mondo avrebbe messo in pericolo la sua tranquillità.

Non guadagnava molto, ma era sufficiente per pagare l’affitto, la baby- sitter e tutto il resto. Per lei non rimaneva niente, ma non le importava, voleva solo stare in pace e basta.

Un giorno, una sua collega di lavoro la invitò a casa sua perchè avrebbe fatto una festiciola con amici per celebrare i suoi 40 anni. Silvana disse subito di no, perchè la baby- sitter non poteva rimanere fino a tardi, e poi non aveva niente di decente da mettersi. La sua amica insistette dicendo che erano problemi che si potevano risolvere. La bambina la poteva portare con lei, l’avrebbero messa a dormire sul letto dell’amica e tenuta così sotto controllo. In quanto al vestito da mettersi, avevano tutte e due la stessa taglia, glielo avrebbe dato volentieri.

Tanto disse e tanto fece, che alla fine Silvana accettò. Arrivò il Sabato sera, preparò la bimba, e si mise il bel vestito che le aveva regalato la sua collega. Le stava proprio bene. Si ricordò della favola di Cenerentola e un sorriso si dipinse sulle sue labbra.

Quando arrivò a casa dell’amica, la festa era già incominciata, e c’erano anche molte persone, ma a Silvana non sfuggì la presenza di un uomo appoggiato a un mobile, con un bicchiere in mano. Si sentì mancare, era lui! si, il padre di Sofia!

Come per riflesso, strinse a se la bambina così forte che la fece piangere. Manuele alzò lo sguardo e la vide, lei si girò verso la porta d’ingresso e si diresse verso la strada con il cuore che voleva uscirle dal petto! Lui la seguì chiamandola per nome, ma lei si mise a correre, e disgraziatamente, per la fretta, non vide uno scalino ed inciampò, cadendo rovinosamente perterra! Per fortuna la bambina non si fece niente perche Silvana l’aveva protetta col suo corpo. Manuele la raggiunse e l’aiutò ad alzarsi, abbracciando lei e la bimba...

Manuele la guardò sorridendo e le domandò perchè fosse scappata via in quel modo, mica doveva temere niente da lui! Lei le rispose che era stata una reazione istintiva, non voleva che lui la vedesse, nè tanto meno alla bambina.-Lui domandò: "E’ mia figlia, vero?"-"Chi ti ha detto questo? Lei è mia e basta!"-"Già la tua risposta mi fa capire che è mia figlia! Ma non temere, non ho intenzione di prendertela nè tantomeno farle del male!"-"Ecco, perciò lasciami in pace e vattene!"-"Ma vi posso accompagnare a casa io, ho la macchina qui vicino, dove vai a quest’ora con la bimba?"-"Non sono fatti tuoi!"-"Silvana, ti prego, non esagerare adesso, vi accompagno e me ne vado subito!"-"Sofia, come se avesse capito il disagio di sua madre, si mise a piangere, e Silvana, per molto che cercasse di calmarla, non c’era stato verso!" Manuele allora la prese in braccio e la bambina si calmò come per incanto! Anche Silvana si tranquillizò e andarono tutti e tre verso la macchina...

Dopo quel giorno continuarono a vedersi, e la bambina aveva imparato a riconoscerlo e batteva le manine quando lo vedeva!

Questa storia sembra essere finita bene....ma chi lo può sapere? (forse in un prossimo racconto....)


Franca Merighi 07/11/2019 20:58 1 39

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Il primo racconto pubblicato:
 
Era il 1942 (13/07/2017)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
Voglio credere in te (07/11/2019)

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Voglio credere in te (07/11/2019)

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Era il 1942 (13/07/2017, 946 letture)


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