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Questo racconto è inserito in:
 Parte 4 della raccolta "Nel paese che non c'e' " di Sara Acireale (7 racconti)
 Il paese della felicita'

La principessa triste

Ragazzi

C’era una volta, tanti e tanti anni fa, vicino a un incantevole laghetto pieno di cigni, un castello abitato da un re, una regina e una piccola principessa di nome Ortensia. La piccola principessa era bellissima, possedeva cento paia di scarpe, cento vestiti e migliaia di giocattoli.

“Che bambina fortunata! Chissà com’era felice!” Penserete voi. Macché?! Ortensia era la bambina più triste del mondo e… non rideva mai. Quando era nata la strega Guendalina (per vendicarsi del re che non l’aveva voluto sposare) le aveva fatto un maleficio. Senza dare nell’occhio, era entrata nella cameretta della piccola e (con due formule magiche) l’aveva resa triste per sempre.

I più illustri maghi non erano stati capaci di trovare l’antidoto contro il maleficio della strega. Loro non sapevano che soltanto se avesse mangiato pasta e fagioli si sarebbe potuta salvare. Purtroppo, al castello del re non si mangiavano mai fagioli ma soltanto ostriche e caviale. Il re e la regina avevano consultato i più bravi comici del mondo, ma nessuno era stato capace di farla ridere. Il premio per chi riusciva a farla ridere era alto: un sacchetto di monete di oro zecchino.

I buffoni, i comici, i pagliacci, partivano da ogni parte del mondo, decisi a conquistare l’ingente bottino. Raccontavano barzellette, facevano piroette, si esibivano in spettacoli esilaranti. Tutti ridevano a crepapelle. Soltanto Ortensia (annoiata e infastidita) sbadigliava per la noia e rivolgendosi al padre diceva:- Vuoi farli smettere papà? Mi sto annoiando molto. –

Si alzava dalla sedia e, lasciando tutti in asso, si ritirava nella sua cameretta. I poveri genitori non sapevano più che cosa fare per fare ridere Ortensia. Di fronte al sontuoso castello del re c’era una catapecchia abitata da un calzolaio, sua moglie e dalle sue figlie che erano sette.

La famiglia del calzolaio era molto povera, le bambine mangiavano ogni giorno pasta e fagioli, non avevano giocattoli e l’unico vestito che possedevano era quello che avevano addosso. Nonostante tutto, erano vivaci, inventavano sempre giochi nuovi e la loro risata argentina si sentiva fino al castello del re. Il re non riusciva a capire come delle bambine così povere potevano essere allegre. Ortensia aveva tutto e… era triste.

Un giorno chiamò il calzolaio e lo interpellò: - Spiegami una cosa, come fanno le tue bambine ad essere sempre così allegre? Mia figlia Ortensia non ride mai, eppure ha tutto quello che una bambina può desiderare. -

- Mio Sire – rispose il calzolaio – noi povera gente ci accontentiamo di poco. Le mie bambine sono pazze di gioia quando mia moglie riesce a cucire una bambola di pezza, sono felici quando, la domenica, cuciniamo il brodo di pollo. Forse alla tua Ortensia mancano i desideri, in effetti non sa più che cosa desiderare perché ha tutto e, forse, ancora di più.-

- Senti buon uomo, ti voglio fare una proposta interessante. Porta la mia Ortensia per un giorno intero a casa tua. Se le tue bambine saranno capaci di farla ridere, questo sacchetto di monete d’oro sarà tuo. –

Il calzolaio sgranò gli occhi, non aveva mai visto tanto denaro in vita sua. Quei soldi sarebbero stati come una manna caduta dal cielo per la sua povera famiglia.

Avrebbe potuto comprare una bellissima villa, tante bambole per le bambine, tanti bei vestiti alla moda per sua moglie che (povera donna) lavorava sempre dalla mattina alla sera senza mai lamentarsi, anzi col sorriso sulle labbra e ringraziando Dio per le sue bambine che crescevano belle e sane. Naturalmente accettò la proposta del re e condusse la piccola Ortensia a casa sua. La principessa triste fu accolta con grida di gioia dall’intera famiglia. Le bambine guardavano con meraviglia il bellissimo vestito di Ortensia e ammiravano i suoi gioielli senza mostrare alcuna ombra di invidia. Lei guardava in giro smarrita e con occhi tristi.

Per lei stare al castello, oppure nella catapecchia del calzolaio, era la stessa identica cosa. Quando si fece mezzogiorno, la moglie del calzolaio mise in tavola nove piatti pieni di pasta e fagioli.

- Hai dimenticato la nostra ospite, moglie mia – disse il calzolaio.

La donna prese dalla madia un altro piatto e lo riempì di minestra, lo pose davanti a Ortensia e le fece cenno di mangiare.

- Che roba è questa? Non l’ho mai mangiata!- disse Ortensia e il suo tono era disgustato.

- Vuol dire che comincerai a mangiarla adesso. Rispose la moglie del calzolaio

Il tono della signora non ammetteva replica. Ortensia assaggiò un poco di minestra e forse non la trovò poi così disgustosa perché continuò a mangiarla fino a quando ebbe finito tutto il piatto.

Quando le figlie del calzolaio le proposero di giocare a nascondino non si tirò indietro, anzi si mise a giocare con impegno.

Si nascose sotto il letto del calzolaio e, quatta quatta, aspettava che le sette sorelline venissero a trovarla.

Le bambine cercavano, cercavano, ma non riuscivano a trovarla. Finalmente Elisa (la più piccola delle sorelle) andò a infilarsi sotto il letto e la trovò. Incominciò a urlare per la gioia.

- Ho trovato la principessa Ortensia! Ortensia è sotto il letto! È buffa, la principessa è molto buffa! –

Ortensia trovò queste parole molto divertenti e incominciò a ridere a crepapelle. Uscì dal nascondiglio col visetto rosso e i capelli scarmigliati. Rideva, rideva e si sentiva molto felice.

Fu così che Ortensia ebbe finalmente una vita normale e il calzolaio il meritato premio che cambiò la sua vita e quella della sua famiglia.


Sara Acireale 06/10/2010 18:09 5 2907

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Nota dell'autore:
«Questa favola fa riflettere sul "valore" dei desideri. Quando i bambini hanno "tutto", non desiderano più niente e possono diventare annoiati e apatici, come Ortensia, la piccola protagonista della favola che possiede tutto ma... è una bambina sola. Ortensia, quando viene a contatto con le figlie del calzolaio incomincia a ridere, a ridere e ... come per incanto il maleficio scompare e pure la sua tristezza.»

Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«Non c’è che dire: è una bella pubblicazione, la quale, si fa leggere velocemente, fino in fondo, giacché appare scritta bene, con uno stile lineare e un filo conduttore logico, al di là del proprio contenuto favolistico. La storia è ben congegnata e, forse, per quel che conta il parere mio, potrebbe preludere ad un seguito di altra fiaba, perché la bravura dell’autrice, ben si presta a generare attesa e curiosità, pure se la conclusione è già stata resa ufficiale. Comunque sia, lascio i meritati complimenti, per l’ottimo messaggio didascalico, utile ai più piccoli e persino ai grandi!»
Galante Arcangelo

«ma che bella fiaba si legge d'un fiato ottimo l'insegnamento e la morale descritta nella nota...»
carla composto

«Situazioni che purtroppo nella vita accadono ogni giorno – anzi, sembra proprio che più il tempo passa e più l’incontentabilità prende piede – solo nella povertà possiamo veramente apprezzare il bene che ci circonda ed è bene quindi cominciare sin da piccoli a fare le nostre scelte cercando di rimanere, nei limiti del possibile - poiché le tasche fanno presto ad assorbere quel colore verde speranza che in questo frangente riesce solo a portare sofferenza.»
Berta Biagini

«Favola scorrevole alla lettura ben scritta, ricca di particolari quanto basta, senza appesantire il testo che ha anche una giusta lunghezza. Racconti troppo lunghi, infatti, rischiano di perdere l'attenzione dei bambini ed in tal caso dovrebbero essere letti a "puntate".
Il contenuto è attuale perché l'autrice intende far riflettere sui valori della vita, la felicità e l'allegria non sono in vendita e non è detto che siano in possesso del "ricco". D'altra parte questo insegnamento che sembrerebbe scontato non lo è affatto nell'odierna società materialista.
In conclusione trovo l'opera molto gradevole e adatta a bambini di scuola dell'infanzia e della primaria, nonché agli adulti che hanno necessità di riscoprire i valori per trasmetterli»
Cinzia Gargiulo

«Si può essere felici e fieri anche nella modestia, nella frugalità e nell'umilità non sempre è acclarato il paradeigma che si è felici perché si possiede tanto, la felicità più bella è nell'essere. Leggere quest'autrice è fondamentale per le mie poesie, traggo forti emozioni e commozioni che m'ispirano sempre. un plauso ed un grande grazie.»
Pulse

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Brava Sara!Questa mi è piaciuta molto...Ciao (Cinzia Gargiulo)

piaciuta,ricca di particolari,per la morale. (Colomba)

un bella favola letta con piacere complimenti (Paola Pittalis)

S molto bella conservo bacione saretta (carla composto)



Ritratto di Sara Acireale:
Sara Acireale
 I suoi 35 racconti

Il primo racconto pubblicato:
 
La principessa triste (06/10/2010)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
Il cappotto (16/11/2015)

Una proposta:
 
Sulle ali della musica (07/07/2011)

Il racconto più letto:
 
La principessa triste (06/10/2010, 2908 letture)


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