Il monte era alto, la sua cima si elevava a picco sul mare. Fu sulla sua cima che mi ritrovai in un batter d’ali. Era solo un sogno. L’aria era afosa, il cielo ricoperto di nubi dense di un grigio feroce, spaventosamente decise a scagliare giù un imminente temporale. Ultima nella fila, i miei passi seguivano quelli dei miei amici, ma i miei occhi scrutavano sconvolti da cima a fondo il cielo imbrunito e il mare in tempesta.
Mi sorpresi a paragonare, con mio grande stupore, quelle forti ondate di mare alle esplosioni delle bombe nelle guerre, e il rombo dei tuoni alle scariche delle mitragliatrici, che stroncavano vite senza sosta. Disumanamente. Anch’io mi sentivo responsabile.
Fu improvvisamente buio notturno. Fu allora che coloro che mi precedevano si arrestarono e, rivoltisi a me, chiesero di guidarli per il sentiero giusto. Sorpresa, levai lo sguardo al cielo e tra quelle nubi ingrossate fummo abbagliati da una potente luce.
Improvvisamente, un venticello bizzarro spazzò via le nubi. La luce sfolgorante scese sul mare e si innalzò dalle sue acque, illuminando ciò che prima era nelle tenebre. Nel centro della luce vi era una corona di dodici stelle e una figura maestosa, sublime, dolcissima, vestita di purezza e di gloria, ci indicò la via.
Dinanzi a noi i sentieri erano ispidi e rocciosi ed in salita. Gli altri mi guardavano attoniti e con lo sguardo mi ponevano mille domande. Non fu che una rapida visione quella della dolce Signora. Pur nello sgranare degli occhi, i miei amici non riuscivano a scorgere che il dileguarsi di una luce e di dodici stelle. Ad ogni salita, vi era Lei ad aspettarci, a sorreggere i nostri passi, a tenere le nostre mani unite, strette l’una nell’altra. Insieme.
Arrivare insieme. Non uno prima, uno ultimo. Noi luci per chi non vede. Noi docili come agnelli, prudenti come pastori. Non era stato solo un sogno. La realtà aspettava! Maria Regina, vestita di purezza e di gloria, aspettava.