Un uomo scrisse sul muro, con il nero carbone, una parola di dolore: “ Morte”. La gente spaventa corse via veloce. Scrisse quell’ uomo sul muro due parole di dolore: “ Dolore, Morte”. Nessuno si fermò per leggere e meditare. Scrisse quell’ uomo altre parole sul muro: “ Vita, morte, dolore è”. Un passante colto si fermò per apportare la correzione: “ La vita è dolore e morte”. Nulla mutò per l’ uomo che aveva prima scritto e che gridava la propria sofferenza.
Giunse un bambino, a cui brillava il sole in viso e dal sorriso smagliante e scrisse sul muro, col gesso bianco: “ La vita è Luce”, ma l’ uomo triste gli oppose il nero carbone: “ La vita è dolore e pianto!”. Il piccolo riprese: “ La vita è un Dono”. L’ uomo lo contraddì: “ La vita è abbandono. È buio fitto.” Poi legò le mani del bambino con un filo d’ erba, e nel suo cammino proseguì.
Il piccolino si espresse con la voce: “ La vita dà gioia e speranza.” Tornato indietro, l’ uomo imbavagliò il bambino e ribatté la sua tesi: “ Il dolore distrugge l’ esistenza!”
Il bambino, impedito di parlare, affidò le sue sensazioni al cuore. Dovunque posasse i suoi passi, fiori sbocciavano all’ infinito. Seguendo il bambino, l’ uomo calpestò i fiori, lasciando orme pesanti, poi gli legò i piedi e le gambe. Il bambino affidò le sensazioni alla mente e i suoi pensieri in volo furono accolti dal vento, che li diffuse copiosi in tutto l’ universo, dove si trasformarono dapprima in nuvole rosa e poi in stelle sempre più brillanti.
L’ uomo infelice lanciò in aria i suoi versi tormentati e angosciosi, invadendo tutta l’ aria d’ intorno, ma non poté raggiungere l’ universo. Allora gridò: “ Odio il mondo, che non comprende il mio dolore! Odio le scienze, che non approdano a sane soluzioni! E il mio figlioletto muore per l’ ignoranza delle false scienze, l’ inadempienza e la loro negligenza!”
Giunsero le sue grida al vento, che le trasportò nelle sue folate e le presentò alla gente nei propri impegni occupata. Fu allora che ciascun si mosse per raggiungere l’ uomo e la sua disperazione. Ciascuno tentò una soluzione. Il bambino parlava loro con lo sguardo e fu liberato dai lacci e dalle fasce che lo stringevano, la sua voce si espresse in profondo pianto e in un’ altissima preghiera verso il cielo: “ Oh Dio onnipotente, ti affido un padre nel dolore”.
S’ inginocchiò la folla emozionata a invocare il Divino Amore per la salvezza del morente bambino e per la sua guarigione. Lacrime copiose a fiumi bagnarono la terra e le ginocchia fecero buchi e solchi, mentre strofinando sul suolo, giungevano nella Grande Piazza del Gran Consiglio, per chiedere clemenza. E ancora il vento giunse in soccorso, raccogliendo le loro sensazioni, più forte s’ elevò per fornire ai dotti le umane agitazioni.
E i dotti delle scienze crearono nuove pozioni e formule di mescolanza per ritentar la guarigione, ma in lor non v’ era vera scienza dettata dall’ amore.
Un uomo dalla folla gridò di abbandonare l’ idea di vanagloria, le eterne divergenze e di procedere alla ricerca di soluzioni per il diritto alla vita. Il bambino liberato si dichiarò pronto a offrire il proprio contributo, donando il proprio sangue per una trasfusione all’ occorrenza. “ Sangue!” Gridò la folla e tutti si recarono in fretta alla clinica per offrire aiuto e soluzione. Occorrevano trasfusioni con caratteristiche particolari e ciascuno si prestò al duro gioco di prelievi e analisi per ridare salute al bimbo sofferente.
Non vi fu tregua per medici e dotti scienziati, senza più fermarsi alle blande teorie di immaginarie soluzioni. La gente premeva per offrirsi senza condizioni. Chi cinque, chi dieci, chi cento, ciascuno cooperò con il cuore. Fino al tramonto del sole, e alla veglia della luna, e al sorgere dell’ aurora e del giorno nuovo, l’ allineamento cresceva e attendeva. Non v’ era più tempo per fermarsi a pensare su idee strambe e inconcludenti.
Il bambino fu il primo a prestarsi per la santa operazione, seguì il più avanzato in età, e tutti gli altri collaborarono, pagando il riscatto per la guarigione del piccolo paziente. E fu riscatto pieno, e fu consolazione. Il sorriso brillava sulle labbra della gente, insieme alle preghiere incessanti. Poi fu il pianto, un incessante pianto di consolazione e ringraziamento del padre con tutti i presenti, verso il cielo. E poi la lode verso l’ alto, verso il Dio Onnipotente.