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 Parte 5 della raccolta "Sulle magiche ali della fantasia " di Vivì (10 racconti)
 I miei racconti Fantasy

Kristell e la città di ghiaccio (ultima parte)

Fantasy

Una profonda angoscia le attanagliò l'animo. Attorno a lei, solo morte e desolazione. Il vento continuava a soffiare sibilando e solo dopo un po' di tempo le rimandò la voce di lui, che la stava chiamando.

«Stai ferma dove sei! Per carità! Non fare un passo in più! È una trappola!»

«Dove sei, Erronn?» gridò lei cercando di sovrastare il sibilo del vento, mentre la speranza tornava a rinascere nel suo cuore.

«Non c’è molto tempo! Ascoltami bene! Alla tua destra vi è l’ingresso di una grotta. Non devi assolutamente entrare! Finiresti nella stessa mia trappola! Hai capito bene, Kristell? Non devi entrare!»

Ma le parole che giunsero alla fanciulla, furono spezzettate e stravolte dal vento, tanto che Kristell riuscì ad afferrare solo grotta e alla tua destra.

Credendo che lui le stesse indicando un rifugio, la ragazza si mosse in quella direzione, sicura di ritrovarlo all’interno, ma appena fece il suo ingresso nell’antro, venne avvolta da un vortice impetuoso e trascinata in un mulinello senza fine.

Si sentì afferrare trascinare via con violenza e non ebbe nemmeno modo di urlare. Tentò invano di contrastare la forza che la stava trascinando verso un pozzo d’oscurità, una voragine circolare fatta solo di ghiaccio. Ma la lotta risultò impari e Kristell scomparve risucchiata nel budello glaciale.

Si ritrovò prigioniera in una spirale di ghiaccio, un tunnel la cui volta si snodava in volute serpentine. All’ inizio, riuscì a superare le prime giravolte del tracciato senza affannarsi molto. Tuttavia, ben presto il tracciato divenne quasi perpendicolare, tanto da costringerla a temibili giri a testa in giù e, per alcuni, interminabili minuti, quella folle discesa si trasformò in un orribile incubo. Una forza centrifuga, dovuta alla velocità inverosimile acquisita sui pattini, la teneva inchiodata sul terreno, quindi sulla volta a testa in giù.

Kristell non era in grado pensare con coerenza né tantomeno di sentire più nulla. Avvertiva solo il raschiare dei pattini e il pulsare violento del suo cuore nel petto. Non vi erano pensieri razionali, non ve ne potevano essere, presa com’era dalla spirale senza fine, poteva solo cercare di seguire le curve improvvise e violente che le si presentavano davanti all’improvviso. Ormai terrorizzata, non riusciva nemmeno più a capire dove fosse il basso e dove al contrario si trovasse la volta. La sua unica possibilità era quella di assecondare il movimento circolare, anche se a un certo punto intuì che la forza centrifuga nella quale era rimasta imprigionata, le avrebbe impedito di cadere e sbattere violentemente contro le pareti ghiacciate.

Nonostante la rassicurante consapevolezza, si domandò più volte quanto ancora avrebbe potuto resistere. Cercò di rimanere concentrata sul percorso e di prestare attenzione a ogni minimo mutamento, per poterne approfittare e uscire da quella carambola infernale.

Solo dopo un tempo interminabile si rese conto che la pendenza s’addolciva e di conseguenza la pressione esercitata dalla gravità si allentava. Le giravolte diminuirono di numero e d’ intensità e fu allora che fu aggredita da un senso di vertigini e di nausea che la costrinsero a fare ricorso a tutta la sua forza di volontà per non sbattere sul ghiaccio. Poi, finalmente, riprese il controllo totale dei suoi pattini. Le gambe le tremavano quando riuscì a fermarsi.

Ci volle un po’ prima di riacquisire la calma e a mettere ordine nei suoi pensieri.

La prima domanda riguardava Erronn. Che fine poteva aver fatto il suo amico?

Era da lì che le era giunta la sua voce? Si guardò intorno e e si rese conto di trovarsi in una grotta meravigliosa. Lo spettacolo la lasciò senza fiato. Sembrava la facciata di una cattedrale gotica con le guglie formate da stalagmiti di ghiaccio, e l’ampia volta a cupola.

Poi il suo sguardo si posò su una strana forma di ghiaccio e un urlo di raccapriccio le uscì dalla gola. La figura di Erronn, prigioniera in una bara di ghiaccio, con un’espressione stupefatta stampata sul volto rigido e candido, era a pochi passi da lei e la pietrificò sul posto.

Ma non ebbe nemmeno il tempo di piangere, o lamentarsi e nemmeno di muoversi. Un ruggito bestiale, amplificato dalla vastità della grotta, si espanse, frastornandola e terrorizzandola. Quando si volse verso la fonte di quel suono agghiacciante, non volle nemmeno credere a ciò che aveva davanti. Mai in vita sua aveva visto una mostruosità del genere, nemmeno raffigurata su qualche libro e mai avrebbe potuto credere che esistessero simili aberrazioni della natura.

Si trattava di una figura umanoide alta ben più di due metri, ma quello che la rendeva veramente terrificante, era il fatto che fosse scolpita in unico blocco di ghiaccio.

Quella cosa, o meglio quel mostro, si muoveva goffamente e stava avanzando verso di lei. Se non fosse stato per il respiro raschiante che usciva dalle fauci dell’essere abominevole, Kristell avrebbe detto che si trattava di un’altra statua di ghiaccio.

Kristell si ritrasse inebetita dallo sgomento mentre la creatura si avvicinava mostrandole le fauci simili a quelle di uno squalo, con l’unica differenza che la micidiale dentatura era formata da strali ghiacciati.

Il mostro emise un altro terrificante ruggito, e la ragazzina intuì che se fosse stata investita dal soffio letale, per lei sarebbe stata la fine. In quell’ attimo capì come tutte quelle persone, compreso il suo amico Erronn, erano state imprigionate nell’involucro glaciale.

Sentì di essere a un passo dalla fine, iniziò a tremare. Nulla e nessuno poteva aiutarla in quel momento, poi, all’improvviso un ricordo. I suoi occhi andarono all’anello che portava all’anulare e pur balbettando e riuscì a mormorare:

Non v’è luce senza sole

Non v’è giorno senza onore

Questa è luce del mio sangue

Senza essa il feudo langue

Vide nascere una luce violetta all’ interno della pietra, con grande meraviglia la vide pulsare. Nelle sue mani la pietra parve prendere vita e, dopo pochissimi secondi, un fascio di luce partì a razzo verso il mostro, già fermo perché inebetito dalla sorpresa. Il globo di luce lo investì, e la creatura emise una serie di versi gutturali raccapriccianti. Il ghiaccio di cui era composto la sua essenza, sfrigolò emettendo volute di fumo e l’essere iniziò a contorcersi scompostamente, dando l’impressione di essere una creatura fatta di carne e, per questo, essere sottoposto a un’indicibile sofferenza.

Kristell indietreggiò per non rimanere vittima di qualche colpo inferto alla cieca dal mostro, ma non abbassò mai la mano con l’anello. La figura dell’essere glaciale, iniziò lentamente a sciogliersi, come neve al sole e, dopo soli pochi minuti, aveva formato una pozza d’ acqua ai piedi della ragazza.

Il silenzio tornò a pesare gravemente nella grotta, tutto era fermo, immobile. La ragazza stessa pareva diventata una statua, lo spavento e la tensione l’avevano basita, e solo l’ansimare del suo respiro ne tradiva la vitalità.

Le ci vollero alcuni minuti per riprendersi e ritrovare la calma necessaria, quindi, ancora frastornata, si diresse verso la statua di Erronn, e solo allora, alla vista del suo amico in quelle condizioni, fu presa da irrefrenabili singhiozzi.

Angosciata, intirizzita dal gelo che aveva ripreso a tormentarla soprattutto ai piedi e alle mani, si diresse verso il punto dove vi era più luce.

Era rimasta sola, si chiese se valeva la pena continuare a vivere o se fosse meglio lasciarsi andare alla morsa del freddo intenso. Addormentarsi e lasciarsi cullare nell’oblio infinito. Poi, fu di nuovo il ricordo dei genitori sacrificatisi per lei a riscuoterla da quei tristi pensieri e Kristell trovò le ultime stille di energia per reagire.

Lasciò con le lacrime agli occhi la statua di Erronn, e abbandonò per sempre quella cattedrale di desolazione e di ghiaccio.

Il gelo divenne un tormento. Si costrinse a muoversi più speditamente per non lasciarsi sopraffare dall’intorpidimento che ora avvertiva aggredire la sua mente. Kristell stava correndo un serio pericolo ed era consapevole che se si fosse arresa alla stanchezza e all’ angoscia, non ne sarebbe uscita viva.

Fluiva sui pattini da almeno una ventina di minuti, quando le venne il sospetto di stare girando in circolo. Si fermò per riprendere fiato, il dubbio che l’aveva sfiorata, si rafforzò e si tramutò in certezza quando, sul terreno ghiacciato davanti a lei, vide le tracce di pattini.

Il suo cuore perse qualche battito e si accovacciò per studiare meglio i segni e confrontarli con quelli che aveva appena lasciato lei dietro di sé. Lo scoramento le serrò la gola in una morsa: si trovava in un vicolo cieco, un labirinto e lì sarebbe morta.

Si lasciò cadere per terra esausta. Era finita! Ora si poteva lasciare andare e riposare. Il silenzio di quella tomba di ghiaccio l’opprimeva e la terrorizzava, i pensieri cupi l’assillavano.

“Quanto potrò resistere? “si chiese “Quanto tempo ci metterò a lasciarmi andare nel sonno?”

La sua sarebbe stata una morte dolce, o tragica tra mille sofferenze?

Quest’ultima era la cosa che più temeva in quel momento e pregò di non soffrire. Desiderò solo di addormentarsi e non svegliarsi più.

Sentì che il gelo si stava impadronendo ancora una volta dei suoi pensieri. Li sentiva vagare annebbiati, in quel momento poteva ancora cercare di reagire, riscuotersi, ma aveva davvero senso farlo? Sarebbe servito solo ad allungare la sua agonia.

Eppure, erano già diversi minuti che una strana sensazione alla quale non sapeva dare nome, la infastidiva, sentiva la pelle del viso gelida più di tutto il resto del corpo. E all’ improvviso capì cosa fosse: «È aria! Una corrente d’aria che viene da laggiù, dal fondo della galleria. Ma allora…forse un briciolo di speranza c’è ancora!» esclamò sollevandosi con fatica. Le sue ciglia già imbiancate dal gelo, si aprirono con uno strano scricchiolio e con gli occhi sbarrati dall’ incredulità si guardò attorno.

Allora non si trovava in un vicolo cieco? Quella galleria doveva avere uno sbocco da qualche parte. Tendendo l’orecchio Kristell era anche in grado di avvertire il leggero sibilo del vento.

La ragazza tremava come una foglia, ma, perlomeno, quella stilla di speranza era servita a riscaldarle l’animo.

Kristell si riscosse dal letale torpore che l’aveva condotta insidiosamente sulla soglia dell’incoscienza.

Prese il coltellino a serramanico che portava sempre nelle tasche, e incise un segno su entrambe le pareti della galleria, quindi riprese a pattinare.

Contava mentalmente i passi che faceva, un po’ per rimanere ancorata alla realtà e un po’ per segnare in modo costante il percorso già fatto. Superata un’ampia curva si trovò alla prima biforcazione ed anche là lasciò un segno del suo passaggio. Nel frattempo cercava di ragionare sul disastro del ghiacciaio. Dal momento che aveva visto quella orribile creatura, aveva accantonato l’idea che fosse stata una calamità naturale a provocarlo.

Quale arcano potere era stato in grado di creare quell’essere terrificante? Se era riuscito a tanto, poteva soltanto trattarsi di un’energia colossale. Ma a quale scopo? Perché distruggere l’intero villaggio con i suoi abitanti? A che poteva servire un regno fatto solo di ghiaccio?

Quante domande l’assillarono mentre fluiva sempre più esausta.

L’idea che qualcosa di magico aveva interferito causando quella sciagura la faceva rabbrividire.

Avrebbe mai avuto fine quell’ incubo?

Le venne in mente il momento in cui aveva puntato con stupore la pietra e pronunciato la frase imparata a memoria. Quale magia si celava nell’anello e in quelle parole? Si trattava di sicuro di una formula arcana. Ma chi l’aveva formulata? E perché proprio a lei era stato affidato il compito di renderla attiva?

Quanti dubbi e quanti quesiti le ronzavano per la testa, eppure non si lasciava distrarre, al contrario prestava la massima attenzione. Ma il labirinto, perché di ciò si trattava sembrava non avere mai fine, continuava a salire e Kristell sentiva le forze mancare. In fin dei conti era solo una ragazzina, sola, spaventata e demoralizzata.

Pian piano aveva anche perso la cognizione del tempo. Non sapeva nemmeno se era giorno o notte poiché la luce riflessa dalle pareti, dal fondo e dalla volta di ghiaccio, riflettevano una luce costante.

S’inoltrò nell’ ennesimo corridoio e finalmente riscontrò un piccolo mutamento: in fondo alla biforcazione, la luce sembrava aumentare. Una nuova speranza le nacque nel cuore, cercò di scrollarsi i cattivi pensieri e si buttò su per l’ennesima salita, con più entusiasmo. Il chiarore andava aumentando sempre più, fino a diventare abbacinante e infastidirla.

Si ritrovò in un grande ambiente. Più che vederlo, perché ancora acciecata, lo avvertiva. I suoni le giungevano amplificati. Gocciolii, scricchiolii, persino il grattare dei suoi pattini, giungevano ampliati da un’eco profonda.

Kristell rallentò fino a fermarsi per non rischiare di andare a sbattere, e fu in quel momento che un altro ruggito inumano le gelò il sangue nelle vene.

Ancora una volta, si trovava ad affrontare una di quelle creature terrificanti.

Col cuore in gola, la ragazza fece per alzare la mano, ma il gesto le rimase a metà. Non ebbe il tempo di formulare la frase che avrebbe scatenato la reazione della pietra, né di fare alcunché.

Fu investita da una folata gelida investirla che le sferzò la pelle del viso; venne aggredita dall’odore nauseabondo fuoriuscito dalle fauci spalancate, quindi, avvertì solo un dolore cocente, pari a mille aghi che penetravano nelle sue carni.

La morsa del gelo la imprigionò in un abbraccio mortale. Sentì il sangue, fino ad allora caldo, raffreddarsi nelle sue vene, quindi, quel liquido alieno si propagò in tutto il suo corpo.

Con gli occhi sbarrati dall’orrore, la ragazza vide le sue mani cristallizzarsi. Tentò disperatamente di contrastare il maleficio, perché di quello si trattava. Tentò anche di urlare, ma non poteva assolutamente, il ghiaccio le aveva già serrato la gola. In pochi terrificanti secondi, la ragazzina si vide trasformare in statua glaciale.

La cosa strana è che non perse subito conoscenza. Ci furono alcuni minuti nei quali, sebbene impossibilitata a muoversi, i suoi sensi, benché quasi intorpiditi, potevano ancora percepire alcuni movimenti e suoni. E fu allora che sentì la risata stridula e gracchiante di una creatura ancora sconosciuta.

Kristell, ormai impossibilitata a muoversi, poteva solo volgere gli occhi e la vide, seduta su una sorta di trono reale scolpito da un blocco di ghiaccio.

Si trattava di una donna dall’aspetto talmente diafano e bianco, da poter essere scambiato per uno spettro. La figura stessa avvolta in un’ampia veste candida, pareva fosse avvolta in un sudario. La donna era bellissima ma rideva sguaiatamente mentre l’osservava. Chi era quella strega? E perché ce l’aveva con lei?

L’altra, sempre ridendo di gusto, si limitava a guardarla e ci volle un po’ prima che riprendesse fiato. Ma poi, con voce graffiante e sgradevole le cantilenò:

«Bene! Bene! Bene! Guarda cosa abbiamo catturato! Nientemeno che la principessa Kristell, l’ultima, unica erede, di questo regno. O perlomeno, quello che n’è rimasto!» sottolineò soddisfatta «Ora che non ci sei più tu a intralciare i miei piani, diverrò io la regina dei ghiacci eterni. E nessuno mai potrà usurpare il mio trono.»

La strega, perché di questo si trattava, finì la frase con un’altra delle sue risate agghiaccianti.

Kristell osservò con un velo di lacrime cocenti la Regina dei ghiacci e pensò che a nulla era valso il sacrificio dei suoi genitori.

“Chi sei? Cosa vuoi da me?” chiedevano gli occhi ormai velati di Kristell.

«Davvero t’interessa sapere il mio nome, principessa? Nessuno lo sa e nessuno mai dovrà conoscerlo. Ho fatto in modo che fosse cancellato dalla memoria di tutti coloro che mi hanno conosciuta. E sai per quale motivo? I nomi delle streghe celano un potere arcano talmente potente, che quel nome venisse pronunciato da un nemico con intenzioni oscure, potrebbe avere conseguenze nefaste sulla strega che lo porta. Ma questi sono particolari che ormai non ti riguardano più, mia cara fanciulla. Piuttosto, vuoi sapere la fine che ti ho riservato? Proprio te che hai avuto l’ardire di uccidere una delle mie graziose creature? Tu e tutti i tuoi amici finirete per essere divorati dalle mie tenere e fidate amiche. Oh, non inorridire piccola Kristell! In fin dei conti si tratta di un onore incommensurabile che ti viene concesso in virtù dei tuoi natali.» concluse, dopo aver notato la smorfia di raccapriccio che contraeva il volto della ragazzina.

Le lacrime scivolarono sul bel viso della principessa e la strega, che se ne accorse, s’affrettò a lasciare il trono per avvicinarsi alla statua di ghiaccio.

«Non è possibile!» sbraitò con tono preoccupato.

«I liquidi del tuo corpo, dovrebbero essere ormai congelati! Ma si vede che hai un’ottima resistenza, ragazza. Ma bene! Vorrà dire che soffrirai di più, molto di più!»

Le mie lacrime non si sono solidificate! Ma allora… ho ancora una speranza!” pensò Kristell, quindi cercò di escludere ogni altra cosa dalla sua mente. Aveva notato il gesto imperioso della strega verso la creatura di ghiaccio e in quel momento, con la coda dell’occhio la vedeva avvicinarsi. Tremò in ogni fibra, un po’ per il freddo e un po’ per la paura, ma cercò di farsi coraggio. Era consapevole che quella era l’ultimissima occasione di cui poter approfittare e si concentrò sulle parole della formula.

All’inizio le parole le si ammassarono confuse dalla mente e dovette faticare non poco per rimetterle in ordine. Tuttavia, questo suo sforzo venne premiato perché le rime della filastrocca si misero in fila e divennero sempre più chiare, finché sentì la sua voce scandirle a una a una. Pregò che la pietra fosse ben visibile e puntata verso la strega, e fu proprio quando si trovò a guardare nei due pozzi di ghiaccio che erano gli occhi del mostro, che la formula le salì dritta dal cuore:

Non c’è luce senza sole!

Non c’è alba senza onore!

Questa è luce del mio sangue!

Senza essa il feudo langue!

La pietra tra le sue mani emise uno sfolgorio improvviso e un calore insopportabile le bruciò la mano oramai ibernata. Kristell sentì urlare, ma non capì se era stata la sua voce o quella della strega. Il mondo attorno a lei si dissolse in un’esplosione di luce e di calore insopportabile e la ragazzina cadde in un pozzo d’oscurità senza fine.

Quando, dopo un tempo indefinibile riaprì gli occhi, si ritrovò distesa a terra.

All’inizio non riusciva a ricordare molto di quanto avvenuto poco prima, ma poi nella sua mente, balenò la visione della strega e della sua creatura che si dissolvevano in una miriade di frantumi. Solo allora intuì che il pericolo era passato.

Si guardò intorno. Persino il ghiacciaio non pareva più così minaccioso, ma soprattutto sembrava stesse ritirandosi.

Una gelida sensazione d’angoscia l’attanagliò quando scorse l’intero feudo, appena poco distinguibile, al di là della spessa guaina di ghiaccio e le figure umane racchiuse nelle loro gabbie gelide. Fu sul punto di lasciarsi andare allo scoramento, quando si ricordò della magia racchiusa nella pietra.

Si sfilò l’anello dal dito, dicendosi che non aveva nulla da perdere con quel tentativo, e puntò la pietra verso le figure. Trasse un grande respiro d’incoraggiamento e prima di ripetere la formula imparata a memoria, rivolse un’accorata preghiera a tutti i suoi cari affinché l’incantesimo sortisse il suo benefico effetto.

Quindi, i versi fluirono dolcemente con il fascio luminoso di magia.

Dopo ci furono soltanto alcuni sconcertanti attimi di attesa. Poi vide che il ghiaccio iniziava a sciogliersi e, di conseguenza, le figure inanimate diventavano sempre più visibili.

Una labile speranza rinacque nel suo cuore.

Come in stasi, col respiro sospeso, assistette al cambiamento che si verificava intorno.

Fu un piccolo, impercettibile movimento che la indusse ad avvicinarsi alla statua di ghiaccio che si trovava lì accanto. Colse con stupore un timido sbattere di ciglia e il tremolio di una mano mentre il gelo che fino allora aveva avvolto quella persona, andava ad allentare la sua morsa.

Fu con un grande sospiro di sollievo che udì il pianto vigoroso di un neonato espandersi nell’aria. Solo allora si sentì sollevata. La profezia si era compiuta.

Il mondo intorno a lei andava pian piano a rianimarsi. Tutti, uomini, donne e bambini, animali e piante riprendevano vita e chi poteva, si rallegrava con lei.

Venne riconosciuta da tutti come la principessa salvatrice del borgo, degna erede dei compianti regnanti.

Kristell si prodigò con tutti quelli ancora in difficoltà e stava appunto aiutando una madre a recuperare il suo piccolo quando si sentì chiamare a gran voce.

«Kristell!» La ragazza si volse ma, ancor prima di vederlo, aveva riconosciuto la voce di Erronn.

In quel momento si corsero incontro entrambi, felici di ritrovarsi.

Lui le tese le mani; ambedue avevano lo sguardo velato di lacrime: «È tutto finito principessa! Il ghiacciaio si sta ritirando e per merito tuo, del tuo coraggio e la tua abnegazione, non solo la strega è morta, ma tutto il villaggio è salvo e con esso anche il principato. Presto tutto tornerà alla normalità e tu potrai riprendere il posto che è tuo di diritto sul trono.»

Kristell abbassò lo sguardo per nascondere la sua emozione. Ma lui le sollevò il mento con fare delicato. Non voleva assolutamente perdere la possibilità di annegare in quegli occhi azzurri come il cielo di primavera.

«Guardami, Kristell.» le disse posando un lieve bacio su quelle palpebre palpitanti.

«Sarai al mio fianco vero, Erronn?» domandò lei timidamente.

«Finché tu lo vorrai principessa!» e i due ragazzi si sorrisero finalmente sereni.


Vivì 26/01/2012 06:53 555

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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